Salta nuovamente lo "scudo" penale per l'ex-Ilva: azienda e sindacati allarmati

Salta nuovamente lo "scudo" penale per l'ex-Ilva: azienda e sindacati allarmati

I sindacati sono molto preoccupati:”Non si tratta di dare immunità né tanto meno di impunità, ma di tutele legali che accompagnano un processo di riconversione ambientale degli impianti”, “un atteggiamento schizofrenico del governo, che in modo maldestro cerca di recuperare voti su Taranto ma in realtà fornisce un buon alibi all’azienda per andar via”, “di questo passo si continua a giocare sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini di Taranto su un tema delicato che invece viene gestito per consenso elettorale”.

ROMA – Ancora una volta il M5S mette a rischio l’occupazione dello stabilimento siderurgico ex-Ilva di Taranto, il cui indotto di fatto regge in piedi l’economia di tutta la provincia jonica e genera un punto di PIL nazionale.  17 senatori grillini hanno presentato l’emendamento al decreto salva-imprese per sopprimere la norma sull’immunità penale all’ex Ilva, che sarà eliminata dal testo. Adesso il problema questione verrà riportato sul tavolo del Governo con un ordine del giorno che lo impegna a cercare una soluzione.

La poltrona del ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli  è sempre più bollente, dopo il “fallimento” della trattativa sullo stabilimento campano di Whirlpool , diventa sempre più difficile convincere i franco indiani di ArcelorMittal a continuare la loro attività senza “scudo” penale, e non abbandonare la gestione dello stabilimento siderurgico . La settimana prossima il ministro Patuanelli incontrerà i vertici italiani, con il nuovo Presidente ed Amministratore Delegato Lucia Morselli. Non è un caso se dal dal quartier generale a Londra del gruppo ArcelorMittal, così come anche a Taranto , nessuno parla e tutti tacciono.

La credibilità della leadership del premier Conte vacilla sempre di più all’estero, a seguito della circostanza che in Italia si rimettano in gioco continuamente gli accordi già siglati, che fa perdere ogni autorevolezza e fiducia in questo governo traballante. Il  gruppo ArcelorMittal manifestò senza mezzi termini tutto il proprio dissenso quando venne varato il “decreto Crescita”  che aboliva lo scudo penale a far data dal 6 settembre,  arrivando a minacciando di restituire lo stabilimento ILVA di Taranto (che al momento gestiscono in affitto)  al Governo. Fu questo il vero motivo che indusse l’allora ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, di affidare all’ ufficio legislativo  il compito di rielaborare la tutela nella versione inserita nel salva-imprese che era strettamente legata, come tempi e modalità, all’attuazione del piano ambientale . E che adesso salta per la seconda volta a causa di parlamentari irresponsabili del M5S.

Tutto torna quindi indietro con una nuova problematica in più: la sovraproduzione del acciaio in Europa strettamente connessa alla crisi dell’automotive, ha già portato ArcelorMittal a ridurre propria la produzione in Italia come anche negli altri suoi stabilimenti europei, mettendo in cassa integrazione 1.400 dipendenti. I sindacati sono molto preoccupati, come evidenzia il segretario nazionale della Fiom Cgil, Gianni Venturi : “Mettere in discussione la soluzione trovata nel dl imprese rischia di aprire ad una fase di ulteriore incertezza. Non si tratta di dare immunità né tanto meno di impunità, ma di tutele legali che accompagnano un processo di riconversione ambientale degli impianti“. Altrettanto dura la posizione di Marco Bentivogli, leader Fim-Cisl: “La scelta di modificare nuovamente lo scudo penale per Arcelor Mittal dimostra un atteggiamento schizofrenico del governo, che in modo maldestro cerca di recuperare voti su Taranto ma in realtà fornisce un buon alibi all’azienda per andar via“. Allineato anche Rocco Palombella della Uilm, che ricorda che l’azienda perda “due milioni di euro al giorno” aggiungendo che “di questo passo si continua a giocare sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini di Taranto su un tema delicato che invece viene gestito per consenso elettorale“.

 

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