Giornata di sentenze giudiziarie dal sapore agrodolce per Nichi Vendola. L’ex presidente della Regione Puglia, da un lato ha visto cadere in prescrizione il reato di concussione per il quale era imputato nell’inchiesta sull’Ilva di Taranto, mentre dall’altro lato il Tar di Bari ha rigettato il ricorso presentato da Avs contro il mancato riconoscimento di un seggio alle ultime elezioni Regionali.

“Le ragioni che ci hanno portato a presentare il ricorso al Tar di Bari non erano di natura giuridica. Era ed è una questione profondamente politica, e la sentenza di oggi ci consente di ribadire con la stessa convinzione di sempre le ragioni che ci hanno portato all’impugnazione”, ha dichiarato Mino Di Lernia, segretario regionale della Puglia di Sinistra Italiana , convinto che la legge elettorale regionale “sia sbagliata, poco chiara e ingiusta, perché più improntata ad avvantaggiare le forze politiche maggiori e ridurre il pluralismo democratico che a tradurre realmente la volontà degli elettori e dei territori in rappresentanza: anche questa volta, oltre 100mila pugliesi sono rimasti senza rappresentanza per una manciata di voti“. E così, Avs, capitanata da Nichi Vendola, rimane definitivamente esclusa dalla ripartizione dei seggi nonostante abbia superato la soglia di sbarramento del 4%.

Dichiarata prescrizione in primo grado anche per l’ avv. Francesco Perli, legale dell’ ILVA , e revocate tutte le costituzioni di parte civile. Motivazioni tra tre mesi. “Dopo 14 anni di accuse infondate da parte di un nucleo di magistrati tarantini che hanno deviato dalle loro funzioni istituzionali, sono completamente fuori dal processo ILVA nel giudizio di primo grado. Non provo gioia perché in quel processo non avrei nemmeno dovuto entrarci e penso a mia moglie ed ai miei genitori che non ne hanno visto l’esito ed ai pregiudizi morali, professionali ed economici che ho dovuto sostenere per lungo tempo. La mia vicenda sia di insegnamento agli italiani perché non è ammissibile che i magistrati sia l’unica categoria che non risponde dei propri atti deviati”.






