Il parlamentare di Forza Italia Vito De Palma e il consigliere regionale Massimiliano Di Cuia rischiano di andare a processo e rispondere dell’accusa di brogli elettorali avanzata dalla Procura di Taranto nei confronti dei due esponenti politici forzisti e di altri indagati componenti del seggio elettorale. Nell’avviso di conclusione indagini sono 7 le persone per le quali si chiede il processo: oltre ai due politici di Forza Italia , sono presenti i cinque componenti del seggio elettorale, Alessandro Dipino, Maria Grazia Cartini, Federica Trianni, Ines Nieddu e Rosaria Pignatelli, che secondo le conclusioni della Procura tutti insieme e consapevolmente avrebbero compilato i verbali e le tabelle dello scrutinio con dati ritenuti falsi.
L’inchiesta ha origine a seguito dell’esposto presentato dal loro collega di partito Marcello Lanotte, presidente del Consiglio comunale di Barletta: secondo l’impianto accusatorio della Procura jonica il conteggio dei voti sarebbe stato errato, e spostò il seggio di Forza Italia dal suo collegio a quello ionico per i meccanismi della legge elettorale vigente. Lo scambio dei voti sarebbe presumibilmente avvenuto sulle tabelle di scrutinio compilate nel seggio 54 di Taranto, nel quale sarebbero state attribuite a Forza Italia le 213 preferenze spettanti in realtà a Fratelli d’Italia a cui invece vennero attribuiti i 52 voti degli azzurri. Per effetto del “calcolo dei resti”, il seggio di Forza Italia, venne assegnato a De Palma, invece del candidato Lanotte nel collegio Foggia/Bat. A seguito dell’elezione in Parlamento De Palma, quindi, lasciò il seggio regionale per volare a Montecitorio e al suo posto scattò Massimiliano Di Cuia .
Marcello Lanotte secondo l’ipotesi della Procura di Taranto sarebbe risultato subito eletto, ma nel giro di qualche giorno sulla base del ricorso di De Palma perse l’elezione in Parlamento nonostante avesse presentato un ricorso alla Giunta per le elezioni che non venne accolto.

Negli atti dell’indagine condotta dalla Digos della Questura di Taranto gli investigatori hanno rinvenuto un messaggio sms “Ciao Ale purtroppo per una manciata di voti i due seggi di Forza Italia in Puglia sono andati a Foggia e Lecce. Grazie per il tuo sostegno Ci vediamo al più presto. Un caro saluto Massimiliano”, intercorso nella serata del 26 settembre 2022 fra l’allora consigliere comunale di Forza Italia, Di Cuia ed il rappresentante di lista Alessando Dipino che proprio Cuia aveva designato nel seggio 54 del capoluogo ionico. La risposta di Dipino arrivò subito dopo: “Ciao Massimiliano, ne sono dispiaciuto immensamente sarebbe stato un percorso più facile nel voler ricostruire qualcosa. Ma si può sempre iniziare e con la passione e l’impegno non è detto che non ci si riesca. Bisogna sempre guardare al futuro facendo tesoro delle esperienze del passato. Tutto è possibile e nulla è mai perduto. Ci vediamo presto. Un abbraccio affettuoso” messaggio questo che secondo la Procura di Taranto sarebbe la prova che i due politici ionici di Forza Italia fossero a conoscenza che quel risultato elettorale non fosse corretto, ma avrebbero avviato e portato avanti le procedure di proclamazione ed in questa maniera danneggiato il loro compagno di partita Lanotte candidato a Barletta.
De Palma scrive il Buccoliero nell’atto di conclusione delle indagini con il quale chiede il rinvio a giudizio “diffidava l’Ufficio centrale circoscrizionale di Bari a rettificare il precedente giudizio di attribuzione di voti del 26 settembre e, inducendolo in errore”, ed a “attestare falsamente nel successivo provvedimento” del 5 ottobre 2023 che i voti per Forza Italia erano 213, così facendo “illecitamente scattare in suo favore l’attribuzione del seggio”.
Interrogato dalla Digos Dipino rispose di non ricordare le circostanze contestate motivo per cui la Procura lo iscrisse nel registro degli indagati. Dopo l’avviso di chiusura delle indagini, Massimiliano Di Cuia (assistito ha chiesto di essere ascoltato dal pm Mariano Buccoliero ma le sue le spiegazioni non sono state accolte dal magistrato che ha chiesto il processo, ipotesi accusatoria, che deve passare al vaglio del Gup.
I due esponenti jonici di Forza Italia contestano ogni addebito. “Apprendo dalla stampanon avendo ricevuto alcun atto, e resto sbigottito dell’esistenza di tali notizie che mi riguardano. Ribadisco che sono stato io a presentare un esposto affinché fossero acquisiti gli atti della sezione che mi venivano negati. Ho chiesto trasparenza, non il contrario” è il commento dell’onorevole Vito De Palma . A sua volta, Massimiliano Di Cuia con una nota dichiara : “Accolgo con serenità questa fase del procedimento e rinnovo la mia piena fiducia nell’operato della magistratura, nella certezza che il successivo confronto processuale consentirà di accertare definitivamente la verità dei fatti. Le risultanze investigative hanno già evidenziato che non ho mai avuto accesso alla sezione n. 54 del Comune di Taranto e che non ho avuto alcuna interlocuzione con le persone presenti durante le operazioni di voto. Proprio per questo motivo sono convinto che, nel prosieguo della vicenda giudiziaria, emergerà con chiarezza la mia assoluta estraneità rispetto alle condotte che mi vengono attribuite. Non posso tuttavia nascondere il profondo rammarico per le conseguenze che questa vicenda sta determinando sul piano umano, familiare e professionale, nonché per il danno arrecato alla mia immagine pubblica e professionale. Di tali conseguenze chi ha diffuso accuse infondate risponderà nelle sedi competenti. Desidero ringraziare la mia famiglia, gli amici e tutte le persone che, anche in queste ore, mi stanno manifestando vicinanza e sostegno. Attendo con fiducia l’esito dei prossimi passaggi processuali – conclude Di Cuia – e continuerò a stare, come ho sempre fatto nella mia vita, dalla parte della giustizia e della legalità”.
Interrogato dalla Digos di Taranto Dipino rispose che non ricordava l’accaduto, motivo per il quale il pubblico ministero Buccoliero lo iscrisse nel registro degli indagati. Nelle scorse settimane, dopo l’avviso di chiusura delle indagini, Massimiliano Di Cuia ha chiesto di essere ascoltato dal pm, al quale le spiegazioni ricevute, non sono bastate a disporre l’archiviazione. Per l’accusa, che adesso deve passare al vaglio del Gup, quei messaggi sarebbero la prova che gli indagati fossero a conoscenza dell’errore nei verbali, portando avanti la loro rispettiva proclamazione.





