Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, durato oltre 5 ore, Valter Lavitola ha ammesso “di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci” dello scorso ottobre. Il suo avvocato difensore Sergio Cola ha dichiarato: “Ha confermato l’ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato e dice di averlo fatto per tutelare la incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare la scorta che era solo di due persone. Lui l’ha fatto perché poi in effetti dopo l’attentato la scorta è stata più che raddoppiata: si è passati da due a otto agenti con una protezione a ferro di cavallo“. Innalzamento della scorta che adesso dovrebbe essere revocato, secondo quanto riferiscono fonti del Viminale.
“Non per un movente politico anche se di fatto l’attentato, ma non per volontà di Lavitola, ha potuto aumentare la popolarità”, ha aggiunto il legale che ha fatto istanza per chiedere una misura cautelare meno afflittiva come gli arresti domiciliari. Lavitola “ha risposto a tutte le domande del gip. Il suo comportamento è apprezzabile perché il quadro probatorio secondo me non era così granitico, quindi si poteva giocare tutto. Ma nonostante questo ha scelto di parlare“. Il legale ha spiegato inoltre che, alla luce di questa confessione, sia possibile ottenere gli arresti domiciliari. Quanto alla possibile consapevolezza del conduttore di Report sull’attentato, l’avvocato di Lavitola ha deciso di non commentare davanti ai giornalisti all’esterno del carcere di Rebibbia: “Non posso rispondere”.

Nuovo ‘capitolo’ nell’inchiesta
Un nuovo capitolo dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo contro Ranucci emerge intanto dal verbale dell’audizione in procura di Marco Bernardini, ex informatore del Sisde condannato in via definitiva a 5 anni e 8 mesi per i dossieraggi illegali Telecom. A ricostruire il verbale è il giornalista Giacomo Amadori in un articolo sul quotidiano Libero, nel quale viene spiegato che Bernardini sarebbe stato indicato nel novembre 2025 dallo stesso Ranucci alla Procura di Roma come persona in grado di fornire elementi utili sulle vicende legate all’attentato dinamitardo di Pomezia.
Nel verbale, riportato dal quotidiano, Bernardini riferisce di essere stato contattato da Ranucci nell’estate 2025, quando il conduttore avrebbe espresso preoccupazioni per la possibilità di essere intercettato o pedinato. Bernardini racconta quindi di essersi rivolto a un ex collega dei servizi, indicato nel verbale con le iniziali “S.L.”, dal quale avrebbe raccolto informazioni su presunte irregolarità interne all’Aisi. Si tratta, sottolinea Libero, di accuse prive — nel racconto di Bernardini — di riscontri documentali e basate su informazioni riferite da terzi. Secondo il quotidiano, i pm avrebbero mostrato maggiore interesse per la figura di Giuseppe Deldeo, ex vicedirettore dei servizi e coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta “Squadra Fiore”, agenzia investigativa privata nella quale figuravano anche ex appartenenti ai servizi.
Ranucci: l’Italia uccide i suoi uomini migliori per eccesso di chiarezza
“Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza” scrive Sigfrido Ranucci in un post su Facebook dal titolo “La voce che spaventa“. “Muoiono tutti nello stesso modo – prosegue -, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto un attimo prima degli altri il disegno di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta”.
FdI: ignobile che Ranucci si paragoni a chi ha combattuto davvero la mafia
“Ranucci si paragona a Moro, Piersanti Mattarella, Falcone e Borsellino, scrivendo di essere ‘una voce che spaventa’. Ma a spaventare non è la sua voce, bensì i suoi silenzi. Usi la sua voce libera per spiegare perché il giorno della perquisizione a Lavitola è stato due ore al telefono con il presunto mandante dell’attentato per tentare di concordare un alibi per lo stesso Lavitola“. Lo dicono i componenti di Fdi in Vigilanza. “Aspettiamo trepidanti di ascoltare questa voce, ma nel frattempo non possiamo non giudicare ignobile che Ranucci si paragoni a chi davvero la mafia l’ha combattuta e che per sua mano ha trovato la morte”.





