Arcelor Mittal allo scontro con il governo

Arcelor Mittal allo scontro con il governo

Il Governo M5S-Pd spiazzato e furioso: “Non si chiude l’acciaieria, non è possibile recedere unilateralmente”. Il premier Conte convoca ARCELOR MITTAL ed è pronto a mettere sul tavolo uno scudo soft per capirne le intenzioni. L’alleanza traballa ed il Governo vuole verificare se vi sono i margini per una trattativa che coinvolga anche  degli esuberi causati dal ridimensionamento degli obiettivi della produzione di acciaio

ROMA – La missiva è arrivata in mattinata e in forma riservata a Palazzo Chigi . Mittente, ArcelorMittal: caro governo, entro trenta giorni ce ne andiamo da Taranto e vi restituiamo l’impianto dell’ex Ilva. L’irritazione del colosso dell’acciaio era nota da tempo dopo lo stop allo scudo penale e per i provvedimenti della magistratura , pochi credevano ad una decisione dura e problematica per il Governo. Il premier Giuseppe Conte rimane letteralmente spiazzato, prende il telefono e convoca per metà pomeriggio un vertice di emergenza . Alle 17.30 sfilano davanti all’ingresso di Palazzo Chigi  i ministri coinvolti nel dossier: Patuanelli, Provenzano, Costa, Catalfo e Speranza. La tensione nei volti è massima, ed esprime molto bene una  evidente rabbia malcelata. Intorno alla scrivania del premier viene organizzata una strategia: convocare i vertici dell’azienda.

Fonti  di Palazzo Chigi rivelano la volontà del Governo di riaprire una trattativa. In realtà vogliono capire se Arcelor Mittal fa sul serio, se l’origine dello scontro è realmente lo scudo o si vogliono ottenere dei nuovi esuberi.  Il vertice con Conte era preceduto da una riunione in mattinata, durata circa due ore, tra i ministri al dicastero dello Sviluppo economico.“Il governo non consentirà la chiusura dell’Ilva, non esistono i presupposti giuridici per il recesso del contratto”, è quello che viene fatto filtrare dal Governo.

Se ArcelorMittal dice che può lasciare Taranto appellandosi al contratto di affitto in vigore, dopo lo stop allo scudo, voluto fortemente dal Movimento 5 Stelle, ma votato in aula anche da Italia Viva e dal Pd , secondo i ministri del Governo Conte  sostengono che non è possibile, e quindi un’ipotesi della strategia governativa viene preparato e portato nel pomeriggio sulla scrivania del premier. Conte è d’accordo, e quando arriveranno mercoledì mattina a Palazzo Chigi , i vertici dell’azienda, sosterrà che nel contratto non c’è una norma che consente loro di fare le valigie dall’ Italia.

Piccolo particolare è che  la barriera legale preparata dall’avvocato-premier Conte non è sufficiente. Sono diverse settimane che gli avvocati di Arcelor Mittal studiano la fondatezza giuridica di un ricorso ben sapendo che una battaglia legale potrebbe avere tempi lunghi, e tirano in ballo la magistratura tarantina. In Parlamento Matteo Salvini minaccia di bloccare i lavori e le opposizioni insorgono con una raffica di dichiarazioni contro l’esecutivo. In ballo ci sono circa 20mila lavoratori (compresi quelli dell’indotto-appalto) e un pezzo di industria che vale l′1,6% del Pil, tra l’altro in un Sud che proprio oggi lo Svimez ha descritto come un deserto. Se l’ex Ilva chiude si “bruciano” 24 miliardi.

Il premier Conte si consulta con i ministri a palazzo Chigi e tira fuori dal cilindro una soluzione ( o meglio un tentativo…) per stanare ArcelorMittal attraverso la proposta di uno scudo penale soft. A quel punto – è il ragionamento – si capirà se l’azienda sta bluffando o in realtà vuole lasciare Taranto perché non è in grado di sostenere una produzione di 6mila-8mila tonnellate l’anno come indicato nel piano industriale. O, se ancora, vuole alzare il prezzo della partita, rimanendo sì a Taranto ma con 4-5mila lavoratori in meno.

Conte proporrà una norma di legge che reca un principio semplice: per il tempo necessario ad attuare il piano ambientale, l’azienda in questione non sarà punibile per responsabilità precedenti. Il senso è quello dello scudo cancellato in Parlamento. Quanto questo scudo sarà “soft” o meno, il Governo lo deciderà dopo aver parlato mercoledì con Lucia Morselli, presidente ed amministratore delegato di Arcelor Mittal Italia.

Il Pd è con Conte, mentre  i grillini, invece, non vogliono dietro-front sull’immunità. sostenendo che il decreto salva-imprese – dove lo scudo è stato cancellato  “lo hanno votato Renzi e il Pd”. La questione è ancora più complessa per il Governo Conte bis, perché a volere l’abolizione dell’immunità è stata la fronda degli oltranzisti che rispondono al nome di Barbara Lezzi e Gianluigi Paragone. ai quali i parlamentari vicini a Luigi Di Maio rinfacciano di aver trascinato l’intero Movimento sulla posizione assunta in Parlamento, con l’obiettivo di andare contro il loro “capo” politico.

Oltre alle dovute verifiche politiche della tenuta politica sull’espediente che il Governo ha pensato per stanare Arcelor Mittal, il vero quesito resta quello di capire e verificare se e come ARCELOR MITTAL può restare a Taranto. Verificare se vi sono i margini per una trattativa che coinvolga anche  degli esuberi causati dal ridimensionamento degli obiettivi della produzione di acciaio. La strategia al momento è questa. Poi ci sono due piani di emergenza nel caso la multinazionale franco-indiana , leader mondiale nella produzione di acciaio,  decidesse di non tornare indietro alla propria decisione. Un’ipotesi alternativa sarebbe quella di chiamare a Taranto il secondo classificato della gara per l’ex Ilva cioè il concorrente indiano Jindal. Un’ultima ipotesi, la più difficile da attuare, sarebbe quello di “statalizzare” l’Ilva,  attraverso la Jindal.

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