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23 Marzo 2026 13:12

Non cambiare una giustizia che non è più giusta sarebbe un vero scandalo

La separazione tra pubblici ministeri e giudici è la norma vigente nei principali Paesi europei. Solo in Italia una magistratura sinistrorsa difende un modello che confonde i ruoli e lo fa solo per aumentare il proprio potere arrogante
di Antonello de Gennaro

Miliardi pagati dallo Stato, quindi da noi tutti contribuenti, per risarcire ingiuste carcerazioni o processi lunghissimi , multinazionali estere scoraggiate dall’investire in Italia, e cittadini costretti a svenarsi per difendersi da un “sistema” che dovrebbe tutelarli: questo è il risultato della Waterloo della giustizia italiana. Una situazione che pesa sulla credibilità dell’ Italia e vegeta sull’economia reale , così consentendo ad una giustizia ingiusta di frenare la crescita della società civile e della vita degli italiani. Ecco perchè ho votato SI, senza avere alcun dubbio. Non ho votato per ideologia, ma bensì per esperienza diretta e consalidita, ma sopratutto per conoscenza e senso della realtà.

Ragioniamo insieme partendo dall’ovvietà, cioè da quello che nel nostro Paese viene ancora considerata come un’eresia: la separazione tra pubblici ministeri e giudici. Un distinguo di ruoli e carriere che è la norma nei principali Paesi europei. Soltanto in Italia una certa magistratura affiancata dalla sinistra e dalle opposizioni al Governo eletto democraticamente dal voto degli italiani, vuole difendere una corporazione, una “casta” che confonde i ruoli e altera l’equilibrio. Il Csm, cioè il Consiglio Superiore della Magistratura dovrebbe garantire e tutelare i cittadini. In realtà è invece un “fortino” corporativo. Invece di esere un Palazzo dalle pareti di cristallo trasparente, è un luogo di potere correntizio corporativo dove si agevolano e decidono le carreiere degli “amici degli amici” nelle segrete stanza impenetarabili dove accade di tutto e di più. Nel peggior significato della parola.

Serve uno scossone, il più forte possibile, perché dopo “Tangentopoli” la magistratura ha perso completamente il senso della misura. Credetemi non parlo per sentito dire. Ho frequentato per lavoro il Csm, ho passato tanto tempo, troppo a subire indagini penali da innocente, solo per aver raccontato la verità e denunciato ingiustizie e malefatte altrui, indagini conclusesi nel nulla dopo anni di vita sospesa e reputazione danneggiata ingiustamente. Un prezzo che nessuno mi restituirà mai.

Come affermavano i nostri padri costituenti, nei referendum i cittadini diventano legislatori, sono loro che decidono se approvare o non approvare una legge.  Sono consapevole che non posso offrire “il verbo’” cioè la verità, posso offrire solo una versione di essa che è pur sempre la mia. Ascoltarla vuol dire ascoltare una prospettiva perché ognuno sia poi libero di formarsi la propria.

Occorre un cambiamenbto radicale, una trasformazione equilibrata che offra delle garanzie di giustizia, ad una giustizia che da troppo tempo non è più giusta. E questo cambiamento lo possiamo determinare solo noi con il nostro voto. Ecco perchè vi invito ad andare a votare .SI cambia solo se lo si vuole realmente. Se SI vuole contare qualòcosa nella vita della società che viviamo.

Quale sia il migliore dei modi lo abbiamo deciso tutti noi, e con “noi” intendo noi tutti, nell’art. 111 della Costituzione che afferma che un processo è giusto se fatto davanti ad un giudice terzo e imparziale. L’imparzialità la conosciamo purtroppo tutti, non devono esserci interessi in comune con le parti (parentela, amicizia o inimicizia , ideologie, etc..); la terzietà è un concetto tirato, plasmato e interpretato  in modo variegato.

Giuliano Vassalli, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

La spiegò molto bene Giuliano Vassalli un partigiano, un vero socialista che è stato forse il miglior ministro di Giustizia che l’ Italia abbia mai avuto , un magistrato che è stato il padre – insieme ad altri illustri tra i quali il prof. Pisapia del codice accusatorio, sistema con con il quale, dal 1989, si prova a cercare le verità processuali nei nostri procedimenti e processi penali. Nella sua relazione alla legge che istituiva il nuovo Codice (seduta del 19 novembre 1989 del Senato della Repubblica, pag. 15), dopo avere richiamato le parole di un grande studioso – il prof. Vittorio Frosini – che ammoniva sul fatto che nel nostro sistema penale il pubblico ministero fosse dotato di un “potere monocratico coperto da immunità e da privilegi, sottratto ad ogni controllo e censura”, così rispondeva e concludeva: “È vero che alcuni di questi poteri il nostro disegno di legge li toglie, ma rimane il fatto che il pubblico ministero è un magistrato appartenente all’ordine giudiziario. Alla separazione dei ruoli non si pensa ancora di arrivare o se ne parla genericamente: speriamo che ci si arrivi”.

La separazione dei ruoli, garanzia costituzionale di indipendenza di giudici e pubblici ministeri, può diventare con il nostro voto confermativo al referendum una garanzia costituzionale di governo autonomo. La filiera c’è tutta, risponde alla costituzione, offre maggiori garanzie per l’arbitro del processo. E tanto basta per dire che è cosa buona, certamente che migliora il sistema attuale e dà attuazione ad un principio costituzionale sinora rimasto parzialmente inattuato. Calpestato da una magistratura che non si limita al proprio ruolo, cioè quello di far rispettare le Leggi dello Stato, ma che vuole deciderne l’attuazione sulla base del proprio “credo” ideologico e personale.

Ognuno può pensare tutto il male possibile dalla maggioranza che attualmente governa il Paese e che ha portato alla votazione parlamentare la presente riforma, una riforma, che per la verità, era stata in passato più volte proposta, in forme diversificate, ma che nella sostanza ricalcavano quella attuale, dalle forze del centrosinistra. Possiamo farci confondere nella nostra scelta dalle improvvide esternazioni di chi governa o di chi sta all’opposizione, dall’idea di retropensieri che vivono nelle menti di chi oggi ha la maggioranza parlamentare o, ancora peggio, dai post o da qualche registrazione rubata di qualche attore, magistrato, avvocato,  giornalista e chi altri.

ll “mito” del CSM, come organo di rappresentanza e di autogoverno della magistratura, tale da giustificarne la composizione mediante votazione dei magistrati stessi , e’ stato sfatato dalla Corte Costituzionale con la seguente massima: Il consiglio superiore della magistratura non rappresenta, in senso tecnico,l’ordine giudiziario, e non ne realizza il cosiddetto autogoverno , che è una definizione da accogliersi in senso figurato anziché giuridico (Corte Costituzionale, sentenza n. 142 del 1973)

A me piace pensarla come i nostri padri costituenti che ricordavano come nei referendum i cittadini diventano legislatori, sono loro che decidono se approvare o non approvare una legge. Ho capito che se la legge è buona, se la legge migliora i principi e l’assetto attuale, la legge va votata. Ecco perche ho votato SI.





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Grazie, Antonello de Gennaro

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