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25 Marzo 2026 23:41

La solita Santanchè aggrappata alla poltrona, si è dimessa

Un processo per falso in bilancio, un'udienza preliminare per truffa all'Inps e 3 indagini per bancarotta che presto potrebbero concludersi. Sono i casi giudiziari che coinvolgono la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, di cui la premier Giorgia Meloni ha chiesto pubblicamente e ottenuto le dimissioni
di Antonello de Gennaro

Conosciamo Daniela Santanchè da quando imperversava nel centro di Milano con la sua Smart, atteggiandosi a consulente dell’ assessore alla moda, all’epoca dei fatti Giovanni Bozzetti, attuale presidente della Fiera di Milano, avvocato e manager serio e qualificato da sempre stretto collaboratore di Ignazio Larussa, ed onestamente noi non ci meravigliamo della “Santa de chè” come venne ribatezzata da un popolare sito di gossip. A dire il vero, onestamente ci saremmo meravigliati del contrario.

La ricordiamo quando “infiltrata” in Alleanza Nazionale dal suo amico e “protettore” politico Larussa, arrivò allo scontro con Gianfranco Fini passando armi e bagagli, con un piccolo seguito di scappati da casa ch aderivano ad un suo piccolo movimento nel La Destra fondata da Francesco Storace, attaccando Berlusconi affermando che lei “aveva la bava alla bocca” affermando che “Il voto a Berlusconi è il più inutile che le donne possano dare. Vorrei fare un appello a tutte le donne italiane. Non date il voto a Silvio Berlusconi, perché Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali”.

Daniela Santanchè e Francesco Storace

La Santanchè aveva criticato il leader del Pdl: Berlusconi ha sempre utilizzato le donne come il predellino della sua Mercedes: un punto d’appoggio per sembrare più alto dei veri nanetti di cui si circonda. Il voto alla Destra è invece utilissimo perché serve a rompere i vecchi giochi della politica e a rimettere in gioco valori e ideali che non devono essere cancellati”. Peccato che la Santanchè candidatasi con La Destra, venne sonoramente “trombata” dal non voto degli elettori.

Dopo aver lasciato An, nel suo primo discorso da esponente del partito di Storace, la Santanchè attaccò con durezza Gianfranco Fini.Sono felice di essere qui, abbiamo lo stesso sangue nelle vene e un cuore che batte a destra. Io non mi ritrovavo più in una destra che sta perdendo l’anima nel tentativo di posizionarsi al centro e di apparire politically correct. Quando si vuole apparire moderati a tutti i costi, si diventa modesti…E mi sono sentita tradita da Fini“. “Ho lasciato un’altra destra – continuava la Santanchéche troppo spesso ha dimenticato i nostri valori, preoccupata com’é di inseguire incomprensibili fughe in avanti alla ricerca di chissà quale ‘centro’ della sua azione politica. E in questa andatura confusa e senza progetto ha smarrito se stessa. E’ una destra della transizione verso il nulla“. Peccato però è che proprio da quella “destra” di AN che ha origine l’impegno e la valorizzazione di Giorgia Meloni, nominata ministro nel Governo Berlusconi su indicazione proprio di Fini.

Questa mattina nonostante l’invito della premier Giorgia Meloni a dimettersi per “sensibilità istituzionale”, in linea con la scelta di Delmastro e Bartolozzi, per tutta risposta  ieri la  Santanchè aveva assicurato che oggi si sarebbe recata regolarmente al lavoro al ministero del Turismo, come poi è accaduto. Nessuna risposta ai cronisti che le chiedevano se si sarebbe dimessa. La Santanchè ha tirato dritto al suo arrivo, entrando dentro il ministero e dribblando le domande. Nessuna dichiarazione anche all’uscita del dicastero, alle 15.05, dopo una mattinata di lavoro tra riunioni e appuntamenti programmati e confermati nonostante l’invito della Meloni .

Il capogruppo di FdI al Senato, Malan: “Seguirà indicazioni della premier”

Secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia, oggi in Senato dopo la richiesta delle opposizioni di discutere la mozione di sfiducia alla ministra, ha dichiaratro che “la ministra Santanchè, come tutti i ministri seguirà le indicazioni del presidente del Consiglio, ma non prendiamo lezioni da chi ha limitato i diritti degli italiani con Dpcm e per evitare il passaggio parlamentare”. Affermazione confermata dall’ on. Giovanni Donzelli responsabile organizzazione di Fdi , intercettato dalla stampa all’uscita dalla Camera dei Deputati.: ‘Non so i tempi e i modi’ delle dimissioni, ma ‘credo, do per scontato”che il passo indietro di Daniela Santanchè arrivi presto“.

Alla domanda dei giornalisti se la mozione di sfiducia nei confronti della ministra presentata dalle opposizioni “sarà votata anche da Fdi o vi aspettate le dimissioni prima? ” Donzelli ha replicato: “Il presidente del Consiglio si è espresso, normalmente e come sempre accadrà anche in questo caso, un ministro ascolta le indicazioni e le richieste del presidente del Consiglio’‘ sottolineando che “Non ci sono ripercussioni né scossoni nel governo, c’è semplicemente Meloni che, parlando con alcune persone, ha scelto di dare un segnale chiaro alla nazione, ovvero quello di non rimanere a governicchiare”.

Alla fine, dopo la richiesta di dimissioni esternata dalla premier Giorgia Meloni ieri sera, il ministro del Turismo Daniela Santanchè ha lasciato l’incarico. E lo ha fatto con una lettera dal sapore amore. “Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio“, ha scritto la Santanchè.

La Santanchè nella sua lettera alla Meloni ha aggiunto: “Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei esssere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio. Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Del Mastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento”.

La memoria corta giudiziaria della Garnero Santanchè

Un processo per falso in bilancio, un’udienza preliminare per truffa all’Inps e 3 indagini per bancarotta che presto potrebbero concludersi. Sono i casi giudiziari che coinvolgono la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, di cui la premier Giorgia Meloni ha chiesto pubblicamente e ottenuto le dimissioni dopo la sconfitta referendaria. La senatrice di Fratelli d’Italia è imputata davanti al Tribunale di Milano per i presunti conti truccati delle società della galassia Visibilia (Visibilia Editore spa, Visibilia Editrice srl e Visibilia srl) fra 2016 e 2022 assieme ad altri 15 fra manager e sindaci delle aziende. La prossima udienza è prevista per il 14 aprile per il controesame di Nicola Pecchiari, il commercialista e docente dell’ Università Bocconi consulente tecnico dei pubblici ministeri Luigi Luzi e Marina Gravina con l’aggiunto Roberto Pellicano nel fascicolo nato da un’azione civile intentata dai piccoli soci di Editore spa, costituiti parte civile e che chiedono il risarcimento danni per aver visto crollare il valore della propria partecipazione azionaria.

La sentenza dovrebbe arrivare sicuramente entro la fine della legislatura. A livello mediatico il procedimento che più ha intaccato l’esponente di Fratelli d’Italia è quello per truffa aggravata ai danni dello Stato. Santanchè, il suo compagno Dimitri Kunz e il manager Paolo Concordia sono accusati per i 126.468,60 euro versati dall’Inps fra 2020 e 2022 a 13 lavoratori di Visibilia Editore spa e Visibilia Concessionaria srl per 20.117 ore di cassa integrazione Covid, in piena pandemia, mentre in realtà i lavoratori avrebbero “continuato a svolgere le proprie mansioni secondo i contratti in corso” e in “smart working”.

L’udienza preliminare è in corso da oltre un anno ed è ‘congelatà da settembre 2025 in attesa che la Corte Costituzionale decida se la Procura di Milano ha o meno ecceduto dai suoi poteri nel farsi consegnare audio, chat e mail, non intercettate ma registrate da ex dipendenti delle società Visibilia e in cui Santanchè compare direttamente o come mittente/destinatario (anche in copia) delle comunicazioni. Il conflitto di attribuzioni lo ha sollevato il Senato con la Procura di Milano .

Al centro della decisione della Consulta c’è l’oggetto del contendere fra politica e magistratura sin dalla sentenza ‘Open-Renzì nel 2023. Quelle prove acquisite dai pm sono “documenti“, quindi utilizzabili dalla pubblica accusa in un processo a carico di un parlamentare, oppure sono “corrispondenza“, equiparabile a “intercettazioni“, evenbtualmente completamente nulla in assenza di “autorizzazione” della camera parlamentare di appartenenza, come prescritto dalla Corte estendendo il perimetro dell’articolo 68 della Costituzione sulle garanzie dei membri di Montecitorio e Palazzo Madama.

Nel caso di Santanchè si tratta in particolare di “conversazioni ambientali registrate”, fra 2019 e 2022 da Eugenio Moschini, ex dipendente della rivista Pc Professionale edita da Visibilia, consegnate alla Guardia di Finanza sentito come testimone l’8 novembre 2023 e di mail e chat WhatsApp e Telegram, acquisite durante le indagini sia attraverso la testimonianza dell’ex lavoratrice del Gruppo, Federica Bottiglione, sia attraverso la trasmissione da parte della Consob ai militari delle fiamme gialle. I pm hanno chiesto di processarla anche senza quelle registrazioni e quelle mail. Il terzo e ultimo filone riguarda i fallimenti delle società del gruppo del bio-food Bioera-Ki Group: la ministra del Turismo è indagata con l’ipotesi di bancarotta per il crac di Bioera e per quello della Ki Group srl per la quale è stato accertato un “passivo esposto in ambito concordatario” da 8.625.912,96 euro. Fascicolo in cui sono indagati anche l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro (padre di suo figlio), Michele Mazzaro, Antonino Schemoz, Stefano Crespi e Filippo Rolando.

L’Inps, assistito dall’avvocato Aldo Tagliente, – ha reso noto in serata con una nota all’ Agenzia ANSA – che revocherà nei prossimi giorni la costituzione come parte civile nell’udienza preliminare a carico di Daniela Santanchè e altri sulla presunta truffa aggravata allo stesso ente. Lo ha confermato lo stesso legale, precisando che l’istituto ha ottenuto “soddisfazione piena” dal punto di vista risarcitorio. L’ente, che era costituito solo contro i tre imputati persone fisiche, tra cui la ministra, ha ottenuto, infatti, il risarcimento integrale del danno patrimoniale, ossia quegli oltre 126mila euro che le due ex società del gruppo Visibilia avrebbero ottenuto indebitamente come cassa integrazione nel periodo Covid. Versamenti effettuati all’Inps dalle stesse società. In più, stanno arrivando anche i pagamenti per i cosiddetti “danni da disservizio”, ovvero circa 10mila euro, e poi pure quelli dei danni non patrimoniali di immagine. Per una cifra totale che è compresa, da quanto si è saputo, tra i 150mila e i 200mila euro.

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Grazie, Antonello de Gennaro

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