La “manina” grillina dietro le rivelazioni dell’Inps sui “furbetti” del bonus Covid

La “manina” grillina dietro le rivelazioni dell’Inps sui “furbetti” del bonus Covid

La tempistica con la quale è stata diffusa anonimamente la notizia ha sollevato più di qualche dubbio, e la sensazione che ci sia dietro le quinte in realtà qualcosa di programmato e studiato a tavolino, è molto forte in virtù della circostanza che il primo a scagliarsi contro i 5 deputati sia stato il ministro degli Esteri Di Maio “protettore” del presidente grillino dell’ INPS.

C’è più di qualcosa che non quadra sulla notizia lanciata da La Repubblica sui deputati che avrebbero incassato il bonus da 600 euro che ha provocato inizialmente l’indignazione da parte di tutti i partiti, e che con il passare delle ore tempo non ha fatto altro che creare non pochi dubbi e perplessità.

Non sono pochi i sospetti sul ruolo “politico” del presidente dell’ INPS Pasquale Tridico voluto e “piazzato” su quella poltrona dal Movimento 5 Stelle. “Aver difeso i colori grillini in campagna elettorale non può essere l’unica ragione per cui viene protetto da Palazzo Chigi nonostante i macroscopici errori” dice Matteo Renzi leader di Italia Viva.

Pasquale Tridico presidente dell’ INPS nominato dal M5S

Sono in molti a chiedersi come mai i nomi non siano ancora stati resi pubblici dinnanzi alle innumerevoli richieste di trasparenza. Un primo segnale di forte perplessità è arrivato ieri, quando Ettore Rosato dopo aver smentito il coinvolgimento di Italia Viva ha invitato pubblicamente l’Inps a rendere pubblici i profili dei “furbetti” : “Questo modo di fare servizio pubblico da parte dell’Inps è barbaro“. Le prime indiscrezioni giornalistiche infatti parlavano di tre deputati della Lega, uno del Movimento 5 Stelle ed un renziano, responsabili di aver incassato il bonus Covid da 600 euro al mese.

Una dura reazione è arrivata anche da parte della Lega. Il deputato Mario Lolini ha diffidato qualsiasi organo d’informazione a pubblicare articoli che riguardano la sua persona, “con subdole illazioni, avvertendo che in caso contrario sarò costretto ad adire le vie legali“.

Luigia Di Maio, M5S

La notizia del bonus Covid finito ad esponenti politici, come parlamentari e consiglieri regionali, che onestamente non ne avevano alcun bisogno, è arrivata guarda caso propio alle porte del referendum sul taglio dei parlamentari per il quale si voterà il prossimo 20 settembre, per il quale Luigi Di Maio (il “padrino” politico di Tridico) è immediatamente tornato alla carica: “Possiamo dare insieme una bella sfoltita e fare la storia. Gli italiani potranno scegliere se tenersi 945 parlamentari o se tagliare 345 stipendi inutili. Io non ho dubbi”.

Una circostanza che sembra più forte di un semplice indizio usato secondo l’opposizione al Governo Conte per accendere ed animare un sentimento anticasta . Infatti quanto accaduto doveva essere noto da tempo al presidente “grillino” dell’ INPS considerato che i bonus Covid decisi dal Governo sono arrivati in primavera !

E’ stata proprio la tempistica con la quale è stata diffusa anonimamente la notizia ad aver sollevato più di qualche dubbio, e la sensazione che ci sia dietro le quinte in realtà qualcosa di programmato e studiato a tavolino, è molto forte in virtù della circostanza che il primo a scagliarsi contro i 5 deputati sia stato il ministro degli Esteri Di Maio “protettore” del presidente grillino dell’ INPS.

Lucio Malan, vicecapogruppo vicario dei senatori di ForzaItalia, è arrivato a una conclusione molto chiara e dettagliato: “Lo scopo di questa squallida vicenda è gettare fango sulle istituzioni per aiutare il al referendum del 20 settembre, perché la sistematica campagna di menzogne si sta sfaldando” e quindi suo giudizio ora il M5S aveva bisogno di qualcosa “da presentare all’odio della folla“.

La teoria di Baldan trova il sostegno di Simone Baldelli, vicepresidente azzurro della Camera e tra i promotori del Comitato per il No al referendum sul taglio dei parlamentari: “Io mi limito a commentare strani tweet che confermano questi sospetti, come quello di Manlio Di Stefano, che lega strumentalmente le due cose”. Anche l’onorevole Francesco Lollobrigida capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera vuole vederci chiaro sul ruolo del presidente dell’Inps e sostiene che sarebbe utile sapere come mai dalle prime ore della giornata di domenica – e secondo alcuni anche da molto più tempo – “autorevoli esponenti del M5S già conoscessero le appartenenze politiche dei responsabili di questi vergognosi comportamenti” e giustamente si interroga: Tridico glieli ha fatti avere ‘riservatamente’ ? Altrimenti spieghi come sono usciti”.

Non è da escludere che a questo punto il presidente dell’ INPS Tridico venga chiamato a riferire in Parlamento nell’ambito di una audizione secretata in Commissione Lavoro la cui presidente Debora Serracchiani (Pd) ha fatto sapere che almeno per il momento non è pervenuta alcuna richiesta di convocazione, mentre il deputato Gianfranco Librandi (Italia Viva) ha annunciato la sua intenzione di farlo per chiedere apertamente le sue dimissioni “per la grave falla di credibilità che ha creato”.

Matteo Renzi, leader e fondatore di Italia Viva

Commenti durissimi sono arrivate anche da Matteo Renzi che mentre attacca i 5 “furbetti del bonus“, autori di una “vergogna totale“, contestualmente accusa il numero uno dell’Inps: “Mi colpisce il clima populista di caccia alle streghe che l’Inps ha instaurato“. Questo dire e non dire, annunciare e non smentire ha dimostrato come Tridico sia “totalmente impreparato e incompetente”. invitandolo a riflettere sulle proprie dimissioni: “Aver difeso i colori grillini in campagna elettorale non può essere l’unica ragione per cui viene protetto da Palazzo Chigi nonostante i macroscopici errori“. conclude il leader di Italia Viva.

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