False notizie fatte circolare allo scopo di condizionare il valore delle azioni in Borsa della Ss Lazio per indurre il suo presidente ed attuale maggiore azionista Claudio Lotito a vendere la società. È questa l’ipotesi di reato al centro dell’inchiesta della Dda della Procura di Roma che ha portato alle perquisizioni eseguite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo. Nel procedimento sono coinvolti Mauro Masi, e Francesco Maiolini rispettivamente presidente ed amministratore delegato della Banca del Fucino e Luigi Bisignani. Per tutti l’accusa è di manipolazione del mercato.
Nel capo di imputazione contenuto nel decreto di perquisizione si legge che i tre indagati, “in concorso tra loro, e con altri ancora in corso di identificazione, concorrevano moralmente alla diffusione a mezzo social network attraverso la testata ‘Millenovecento’, concorrevano, moralmente e materialmente, anche attraverso il quotidiano ‘Il Tempo’ con cui collaborava Bisignani alla diffusione di notizie false relative alla imminente cessione del pacchetto azionario da parte di Claudio Lotito della S.S. Lazio”.

I fatti oggetto delle contestazioni dalla Procura sarebbero iniziati nel giugno 2024 e, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero tuttora in corso. Le perquisizioni eseguite oggi dai Carabinieri rappresentano un passaggio dell’indagine finalizzata a ricostruire chi abbia prodotto, diffuso e rilanciato le informazioni considerate false dagli inquirenti, oltre a verificare gli eventuali rapporti tra i soggetti già iscritti nel procedimento e altre persone che potrebbero essere coinvolte. Secondo l’accusa, la campagna avrebbe preso il via 11 giugno del 2025 a piazza del Parlamento di fronte alla Camera dei Deputati quando dall’appartamento abitato da Renato Calcara sito al terzo piano del civico 36, veniva esposto uno striscione riportante la scritta “Lotito libera la Lazio”.

Secondo quanto riportato nel provvedimento della Dda, Bisignani, Masi, e Maiolini avrebbero operato nell’ambito di un medesimo disegno criminoso, “in concorso tra loro e con terzi”, alcuni dei quali in corso di identificazione, . L’obiettivo, secondo l’ipotesi accusatoria dei magistrati , sarebbe stato quello di fare circolare informazioni false relative a una imminente cessione da parte di Claudio Lotito del pacchetto azionario di controllo della società. la S.S. Lazio, società quotata in Borsa, con l’effetto di provocare una “sensibile alterazione del prezzo delle azioni”. Informazioni che sarebbero state prive di fondamento e che secondo la Procura, avrebbero potuto influenzare il mercato e le quotazioni del titolo Lazio.
Tali presunte notizie false sarebbero state pubblicate e diffuse sulla testata online “Millenovecento“ e sul quotidiano Il Tempo, giornata sul quale, secondo la contestazione, collabora Bisignani, e diffusa anche attraverso i social network. Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda le informazioni diffuse sullo stato finanziario delle società controllate da Lotito, che sarebbero state descritte come in stato debitorio e deficitario. Nell’elenco delle contestazioni compare anche un’altra affermazione secondo la quale Lotito avrebbe avuto intenzione di far deliberatamente retrocedere la Lazio in una categoria inferiore per ottenere il cosiddetto “paracadute” previsto dal sistema del calcio professionistico, quantificato dagli investigatori in 35 milioni di euro. Notizia anche questa che , secondo i pm, sarebbe stata falsa e quindi la sua circolazione sarebbe stata concretamente idonea a incidere sul prezzo delle azioni della società quotata.

C’è una data in particolare che per l’accusa fa da volano all’intera operazione . Sul quotidiano Il Tempo lo scorso 31 maggio 2026, veniva pubblicato a firma di Luigi Bisignani un articolo dal titolo “Stadio senza tifosi, Lotito come Nerone? Se il mondo Lazio brucia” dove veniva riportata la notizia priva di fondamento di una fantomatica offerta di acquisto da parte della banca d’affari JP Morgan della società S.S. Lazio S.p.a. per la somma di 450 milioni di euro. Sempre nell’articolo veniva consigliato a Lotito di avvalersi per l’avvio di un nuovo corso nella gestione della società calcistica, di personaggi del mondo bancario-finanziario tra i quali “Masi e Maiolini della Banca del Fucino” .

Articoli firma di Luigi Bisignani che sul quotidiano Il Tempo rispettivamente in data 12 glugno 2026 ed il 2 luglio 2026 in editoriale intitolato “Laziale alza la voce” invitava i tifosi laziali a far sentire e pesare la propria opinione. Da un’annotazione dei Carabinieri emergono contatti telefonici tra Maiolini e Bisignani negli ultimi due anni, e anche tra Masi e lo stesso Bisignani, tutti avvenuti in corrispondenza con la pubblicazione degli articoli a firma di Bisignani su Il Tempo.
Le perquisizioni di oggi costituiscono un nuovo passaggio dell’inchiesta. Saranno ora gli ulteriori accertamenti, anche attraverso l’analisi del materiale acquisito, a stabilire se le ipotesi formulate dalla Procura troveranno conferme oppure se il quadro emerso finora dovrà essere ridimensionato.





