SI CHIUDE IL PROCESSO AMBIENTE SVENDUTO. MA E’ SOLO IL 1° GRADO…

SI CHIUDE IL PROCESSO AMBIENTE SVENDUTO. MA E’ SOLO IL 1° GRADO…

Ventidue anni di reclusione sono stati inflitti a Fabio Riva, 20 per Nicola Riva (nei cui confronti i pm derlla procura di Taranto avevano chiesto rispettivamente 28 e 25 anni), 21 anni e 6 mesi a Girolamo Archina’ ex responsabile delle relazioni esterne . LE 83 PAGINE DEL DISPOSITIVO DI SENTENZA ed i commenti della politica.

di ANTONELLO de GENNARO

Si è concluso questa mattina alle 10.45 dopo 329 udienze durate cinque anni (la prima il 17 maggio del 2016 il primo grado del processo Ambiente Svenduto con 47 imputati dinnanzi alla Corte d’Assise di Taranto (presidente Stefania D’Errico, a latere Fulvia Misserini e sei giudici popolari) relativo ai reati di disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro contestati alla gestione dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto da parte del Gruppo Riva .

Il processo ha origine a seguito del sequestro degli impianti dell’area a caldo del siderurgico dell’Ilva di Taranto e degli arresti avvenuti a partire dal 26 luglio 2012 su ordine del gip Patrizia Todisco. La pubblica accusa ha sempre parlato di inquinamento “devastante per l’ambiente e per la salute” .

Sono centinaia le pagine rivelate (ed altrettante quelle non uscite) dedicate ai contatti con i giornalisti locali. “Ho sempre sostenuto che bisogna pagare la stampa. Pagare la stampa per tagliare la lingua”, diceva al telefono Archinà ignaro di essere intercettato dalle Fiamme Gialle. Per non parlare dei contributi pubblicitari a testate semiclandestine, che una volta cessate hanno fatto scatenare qualche giornalista diventato “giustizialista” last minute. Le indagini della Guardia di Finanza grazie a 11mila telefonate intercettate  aveva portato alla luce la rete di contatti intessuti dai vertici dell’impresa con la politica,  e quella del grande corruttore Girolamo Archinà con la stampa tarantina “comprata & svenduta” per tenere la situazione sotto controllo.

Ventidue anni di reclusione sono stati inflitti a Fabio Riva, 20 per Nicola Riva (nei cui confronti i pm della procura di Taranto avevano chiesto rispettivamente 28 e 25 anni), 21 anni e 6 mesi a Girolamo Archina’ ex responsabile delle relazioni esterne ed i i rapporti istituzionali ritenuto dai pm la “longa manus” dei Riva. Condannato a 17 anni e 6 mesi Lorenzo Liberti ex consulente della procura di Taranto. Condanne a 11 anni e mezzo per Marco Andelmi ex capo area parchi , ed a 5 anni e 6 mesi all’avvocato Francesco Perli, legale dell’azienda. 

Fabio Riva

21 anni e 6 mesi la condanna per Luigi Capogrosso, ex direttore a Taranto (28 anni la richiesta dei pm) , 4 anni a fronte della richiesta dei Pm di 20 anni, sono stati comminati ad Adolfo Buffo , all’epoca dei fatti direttore del complesso di Taranto ed attualmente direttore generale di Acciaierie d’Italia, la società tra Invitalia (che rappresenta lo Stato ) ed il Gruppo ArcelorMittal, al quale è stata contestata anche la responsabilità di due incidenti mortali sul lavoro.

“Del merito di questa sentenza, tanto incredibile quanto ampiamente preannunciata, parleremo con le nostre impugnazioni. Mi interessa solo richiamare l’attenzione sulla dimensione scenografica della lettura del dispositivo. In prima fila, al centro dell’aula, solo un lungo e comodo banco per l’ Accusa. Per la Difesa nemmeno un simbolico strapuntino”. Così ha commentato l’avvocato Giandomenico Caiazza, legale di Girolamo Archinà.

“Una foto perfetta nitida e veritiera di questo processo, una vicenda interamente appaltata alla Pubblica Accusa, nella quale la Difesa ha rappresentato solo un inevitabile intralcio. Mai visto uno spettacolo del genere – solo il banco per l’Accusa – in tutta la mia carriera di avvocato” ha aggiunto Caiazza.

Assolto invece l’ex presidente del cda Ilva, Bruno Ferrante, che è stato anche prefetto di Milano (per i quali i pm avevano chiesto 17 anni). Ferrante ha rilasciato dichiarazioni spontanee per difendere i suoi comportamenti, spiegando aveva spiegato che i Riva lo avevano nominato per “avere un rappresentante della società che fosse interlocutore credibile delle istituzioni, nonché garanzia di correttezza e lealtà” chiedendo ai giudicanti “Come avrei potuto commettere i reati di cui mi si accusa quando non avevo alcun potere di gestione dell’area a caldo dello stabilimento?“. Una domanda molto chiara, semplice e diretta come nello stile dell’ ex-prefetto Ferrante rivolta alla Corte che infatti lo ha assolto da tutte le accuse della procura “per non aver commesso il fatto“.

l’ ex Prefetto Bruno Ferrante

Confiscati gli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto che furono sottoposti a sequestro il 26 luglio 2012 e sanzionate pesanti condanne pecuniarie: 4,6 milioni a ILVA spa, 1, 2 milioni a Riva Fire e Riva Forni elettrici.

Fonti dell’attuale gestione dello stabilimento siderurgico di Taranto dopo la sentenza di primo grado del processo per il presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva negli anni di gestione dei Riva hanno spiegato che “La confisca dell’area a caldo disposta oggi in sede di processo non ha di fatto alcun effetto immediato sulla produzione, che sarà efficace ed esecutivo solo dopo il giudizio definitivo della Cassazione”. Gli impianti di Taranto, restano di fatto sequestrati ma con facoltà d’uso agli attuali gestori della fabbrica in quanto sono ritenuti strategici per l’economia nazionale da una legge del 2012 confermata anche dalla Corte Costituzionale

Per area a caldo vanno intesi acciaierie, parchi minerali (attualmente coperti) , agglomerato, altiforni e cokerie. Da segnalare che nel passaggio degli impianti dall’attuale proprietà di ILVA in amministrazione straordinaria all’acquirente, cioè la società Acciaierie d’Italia (tra ArcelorMittal ed Invitalia), il dissequestro degli impianti è previsto come condizione sospensiva. Il passaggio del controllo allo Stato italiano è stabilito contrattualmente entro maggio 2022.

“Rispettiamo la sentenza, manca la pronuncia del Consiglio di Stato per avere il polso della situazione – il laconico commento del ministro Giorgetti affidato ad una nota – A quel punto sarà possibile capire in che quadro giuridico lo Stato, in qualità di azionista, potrà operare. Servono certezze per dare una prospettiva di crescita e sviluppo a Ilva e all’acciaio in Italia“. 

Condanna a 3 anni e mezzo per Nichi Vendola, che ha così commentato: “Mi ribello ad una giustizia che calpesta la verità È come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l’ombra di una prova. Una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare colpisce noi, quelli che dai Riva non hanno preso mai un soldo, che hanno scoperchiato la fabbrica, che hanno imposto leggi all’avanguardia contro i veleni industriali. Appelleremo questa sentenza, anche perché essa rappresenta l’ennesima prova di una giustizia profondamente malata“.

l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola

Sappiano i giudici che hanno commesso un grave delitto contro la verità e contro la storia. – ha aggiunto VendolaHanno umiliato persone che hanno dedicato l’intera vita a battersi per la giustizia e la legalità. Hanno offerto a Taranto non dei colpevoli ma degli agnelli sacrificali: noi non fummo i complici dell’Ilva, fummo coloro che ruppero un lungo silenzio e una diffusa complicità con quella azienda” concludendo “Ho taciuto per quasi 10 anni difendendomi solo nelle aule di giustizia, ora non starò più zitto. Questa condanna per me e per uno scienziato come Assennato è una vergogna. Io combatterò contro questa carneficina del diritto e della verità“.

3 anni sono stati inflitti all’ ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido ed all’ex- assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva. Dichiarata sentenza di “non luogo a procedere” per l’intervenuta prescrizione nei confronti del consigliere regionale Donato Pentassuglia, attuale assessore regionale all’Agricoltura, per il quale era stata chiesto la condanna a 8 mesi di reclusione, accusato dai pm di “favoreggiamento” nei confronti di Girolamo Archinà . Evidentemente qualcuno in Procura a Taranto non è capace neanche di fare i conti con il calendario.

l’ ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido

Pesante e discutibile la decisione nei confronti di Giorgio Assennato, ex direttore generale di Arpa Puglia, che ha invece rinunciato di fruire della intervenuta prescrizione, a cui è stato contestato il favoreggiamento verso Vendola. Secondo l’accusa Assennato avrebbe negato delle presunte pressioni dall’ex governatore pugliese sull’ Arpa Puglia. La Procura di Taranto aveva chiesto nei suoi confronti la condanna ad 1 anno mentre i giudici lo hanno invece condannato a 2 anni. Decisione che ha generato lo sdegno di semplici cittadini, cattedratici, esponenti della politica che gli hanno manifestato la propria solidarietà e stima sui socialnetwork. Ed a loro ci aggiungiamo anche noi.

Assolto l’ex primo cittadino di Taranto Ippazio Stefàno. L’accusa insussistente della Procura di Taranto nei suoi confronti, priva di alcun fondamento pratico e giuridico, era di quella non aver adottato alcun provvedimento nei confronti dell’ ILVA, nella sua qualità di massima autorità sanitaria del territorio, nonostante le criticità ambientali. Per la procura il reato accusatorio si sarebbe già prescritto, ma invece la Corte invece lo ha assolto nel merito perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

L’ex sindaco di Taranto in un’intervista rilasciata al quotidiano locale Buonasera Taranto nel 2015 era già stato molto chiaro ed eloquente: “Io ha fatto un esposto, chiedendo aiuto alla magistratura, perchè non potevo agire. Mi trovavo di fronte ad un muro, con ordinanze respinte dal Tar che mi diceva: non è tua competenza. Mi sono rivolto alla magistratura, perchè mi desse i mezzi per poter fare qualcosa. Mi sono ritrovato prima indagato e, ora, imputato” aggiungendo “Sono a posto con la coscienza. Poi, siamo sotto il cielo… da uomo delle Istituzioni ho fiducia nei giudici, quello sì. Anche se il mio ruolo è probabilmente unico nel panorama giudiziario italiano”.

Adesso dalla Procura di Taranto chi chiederà scusa ad Ippazio Stefàno ? Purtroppo nessuno. E questa è l’ennesima prova di una Procura “politicizzata” alla ricerca di protagonismo mediatico come ampiamente dimostrato in aula. E come se non bastasse, un protagonista confermato dalle dichiarazioni rilasciate al solito giornalista “amico”, del procuratore facente funzione Maurizio Carbone magiistrato napoletano, coordinatore nel distretto giudiziario di Lecce della corrente “sinistrorsa” di AREA della magistratura italiana.

Assolto con formula piena Francesco Manna, Capo di Gabinetto alla presidenza della Regione Puglia di Nichi Vendola, che la Procura di Taranto accusava di favoreggiamento, così come è stata assolta Vittoria Caterina Romeo, dirigente dell’ ILVA dalle accuse non provate di aver “pilotato” assieme ad altri dirigenti del Gruppo RIVA le visite a Taranto della commissione ministeriale per la concessione dell’autorizzazione integrata ambientale.

IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA

DISPOSITIVO-PROC.-AMBIENTE-SVENDUTO

I COMMENTI DELLA DIFESA

“Come ammesso dagli stessi periti, sotto la gestione dei Riva Ilva ha sempre operato e prodotto rispettando tutte le normative vigenti. I Riva hanno costantemente investito ingenti capitali in Ilva al fine di migliorare gli impianti e produrre nel rispetto delle norme” ha dichiarato l’avvocato Luca Perrone “Il totale degli investimenti erogati sotto la loro gestione ammonta a 4,5 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi di natura specificatamente ambientale. Cifre e numeri che sono stati certificati dal Tar e dalle due sentenze del Tribunale e della Corte di Appello di Milano di assoluzione piena perché i fatti non sussistono, perché non c’è stato dolo e perché gli investimenti realizzati sono stati veri e cospicui“. L’avvocato Perrone ha evidenziato che “come anche certificato dall’Arpa, nel corso della gestione Riva sono state adottate le migliori tecniche/tecnologie allora disponibili (Best Available Technology del 2005) e come sempre i Riva si sarebbero prontamente adeguati anche a quelle del 2012 nei quattro anni successivi previsti dalle normative“.

L’avvocato Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva, anch’egli ex amministratore dell’ILVA ha fatto presente che il suo assistito “è stato presidente solamente due anni, dal 2010 al 2012, e sotto la sua presidenza si sono raggiunti i migliori risultati ambientali della gestione Riva con valori di diossina e benzoapirene bassissimi che si collocano a meno della metà dei limiti consentiti dalla legge. Risultati straordinari dovuti agli investimenti quantificabili in oltre 4 miliardi di euro e alla gestione degli impianti sempre tesa al massimo rispetto delle normative ambientali“. 

I COMMENTI DELLA POLITICA

L’eurodeputato Raffaele Fitto (FdI) manifesta il proprio “garantismo sempre e verso tutti, quale principio di civiltà irrinunciabile. Vale anche –nel caso delicato e complesso della sentenza di primo grado di Taranto. Una sequela di condanne durissime che colpiscono i vertici di un’azienda tra le più rilevanti“, anche nel caso in cui la vicenda diventa più grave quando riguarda, come nel caso di Nichi Vendola, il “vertice istituzionale di una Regione“. “Auguro a lui – aggiunge Fitto – di poter dimostrare, nei successivi gradi di giudizio, la totale estraneità a quanto gli viene contestato. Non solo per la sua personale onorabilità ma soprattutto per quella dell’istituzione che ha rappresentato. Da parte mia nessun attacco, nessun insulto, nessuna esultanza: sentimenti che, invece, ho spesso ritrovato sul volto e nelle parole dei miei avversari in analoghe circostanze“.

Abbiamo vissuto tempi nei quali persino “l’auspicio”, per così dire, di un avviso di garanzia o la “profezia” di un tintinnar di manette serviva a innescare la barbarie del linciaggio mediatico, della calunnia e dell’utilizzo politico delle vicende giudiziarie” prosegue l’eurodeputato di Fratelli d’ Italia. con un chiaro a quando Vendola e Fitto nel 2005 concorrevano entrambi alla carica di presidente della Puglia e Vendola faceva continui riferimenti a possibili indagini su Fitto . Puntualmente arrivarono le inchieste della solita magistratura “schierata” . “Tempi torbidi e oscuri dei quali ho fatto aspra e dolorosa esperienza e che non auguro a nessuno, compreso Vendola che, di quei tempi, fu protagonista. La giustizia, ovviamente, resta tale quando condanna e quando assolve. La fiducia in essa non è un rituale a seconda della posizione personale ma un dovere istituzionale“. conclude Raffaele Fitto.

Un giudizio anticonformista arriva dal consigliere regionale Fabiano Amati (PD): “Altro che conflitto tra politica e giustizia! Spero che il caso Vendola abbia fatto capire, soprattutto dalle parti mie, che la giurisdizione, l’attività dei giudici, è una pagina della politica. Iuris dicere significa pronunciare il diritto ed è ciò che viene fatto da un organo dello Stato. Se così è tale pronuncia si presta ad essere condivisa o ad essere confutata: in maniera chiara, libera, aperta“. Praticamente un invito a non abbassare la testa davanti all’azione dei giudici. Se lo Stato si manifesta con le decisioni dei giudici, quelle decisioni si possono legittimamente criticare perché sono “attività politica in senso lato, e che esista il problema della giustizia – conclude Amatinon lo dobbiamo scoprire solo quando riguarda noi stessi mentre ci fa comodo usare la giustizia come clava verso gli altri“.

Il coordinatore regionale di FI, Mauro D’Attis, esprime un giudizio critico: “Nella prospettiva che, mi auguro, un imputato come Vendola possa essere assolto, considerato che mancano ancora due gradi di giudizio, resta il principio che le sentenze sono destinate ad essere impugnate e non ad altro“. Un giro di parole in “politichese” per dire più semplicemente: è meglio agire in tribunale e tacere di fronte al verdetto del Tribunale.

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