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29 Gennaio 2026 20:55

DA OGGI TUTTA L’ITALIA IN ZONA BIANCA. STOP ALL’OBBLIGO DELLA MASCHERINA ALL’APERTO

La mascherina dovrà indossare solo in caso di rischi di assembramento (mercati all'aperto, fiere, code ecc.) e ovviamente se si entra in un negozio, altrimenti basterà averla con sè. Cancellato anche il coprifuoco

di Francesca Lauri

Da oggi, lunedì 28 giugno, inizia una nuova fase nella battaglia contro il Covid, una fase molto simile alla normalità. Tutta l ‘Italia in zona bianca, niente coprifuoco e mascherine in tasca all’aperto. Cancellato anche il coprifuoco, domani quindi sarà un giorno simbolico del cambio di fase: non solo tutte le Regioni in bianco, ma anche l’addio all’obbligo della mascherina all’aperto, dopo il parere del Cts e la relativa ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza.

La mascherina dovrà indossare solo in caso di rischi di assembramento (mercati all’aperto, fiere, code ecc.) e ovviamente se si entra in un negozio, altrimenti basterà averla con sè. La protezione è fortemente raccomandata per soggetti fragili e immunodepressi e a coloro che stanno loro accanto. L’obbligo rimane sui mezzi pubblici e negli ambienti sanitari, secondo i protocolli in vigore.

L’uso della mascherina all’apertoresta obbligatorio in ogni luogo non isolato, ad esempio nei centri urbani, nelle piazze, sui lungomare nelle ore e situazioni di affollamento, nonché nelle file, code, mercati o fiere ed altri eventi, anche all’aperto, nonché nei contesti di trasporto pubblico all’aperto quali traghetti, battelli e navi“.

In conformità a quanto previsto dall’ordinanza del ministro della Salute 22 giugno 2021 – si legge nell’ordinanza – l’obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie, anche all’esterno, resta fermo, tra l’altro, in ogni situazione in cui non possa essere garantito il distanziamento interpersonale o quando si configurino assembramenti o affollamenti“.

A inaugurare la zona bianca che sancisce il graduale ritorno alla normalità (dopo l’esperimento di primavera della Sardegna, durato poco) erano state a fine maggio le regioni Friuli Venezia Giulia, Molise e la stessa Sardegna. Niente coprifuoco e regole più soft, in particolare per quanto riguarda i ristoranti: niente limiti alle presenze ai tavoli all’aperto, massimo 6 persone -se non conviventi- al chiuso

La settimana successiva era stata la volta delle altre regioni: Abruzzo, Liguria, Veneto e Umbria, mentre dal 14 giugno sono in bianco anche Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Emilia Romagna e Provincia di Trento. Quindi con il report della Cabina di Regia del 21 giugno sono state Sicilia, Marche, Toscana, Provincia di Bolzano, Calabria, Basilicata e Campania a entrare nella zona a minori restrizioni. Venerdì scorso il turno della Val d’Aosta, con l’ordinanza che entra in vigore domani.

Grazie al crollo dei contagi nelle ultime settimane scesi ormai a meno di mille al giorno), cui ha fatto seguito quello dei ricoveri e dei decessi: le terapie intensive e i ricoveri ordinari sono al 3% di occupazione, ben sotto la soglia di allerta (fissata rispettivamente al 30 e al 40%), l’indice Rt è stabilmente sotto 1 da oltre un mese (ed è fermo da settimane a 0,68-0,69), l’incidenza precipitata ormai a 10 casi per centomila, a un livello che rende possibile il tracciamento dei contatti.

C’è, naturalmente, la spada di Damocle della variante “Delta”, arrivata secondo gli ultimi dati dell’ Istituto Superiore della Sanità a sfiorare il 17% di tutti i contagi Covid nel nostro Paese, che probabilmente diventerà dominante entro l’estate, e potrebbe portare a un rialzo dei casi. Sarà fondamentale, viene ripetuto dal Governo, vaccinare a tutta forza anche durante l’estate.

Al momento i numeri italiani tengono e lasciano ben sperare, e con l’ingresso della Val d’Aosta, ultima regione rimasta in giallo, nella fascia a minori restrizioni, da domani tutte le Regioni saranno in zona bianca. Questo perché nel consueto monitoraggio settimanale del venerdì, anche la piccola regione alpina ha raggiunto il traguardo dei tre report consecutivi con l’incidenza sotto i 50 casi settimanali per centomila abitanti, avendo a oggi un’incidenza di 10 casi per centomila.

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