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24 Giugno 2026 19:33

Stragi di mafia ’93, accuse archiviate per Dell’Utri e Berlusconi. È la sesta archiviazione del caso.

Per la Gip del Tribunale di Firenze "mancano elementi concreti sui rapporti tra Cosa Nostra e Berlusconi”. La figlia del Cav: "La giustizia resta un’emergenza. Un risultato che non stupisce, visto che parliamo di un teorema mediatico costruito con il fango del pregiudizio ideologico"

Marcello Dell’Utri esce dall’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993. La giudice per le indagini preliminari di Firenze, Patrizia Martucci, ha disposto l’archiviazione delle accuse nei confronti dell’ex senatore, firmando il decreto lo scorso 15 gennaio. Nel provvedimento si evidenzia che “mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Berlusconi”. Si tratta della sesta archiviazione nell’ambito dell’inchiesta.

L’inchiesta ora archiviata era stata riaperta dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Firenze il 9 dicembre 2022 ed era stata classificata con il procedimento numero “16249/2022 R.G.N.R.”. Silvio Berlusconi (sino al momento del suo decesso, il 12 giugno 2023) e Marcello Dell’Utri erano stati iscritti per “plurimi reati” legati all’associazione per delinquere di stampo mafioso delinquere e concorso in stragi (“artt. 422, c. l e 2, 81 II c., 110, 112 n. l c. p., 416 bis. l, 270 bis. l c. p. 1) per gli attentati avvenuti il 27 maggio 1993 a Firenze, il 27 luglio 1993 a Milano, il 28 luglio 1993 a Roma e il mancato attentato allo stadio Olimpico di Roma del 23 gennaio 1994). Il fascicolo era assegnato ai pubblici ministeri Luca Turco (in pensione dal 2024), Lorenzo Gestri e Luca Tescaroli (ora procuratore di Prato).

L’inchiesta riguardava le stragi di Firenze, Milano e Roma del 1993 e si fondava sull’ipotesi che la strategia terroristica mafiosa fosse finalizzata a favorire l’affermazione politica della nascente Forza Italia. Dell’Utri era accusato di avere istigato il boss Giuseppe Graviano a organizzare gli attentati e di avere svolto un ruolo di indicazione degli obiettivi da colpire. Accuse che la difesa ha sempre respinto, definendole prive di riscontri come confermato dall’ ennesima archiviazione.

La Procura di Firenze s’è arresa costretta a battere in ritirata : non si farà il processo a Berlusconi e Dell’Utri, per la semplice ragione che purtroppo per i magistrati toscani sinistrorsi non è stato trovato neanche uno straccio di indizio a supporto della loro assurda tesi della colpevolezza ,di essere stati gli ispiratori delle stragi del 199 . va ricordato ancora una volta che per sei volte e relativi procedimenti, le accuse contro Berlusconi e Dell’Utri erano state giudicate del tutto infondate da vari tribunali. In questi anni è successo incredibilemente che ogni tanto succede che un Pm alla ricerca di notorietà mediatica, o un giornale, o un giornalista, o una Tv (sempre di parte) vengono ispirati dal sospetto assurdo che quelle stragi di mafia siano state organizzate dal fondatore di Forza Italia. Immediatamente partono gli avvisi di garanzia, le indagini, vengono interrogati testimoni, si cercano intercettazioni, con un ennesimo spreco di denaro pubblico ma non trovano niente di niente, ancora una volta un buco nell’acqua.

Ma come sono nate queste indagini assurde ? Dalla constatazione di un a circostanza (o meglio di undato di fatto) assolutamente evidente: le stragi sono dell’estate del 1993 e appena cinque mesi dopo è nata Forza Italia. Come non pensare che tra i due eventi non ci sia alcuna connessione? C’ e qualcuno crede alla semplice coincidenza ? È tanto triste quanto vergognoso constatare come la lotta politica talvolta venga effettuata con mezzi che dovrebbero essere del tutto estranei alla politica, e si fa propaganda sostenendo ipotesi assolutamente fantasiose e prive di alcun riscontro e veridicità . Anche questa volta la vicenda giudiziaria è chiusa. E chi ne esce male, male davvero, è la magistratura e anche una parte del giornalismo che le va appresso o, viceversa, la ispira. E’ solo un caso che l’archiviazione definitiva sia dello scorso 15 gennaio, e la notizia si apprende solo nei giorni scorsi dopo quasi 5 mesi ? E ora che cosa diranno i pubblici ministeri che per trent’anni hanno inchiodato Silvio Berlusconi all’albero della gogna?

Sono passati 30 anni da quando Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri furono iscritti nel registro degli indagati nell’ambito delle indagini della Dda di Firenze sui presunti mandanti esterni alla mafia per le stragi con autobombe del 1993 a Firenze, Roma e Milano. `Autore 1´, `Autore 2´ i nomi di fantasia che furono usati nel 1996 dai pm fiorentini per la prima inchiesta che li coinvolgeva, poi archiviata tre anni dopo.Da allora quelle indagini sono state riaperte cinque volte, l’ultima nel 2022. La posizione di Silvio Berlusconi è stata archiviata nel giugno 2023 a seguito della morte del fondatore di Forza Italia. Anche per Marcello Dell’Utri è stata poi nuovamente archiviata. Ancora una volta !

Qualcuno della brigata sinistrorsa del Fatto Quotidiano farà osservare a quei sprovveduti magistrati inquisitori che Marcello Dell’Utri aveva già collezionato, prima della sesta inchiesta, cinque archiviazioni ? Travaglio avrà l’onestà intellettuale e deontologica di informare correttamente i propri elettori ? Abbiamo più di qualche dubbio .

Il commento di Marina Berlusconi

Dura la reazione di Marina Berlusconi: “È la sesta volta che l’assurda inchiesta di Firenze finisce nel nulla. È la sesta volta che viene archiviata, come sempre su richiesta stessa dei pubblici ministeri. È un risultato che non stupisce, visto che parliamo di un teorema giudiziario e mediatico costruito non con il cemento delle prove ma con il fango del pregiudizio ideologico”.

La presidente di Fininvest sostiene che l’ipotesi investigativa abbia alimentato per anni sospetti e polemiche: “Resta il fatto che tutto questo accanirsi su una tesi insensata – e cioè che le stragi mafiose del 1993-94 avrebbero avvantaggiato la nascente Forza Italia – ha alimentato trent’anni di sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Ma alla fine ha prodotto soltanto una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali“.

Marina Berlusconi ha inoltre rivendicato il ruolo svolto dai governi guidati dal padre nella lotta alla mafia: “La verità storica è totalmente diversa: mio padre è stato uno dei principali protagonisti della lotta alla criminalità organizzata in Italia“. E ancora: “Sono stati i governi Berlusconi a rendere stabile il carcere duro per i boss mafiosi, a introdurre il primo Codice antimafia e a istituire l’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali”.Questi sono i fatti, tanto concreti quanto inconfutabili – prosegue Marina Berlusconi -. Tutto il resto è una vergognosa e illogica mistificazione che, oltre ad aver rappresentato un gravissimo spreco di tempo e risorse per il nostro Paese, ha avvelenato la vita di uno dei suoi protagonisti”.

Nella parte finale della sua nota, Marina Berlusconi allarga il ragionamento allo stato della giustizia italiana e al dibattito sulle riforme. “L’incredibile storia dell’inchiesta di Firenze mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana”, afferma, sostenendo che la sconfitta del referendum sulla giustizia sia stata “un’immensa occasione perduta” e indicando tra i nodi da affrontare “l’assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati”.

Marcello Dell’ Utri e Silvio Berlusconi

Meloni, spazzati via 30 anni di sospetti infamanti

“L’archiviazione disposta dal Tribunale di Firenze nell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993 rappresenta l’ennesima conferma di una verità storica e giudiziaria incontrovertibile: dopo decenni di indagini e processi, si chiude anche quest’ultimo capitolo con l’unica conclusione possibile, ovvero l’assoluta inesistenza di rapporti tra Silvio Berlusconi e la criminalità organizzata, dichiara la premier Giorgia Meloni.

“Silvio Berlusconi è stato il fondatore del centrodestra e per quattro volte Presidente del Consiglio. Per trent’anni, insieme a lui, un’intera comunità politica, composta da milioni di italiani che esprimevano liberamente il proprio voto, è stata ingiustamente posta davanti al sospetto infamante che il consenso raccolto nelle urne poggiasse su finanziamenti mafiosi o dinamiche illegali. I fatti e le decisioni giudiziarie spazzano via definitivamente ogni ombra: quel dubbio non aveva fondamento allora e non lo ha oggi”, aggiunge la Presidente del Consiglio.

“Il centrodestra italiano non si fonda sull’illegalità e non accetta che la propria storia venga letta attraverso teoremi costantemente smentiti nel tempo. Rivendico con fermezza e orgoglio il ruolo politico e istituzionale di questa comunità: il centrodestra è, ed è sempre stato, una forza della legalità e per la legalità in Italia, conclude la Meloni.

Tajani: sei archiviazioni smontano il teorema contro Berlusconi e Dell’Utri

“Ci sono voluti trent’anni e sei archiviazioni per accertare e confermare la totale estraneità di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri alle stragi di mafia del ’93 a Firenze — dichiara il ministro Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia altro che mandanti occulti. Di inquietante e occulto c’è solo l’azione di quella parte di magistratura che ha usato false accuse, che già si smentivano da sole, come una clava politica cercando di riscrivere la storia della nostra democrazia. È indegna di questo Paese la lentezza con cui si è arrivati a questa conclusione, e disgustoso l’accanimento con il quale si è cercato di neutralizzare politicamente il fondatore di Forza Italia e il suo partito. Finalmente giustizia è fatta, ma è incredibile che una decisione presa il 15 gennaio diventi pubblica soltanto adesso. Tutto questo dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia fondamentale la nostra battaglia per una giustizia giusta ed efficiente per tutti i cittadini”.

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