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3 Settembre 2026 17:12

Lavitola resta in carcere. Per il gip: “Le sue ricostruzioni inverosimili”

Respinta la richiesta di arresti domiciliari. Sue dichiarazioni ritenute "in contraddizione con quanto emerso dalle indagini"

Valter Lavitola resta nel carcere di Rebibbia, dove si trova da lunedì scorso. Il gip di Roma, Iole Moricca, ha respinto l’istanza presentata dal difensore, l’avvocato Sergio Cola, per ottenere gli arresti domiciliari, confermando la linea della Procura capitolina che aveva espresso parere contrario. Al faccendiere, ex carcerato e pregiudicato che si trova ristretto nel carcere romano di Rebibbia da lunedì scorso. viene contestata l’aggravante del metodo mafioso. Sulla richiesta i pm della Procura di Roma avevano dato parere negativo.

Nell’ordinanza di tre pagine con cui ha rigettato la richiesta, il giudice ha evidenziato come la custodia cautelare in carcere rimanga l’unica misura idonea. Valter Lavitola deve rimanere in carcere perché “rimane totalmente immutato il rischio di azioni recidivanti – anzi aggravato dalle stesse dichiarazioni dell’indagato che hanno ulteriormente evidenziato la disinvoltura criminale con cui ha programmato l’atto intimidatorio che, comunque, anche seguendo la sua tesi -, allo stato priva di qualsivoglia riscontro -, avrebbe dovuto essere compiuto mediante l’uso di armi; che parimenti immutato deve ritenersi il pericolo di inquinamento probatorio a fronte del fatto che l’indagato anche in sede di interrogatorio ha confermato di godere di una fitta e ramificata rete di contatti, sicché è di tutta evidenza che la sostituzione della misura cautelare agevolerebbe non solo i suoi contatti con Clesio Tavares ancora in libertà (trovandosi in Africa), ma consentirebbe di corroborare la sua tesi difensiva, ostacolando le ulteriori eventuali indagini che il pm intenda compiere”.

il latitante Clesio Tavares, Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola

Lavitola al gip: chiesi di sparare contro la villetta

Sparare alcuni colpi di pistola dimostrativi contro il muro della villetta di Sigfrido Ranucci: questa l’azione con “diversa modalita‘” che Valter Lavitola, come avrebbe raccontato lui stesso al gip nell’interrogatorio di garanzia, avrebbe commissionato per l’attentato avvenuto nello scorso ottobre, di cui ieri ha ammesso di essere il mandante. A quanto si è appreso, una volta saputo che, invece, l’attentato era avvenuto con un ordigno rudimentale, Lavitola, non avrebbe avuto nulla da ridire, ritenendo comunque anche quella una modalità di carattere dimostrativo.

Gip: “Le sue ricostruzioni inverosimili”

Valter Lavitola deve restare in carcere perché, nonostante la confessione, “ha fornito ricostruzioni inverosimili sia per quanto concerne la sua estraneità alla scelta di utilizzare un ordigno esplosivo, sia per quanto concerne il movente della condotta criminosa ricondotto esclusivamente alla volontà di potenziare la scorta del Ranucci. Lo scrive il gip di Roma Iole Moricca nell’ordinanza con cui ha respinto la richiesta di arresti domiciliari. Nel provvedimento, il giudice sottolinea come l’asserito movente “legato alla volontà di rafforzare la scorta del Ranucci appare non solo inverosimile, ma anche in contraddizione con quanto emerso dalle indagini”.

“Resta invariato il pericolo di fuga”

Permane infine il rischio di allontanamento dall’Italia. Nel provvedimento con cui ha respinto la richiesta di arresti domiciliari, la Gip di Roma Iole Moricca sottolinea che “permane invariato anche il pericolo di fuga; la circostanza che l’indagato avesse già programmato il viaggio in Camerun per il 4/7/2026 per lo svolgimento di una importante conferenza di servizi a cui era stato poi costretto a partecipare in video conferenza e che sia solito acquistare biglietti per voli intercontinentali il giorno prima, come sostenuto in sede di interrogatorio, allo stato non pare assolutamente provata, pertanto l’unico dato oggettivo acquisito e che egli ha acquistato il biglietto aereo solo dopo l’arresto degli esecutori materiali; che, comunque anche a prescindere tale circostanza, e’ indubbio che Lavitola abbia una rete di contatti in Italia e all’estero che gli consenta con estrema facilita’, di allontanarsi dal territorio italiano e far perdere le sue tracce, sicche’ anche in relazione a tale rischio, l’applicazione della misura cautelare in atto con quella degli arresti domiciliari con bracciale elettronico – tenuto conto della disinvoltura criminale mostrata, deve ritenersi idonea a prevenire il rischio di fuga, come già rappresentato in sede di ordinanza genetica“.

Lavitola “ha cercato di ridimensionare il suo ruolo”

Nell’ordinanza con cui ha respinto la richiesta di arresti domiciliari, il gip di Roma rileva come Valter Lavitola, “pur ammettendo di essere il mandante dell’azione delittuosa, ha cercato di ridimensionare fortemente il ruolo svolto nell’organizzazione dell’azione criminosa – negando di essere a conoscenza delle modalità di esecuzione concretamente messe in atto, negando di avere svolto il sopralluogo in data 15/9/2025 -, e ha offerto un movente diverso, volto evidentemente a dimostrare come avesse agito esclusivamente nell’interesse della persona offesa e non anche per fini personali”.

Ranucci verrà ascoltato come persona informata sui fatti, quando terminerà l’esame dei dispositivi — cellulari, pc, pen drive — sequestrati a Lavitola. A quel punto la Procura di Roma avrà gli elementi per capire il clima in cui ha agito Lavitola. Che in questa fase si muove in modo difficile da interpretare. A partire da quel “no comment” del suo legale, l’avvocato Sergio Cola, alla domanda se sia stato chiesto a Lavitola, nell’interrogatorio di garanzia, se Ranucci fosse consapevole del piano del faccendiere riguardo l’attentato. La domanda è stata posta, confermano gli inquirenti. Non è però emerso il contenuto della risposta.

Il gip avrebbe fatto sentire un’intercettazione a Lavitola. il quale, dopo averla ascoltata, avrebbe detto: «Non escludo che Ranucci sapesse del mio piano». A riferire questo passaggio è sempre l’avvocato Cola, difensore di Lavitola in altre delicate indagini penali con risvolti decisivi nella politica, a partire dalla «compravendita dei senatori» nel 2008 che fece cadere il governo Prodi e la storia della casa di Montecarlo nel 2011 che azzoppò la carriera di Gianfranco Fini. La Procura però smentisce in modo categorico che sia stata pronunciata quella frase nel corso dell’interrogatorio. 

Ranucci sentito in Procura subito dopo l’attentato. 

Durante la deposizione il giornalista RAI aveva ha indicato varie piste. Ma non aveva mai parlato della sua amicizia con Lavitola, uomo con un passato giudiziario imbarazzante e turbolento. Neanche dopo l’arresto dei quattro esecutori ha parlato del suo legame con il faccendiere. Altri aspetti da approfondire sono la telefonata notturna del 5 luglio scorso, subito dopo la perquisizione, tra Ranucci e l’«amico» Lavitola. quando quest’ultimo chiama Ranucci, utilizzando l’app Signal che impedisce a terzi, inclusi le forze dell’ordine, di ascoltare la telefonata. Solo che stupidamente Lavitola aveva messo la chiamata in viva vocecircostanza questa che ha permesso agli investigatori di poter ascoltare e registrare il dialogo grazie ad un intercettazione ambientale. La conversazione è durata due ore, solo una parte è stata registrata, perché ad un certo punto Lavitola scendeva dall’auto.

Consegnata la relazione del comitato etico all’Ad della Rai

Infine, è stata consegnata all’amministratore delegato Rai, Giampaolo Rossi, la relazione del Comitato etico che ha concluso l’analisi della vicenda relativa a Sigfrido Ranucci. Secondo quanto si apprende da fonti Rai, l’Ad valuterà nei prossimi giorni. Il contenuto della relazione, che è secretato, non determinerà però – sempre secondo quanto viene riferito – automatismi sulla scelta editoriale relativa all’eventuale sostituzione del giornalista alla conduzione di ‘Report

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