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15 Settembre 2026 10:04

Legge elettorale, dal proporzionale alle preferenze: oggi il voto al Senato

Dopo si torna alla Camera: le dichiarazioni di voto a partire dalle 10, già calendarizzato l'approdo in Aula per il prossimo 28 settembre. La riforma ha ridotto il numero delle circoscrizioni Estero da otto a tre, aumentando allo stesso tempo il numero di firme necessarie ai partiti non rappresentati in Parlamento

È attesa per questa mattina, con dichiarazioni di voto a partire dalle 10, l’approvazione da parte del Senato della nuova legge elettorale, che dovrà poi tornare alla Camera, che ha già calendarizzato l’approdo in Aula per il prossimo 28 settembre. Proporzionale, premio di maggioranza alla coalizione che ottiene almeno il 42%, indicazione del candidato presidente del Consiglio, inserimento di un meccanismo di preferenze. Stamattina il voto finale dell’aula del Senato. Senza il “passamontagna” del voto segreto quasi nessun senatore avrà il coraggio di impallinare la legge. E con la legge le preferenze tanto odiate dai “peones” sicuri di non averne abbastanza per tornare in Parlamento nella prossima legislatura

Resta alta la tensione sulla norma che ha aumentato il numero di firme da raccogliere per i partiti che non siedono in Parlamento. Una norma contro cui si scagliano le opposizioni, giudicata incostituzionale, e c’è chi come Giuseppe Conte invoca l’intervento del Presidente della Repubblica.

Le novità più importanti

La previsione di un meccanismo di preferenze è una delle principali novità introdotte durante l’esame a Palazzo Madama, dopo che a Montecitorio fu bocciato con voto segreto il relativo emendamento presentato da Fratelli d’Italia. Il nuovo sistema di voto è proporzionale puro, ma prevede un premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge il 42% dei consensi in entrambe le Camere, che si traduce in 70 deputati e 35 senatori, con un tetto massimo però di 220 deputati e 113 senatori. Al momento della presentazione di simbolo e programma i partiti devono indicare il candidato presidente del Consiglio che proporranno per la nomina al Presidente della Repubblica.

Dopo la bocciatura alla Camera, il centrodestra è riuscito a trovare un accordo per introdurre un meccanismo di preferenze: restano i capilista bloccati, seguiti da una lista di sei nomi tra i quali l’elettore ne potrà scegliere tre. Un sistema che consentirà l’elezione di candidati indicati alle urne soprattutto all’interno dei partiti più forti. L’alternanza uomo-donna interviene dal secondo nome presente in lista, mentre andrà rispettata la quota 60-40 nel listone riguardante gli eletti con il premio di maggioranza. Prevista la soglia di sbarramento del 3 per cento per entrare in Parlamento, anche se nella coalizione che supera almeno il 10 se nessun partito raggiunge la soglia viene ripescato il cosiddetto miglior perdente. Tuttavia, grazie ad una modifica approvata al Senato tutti i partiti concorrono alla somma dei voti della coalizione, qualunque sia la percentuale raggiunta, anche se per l’attribuzione dei seggi varranno le soglie di sbarramento. Per presentare la liste dovranno essere raccolte 6mila firme per ogni collegio plurinominale, con una deroga per i partiti che abbiano un Gruppo in almeno in una delle due Camere all’inizio della legislatura o comunque il 31 dicembre 2025.

Vengono ridotte le circoscrizioni per l’elezione dei rappresentanti degli italiani all’estero, prevedendone due per i deputati e una i senatori. Infine viene disciplinato il voto degli elettori ‘fuori sede’, ovvero quelli temporaneamente domiciliati in una regione diversa da quella di iscrizione elettorale per motivi di studio, lavoro o salute, in occasione di elezioni politiche ed europee, nonché in occasione dei referendum abrogativi e costituzionali, definendo, in particolare, le modalità di presentazione e di eventuale revoca della relativa istanza, nonché di rilascio dell’attestazione di ammissione al voto. La norma si applica anche caregiver familiari di una persona con grave disabilità o in condizione di non autosufficienza che operino presso una struttura sanitaria o in favore di un minore sottoposto ad assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico presso una struttura sanitaria. Vengono definite in particolare, le modalità di presentazione e di eventuale revoca della relativa istanza, nonché di rilascio dell’attestazione di ammissione al voto.

Lo spettro dell’incostituzionalità

Per ora il governo non fa marcia indietro: “Un cambio alla Camera non è previsto, non è nell’aria”, afferma la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati. E poi significherebbe un quarto passaggio al Senato, mentre governo e maggioranza hanno fretta di chiudere la partita: il voto finale a Montecitorio (con tanto di incognita sullo scrutinio segreto e sulla non più scontata apposizione della fiducia) è atteso non più tardi di metà ottobre. E se il centrodestra si prepara a serrare le fila per evitare incidenti, le opposizioni guardano già – battaglia in Aula a parte – all’indomani dell’entrata in vigore della legge: un giorno dopo scatteranno i ricorsi “che pioveranno in diversi tribunali”, assicura il capogruppo del Pd Francesco Boccia, affinché venga sollevata la questione dell’incostituzionalità davanti alla Consulta. A quel punto le previsioni (o meglio, gli auspici) sono che un pronunciamento arrivi prima dello scioglimento delle Camere, quindi del voto, anche per evitare, in caso di bocciatura della riforma, un Parlamento “delegittimato”, viene sottolineato.

Il ‘peso’ della raccolta firme

Controversa la questione delle firme: se era già stato approvato nei giorni scorsi l’emendamento di FdI che elimina la cosiddetta norma ‘anti-cespugli’ ma che al tempo stesso ha elevato appunto da 1.500 a 6.000 le firme da raccogliere per collegio per tutti i partiti che non sono ora presenti in Parlamento (è il caso ad esempio di Progetto civico di Onorato, ma anche di tutte le altre ‘costellazioni’ di centro che stanno lavorando intorno alla coalizione di centrosinistra), è di oggi, lunedì 14 settembre, l’approvazione di altre due norme relative alle firme. Con l’ok all’articolo 5 è stata approvata una norma transitoria che esonera dalla raccolta firme i partiti presenti in Parlamento al 31 dicembre 2025 con un proprio gruppo in almeno uno dei due rami e un’altra norma sul voto Estero che esonera dalla raccolta firme chi ha attualmente almeno un eletto in Parlamento. Insomma, il tema firme continua a tenere banco in Aula e fuori dal palazzo: mentre scorrevano i voti sugli emendamenti, in piazza sono infatti scesi i militanti di Progetto civico guidato da Alessandro Onorato (che parla di “lodo salva casta”), sul quale grava il ‘peso’ delle firme da raccogliere. A suo sostegno sono arrivati i leader di M5s e Avs, ma anche il Pd (tutti pronti a dare una mano per raccogliere le sottoscrizioni).

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