Il Governo è al lavoro per contrastare caro-carburante, preparando un nuovo decreto con nuovi sconti per benzina e gasolio, sfruttando il meccanismo delle “accise mobili” e non solo. Ieri, con il prezzo medio del gasolio arrivato a 2,161 euro al litro (oltre il record di marzo 2022, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina) e la benzina salita a 1,968 euro al litro, ha indotto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ad attivarsi con una telefonata al ministro dell’Economia nel pomeriggio per fare il punto sulla folle corsa dei prezzi alla pompa dovuta alla nuova escalation in Iran.
La Meloni ha fatto una richiesta chiara e decisa : occorre muoversi, in fretta, per fermare i rincari della Benzina e diesel che salgono di uno, due centesimi al giorno e già da giorni toccano la quota psicologica dei due euro al litro. E le opposizioni incalzano ed accusano il governo di inerzia. E‘ necessario quindi intervenire per tamponare i rincari con un decreto al più presto, forse già nel primo Consiglio dei ministri di agosto,. Soldi per bonus ai pendolari e aiuti alle famiglie più deboli (potenziando la social card) per il momento non ce ne sono. E Palazzo Chigi sta facendo in queste ore con il Mef si il conto delle risorse a disposizione.
Consentire che i prezzi possano salire oltre i due euro al litro comporta un concreto pericolo che il commercio e le industrie, possano aumentare spaventati dai rincari, i prezzi sensibilmente, procurando una nuova fiammata inflazionistica. Ma il problema è difficile da sciogliere: come annunciato dall’Unem, l’associazione che rappresenta le compagnie petrolifere, in quanto il prezzo potrebbe ulteriormente salire ad agosto fino a 8 centesimi al litro , considerando che i margini sugli aumenti del petrolio non sarebbero stati ancora recuperati con i rincari alla pompa e la flessibilità sui conti concessa da Bruxelles per l’energia non si può utilizzare per sconti “a pioggia” e temporanei.

Il governo Meloni ha calmierato tre volte i prezzi dei carburanti con un taglio secco delle accise da quando è scoppiata la guerra in Ira . Inizialmente di 20 centesimi al litro, quindi di 10, infine di 5. Misure costate miliardi di euro alle casse dello Stato e solo in parte recuperate con le cosiddette “accise mobili“. Il meccanismo permette un taglio delle tasse (le accise) sui carburanti finanziato con l’aumento dell’Iva sul petrolio, dovuto all’aumento del prezzo del greggio.
Così si ottiene una riduzione dei prezzi limitata (fra i 7 e i 10 centesimi al litro), e ritardata in quanto bisogna prima incassare l’Iva maggiorata dagli ultimi aumenti, e ci vogliono almeno due settimane, moptivoper cui appare impossibile intervenire prima del 3 agosto. Le sole accise mobili potrebbero essere insufficienti, ma anche è complesso reperire altri miliardi nei conti dello Stato, considerata la procedura di infrazione europea sui conti pubblici,
I prezzi sulla rete autostradale anche della benzina hanno superato stabilmente i 2 euro al litro. Mentre, secondo la Cna, da marzo a oggi i rincari hanno comportato un maggiore esborso per gli italiani di oltre 4,5 miliardi di euro. Secondo l’Ue, non ci sarebbero Comunque, problemi di approvvigionamento. I prezzi del petrolio sui mercati, dopo la fiammata di giovedì, nel frattempo sono scesi: il Brent, che aveva superato i 100 dollari al barile, è sceso a quota 96 dollari. Ma in questi giorni a crescere più del Brent è stato il Platts, l’indice che misura il valore “fisico” di benzina e diesel, includendo anche raffinazione, logistica e trasporti. La riduzione della capacità di raffinazione europea e il venir meno dell’accesso alle raffinerie russe hanno in reso negli ultimi anni i prodotti raffinati molto più sensibili delle quotazioni del petrolio.
Da qui l’effetto contestato dalle associazioni dei consumatori: gli aumenti in questi mesi arrivano alla pompa nel giro di 24-48 ore, mentre per beneficiare dei ribassi occorrono spesso settimane. Gli operatori cercano inizialmente quando le quotazioni salgono, di difendere i volumi di vendita. Mentre quando invece iniziano a diminuire, la riduzione dei listini è più graduale, perché si tende a preservare i margini. Ma secondo Unimpresa gli aumenti alla pompa non riflettono esattamente gli andamenti di mercato: fin da marzo (subito dopo lo scoppio della guerra), il prezzo soprattutto del gasolio sarebbe cresciuto ben più di quanto “giustificabile” dal solo aumento del greggio, a volte anche del doppio. Da qui le accuse di “speculazione” rivolte alle compagnie petrolifere e ad alcuni distributori.





