Minacce russe a un giornalista, la Stampa e la libertà di stampa dimenticata dal premier Conte

Minacce russe a un giornalista, la Stampa e la libertà di stampa dimenticata dal premier Conte

Quanto accaduto al collega Iacoboni e quello che da mesi accade al direttore di questo giornale, oggetto di una sistematica e raffinata campagna di minacce, dimostrano quali sono i rischi per l’informazione nel nostro Paese. Dovrebbe preoccuparsene un giurista come il Presidente del Consiglio, sin qui non pervenuto

di Carlo Bonini

Chiunque attenti al lavoro di un giornalista, di un giornale, attenta alla libertà di ciascuno di noi. È un principio fondante delle democrazie, delle società aperte. Non negoziabile. Perché nell’oscurità e senza il suo ossigeno, che è l’informazione, una democrazia muore.

Ovvietà, si dirà. E tuttavia dover riaffermare l’assunto è la dimostrazione di quanto non lo si possa dare per scontato. Perché quanto accaduto al collega della “StampaJacopo Iacoboni e quanto da mesi accade, per dire, al direttore di questo giornale e alla sua redazione, oggetto di una sistematica e raffinata campagna di minacce, dimostrano che nel nostro Paese quella libertà è diventata contendibile.

E lo è diventata non per la protervia di un generale, portavoce della forza armata di uno Stato che non prova neppure a dissimulare la natura illiberale del suo regime. O per la vigliaccheria di chi, nascondendosi nell’anonimato della Rete, minaccia questo giornale (magari scopriremo un giorno che i committenti delle intimidazioni alla “Stampa” e a “Repubblica” appartengono a uno stesso milieu di alfieri delle democrature che tiene insieme Mosca e i suoi pupazzi nel nostro Paese). Ma per il vuoto riduzionista in cui quelle minacce cadono, lasciando che ne sia obnubilata la posta in gioco.

Né è prova il comunicato di risposta a Mosca partorito dai ministri della Difesa e degli Esteri. Un compendio di mollezza e imbarazzo. Lo specchio di un Paese incapace di farsi rispettare, perché incapace di rispettare ciò che dovrebbe avere più a cuore: la propria libertà. Tanto da considerare la difesa della stampa libera una faccenda di “opportunità” nel rapporto tra uno Stato sovrano e un giornalista, dunque da liquidare con un addendum di poche righe in coda alla prolissa riaffermazione di amicizia nei confronti di quello Stato che quella libertà ha appena offeso. Dovrebbe preoccuparsene un giurista come il Presidente del Consiglio, sin qui non pervenuto

* tratto dal quotidiano La Repubblica

Cosa era successo….

Lo scontro fra il Governo russo e La Stampa è avvenuto in seguito alla pubblicazione sul quotidiano torinese di un articolo di Jacopo Iacoboni, critico sulla effettiva utilità degli aiuti inviati dalla Russia all’Italia per soccorrere la popolazione del bergamasco colpita dal coronavirus. Dopo l’attacco al giornale del portavoce della Difesa russa, che ha scatenato reazioni indignate sui social e la richiesta al governo Conte di intervenire, rispondono i nostri ministeri degli Esteri e della Difesa: “Grazie per gli aiuti, ma rispettare la libertà di stampa”.

L’articolo e le accuse della Russia

L’articolo aveva già scatenato una settimana fa la risposta contrariata dell’ambasciatore russo in Italia Sergej Razov, autore di una lettera aperta indirizzata al direttore de La Stampa Maurizio Molinari. Nella missiva Razov ha confutato l’ipotesi avanzata da Iacoboni e cioè che gli aiuti russi avrebbero come obiettivo strategico quello di intaccare i rapporti fra l’Italia e la Nato.

Ieri però contro La Stampa è arrivato un nuovo attacco, questa volta da parte del portavoce del ministero della Difesa russo, il maggior generale Igor Konashenkov. Che ha scritto una nota dai toni molto duri affidandola ai social media, in cui accusa il giornale di “russofobia” e conclude con parole non certo rassicuranti, che hanno il sapore di una minaccia, nemmeno troppo velata: “Qui fodit foveam, incidet in eam (Chi scava la fossa, in essa precipita)”.

La risposta di Molinari e del cdr de La Stampa

Il direttore Molinari ha risposto sul giornale alle accuse di Konashenkov: “Il nostro giornale –  si legge nella nota – ha descritto gli aiuti russi all’Italia contro la pandemia al pari di quelli giunti da altri Paesi: come una dimostrazione di amicizia e solidarietà in un momento drammatico di difficoltà per il Paese. Al tempo stesso alcuni nostri articoli hanno riportato dubbi e perplessità, italiane e non, sulla possibile presenza nella missione russa di militari impegnati in missioni di intelligence. Si tratta di due aspetti della stessa notizia che i nostri giornalisti hanno affrontato con pari professionalità. Ci dispiace e sorprende che tale esempio di libertà di informazione abbia suscitato la forte irritazione del ministero della Difesa russo. E siamo convinti che la forza del legame fra Italia e Russia, testimoniato dall’attuale cooperazione contro il virus, non possa essere indebolito dal lampante mancato rispetto per il diritto di cronaca che traspare dagli espliciti insulti ricevuti dal general maggiore Igor Konashenkov“.

Anche il comitato di redazione de La Stampa, esprimendo “sdegno per per il grave attacco del ministero della Difesa russo al nostro giornale e al giornalista Jacopo Iacoboni“, sottolinea come le parole di Konashenkov rappresentino “un’autentica intimidazione che ancora una volta conferma – se mai ce ne fosse stato il bisogno – gli strumenti con i quali la Russia controlla l’informazione, e non solo”. E reclama l’intervento del nostro Governo, invitandolo a chiedere “immediati chiarimenti” e soprattutto le “necessarie scuse“.

Il comunicato del cdr di Repubblica

Anche il crd di Repubblica esprime solidarietà a Iacoboni: Le minacce del portavoce del ministro della Difesa russo al giornalista de La Stampa Jacopo Iacoboni sono una minaccia al ruolo della libera stampa in tutto il nostro Paese. Il diritto di cronaca non può essere intimiditito da chicchessia. Il Cdr e tutta la redazione di Repubblica sono vicini a Iacoboni e al suo lavoro“.

Le reazioni politiche

I toni forti della Difesa russa hanno scatenato un’ondata di riprovazione sui social. In molti hanno manifestato la loro solidarietà a Iacoboni criticando l’iniziale silenzio del governo italiano. Tra le forze politiche, i Radicali italiani e +Europa hanno chiesto all’esecutivo di intervenire e fare luce sulla questione. Stessa richiesta anche da parte del Pd per bocca della deputata Alessia Rotta, che chiede a Di Maiodi far immediatamente sentire la sua voce”, e di Europa Verde: “Il governo, a partire dal presidente Conte e dal ministro degli Esteri Di Maio, convochi l’ambasciatore e pretenda immediatamente le scuse del Cremlino“, scrivono Elena Grandi .  “Se Luigi Di Maio si ricordasse di essere ministro degli Esteri, superato lo stupore iniziale reagirebbe” cinguetta polemicamente il senatore Andrea Cangini di Forza Italia.

Lo stesso sindaco di Bergamo Giorgio Gori scrive su Twitter: “Solidarietà a Jacopo Iacoboni e alla Stampa per le intimidazioni ricevute da portavoce della Difesa russo. Noi siamo grati d’avere a #Bergamo medici e infermieri russi che ci aiutano a curare i nostri malati, ma non è accettabile alcuna minaccia alla libera informazione“.

Anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi esprime solidarietà su Twitter: “Chi minaccia un giornalista come Jacopo Iacoboni minaccia tutta la libera informazione. E dunque mette in discussione non solo la qualità della vita di una persona ma anche la qualità della vita democratica. Solidarietà a Iacoboni. “Sappiamo bene da tempo cosa rischiano i giornalisti in Russia, l’Europa è un’altra cosa“, afferma Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu.

E’ intervenuta sul tema anche la vicepresidente della Camera Mara Carfagna, che chiede al governo una reazione più netta della condanna verbale: “Va convocato l’ambasciatore, va spiegato che in Italia i generali, e a maggior ragione i generali stranieri, non possono rivolgersi a un giornale dicendo “Chi si scava la fossa in essa precipita”. Qui le intimidazioni alla libera stampa non sono consentite, qui se si vuole contestare una notizia o una tesi si agisce col diritto di replica o di smentita, non si evoca il cimitero”.

A bonificare il clima sono intervenuti dunque i ministri di Esteri e Difesa Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini, che in una nota congiunta, hanno dichiarato ieri che “L’Italia è grata alla Russia per gli aiuti, ma allo stesso tempo non si può non biasimare il tono inopportuno di certe espressioni utilizzate dal portavoce del ministero della Difesa russo nei confronti di alcuni articoli della stampa italiana. La libertà di espressione e il diritto di critica – continua la nota – sono valori fondamentali del nostro Paese, così come il diritto di replica. In questo momento di emergenza globale il compito di controllo e di analisi della libera stampa rimane più che mai essenziale”.

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