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4 Giugno 2026 00:18

Regione Puglia. Ennesimo scandalo per Puglia Promozione: nuovo sequestro da 1,3 milioni per utilizzo illegale di fondi pubblici

Nel periodo il 2017 e il 2023 l'ex direttore generale Minchillo secondo l' inchiesta della Procura di Bari: avrebbe ottenuto centinaia di migliaia di euro tra compensi non dovuti, rimborsi e bonifici senza giustificazione

La Gip del tribunale di Bari, Antonella Cafagna ha emesso un decreto di sequestro preventivo nei confronti di tre persone, accusate di peculato insieme a Matteo Minchillo ex direttore generale dell’ Agenzia Regionale PugliaPromozione, andato in pensione a maggio 2023 e poi deceduto in circostanze mai accertate. Minchillo, si sarebbe appropriato di circa 1,3 milioni di euro non dovuti grazie stipendi “gonfiati”, compensi fuori busta e bonifici privi di alcuna legittimità e giustificazione amministrativa. Il gip ha disposto il sequestro di 1.263.566,63 euro nei confronti di dell’indagato Vito Mastrorosa, 81.555,53 euro nei confronti di Nicola Lattarulo (indagato) e 77.886,05 euro nei confronti di Luca Scandale anch’egli indagato. Lattarulo e Scandale respingono ogni responsabilità. 

Sempre nell’ambito della medesima inchiesta guidata dal pm Baldo Pisani,
erano già stati eseguiti altri tre sequestri nel 2024 e nel 2025 per un valore complessivo di oltre 1,2 milioni di euro nei confronti di Minchillo e suo figlio Michele, chef “stellato” foggiano, ex titolare del ristorante Vitium di Crema che ha cessato la propria attività nel giugno 2024. Dalle indagini sembrerebbe che pare che varie attrezzature da ristorazione, finire per l’appunto nella cucina del Vitium, fossero state acquistate dal Matteo Minchillo utilizzando la propria carta di credito di PugliaPromozione, agenzia del turismo, quando ricoprivala carica di direttore generale e amministrativo. Gli investigatori della Guardia di Finanza avevano già eseguito un sequestro di 10 mila euro e di varie attrezzature da ristorazione, tra cui una cucina a gas Silver con sei fuochi, frigoriferi e un forno professionale.

Michele Minchillo

Il sequestro disposto dalle autorità competenti a dicembre 2024, ammontava a un valore complessivo di 400 mila euro, è stato di fatto eseguito nelle province di Bari, Torino, Cremona e Lodi. Tra i nomi coinvolti figurano anche quello di Laura Minchillo (sorella di Michele), la madre Sandra Garau e Vito Mastrorosa, funzionario di PugliaPromozione andato in pensione. La Guardia di Finanza ha ricostruito emolumenti percepiti da Matteo Minchillo erogati tra il 2017 e il 2023 nonostante fossero “totalmente ingiustificati e macroscopicamente eccedenti quelli dovuti per le mansioni ricoperte e l’inquadramento contrattuale” , i cui pagamenti sarebbero stati disposti aggirando le ordinarie procedure di liquidazione senza determine, mandati o rendicontazioni interne.

Gli accusati di peculato sono Vito Mastrorosa, ex responsabile dell’Ufficio Paghe e Pagamenti, che secondo gli inquirenti avrebbe offerto un “contributo causale indispensabile” nella predisposizione delle buste paga e nella gestione dei mandati di pagamento, insieme al funzionario Nicola Lattarulo, subentrato nella gestione dell’ufficio, che avrebbe operato dal 2022 insieme al direttore generale Luca Scandale, autorizzando ulteriori pagamenti fuori busta per circa 77mila euro. Tra gli episodi ricostruiti compare anche una serie di bonifici in favore di un privato residente nel Teramano, formalmente indicati come “spese di trasferta e missioni”.

Nell’inchiesta sono indagate complessivamente 13 persone (di cui 4 pubblici ufficiali) compresi alcuni famigliari di Minchillo che avrebbero contribuito a occultare la provenienza delle somme illecite sottratte alle casse di Puglia Promozione. Gli approfondimenti condotti dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Bari avrebbero consentito di ricostruire nuove condotte distrattive realizzate con modalità analoghe a quelle già emerse nelle precedenti fasi dell’inchiesta, utilizzando un meccanismo che avrebbe permesso agli indagati di appropriarsi complessivamente di oltre 2,5 milioni di euro. Le verifiche, effettuate avrebbero evidenziato pagamenti per somme ritenute del tutto ingiustificate e ampiamente superiori a quelle spettanti e secondo gli investigatori, il sistema sarebbe stato applicato per anni e avrebbe consentito di dirottare denaro pubblico verso disponibilità private


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