Gli “strani” affari passati e presenti del Sindaco di Taranto | 1a puntata

Gli “strani” affari passati e presenti del Sindaco di Taranto | 1a puntata

di Antonello de Gennaro

L’offerta tecnica presentata nella seconda fase non è risultata concretamente supportata da elementi e/o documenti comprovanti quanto nella stessa dichiarato. Il rilascio di una concessione senza garanzia di adeguata e vantaggiosa futura utilizzazione, soprattutto dal punto di vista pubblico, di tale parte della banchina (primi 500 metri dalla testata) potrebbe pregiudicare l’utilizzo proficuo del molo polisettoriale nel suo complesso, seppure frazionato tra più operatori” con queste severe parole nel novembre l’ Autorità Portuale di Taranto  guidato dal riconfermato (nonostante tutti i disastri gestionali) avvocato Sergio Prete,  deliberava l’esclusione del Consorzio Ulisse – formato da ISC Ionian Shipping Consortium, Tecnomec Engineering Srl e Taranto Iniziative Produttive Srl – nella gara per l’assegnazione di una parte della banchina del terminal container rimasta vuota dopo il ritiro della concessione a TCT Taranto Container Terminal e la relativa restituzione degli asset. Presidente dell’ ISC era Rinaldo Melucci, l’attuale sindaco di Taranto

Il progetto rigettato del Consorzio Ulisse intendeva impiantare una attività di logistica industriale con la movimentazione di componenti oil e gas, con la marginalità del traffico container, project cargo e general caro. Una proposta evidentemente giudicata debole, generica e con poche prospettive di successo dalla Commissione, che ha preferito lasciare un’infrastruttura così importante e decisiva per lo sviluppo del porto pugliese del tutto orfana di operatività, in attesa di una migliore offerente.

A quei tempi lo ISC Ionian Shipping Consortium era guidato dall’attuale Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, che già dava segni di arroganza mediatica:   “I nostri legali stanno preparando il ricorso al TAR della Puglia e stanno valutando altre fattispecie” commentava a caldo Melucci che “blindava” la comunicazione, aggiungendo che “nessuno dei nostri associati risulta al momento autorizzato a rilasciare dichiarazioni. Nel merito posso solo evidenziare che la nostra proposta non ha alcun difetto tecnico e/o procedurale, mentre le motivazioni della Port Authority appaiono puramente e debolmente discrezionali, evidentemente rispondenti a qualche logica o interesse a noi sconosciuto”.

Dopodichè come noto a tutti Melucci si avventurò nella campagna elettorale a Sindaco di Taranto, venendo eletto a capo di una coalizione di centrosinistra guidata dal Partito Democratico, grazie ad una manciata di voti (meno di 1.000) sulla sua diretta concorrente Stefania Baldassari esponente di un raggruppamento di liste civiche (imbarazzanti) del centrodestra. A sostenerlo arrivarono i voti di altri candidati sindaci come Franco Sebastio e Piero Bitetti, mentre Floriana de Gennaro ritirò la sua candidatura a Sindaco aderendo sin dal 1° turno alla coalizione che sosteneva Melucci.

Melucci ha spesso ostentato la sua presunta imprenditorialità, anche se da un punto di vista operativo e societario, i risultati che si evincono dalla lettura ed analisi dei bilanci della Melucci Shipping srl (costituita nel 2015) e che ora ha cambiato denominazione in Meridian Shipping & Chartering srl,  evidenziano il contrario, con perdite di gestione e riduzione persino del proprio compenso di amministratore da 5.000 a 2.000 euro  al mese. Una società con appena 10mila euro di capitale sociale che, come si apprende dal certificato camerale, era controllata con il 52%  (5.200,00 euro) da Rinaldo Melucci, al 15%  (1.500 euro) dal padre Adolfo Melucci, al 5% ( 500 euro) da sua sorella Vera Melucci ed al 28 %  (2.800 euro) da Fulvio Carlini. 2 soli i dipendenti !

 

Fulvio Carlini

Qualcuno potrebbe chiedersi a Taranto chi è Fulvio Carlini. Ve lo sveliamo noi. E’ un broker savonese, titolare al 100% della società Multimarine Services con sede a Savona ed appena 8 dipendenti,  che è incappato alla fine del 2016 in una inchiesta del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Genova comandata dal Col. Maurizio Cintura, che hanno scoperto che il Carlini in realtà preferiva usare per i suoi affari una società inglese, la  Colne Valley Shipping  con appena 10 sterline di capitale sociale e sede in un negozio di ferramenta in un sobborgo di Londra. La sede fiscale “coincideva con l’abitazione di Gary Storrar” che fungeva da direttore della Colne Valley Shipping. “ma privo di autonomia professionale”, mentre il domicilio fiscale nello studio che aveva certificato il bilancio della medesima Colne. 

Parte dei contratti di nolo effettuati di fatto dall’agenzia marittima “Multimarine Service”  che pur avendo sedi tra Genova, Savona, Livorno e Udine, risulta avere solo 8 dipendenti venivano fatturati dalla “Colne Valley Shipping,fittiziamente localizzata – scrive il Tribunale di Genova – a Upminster

Come raccontava a suo tempo il quotidiano SEXOLO XIXa tradire il broker Fausto Carlini (in società con la famiglia Melucci)  sono state delle intercettazioni dalla quale è emerso che fosse lui in realtà ad impartire ordini alla società inglese che controllava, motivo per cui il pm Francesco Pinto della Procura di Genova ha chiesto ed ottenuto dal Gip Roberta Bossi del Tribunale di Genova un sequestro preventivo di 7 MILIONI DI EURO eseguito su conti in banche a Montecarlo (Principato di Monaco) dove il Carlini aveva trasferito la propria residenza, ipotizzando una pratica che nel linguaggio dei reati finanziari viene definita “esterovestizione” cioè la costituzione ad hoc di una società in un Paese a fiscalità vantaggiosa rispetto all’ Italia, che in realtà è una scatola vuota che funge da paravento ad una società che sede ed attività in Italia, Stato in cui le tasse sono più alte che nel Regno Unito.

Dai redditi 2015 emergono dati incongrui scrive il giudice per le indagini preliminari Roberta Bossi nel decreto di sequestro – rispetto alle operazioni commerciali fatturate dalla Multimarine. E la Colne ha omesso di comunicare al sistema informatico “Vies” gli scambi intracomunitari”. Aggiungendo ed evidenziando : «Le scarne risorse patrimoniali e di personale della “Colne Valley Shipping”, priva d’una struttura organizzativa, appaiono incompatibili con la tipologia di prestazioni contemplate nell’accordo stipulato con la “Multimarine Service“.

Ma le operazioni “borderline” di Carlini & co. non sono finite qui. E si intrecciano negli ultimi tempi con la famiglia dell’attuale sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e la Melucci Shipping con un valzer di quote, di intestazioni di quote a dir poco sospette, di decisioni politiche ambigue, per non dire sospette,  ed un pò troppo collegate ai propri affari.

La nostra inchiesta è appena partita…..

1a puntata | segue

 

 

 

 

 

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