La Procura di Bari ha concluso le indagini preliminari su Vincenzo Coviello, all’epoca dei fatti dipendente a Bari del gruppo Intesa Sanpaolo, che risponde delle accuse di aver spiato i conti correnti e i dati di 3.572 persone, tra cui la premier Giorgia Meloni e lo statista Mario Draghi. L’inchiesta ha evidenziato come Coviello si fosse introdotto abusivamente nel sistema informatico di Intesa Sanpaolo interrogandolo relativamente ai dati bancari di cariche dello Stato e politici. A Coviello sono contestati i reati di accesso abusivo a sistema informatico o telematico, aggravato dal fatto che l’infrastruttura bancaria colpita è inserita all’interno del Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica (rendendo l’attacco una minaccia diretta alle infrastrutture critiche del Paese), di procacciamento illecito di notizie concernenti la sicurezza dello Stato (per aver acquisito informazioni segrete focalizzate in particolar modo sulle transazioni dei componenti del direttivo politico nazionale) e plurime e sistematiche violazioni della normativa a tutela della Privacy, per aver effettuato il trattamento illecito e la potenziale diffusione di dati personali altamente sensibili.

La posizione degli altri indagati
Anche altri sette dipendenti dell’istituto, come spiegano i Carabinieri in una nota, si sarebbero resi protagonisti delle stesse condotte contestate a Coviello,” di una preoccupante vulnerabilità al fascino della curiosità illecita o del dossieraggio, seppur caratterizzate da una minore offensività, frequenza ed entità, e non rivolte verso obiettivi istituzionali sensibili”. La posizione di questi sette indagati, spiegano i carabinieri “è stata formalmente stralciata e i relativi fascicoli già trasmessi per competenza alle altre sedi giudiziarie dislocate sul territorio nazionale”.
L’indagine iniziò dopo la denuncia di un correntista nel luglio 2024, a cui era stato segnalato un accesso anomalo al proprio conto corrente. “Gli accertamenti minuziosi condotti dalla polizia giudiziaria – si legge ancora – hanno disvelato uno scenario di assoluta gravità, caratterizzato dalla natura compulsiva e reiterata degli accessi abusivi, moltiplicatisi in maniera quasi ossessiva su una vastissima platea di soggetti. Un’attività illecita protrattasi nel silenzio per anni: le indagini hanno infatti permesso di accertare che il fenomeno ha avuto inizio a partire dal gennaio 2020 e si è protratto, in maniera costante, sino alla fine di aprile 2024“. “L’acquisizione di questi dati sensibili ha esposto a grave rischio non solo il diritto alla riservatezza dei singoli, ma la stessa sicurezza delle istituzioni democratiche”.
Secondo la Procura, “la radicale estraneità della Banca rispetto al disegno criminoso è peraltro plasticamente dimostrata dalla tempestiva e ferma reazione posta in essere dall’ente a propria tutela“, dal licenziamento del dipendente l’8 agosto 2024 alla denuncia formalizzata qualche giorno dopo. Alla luce di tali dichiarazioni non si capisce come possa la Procura di Bari aver archiviato la posizione di Banca Intesa Sanpaolo davanti a questa pletora di “spioni” alle proprie dipendenze. Troppo facile licenziare un dipendente dopo che il guaio è stato fatto, circostanza che invece rivela un insufficiente controllo da parte della banca sulle azioni e comportamenti messi in opera da parte dei propri dipendenti.

Chi sono gli ‘osservati’
Tra gli “spiati” figurano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (entrambi in due occasioni); il presidente del Senato Ignazio Larussa (spiato tra il 2021 e il 2022) e il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Nell’elenco degli ‘spiati’ figurano anche gli ex presidenti del Consiglio Silvio Berlusconi (tra il 2022 e il 2023, l’ultimo accesso risale al giorno della sua morte), Mario Draghi, Matteo Renzi, Giuliano Amato ed Enrico Letta, oltre agli ex ministri Umberto Bossi, Luigi Di Maio, Carlo Calenda, Mara Carfagna, Raffaele Fitto, Daniela Santanchè e Maria Stella Gelmini.
Per alcuni conti è stato registrato un solo accesso, ma su altri invece Coviello avrebbe effettuato più accessi nel corso del tempo. Come nel caso del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, i cui dati sarebbero stati spiati in tre occasioni tra il 2021 e il 2022. Gli altri politici spiati da Coviello sono i deputati Vittoria Baldino, Marta Fascina, Davide Galantino, Augusta Montaruli, Vittorio Sgarbi e il senatore barlettano Francesco Boccia.
Archiviata la posizione di Intesa Sanpaolo
Intesa Sanpaolo si dichiara estranea ai fatti contestati a un ex dipendente del gruppo che spiava conti correnti ‘eccellenti’, e lo ha riconosciuto anche la Procura di Bari, con una richiesta di archiviazione al Gip del Tribunale di Bari. Lo sottolinea una nota di Banca Intesa. “Il decreto del 10/6 scorso ha disposto l’archiviazione del procedimento che era stato avviato verso Intesa Sanpaolo quale responsabile amministrativo ai sensi del D. Lgs. n. 231/2001, in relazione alla condotta contestata a Vincenzo Coviello – si legge in una nota – la Procura ha deciso di archiviare il procedimento verso la Banca sulla base di due principali motivazioni. La prima, è la palese insussistenza di un interesse o vantaggio della Banca: ‘Nella vicenda in esame, l’autore del reato ha agito nell’interesse esclusivo proprio (o di terzi), recando un vulnus irreparabile all’Istituto Lungi dal trarre qualsivoglia vantaggio o utilità dalle condotte illecite, Intesa Sanpaolo ha subito un gravissimo danno, sia sotto il profilo reputazionale sia sotto quello patrimoniale. La condotta del Coviello si sostanzia in un macroscopico tradimento del vincolo fiduciario e nella dolosa inosservanza delle istruzioni operative impartitegli, rendendo l’Istituto di credito la vera e unica parte lesa della vicenda’”.
La seconda “è l’adeguatezza del modello organizzativo della Banca. La Procura evidenzia che ‘il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG 231) di Intesa Sanpaolo – e il relativo corpus normativo interno – si articolano su presidi tecnici e organizzativi di comprovata solidita” e che ‘alcun rimprovero per omessa o insufficiente organizzazione può essere mosso alla Banca: la condotta del Sig. Coviello non è il sintomo di una carenza strutturale o di una falla sistemica, bensì il frutto di una deliberata, mirata ed elusione fraudolenta dei robusti presidi di sicurezza in essere, superati dal singolo unicamente abusando della qualifica rivestita e forzando le stringenti maglie dei controlli implementati a presidio del patrimonio informativo aziendale'”.
“Secondo la Procura la radicale estraneità della Banca rispetto al disegno criminoso – continua la nota di Intesa Sanpaolo – ‘ è peraltro plasticamente dimostrata dalla tempestiva e ferma reazione posta in essere dall’Ente a propria tutela. All’esito di una rigorosa attività investigativa interna, in data 8 agosto 2024, la Banca ha prontamente intimato il licenziamento dell’indagato, procedendo poi, in data 20 agosto 2024, al deposito di una formale denuncia-querela, seguita da ulteriori esposti nei confronti degli altri dipendenti coinvolti‘. La Procura osserva poi che ‘L’implementazione costante di misure di sicurezza, documentata anche attraverso il Programma NEMO, testimonia un impegno concreto e continuativo nella protezione dei dati della clientela. Tale condotta, unitamente alla solidità del Modello Organizzativo, esclude radicalmente la configurabilità di una colpa di organizzazione’. Infine, viene espressamente riconosciuto che la Banca sin dalle prime fasi investigative ha dimostrato collaborazione proattiva e volontà di trasparenza assoluta, mettendo a disposizione risorse tecniche di elevato standing per ricostruire la dinamica degli accessi abusivi”.





