Ilva. Per l’Anac ci sono delle criticità sull’aggiudicazione, ma l’ annullamento della gara è competenza del Governo

Ilva. Per l’Anac ci sono delle criticità sull’aggiudicazione, ma l’ annullamento della gara è competenza del Governo

ROMA –  L’ANACAutorita Nazionale Anticorruzione, ha risposto in tempi brevissimi al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, che l’aveva interpellata al riguardo affermando la presenza di alcune criticità nella gara che, ha portato il Governo ed i commissari straordinari ad aggiudicare 13 mesi fa,  l’Ilva alla Am Investco controllata dalla multinazionale franco-indiana Arcelor Mittal , preferendola all’offerta della cordata Acciaitalia (composta da Jindal, Cassa Depositi e Prestiti, Arvedi e Del Vecchio) che di fatto non esiste più.

La risposta inviata dall’ ANAC al Mise è di sette pagine, in cui si spiega inizialmente la competenza nella sua valutazione, collegata alla circostanza che la procedura esclusa dal Codice degli appalti, prevede comunque l’obbligo di attuare delle procedure sulla base al “rispetto dei principi di parità di trattamento, trasparenza e non discriminazione” principi che l’Autorità è deputata a tutelare. L’Authority però ha scritto nel documento che un eventuale stop alla procedura di cessione ad ArcelorMittal può essere valutato soltanto dal Governo nel caso in cui sussista, come prevede la legge, il “preminente interesse pubblico” all’annullamento. Ma qualcuno ha dimenticato che l’ ILVA è una società “privata” venduta ad un altro “privato“.

Successivamente l’ Autorita Nazionale Anticorruzione è passata ad esaminare i tre quesiti sollevati da Di Maio.

Il primo quesito relativo al termine per la definizione del piano ambientale, che durante la procedura di gara era slittato. da ricordare che, i tempi sono stati dilatati allorquando l’elenco dei soggetti interessati all’ILVA,  dopo i passaggi delle offerte iniziali e quello dell’offerta vincolate, si era ristretto a due sole cordate. Il ministero guidato da Luigi Di Maio ha chiesto all’ ANAC di verificare se fosse stato leso il principio della concorrenza e l’Autorità ha risposto che l’ arco temporale ben più ampio per la realizzazione del piano,  ha senza dubbio variato in modo rilevante il quadro economico e fattuale.  Il periodo più lungo di sei anni avrebbe potuto indurre più imprese (ipotesi che però costituisce chiaramente una pura teoria) a partecipare alla competizione, aumentando conseguentemente il livello di concorrenza e variando la diversità delle offerte.

Il secondo quesito riguardava invece le scadenze intermedie del piano, che sempre secondo l’ ANAC non sarebbero state rispettate. La proroga del piano ambientale  non ha fatto venire meno il carattere “vincolante” delle prescrizioni indicate dal Ministero dell’Ambiente. Ed  il mancato adeguamento integrale alle prescrizioni determinate dal ministero potrebbe essere sanzionata addirittura con l’esclusione dalla gara. Una valutazione questa però che spetta all’ Amministrazione Statale e non all’ Autorita Nazionale Anticorruzione.

L’ultimo e terzo quesito è quello relativo al rilancio delle offerte, per le quali l’ ANAC  segnala che questo aspetto della gara era stato inizialmente previsto ma successivamente non disciplinato in modo dettagliato, sostenendo che questi rilanci avrebbero potuto portare più soldi nelle casse dello Stato. Anche in questo caso si tratta perà di una ipotesi che di fatto non ha trovato alcun riscontro nello svolgimento ed assegnazione della gara in quanto la cordata Acciaitalia  (capo cordata: Jindal) si era dichiarata disponibile ad alzare la propria offerta, senza però raggiungere l’impegno economico finanziario di Am Investco (capo cordata: Arcelor Mittal)

Necessario ed opportuno ricordare che la gara è stata bandita, effettuata ed aggiudicata in base ad una precisa normativa, verificata anche dell’Antitrust Europea che lo scorso mese di maggio ha dato semaforo verde a Am Investco. Viceversa il piano ambientale è stato gestito dal Ministero dell’Ambiente con una procedura specifica, ed era  passato al vaglio della Commissione tecnica del ministero dell’Ambiente,  mentre i rilanci dell’ offerta di  Acciaitalia erano stati esclusi dal parere negativo dell’Avvocatura dello Stato interpellata già dall’ex ministro Carlo Calenda.

Le osservazioni dell’ ANAC coincidono con quanto sostenuto unicamente dal CORRIERE DEL GIORNO che aveva immediatamente spiegato ai propri lettori  che qualsiasi decisione non spettava all’ Autorità guidata da Raffaele Cantone, ma al Ministero dello Sviluppo Economico . I piani alti  del Mise hanno quindi segnalato gli ultimi sviluppi girando il “dossier  bollente” a Palazzo Chigi e il premier Giuseppe Conte ha reso noto ieri sera  che alla questione verrà riservata la massima priorità.

Questa mattina il ministro Avrebbe dovuto incontrare anche i Commissari straordinari  Corrado Carrubba  Piero Gnudi ed Enrico Laghi  sul negoziato con il gruppo siderurgico franco-indiano che sta preparando una proposta migliorativa, sia sul fronte occupazionale sia su quello ambientale, per dissipare tutti i dubbi. Ma fonti confidenziali di Palazzo Chigi  riferiscono l’incontro sarebbe stato rinviato.

Dopo che l’Anac ha espresso “criticità” nel proprio parese espresso sull’aggiudicazione dell’acciaieria ad ArcelorMittal, il vicepremier Luigi Di Maio ha sparato sulla vendita, non risparmiando delle bordate davanti ad un’aula parlamentare Camera pressochè deserta, : l’intera procedura è stato un “pasticcio lesivo della concorrenza”, l’offerta concorrente di AcciaItalia era “migliore” ma non si è potuta imporre perché si è badato più al prezzo che a salute e ambiente. E ha annunciato una “indagine interna” al dicastero.

Il predecessore Carlo Calenda non poteva non sentirsi chiamato in causa e ha risposto duramente su Twitter: “Hai detto in Parlamento cose gravi e false. Minacciare indagini interne al Mise è vergognoso. La responsabilità sulla gara è mia”. Tra accuse e risposte, i sindacati si preoccupano per tutto ciò che rallenta la soluzione. Ad aspettare un punto fermo ci sono 20mila famiglie. Nel frattempo la cassa dell’ILVA in amministrazione straordinaria si prosciuga : con costi da 30 milioni da sostenere mensilmente, non è una situazione che una qualsiasi azienda, anche la più florida e sana,  si possa permettere.

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