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26 Aprile 2026 14:29

Spari alla cena dei giornalisti con Trump, colpito un agente. Arrestato l’aggressore

Il presidente Trump è stato messo in salvo dal la scorta del Secret Service . Paura a Washigton.

Un uomo ha aperto il fuoco nella lobby dell’hotel Hilton di Washington dove si stava svolgendo la rituale cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca, alla quale partecipava Donald Trump per la prima volta da presidente . I 2.600 giornalisti presenti hanno trovato riparo sotto ai tavoli. Il presidente Trump ed il suo vice Vance sono stati evacuati dagli agenti del Secret Service. Arrestato l’attentatore, Cole Thomas Allen 31enne californiano. Rientrato alla Casa Bianca, il presidente ha tenuto un discorso nel quale ha definito l’attentatore un lupo solitario, e chiesto agli americani “di risolvere le differenze pacificamente“.

Il Washington Hilton era stato chiuso al pubblico dalle 14, in vista della cena cominciata alle 20, ma l’accesso non era limitato solo agli invitati della ballroom: potevano entrare anche ospiti dell’hotel, persone accreditate ai ricevimenti collegati alla serata e chi aveva documenti della White House Correspondents’ Association. In altre parole, non era un edificio “sterile” nel senso pieno del termine. Era un grande hotel in funzione, con più categorie di persone autorizzate a muoversi al suo interno.

Il varco dei metal detector. Il secondo punto critico è temporale. Secondo l’ AP-Associated Press, le immagini diffuse da Trump mostrano l’uomo correre oltre gli agenti mentre alcuni addetti sembrano smontare i metal detector. La spiegazione fornita dalle autorità è che, una volta che il presidente era seduto nella sala, non sarebbero più stati ammessi nuovi ingressi nell’area già bonificata. Per questo i magnetometri venivano rimossi. È qui che l’incidente apre la domanda più pesante: se una zona resta fisicamente vicina alla sala presidenziale, può essere considerata davvero chiusa solo perché non si fanno più entrare invitati?

Donald Trump e la moglie Melania

Erano da poco trascorse le 20.30 (ora di Washington) quando si sono sentiti 4 colpi secchi di arma da fuoco. Pochi secondi dopo gli agenti di sicurezza hanno fatto irruzione nella sala stipata per l’annuale cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Sul palco ci sono il presidente Trump, la first lady Melania, il vicepresidente JD Vance e la portavoce Karoline Leavitt oltre al Board della WHCA guidato dalla presidente Weijia Jiang della CBS. Quello che adesso l’Fbi e la polizia dovranno stabilire come un uomo armato sia riuscito ad entrare a un evento al quale erano presenti non solo il presidente Trump ma anche mezzo governo americano.

La sicurezza che ha funzionato e quella che non ha prevenuto. Il Secret Service USA difende la linea del “sistema multilivello”: secondo il direttore Sean Curran, proprio la stratificazione dei controlli ha impedito che l’uomo arrivasse a Trump. Dentro la ballroom c’erano un secondo perimetro, una distanza di sicurezza tra il tavolo presidenziale e gli invitati, piastre blindate nascoste sotto il tavolo del presidente, agenti sul palco e ai lati, squadre contro-assalto armate e le scorte dei molti ospiti ad alto profilo. Tutto questo ha funzionato nella fase di risposta. Ma la prevenzione ha fallito in un punto essenziale: un uomo con più armi è arrivato dentro l’hotel, fino all’area dei controlli, durante una serata con il presidente, il vicepresidente, la first lady, membri del governo, parlamentari, giornalisti e centinaia di ospiti.

il presidio di sicurezza attivato dall’ FBI

Wolf Blitzer giornalista della Cnn si trovava a pochi metri da (un uomo armato) mentre sparava“, ha dichiarato in diretta. “All’improvviso un uomo con un’arma, un’arma molto, molto seria, ha iniziato a sparare, e io mi trovavo a pochi metri da lui proprio in quel momento”, ha detto Blitzer. Il capo della polizia di Washington, Jeffery Carroll, ha riferito che e’ presto per stabilire quale fosse “la motivazione dell’aggressore” e per dire chi intendesse colpire. Carroll ha aggiunto che gli investigatori ritengono che il sospettato alloggiasse presso l’hotel, il Washington Hilton, e che sia stato proprio questo a consentirgli di accedervi in occasione del gala dei corrispodenti della Casa Bianca. Carroll ha aggiunto che il sospettato è stato condotto in ospedale per essere sottoposto a controlli, e che non è stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco. 

Una folla enorme, distribuita fra sala principale, corridoi, lobby, ricevimenti paralleli, personale dell’hotel, staff, giornalisti e scorte. Non è una visita presidenziale in una base militare o in un edificio federale svuotato in anticipo. È una macchina mondana e mediatica che vive proprio di movimento. L’attentatore sembra essersi inserito in quella complessità: non nel cuore del dispositivo, ma nelle sue cuciture.

la conferenza stampa di Trump dopo l’attentato

Trump: l’aggressore è un uomo molto malato

“L’uomo è stato catturato. Stanno andando al suo appartamento. Credo che viva in California, ed è una persona malata, una persona molto malata, e non vogliamo che cose del genere accadano“. ha affermato in conferenza stampa il presidente Usa Donald Trump, parlando del sospetto arrestato dopo che sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco, aggiungendo che le autorità federali stanno indagando sulla residenza dell’individuo in California. Parlando alla Casa Bianca e affiancato dai membri del suo Gabinetto, il presidente ha descritto le azioni del sospetto che hanno portato alla sparatoria. “Un uomo ha assaltato un posto di blocco di sicurezza, armato di diverse armi, ed è stato neutralizzato da alcuni coraggiosi membri dei Servizi Segreti”, ha detto Trump che ha anche pubblicato un filmato che mostra l’intervento degli uomini dei servizi segreti presenti sul posto, che reagiscono prontamente a una situazione che si stava sviluppando fuori dal campo visivo della telecamera.

 “Questo incidente non mi distoglierà dal vincere la guerra in Iran”. È quanto ha dichiarato il presidente Usa Donald Trump bella conferenza stampa alla Casa Bianca, dopo l’attentato sventato all’hotel Hilton di Washington. Il presidente ha poi aggiunto di non pensare che la sparatoria fosse legata alla guerra. “Voglio vivere perché voglio rendere questo paese grande. Quando hai impatto ti prendono di mira. Quando non lo hai ti lasciano in pace”. Il presidente poi ricordato l’attacco subito durante la campagna elettorale, quando era stato ferito a un orecchio. “Non è la prima volta nell’ultimo paio di anni che i repubblicani vengono attaccati o uccisi. Alla luce di questa sera, chiedo agli americani di risolvere le differenze pacificamente. Vale per i repubblicani, i democratici, gli indipendenti, i progressisti”. A chi gli chiedeva se fosse preoccupato per le minacce alla sua vita, il presidente ha invece risposto: “E’ una professione pericolosa”. Ed ha poi ha aggiunto: “Nessun Paese è immune alla violenza politica”.

Il terrore durante la cena con la stampa

I giornalisti e gli ospiti c’erano oltre duemila persone nella sala , si sono rifugiati i tavoli, o dietro le colonne, o per terra adiacenti ai muri. Minuti che non passavano mai, mentre i telefonini riprendevano le scene di panico. Le porte sono state sbarrate. Comunicare con l’esterno è quasi impossibile, il segnale telefonico è assente, il wifi intasato . Ognuno cerca i propri amici che erano presenti alla cena, per vedere se tutto va bene. Qualcuno è più sotto choc di altri, “grazie per essere qui”, immancabili le conseguenti domande, “ma che è successo, cosa è stato?”. Si lascia la sala da balla  dopo quasi due ore uscendo praticamente in fila attraverso due rampe di scale mobili.

Viene diffuso prima il messaggio che la cena riprenderà come da programma, poi si cambia programma su decisioone del Secret Service. Il presidente Trump ha ammesso che avrebbe voluto restarema poi si è piegato al protocollo. La cena verrà riprogrammata entro trenta giorni per volontà di Trump. 

Anche la dinamica dell’attacco diventa chiara. A sparare è stato un 31enne, il quale aveva con sé una pistola, un fucile a canna liscia e diversi coltelli, ed alloggiava all’Hotel Hilton e ieri sera si è avvicinato alla lobby della ballroom, ma prima di superare però il checkpoint è stato individuato, ha sparato e ferito una agente (salvatosi grazie al giubbotto antiproiettile che indossava) il quale, ha ricevuto l’elogio e il ringraziamento del presidente USA Trump). Quattro o cinque i colpi esplosi. Per qualche minuto è girata la voce fosse stato ucciso. È stato invece ferito e la sua foto a terra, ammanettato, è stata mostrata dallo stesso Trump qualche ora dopo. L’uomo ha agito da solo.

È stato dimesso dall’ospedale l’agente del Secret Service americano rimasto ferito alla cena dei corrispondenti a Washington quando un uomo ha aperto il fuoco nella lobby dell’hotel prima di essere arrestato: lo riporta Nbc News, citando una fonte a conoscenza delle sue condizioni. “Ho parlato con l’agente del Secret Service ferito e sta bene, il giubbotto antiproiettile ha fatto il suo lavoro”, aveva detto in precedenza il presidente statunitense, Donald Trump, durante la sua conferenza stampa. 

Cole Thomas Allen l’ autore dell’ attentato arrestato

L’uomo arrestato per l’aggressione armata nell’hotel Hilton di Washington, ha affermato che puntava a colpire “funzionari del governo”: è quanto riporta Cbs News, citando due fonti a conoscenza delle indagini. In un comunicato, Matthew Quinn vicedirettore del Secret Service, ha definito l’accaduto come “un tentativo di un codardo di generare una tragedia nazionale“. ed ha aggiunto che il sospettato, finito in arresto, “ha sottostimato le capacità di protezione del Secret Service ed è stato fermato al primo contatto”.

Agenti dell’Fbi e della polizia si sono recati presso un’abitazione di Torrance, California, considerata legata a Cole Thomas Allen, l’uomo arrestato per l’aggressione armata alla cena dei corrispondenti: lo riferiscono diversi media, tra questi la Cnn e il Los Angeles Times, riferendo che è in programma una perquisizione della casa.  L’ arrestato non ha precedenti penali e non si trovava sotto osservazione delle forze dell’ordine nella capitale americana.

La solidarietà a Donald Trump

“La violenza non ha posto in politica, mai”. scrive la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen in un post su X , “sollevata nell’apprendere che stanno bene il presidente Donald Trump, la first lady Melania Trump e tutti coloro che erano alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca”, che conclude con un ringraziamento a forze di sicurezza e soccorritori per l’ “intervento rapido a garanzia della sicurezza degli ospiti presenti all’evento“.

 “L’attacco armato contro il presidente degli Stati Uniti avvenuto la scorsa notte è inaccettabile – scrive il presidente francese Emmanuel Macron su X La violenza non ha posto in una democrazia. Esprimo il mio pieno sostegno a Donald Trump.

 “Desidero esprimere la mia piena solidarietà e più sincera vicinanza al presidente Trump, alla First Lady Melania, al vice presidente Vance e a tutti i presenti per quanto accaduto alla cena dei Corrispondenti della Casa Bianca di ieri sera. Nessun odio politico può trovare spazio nelle nostre democrazie. Non permetteremo al fanatismo di avvelenare i luoghi del libero dibattito e dell’informazione. La difesa della civiltà del confronto deve restare l’argine invalicabile contro ogni deriva intollerante, a tutela dei valori che fondano le nostre Nazioni». scrive la premier Giorgia Meloni su X.

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