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17 Giugno 2026 17:35

Maxi operazione anti riciclaggio della Dda e della Guardia di Finanza di Palermo: scovato il tesoro di Matteo Messina Denaro

Scoperto il tesoro di Matteo Messina Denaro: 200 milioni di euo depositati e nascosti tra Isole Cayman, Svizzera e Libano. L'indagine, coordinata dalla Dda del capoluogo siciliano, ha consentito di ricostruire un imponente patrimonio frutto del reimpiego di ingenti capitali derivanti da attività di narcotraffico, prosperate sotto l'egida di Cosa nostra trapanese

Trovato dalla Guardia di Finanza di Palermo il tesoro di Matteo Messina Denaro, occultato fra beni e società ad AndorraGibilterra, Isole CaymanLussemburgoSvizzeraLibanoPrincipato di Monaco e Spagna (nelle città di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banu’s). Arrestate tre persone e sequestrato un ammontare per oltre 200 milioni di euro. L’indagine, coordinata dalla Dda del capoluogo siciliano, ha consentito di ricostruire un imponente patrimonio frutto del reimpiego, anche attraverso società off shore, di ingenti capitali derivanti da attività di narcotraffico, prosperate, già a partire dagli anni ’80, sotto l’egida di Cosa nostra trapanese e del suo boss indiscusso Matteo Messina Denaro. I provvedimenti sono stati disposti dal gip di Palermo. Eseguite anche estese perquisizioni a Malaga (ES) e a Campobello di Mazara (TP), in tutti i luoghi nella disponibilità degli indagati. Sono oltre 150 i finanzieri impegnati nelle operazioni, parte di quali anche all’estero, al fianco delle forze di polizia degli Stati coinvolti.

Sono stati impiegati anche mezzi aerei, droni e dispostivi “termo scanner” per la ricerca di intercapedini e cavità nascoste, oltre a un team di esperti specializzato in analisi informatiche per l’individuazione di wallet digitali e criptovalute. L’operazione giunge al culmine di una complessa attività investigativa condotta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo, che ha consentito di ricostruire un imponente patrimonio frutto del reimpiego, in molteplici Stati europei ed extraeuropei, di ingenti capitali derivanti da attività di narcotraffico, prosperate – già a partire dagli anni ’80 – sotto l’egida di Cosa Nostra trapanese (TP). Le investigazioni sono nate da una segnalazione delle Autorità di Andorra relativa a una donna originaria di Campobello di Mazara (TP) con importanti disponibilità economiche in quel Paese.

I successivi accertamenti hanno permesso di appurare che la stessa era stata coniugata con un narcotrafficante di elevato spessore criminale, già destinatario di plurime condanne, con rapporti di stretta contiguità con Cosa Nostra. Su questo punto, fondamentali nel corso delle indagini si sono dimostrate le dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, i quali hanno chiarito come parte del flusso di denaro connesso ai traffici di stupefacenti fosse destinata, in modo sistematico, alle esigenze del mandamento di Castelvetrano e del suo stesso vertice, Matteo Messina Denaro. Sulla base di queste premesse, si è fatta strada l’ipotesi che i fondi andorrani fossero in realtà da ricondurre alle suddette attività criminali nel settore degli stupefacenti.

L’indagine, svolta in collaborazione con magistrati e forze dell’ordine di diversi Paesi, dà l’idea delle enormi ricchezze accumulate dall’ex mafioso latitante. Un tesoro che finora è stato possibile ricostruire solo indirettamente sulla base di quel che lo Stato, negli anni, era riuscito a sottrarre al padrino di Castelvetrano e ai suoi prestanome: più o meno 4 miliardi di euro. Un patrimonio costituito da investimenti nelle rinnovabili, in particolare l’eolico, settore “curato” per il boss dall’imprenditore trapanese Vito Nicastri, l’ex elettricista di Alcamo e pioniere del green in Sicilia, che per anni ha tenuto le chiavi di una delle casseforti dell’amico. E con l’edilizia e la grande distribuzione alimentare, attraverso la «6 Gdo» di Giuseppe Grigoli, il salumiere diventato in poco tempo il re dei Despar in Sicilia al quale furono sequestrati beni – secondo i magistrati di proprietà del boss – per 700 milioni.

Sono stati avviati, dunque, più estesi accertamenti che, partendo dal Principato di Andorra, si sono irradiati in numerosi altri Paesi europei ed extraeuropei.In particolare, iniziative di collaborazione sono state instaurate, anche attraverso la rete di esperti economico-finanziari all’estero della Guardia di Finanza, con la Spagna, il Lussemburgo, il Principato di Monaco e il Libano. In Spagna, in special modo, grazie alle intense sinergie con la Policia National, è stato possibile anche eseguire (tramite Ordine di Investigazione Europeo) attività tecniche di intercettazione, in parallelo con le analoghe operazioni condotte in Italia. Tutti questi accertamenti hanno permesso di cristallizzare l’imponente patrimonio sedimentato in oltre 40 anni come reimpiego dei proventi delle attività di narcotraffico.

Matteo Messina Denaro investiva i suoi profitti criminali anche nel turismo: la sua ombra di, hanno raccontato le inchieste, si allungherebbe anche dietro al patrimonio di Giovanni Savalle, per anni un signor nessuno con piccoli precedenti per reati fallimentari, ragioniere iscritto all’albo dei commercialisti divenuto proprietario del resort Kempisnky di Mazara del Vallo. La Guardia di Finanza gli portò via 60 milioni. 

Sul piano delle disponibilità, sono stati accertati numerosi rapporti bancari e portafogli titoli, distribuiti in diverse giurisdizioni, per un valore pari a circa 12,5 milioni di euro e con evidenze riferibili anche a epoche risalenti. È stata appurata, inoltre, la detenzione di quote di partecipazione di rilevantissimo valore nell’azionariato di un istituto di credito libanese. Al contempo sono state ricostruite operazioni di investimento in metalli preziosi, nella specie oltre 12 Kg di oro, poi confluiti nelle disponibilità finanziarie sottoposte a sequestro. Di straordinario pregio, inoltre, sono gli immobili individuati, 22 in tutto, molti dei quali veri e propri resort di lusso, situati tra Marbella, Benahavis e Puerto Banùs, in alcune tra le località più esclusive della costa del Sol. Di pari passo con la ricostruzione delle suddette ricchezze, le indagini hanno altresì evidenziato come le stesse siano state nel tempo gestite, sotto la supervisione del richiamato narcotrafficante, dalla moglie e soprattutto dal figlio (anch’essi sottoposti a custodia cautelare in carcere).

L’intero patrimonio sopra descritto è stato attinto dal provvedimento emesso dall’A.G. palermitana. L’odierna attività di servizio testimonia la costante attenzione e il perdurante impegno della Guardia di Finanza, nell’ambito delle indagini delegate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nel settore del contrasto patrimoniale a ogni forma di criminalità.

Chiara Colosimo, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia

Colosimo, oggi grande giorno per tutti

“Esprimo il piu’ sentito ringraziamento alla Procura di Palermo, alla Direzione distrettuale antimafia e alla Guardia di Finanza e a tutte le autorità giudiziarie e investigative italiane ed estere coinvolte nella vasta operazione internazionale che ha portato a tre custodie cautelari e al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro, riconducibili al patrimonio accumulato negli anni da Matteo Messina Denaro e dai suoi fiancheggiatori”. A dichiararlo è Chiara Colosimo, presidente della Commissione antimafia. “L’operazione rappresenta un risultato di straordinaria importanza nel contrasto alla criminalità organizzata mafiosa e ai circuiti finanziari alimentati dal narcotraffico e dal riciclaggio internazionale – sottolinea Colosimo -. L’attività investigativa, sviluppata attraverso una complessa cooperazione tra diversi Paesi, testimonia l’elevato livello di professionalità, competenza e determinazione degli investigatori impegnati quotidianamente nella difesa della legalità e nel contrasto alle organizzazioni criminali. Il sequestro di ingenti patrimoni riconducibili agli interessi mafiosi costituisce un segnale forte e concreto della presenza dello Stato nella lotta contro ogni forma di criminalità organizzata. Oggi è un grande giorno per tutti, tranne per i mafiosi”.

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