Mentre l’Inpgi è in rosso per 142 milioni, il presidente (giornalista) porta a casa 230mila euro

Mentre l’Inpgi è in rosso per 142 milioni, il presidente (giornalista) porta a casa 230mila euro

Approvato dal consiglio generale controllato dal “sindacato” con 36 voti a favore e 17 contrari. L’indennità del neo-presidente Marina Macelloni resta agganciata allo stipendio del direttore generale, come quella del suo predecessore Camporese, che si faceva rimborsare a parte contributi, versamenti alla cassa di assistenza sanitaria e affitto della casa romana. Intanto nel 2015 il disavanzo tra le entrate e uscite dell’ente ha raggiunto i 112 milioni

Schermata 2016-06-08 alle 17.02.46E’ scontro frontale nel consiglio generale dell’ istituto di previdenza dei giornalisti (Inpgi) sull’indennità della neo presidente Marina Macelloni dopo che i consiglieri eletti a febbraio scorso dopo ore di discussioni hanno alla fine dato il via libera con 36 voti a favore, 17 no e 3 astenuti per assegnarle un compenso di circa 230mila euro lordi l’anno. La giornalista del Sole24Ore che ha preso il posto di Andrea Camporese l’ex presidente rinviato a giudizio per corruzione e truffa ai danni dell’ente – di cui è considerata una “fedelissima” guadagnerà praticamente quanto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ma non è finita qui. Infatti l’istituto che paga le pensioni, le indennità di disoccupazione ai giornalisti, il cui bilancio è tutt’altro che in salute, come segnalato anche dalla Corte dei Conti, si accollerà anche i suoi contributi (autonomi) per la gestione separata, l’Inpgi 2 !

Dai 147mila euro di Cescutti ai 310mila di Camporese…

Otto anni fa  il presidente dell’Inpgi  era Gabriele Cescutti, il quale  poteva contare su un’indennità annuale di 147mila . Subito dopo l’elezione del “pupillo” di Cescutti e cioè Andrea Camporese, avvenuta nel 2008 il Cda approvò una delibera retroattiva, che collegava l’indennità dovuta al presidente alla retribuzione del direttore generale con una maggiorazione del 10%. Ma Camporese non contento…  chiese ed ottenne anche il “ristoro per il pregiudizio economico e previdenziale derivante dagli effetti della sospensione del rapporto di lavoro”, il rimborso del mancato accantonamento del Tfr, dei contributi previdenziali e dei versamenti alla cassa di assistenza sanitaria di categoria (Casagit) e al fondo complementare dei giornalisti. Per un totale percepito annualmente di oltre 310mila euro annui.

Dimenticavamo:  l’Inpgi  versava ad Andrea Camporese anche i 30mila euro di locazione annuale per la sua casa nella Capitale, pur avendo l’ Istituto una valanga di case libere sfitte a disposizione !

Andrea Camporese

nella foto Andrea Camporese, sullo sfondo il Tribunale di Milano

 

L’indennità ancorata allo stipendio del direttore generale

Al centro delle contestazioni di chi ha votato “no” in Consiglio,  c’è il motivo che anche il trattamento della Macelloni, che era già membro del cda durante il secondo ed ultimo mandato di Camporese, resta agganciato allo stipendio del direttore generale. L’unica diversità è che i 255mila euro del direttore generale sono stati “scontati”… del 10% come aveva deciso il consiglio generale nello scorso autunno accogliendo una proposta presentata dal CdA a luglio 2015, quando venne approvata, come foglia di fico,  una “riforma” che dovrebbe rimettere in sesto i traballanti conti dell’istituto grazie ad un aumento delle aliquote contributive, alla riduzione delle prestazioni erogate ed a un contributo di solidarietà sulle pensioni già in essere. In pratica, non paga chi sbaglia, ma chi non può dire e fare niente per opporsi !

Secondo i consiglieri di amministrazione della maggioranza (nel 90% emanazione della FNSI) che si sono espressi a favore, invece, i 230mila euro alla Macellonisono del tutto giustificati perché chi si insedia alla guida dell’Inpgi ha diritto a non rimetterci” rispetto a quel che guadagnava prima. La Macelloni come caporedattore centrale del Sole 24 Ore percepiva 177mila euro compreso l’accantonamento del Tfr. A cui occorre sommare circa 48mila euro di contribuzione volontaria all’Inpgi 1 (la gestione previdenziale a cui sono iscritti i dipendenti delle case editrici) e i versamenti alla cassa di assistenza sanitaria di categoria (Casagit) e al fondo complementare (aggiuntivo) dei giornalisti. Oltre ai  sostanziosi rimborsi spese ed una congrua dotazione annuale come spese di rappresentanza.

CdG Inpgi

I consiglieri contrari hanno fatto giustamente notare che il compenso andrebbe riconosciuto a fronte della responsabilità insita nella carica dovrebbe essere stabilito con criteri oggettivi. Altrimenti si apre la strada a evidenti disparità: un redattore ordinario che per ipotesi diventasse presidente dell’Inpgi dovrebbe “accontentarsi” di poco più di 2mila euro al mese, mentre il direttore del Corriere della Sera avrebbe potuto pretendere dieci volte di più.  I giornalisti de ilfattoquotidiano.it hanno   più volte tentato di contattare la Macelloni, la quale in perfetto “stile… Camporese” non ha voluto commentare. E meno male che è una giornalista…

INPGI (gestione principale) : 141,7 milioni di perdite 

Le contestazioni sull’opportunità della maxi indennità sono sopratutto i problemi di bilancio dell’ Inpgi, evidenziati anche dalle ultime relazioni della Corte dei Conti. L’istituto ha chiuso il bilancio 2015 della gestione principale con una perdita di quasi 142 milioni di euro e un patrimonio  diminuito (a valore di mercato) da 1,99 a 1,86 miliardi. Sempre nello scorso esercizio 2015 lo squilibrio tra entrate e uscite previdenziali e assistenziali è incrementato notevolmente arrivando a 112 milioni di euro contro gli 81 del 2014. L’ultima riga del conto economico comprensivo di entrate e uscite straordinarie riporta un utile “fittizio” (quindi irreale) di 21 milioni, che in realtà è quello “riclassificato”, cioè che tiene conto soltanto dell’attività istituzionale che consiste nell’incassare contributi e pagare pensioni, attività che evidenzia appunto una perdita di 141,7 milioni.

La finta “svendita” del mattone per evitare crisi di liquidità

Per metterci una pezza, lo scorso anno il consiglio di amministrazione uscente presieduto da Camporese aveva autorizzato la dismissione di parte del patrimonio immobiliare (il cui valore ed entrate sono per Legge a garanzia delle pensioni). Un’operazione per il momento cartacea, che rischia però di trasformarsi in una vera e propria  svendita e che finirà per danneggiare l’unico reale patrimonio a garanzia delle erogazioni delle future pensioni. Preoccupante anche la situazione della riserva di garanzia Ivs, che deve essere pari ad almeno cinque annualità di pensioni erogate in base al decreto legislativo 509/1994 . Nel 2010 l’INPGI aveva una riserva sufficiente a coprire 4,62 annualità. A fine 2014 il valore è calato a poco più di 4. Nel 2015 la riserva è scesa addirittura a 3,9.

Lo scontro sull’abolizione del “gettone” di 80 euro 

Pur in presenza di un preoccupante scenario futuro, la spending review dell’ente si è sforzata… all’eliminazione dei rimborsi spese per i membri del Consiglio generale che abitano in provincia di Roma e dei gettoni di presenza da 80 euro al giorno, proposto dal consigliere Mauro Lozzi (cui la rappresentanza di Inpgi Futuro ha detto sì e su cui la maggioranza si è spaccata) che fino a oggi i consiglieri generali hanno continuato a ricevere mentre il CdA vi aveva rinunciato nel 2012. Sugli 80 euro in favore  tutti coloro che ricoprono cariche all’Inpgi e, quindi, anche di tutti gli oltre 60 membri del Consiglio generale, però, non è ancora detta l’ultima parola. Infatti l’ emendamento sull’abolizione è passato con 34 sì e 14 no, ma da parte della maggioranza del consiglio non sono mancate le proteste (” pecunia non olet“… ) ed alla fine si è deciso di ridiscutere la questione durante la prossima riunione.

I soldi dell’ INPGI al sindacato

Sono rimasti invece inalterati gli eccessivi compensi dei componenti del comitato amministratore di Inpgi2  ed i due milioni e mezzo di euro che l’ Inpgi con i soldi di tutti versa nelle casse del sindacato, a conferma che esiste un meccanismo ben collaudato di stretta connivenza e “controllo gestionale” tra Ente di previdenza e Fnsi, controllo che è probabilmente la “madre” di tutte le cause della pessima situazione finanziaria dell’Ente.

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