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6 Giugno 2026 11:54

L’ America’s Cup nel Golfo di Napoli tra lusso e sfide

La storica competizione velica si svolgerà tra un anno sul Lungomare di Napoli. Le regate preliminari si sono svolte a Cagliari con un ritorno economico di 50 milioni.
di Veronica Ursida

La “febbre” da America’s Cup sta contagiando un po’ tutti e non solo a Napoli, dove il ritmo dei lavori di allestimento dell’arenile d Bagnoli, che ospiterà i team e le strutture per il pubblico, stanno procedendo ad una velocità inaspettata e per alcuni versi imprevedibile Nessuno dubita che i cantieri saranno chiusi in tempo e in questo le scadenze tassative del Pnrr non c’entrano nulla. A Cagliari, che ha appena ospitato le regate preliminari, è accaduto lo stesso: il successo è stato completo al punto che la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha parlato di “Sud che sta ripartendo, dimostrando che può essere capace di prendere in mano il suo destino, la sua competitività. E io sono convinta che proprio la Sardegna e la Campania, che hanno tantissime affinità, che hanno filiere che possono essere sinergiche, possono iniziare questo percorso“.

Ad un anno di distanza dalle regate dell’ America’s Cup a Napoli, non sembra una follia ipotizzare che anche la successiva edizione possa svolgersi nello stesso specchio di mare, il golfo di Napoli che non ha eguali nel mondo. Dipenderà sicuramente dall’impatto economico e non solo sportivo dell’evento e naturalmente dalle verifiche e dei risultati sul piano organizzativo.

Marzio Perrelli, l’ad dell’America’s Cup Partnership, la società nata tra detentore del trofeo e sfidanti, non ha dubbi in merito: “La nuova Coppa America  interessa a tutti: lusso, tecnologia, mare, food, cultura. Nessun settore merceologico resta tagliato fuori”.

L’ America’s Cup fa diventare i costi sostenibili e c’è la waiting-list delle aziende che desiderano partecipare in qualche modo all’evento Gli industriali napoletani hanno detto a chiare lettere al sindaco-commissario di Bagnoli, Gaetano Manfredi, che bisogna consentire agli industriali napoletani di interagire con la manifestazione potendo essi garantire qualità, professionalità e competenza (il porto è la prima industria cittadina). A Cagliari si stima che alla fine il ritorno economico sarà di 50 milioni ma sono in molti a ritenere che la cifra debba essere rivalutata al rialzo. A partire dalla stessa presidente Todde, orgogliosa giustamente di essere riuscita a “portare questi eventi mondiali nell’isola dopo tanti anni di assenza. Un risultato importante in particolare per la città di Cagliari: siamo il contesto più importante per la vela, abbiamo un meteo meraviglios , una rada che tutti ci invidiano, è stata l’occasione per far capire che il mondo della vela può avere in questa città un approdo straordinario”.

La competizione velica più importante al mondo, nella sua versione “made in Italy” preannuncia un grosso affare economico. Nulla di cui meravigliarsi se si considerano i numeri delle edizioni di Valencia e Barcellona, decisamente importanti. Ma dopo Cagliari, si ha la sensazione che l’appuntamento di Napoli ha tutte le carte in regola per battere ogni record. Lo si intuisce anche solo limitandosi alle cifre ufficiali. Secondo il ministro dello sport Aandrea Abodi, l’evento potrebbe produrre “un impatto socio-economico di un miliardo di euro” importo che incude investimenti pubblici e privati, organizzazione e turismo, indotto collegato. Si parla di 370 milioni di euro di spesa turistica diretta tra hotel, ristorazione e trasporti; 70 milioni legati all’organizzazione; 21,6 milioni collegati alla presenza dei team velici per oltre tre mesi; 165 milioni di investimenti pubblici e privati tra porti, bonifiche e fan zone. E il vantaggio arriverebbe fino a Roma e alla sua rete alberghiera e di accoglienza turistica di alto livello. A questi numeri si aggiunge l’effetto economico indiretto sul Mezzogiorno, con benefici attesi anche per Puglia e Sicilia attraverso forniture e servizi collegati alla competizione.

Secondo gli analisti, l’America’s Cup a Napoli potrebbe generare fra i 10mila e 12mila posti di lavoro temporanei e fino a 2mila posti permanenti nei settori del turismo, della nautica e dei servizi.  La manifestazione viene considerata un’occasione di trasformazione urbana dal momento che la parte centrale e più suggestiva del progetto riguarda l’area di Bagnoli, da più di 30 anni in attesa di riqualificazione e recupero ambientale e produttivo. Il Governo italiano aveva già stanziato 1,2 miliardi di fondi della Coesione per dare una svolta prima che il team neozelandese di Emirates New Zealand, detentore del trofeo, individuasse proprio in quell’area uno dei simboli del potenziale di sviluppo della città. E così, il sindaco napoletano Manfredi, già commissario per la bonifica di Bagnoli, ha avuto poteri speciali per accelerare gli interventi collegati alla competizione. Per Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute, l’obiettivo non è limitarsi all’evento del 2027 ma creare una “legacy duratura sul territorio”.

L’effetto-Napoli, del resto, ha fatto presa subito anche su Cagliari. Racconta la Governatrice della Regione sarda Todde: “Quando abbiamo appreso che Napoli si era aggiudicata la manifestazione abbiamo cominciato a pensare che si poteva creare un sistema e avendo già da 12 anni il team di Luna Rossa qua a Cagliari, abbiamo pensato che poteva essere un buon modo per valorizzare l’iniziativa, un’iniziativa di sistema, perché tutte le istituzioni si sono mosse in maniera coordinata per fare in modo che questo succedesse una novità assoluta nella storia spesso frazionata e difficoltosa nelle sinergie tra regioni del mezzogiorno. Campania, Sardegna (e Sicilia) saranno unite per sempre anche dalla grande rete elettrica sottomarina in corso di realizzazione da parte della società pubblica Terna che sfrutterà i vantaggi delle rinnovabili, di casa al Sud, per riequilibrare le connessioni della rete nazionale. In superficie o negli abissi, le sfide continuano a parlare di mare.

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