La regola del doppio mandato ora rischia di “smontare” il M5s

La regola del doppio mandato ora rischia di “smontare” il M5s

ROMA – Durante la scorsa campagna elettorale nell’estate 2017  Luigi Di Maio, in un comizio a Gela, riceveva applausi su applausi dopo aver proferito questa affermazione: “Da noi vale la regola dei due mandati e vale anche per me. Nel Movimento 5 stelle chi pensa di fare un terzo mandato è fuori” . Un concetto ripetuto persino a due giorni dal voto: “Il tema del limite del doppio mandato è fondamentale per noi e si basa su un concetto importante: non esistono politici di professione“.

Ma nel M5S questi principi sembrano essere stati dimenticati, pronti ad essere calpestati e modificati all’occorrenza. Negli ambienti grillini si espande sempre di più l’incubo per molti di dover presto ritornare alla vita quotidiana lontana dal palcoscenico della politica.Non a un caso a dire “vaffa……”  ai principi istitutivi e basilari del Movimento 5 stelle, guarda caso sia proprio uno dei deputati che rischia di tornare all’ anonimato, e cioè il deputato Carlo Sibilia che da per scontata l’ipotesi di un terzo mandato per il candidato premier Di Maio ed ha dichiarato: “Sulla deroga al secondo mandato ci rifletteremo con la dovuta ragionevolezza“.

Non sono lontani i tempi in cui Beppe Grillo ricordava sul suo blog che «una delle regole fondanti è quella dei due mandati elettivi a qualunque livello. Consigliere comunale, sindaco, consigliere regionale, parlamentare nazionale ed europeo. Questa regola non si cambia né esisteranno mai deroghe ad essa” . Era soltanto un anno fa, per la precisione marzo 2017 quando Di Maio per dare maggior importanza al comunicato citava una frase emblematica di Gianroberto Casaleggio: “Ogni volta che deroghi a una regola praticamente la cancelli». Il vero problema è che adesso per i “grillini” il vero rischio è quello di doversi cancellare politicamente da soli. Infatti se si ritornasse alle urne, una nutrita schiera di deputati e  senatori rischierebbe di dover abbandonare il titolo ed il lauto stipendio di parlamentare. Ed il primo sarebbe proprio Luigi Di Maio.

 

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Come elenca il quotidiano LA STAMPA non sarebbero più candidabili e quindi rieleggibili i deputati Giulia Grillo, Manlio Di Stefano, l’attuale presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, Riccardo Fraccaro, Marta Grande, Carla Ruocco, Giulia Sarti, Angelo Tofalo, giusto per citarne qualcuno. Anche al Senato i grillini perderebbero diversi volti noti  a partire dal saccente e presuntuoso capogruppo Danilo Toninelli, che si vantava in televisione di essere tra “i killer di Berlusconi“, alla vicepresidente Paola Taverna passando per i “fedelissimi” Vito Crimi e Nicola Morra, fino ad arrivare ad Andrea Cioffi, Michele Giarrusso, Elio Lannutti (ex senatore dell’Italia dei Valori con Antonio Di Pietro), Barbara Lezzi e Alberto Airola.

Verrebbero spazzati via anche  il senatore Stefano Patuanelli, già consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Trieste; il senatore Gianluca Perilli, già consigliere della Regione Lazio; Stefano Buffagni, deputato ed ex consigliere regionale della Lombardia; Antonio Federico, ex consigliere regionale del Molise e Alvise Maniero, per cinque anni sindaco di Mira (Venezia)  e poi eletto alla Camera. Un vero e proprio tsunami. Una vera e propria ghigliottina che taglierebbe le teste più mediatiche e di peso all’interno del Movimento stesso. Persone che verrebbero costrette a ricominciare una nuova (vecchia) vita. Persone che sicuramente che finirebbero al massimo per ricollocarsi come alter ego di Alessandro Di Battista, ex parlamentare, attualmente “girovago” di professione,  libero di sparare contro gli avversari politici senza di fatto dover rendere conto a nessuno.

Con l’unica sostanziale differenza che per tutti gli altri sarebbe una scelta forzata che li obbligherebbe, nella maggior parte dei casi, alla disoccupazione. E col paradosso che lo scrittore “berlusconiano” Alessandro Di Battista (400mila euro per il suo libro)  , avendo saltato un giro visto che non si è candidato alle Politiche, potrebbe invece tornare in pista.

l’ironia del sito Lercio.it su Alessandro Di Battista ed i suoi rapporti economici con Berlusconi

Ma l’ impostazione di Di Maio  si poggia su un assunto: la sua leadership non è in discussione, resterà candidato premier. E lo stesso varrà per i portavoce eletti. Si prevede dunque una deroga a una delle ultime regole tabù del M5s: il limite dei due mandati. Lo ha ammesso, pur nicchiando, il fedelissimo di Di Maio Alfonso Bonafede: il limite ai due mandati “non è un punto all’ordine del giorno“. Anche se al Fatto Quotidiano il capo “grillino” ha liquidato la questione, assicurando: “Su questo dovrà decidere il garante, Beppe Grillo”. Una svolta che ha o avrebbe il sapore di rivoluzione nell’universo pentastellato e su cui pesa come un macigno uno degli aforismi di Gianroberto Casaleggio: “Ogni volta che deroghi a una regola praticamente la cancelli“. E che come ogni rivoluzione presenta rischi.

A questo punto, Di Maio, Casaleggio e Grillo sono  davanti a un bivio: esibirsi nell’ennesima “capriola” politica rinunciando ai principi fondanti del M5s oppure rispettare quelle stesse regole che loro ha sottoscritto. E per Di Maio il rischio di tornare a fare lo steward allo stadio San Paolo di Napoli.

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