Il voto su Rousseau: una violenza alla Costituzione

Il voto su Rousseau: una violenza alla Costituzione

Tutti gli improvvisati giuristi e costituzionalisti grillini possono gentilmente spiegarci in quale passaggio della nostra legge elettorale, della legge istitutiva parlamentare, della nostra tanto richiamata Costituzione, che viene continuamente calpestata da un comico, ed un branco di ex-disoccupati privi di alcuna competenza specifica e tantomeno politica, si parla del voto su Rousseau ?

di Antonello de Gennaro

Soltanto in Italia si poteva consentire ad un’associazione privata come Rousseau che controlla di fatto la vita del Movimento 5 Stelle, non solo di finanziarsi con soldi pubblici donati/trattenuti obbligatoriamente dagli stipendi degli eletti del 5 Stelle, ma persino di voler condizionare la vita pubblica e politica, calpestando il dettato costituzionale, subordinandola ad un voto online privo di alcun controllo certificato, e che è stato già hackerato ripetutamente e per questo sanzionato ben due volte dal Garante della Privacy , per illecito trattamento dei personali.

La storia dei voti sulla piattaforma Rousseau racconta che dei circa 115mila  iscritti alla piattaforma, che quindi rappresentano appena l’1 per cento dell’elettorato del M5S alle ultime Politiche, in realtà in media ne votano molto meno. Ad esempio al quesito sul mandato zero, il 25 e il 26 luglio scorsi, hanno risposto appena in 25 mila. Di poco più alta la partecipazione alle “Europarlamentarie” (primo turno, 31 marzo 2019: 37.256 votanti; secondo turno 4 aprile 2019: 32.240). Il massimo dei votanti sulla piattaforma “controllata” di fatto da Davide Casaleggio, si è raggiunto nella consultazione del 18 febbraio 2019 sul “caso Diciotti“, che coinvolgeva l’alleato di governo Matteo Salvini: a votare furono in 52.417. Per concludere il voto del 3 febbraio 2018 per le “Parlamentarie”  quando a votare furono in 39.991. Per  votare sull’alleanza fra M5s e Lega, il 18 maggio 2018, i votanti furono 44.769.

Per Sabino Cassese “non si gioca con la democrazia”, per Cesare Mirabelli “così la democrazia rappresentativa va a mare”, per Giovanni Maria Flickil voto su Rousseau è contro la Costituzione”. È un giudizio netto e molto critico quello di due presidenti emeriti della Corte Costituzionale e di un costituzionalista sul ricorso al voto online per gli iscritti al M5S per decidere se dar vita al governo con il Partito Democratico.

 

Domani dalle 9 alle 18 i (presunti) 115.372 aventi diritto al voto sulla piattaforma Rousseau sono stati chiamati  a esprimere il proprio voto sull’alleanza con il Pd per un nuovo governo guidato da Giuseppe Conte. Il quesito a cui potranno rispondere gli iscritti è: “Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?. La domanda questa volta è ben più esplicita e chiara di quanto era successo il 18 maggio 2018, quando il quesito che avrebbe portato al governo con Matteo Salvini, non veniva mai citava esplicitamente la Lega, bensì si chiedeva solo l’approvazione del “contratto del governo del cambiamento“.

La domanda legittima da porsi è molto semplice e chiara : come si può affidare ai presunti circa 115 mila iscritti di decidere via internet e senza alcuna garanzia od organismo terzo di controllo qualificato, sul voto elettronico,  al posto di 10milioni e 700 mila elettori che nel 2018 hanno votato per il M5S ? E questa sarebbe democrazia ? Tutti gli improvvisati giuristi e costituzionalisti grillini possono gentilmente spiegarci in quale passaggio della nostra legge elettorale, della legge istitutiva parlamentare, della nostra tanto richiamata Costituzione, che viene continuamente calpestata da un comico, ed un branco di ex-disoccupati privi di alcuna competenza specifica e tantomeno politica ?

In un video odierno su Facebook  l’ex-venditore di bibite allo Stadio San Paolo, ha annunciato la sua rinuncia alla carica di vicepremier nel Conte Bis, facendo finta che tale decisione fosse la sua, quando invece la verità è che ormai è stato scaricato dai suoi “controllori-datori di lavoro”(leggasi: Casaleggio & Associati e Beppe Grillo). Come si fa a non ridere quando Di Maio dice ” Conte è un premier super-partes” quando invece è palesemente di parte schierato politicamente con il M5S.

Saremmo curiosi di sapere dov’è finito il rito delle “graticole” dei meet-point di Grillo, dov’è finita la legenda (ormai una barzelletta) dell’ “uno vale uno”, come mai i grillini che si dichiaravano nemici del “sistema della politica” , delle auto blu, delle poltrone, che andavano a fare le consultazioni a Palazzo Chigi con Renzi e Bersani con i tablet collegati in streaming, adesso hanno perso usi, costumi, abitudini e principi di vita ? Da dove nasce, se non dal manuale Cencelli il concesso espresso (sempre da Di Maio n.d.a.) “se ci fosse stato un vicepremier Pd era giusto che ci fosse un vice M5S. Il Pd ci ha ripensato e ha rinunciato ad avere un suo vicepremier, per cui il problema ora non esiste più”.

Di Maio ha mentito ben sapendo di mentire, quando ha detto  che “avevamo due strade, o tornare al voto o verificare se c’era un’altra maggioranza. Tornando al voto ci saremmo ritrovati nella stessa situazione di oggi, la destra ci diceva che eravamo di sinistra, e viceversa, ma noi siamo post-ideologici”.

L’unica speranza è che qualunque Governo, sia capace di governare il Paese, insieme ad una serie di riforme fondamentali, come quella sul lavoro (che cancelli l’inutile reddito di cittadinanza), sull’economia, sulla giustizia, si sbrighi a fare una nuova legge elettorale che escluda i listini “bloccati” riservati ai nominati ( o meglio ai servi sciocchi) di questo o quel leader di partito o di corrente, e che riporti il voto del cittadino al centro delle elezioni. Il voto va meritato sulla base delle capacità, delle competenze, della moralità, della coerenza, e non pilotato come sinora accaduto.

Da questo punto di vista, si stava molto meglio nella 1a Repubblica, quando la politica era riservata a persone capaci di farla, con un ‘esperienza maturata nei decenni, e sopratutto al servizio dei cittadini, che altrimenti non li votavano, eleggendolo o rieleggendoli in Parlamento. In nome del popolo “sovrano” .

Non a caso l’articolo 1 della nostra Costituzione dice che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”. Dovrebbero rileggerla in molti, anzi in tanti. A partire da chi ci governa

 

 

image_pdfimage_print
Please follow and like us:
error

Ti piace il Corriere del Giorno ? Fallo sapere !