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15 Agosto 2026 09:48

La corte di appello di Lecce, sezione di Taranto conferma la precedente sentenza di condanna in primo grado a Michele Mazzarano

Confermata in appello la sentenza di condanna a 9 mesi ma sopratutto a 5 anni di sospensione dal diritto elettorale e da tutti i pubblici uffici (con la sospensione della pena) inflitta dal giudice monocratico Paola D’amico nel primo grado di giudizio nei confronti del consigliere regionale Michele Mazzarano, pena “ammorbidita” grazie al rito abbreviato

Confermata ieri in appello la sentenza di condanna a 9 mesi ma sopratutto a 5 anni di sospensione dal diritto elettorale e da tutti i pubblici uffici (con la sospensione della pena) inflitta dal giudice monocratico Paola D’amico nel primo grado di giudizio nei confronti del consigliere regionale Michele Mazzarano, pena “ammorbidita” grazie al rito abbreviato, a cui hanno optato l’ avvocato Fausto Soggia difensore di Mazzarano che ha così ottenuto la pena dimezzata ad un terzo, potendo celebrare il processo a porte chiuse, come previsto dal codice penale.

Ieri dinnanzi alla Corte c’è stato un autentico colpo di teatro, quando Emilio Pastore si è presentato in aula senza avvocato (e la Corte ha subito fatto arrivare un difensore d’ufficio) in quanto il suo difensore, l’avvocato Marco Pomes ha rinunciato al mandato di difensore, ed ha reso pesanti dichiarazioni spontanee che hanno sicuramente contribuito ad indurre il collegio giudicante a riconfermare la sentenza di primo grado del tribunale penale di Taranto. Pastore ha confermato le accuse nei confronti di Mazzarano, ma ha rincarato la dose depositando altro materiale compromettente sulla squallida vicenda.

Analoga decisione di condanna è stata adottata dalla Corte presieduta dal giudice Del Coco ed a latere dai giudici Cavallone ed Incalza nei confronti dell’imprenditore tarantino Emilio Pastore, imputato con l’esponente politico massafrese per la vicenda che venne portata alla luce da Striscia la notizia e dal Corriere del Giorno nel marzo 2018 sul patto stretto tra i due in occasione delle consultazioni regionali del 2015. Mazzarano in prossimità dell’appuntamento elettorale, come si evince dalle registrazioni, aveva promesso il suo interessamento per far assumere i figli del Pastore in cambio di voti per sostenerlo nella campagna elettorale regionale del 2015, attraverso l’utilizzo di un locale di Taranto in cui venne allestito un comitato elettorale di Mazzarano.

La difesa di Mazzarano si riserva di proporre ricorso in Cassazione all’esito della lettura della sentenza di appello, previa valutazione con il suo assistito, che al momento in cui pubblichiamo la notizia (h. 17:11 di giovedì 16 giugno ) non ha rilasciato e diramato alcun commento.

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