Il Governo proroga l’ età per andare in pensione dei magistrati. Ma non per tutti

Il Governo proroga l’ età per andare in pensione dei magistrati.  Ma non per tutti

CdG giudice_cassazioneNuova proroga, la terza in tre anni, per allungare l’età pensionabile dei magistrati italiani di altri 12 mesi , spostata fino alla fine dell’anno a 72 anni in deroga al tetto dei 70 anni voluto dal premier Renzi due anni fa. Rispetto alle precedenti versioni 2014 e 2015, la novità è che il provvedimento riguarda la platea delle toghe interessate al posticipo dell’età pensionabile: solo per quelli che lavorano con incarichi di vertice in Cassazione, Corte dei conti, Consiglio di Stato e Avvocatura dello Stato, e quindi non per tutti i magistrati.

La decisione di far slittare ancora una volta i termini per la decadenza, per raggiunti limiti di età, dei vertici delle toghe  rispetto alle previsioni arriva con una settimana di ritardo in quanto il decreto, già predisposto per l’ ultimo Consiglio dei ministri del 25 agosto, ha dovuto lasciare spazio ai provvedimenti urgenti per l’emergenza terremoto nel centro Italia .

Il decreto legge approvato stamani dal Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi prevede la proroga di un anno, dal 31 dicembre 2016 al 31 dicembre 2017, del termine per il pensionamento per i magistrati con incarichi direttivi e apicali della Suprema Corte che compiranno 72 anni dopo il prossimo 1° gennaio, considerato che si creerebbero dall’oggi al domani molti “buchi” negli uffici giudiziari, nell’ordine di 250-300 posti, e tra queste ci sono anche posizioni di peso, come quella del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti, del Procuratore generale della Cassazione, Pasquale Ciccolo, e del primo presidente della Suprema Corte, Giovanni Canzio.  Tra i beneficiari dal provvedimento calcolati in circa 180 magistrati, ci sarebbe anche il procuratore capo di Napoli Giovanni Colangelo, da alcuni mesi sotto protezione dopo la scoperta di un progetto di attentato contro di lui.

CdG consiglio ministri governo renzi

Escluso quindi un intervento troppo mirato, circoscritto cioè ai soli magistrati di vertice della Corte di Cassazione ipotesi a forte rischio incostituzionalità, Comprese nel decreto anche un pacchetto di misure per ridurre il carico dei procedimenti pendenti in Cassazione, in particolare per quanto riguarda le sezioni civili. Un altro anno di servizio anche per le posizioni di vertice della magistratura contabile del Consiglio di Stato e dell’Avvocatura dello Stato, per le quali varrebbe già lo stop al compimento del 70mo anno di età fissato dalla riforma dell’età per la messa a riposo del 2014.

Nell’ultimo anno il Csm ha accelerato i ritmi delle nomine, 440 effettuate nell’ultimo anno. Ma le stime indicano su circa 9mila magistrati ordinar, i circa 1.000 posti vacanti che si sono creati negli ultimi due anni e la collocazione in servizio dei vincitori dei concorsi è rallentata dai tirocini.

La decisione adottata dal Governo è stata duramente criticata dalla giunta dell’Anm guidata da Piercamillo Davigo, che parla di un provvedimento “frutto di improvvisazione” che genera “disparità di trattamento” e che “creerà disservizi anche allo stesso Csm, il quale ha già pubblicato i bandi per il conferimento di numerosi incarichi direttivi e semidirettivi che, in tal modo, subirà un significativo slittamento”. Il sindacato delle toghe ribadisce come la decisione del 2014 di abbassare l’età di pensionamento dei amgistrati da 75 a 70 anni “in maniera brusca e senza prevedere periodi transitori, sia stata errata visto che non ha fatto altro che peggiorare il progressivo vuoto di organico che oggi ha superato le mille unità”. Secondo l’Anm le priorità sono la “velocizzazione dei tempi di reclutamento dei nuovi magistrati, l’adozione di misure finalizzate ad affrontare le difficoltà in cui versano gli uffici giudiziari di merito e di legittimità e la reintroduzione dell’età pensionabile a 72 anni per tutti, con l’esclusivo scopo di garantire ai più giovani un congruo periodo di servizio e dunque una dignitosa fase post lavorativa, oggi fortemente minata dall’attuale sistema“.

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