Il governo ha preso atto del provvedimento della Corte di Appello di Milano, che interviene alla vigilia del tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali previsto per domani, ed è scattata l’emergenza ex Ilva. La premier Giorgia Meloni, ha convocato d’urgenza una riunione a Palazzo Chigi convocando i ministri Marina Calderone, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto Fratin, Adolfo Urso, a seguito del decreto della Tribunaledi Milano che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva nell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, che comporterà di fatto la chiusura entro 90 giorni.

La Corte d’appello di Milano, nel provvedimento firmato dalla giudice Marianna Galioto, ha stabilito che se non verrà rimosso l’amianto presente e non si ridurranno le emissioni nocive, l’attività dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto deve essere fermata entro 90 giorni. Decisione questa che ha origine da un ricorso presentato da alcuni cittadini di Taranto e il provvedimento è stato notificato alle società in amministrazione straordinaria Ilva, Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’Italia holding. Nel decreto si legge che la Corte “accoglie la richiesta di inibitoria e, per l’effetto, in parziale riforma del decreto impugnato, ordina a Ilva spa, Acciaierie d’Italia spa Acciaierie d’Italia holding spa, tutte in amministrazione straordinaria, la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto, assegnando a queste ultime il termine di giorni novanta, decorrente dall’ultima comunicazione del provvedimento, per il completamento delle operazioni di sospensione sotto la sorveglianza dell’autorità di controllo.
Il procedimento è arrivato dai giudici a seguito del ricorso alla sentenza del Tribunale di Milano che lo scorso febbraio aveva ordinato lo stop alla produzione del polo siderurgico di Taranto entro il prossimo 24 agosto, se l’azienda non avesse rivisto e adeguato una serie di prescrizioni ambientali dell’Aia rilasciata la scorso anno e ritenute dai giudici carenti circa la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

Il Tribunale di Milano ha riconosciuto che i cittadini tarantini che si sono rivolti alla giustizia hanno agito per chiedere “l’eliminazione dell’esposizione al rischio derivante dalle emissioni provenienti dagli impianti dello stabilimento Ilva di Taranto, in danno della salute individuale e collettiva e del clima, e per la salvaguardia della tranquillità di vita” e quindi è stata riconosciuta la legittimità delle loro richieste relative alla presenza di amianto nello stabilimento – che va eliminato – e alla riduzione delle emissioni nocive, relativamente anche a polveri sottili. La Corte d’appello ha anche aggiunto che: “È rimessa all’autonomia di gestori e proprietaria degli impianti l’iniziativa di ripresa dell’attività, quando essi avranno: rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti; adottato le misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate all’anno».
Una nota di Palazzo Chigi rende noto che il Consiglio dei ministri confermerà lo stanziamento di un’ulteriore tranche del prestito “necessaria ad assicurare la continuità operativa dell’azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all’area a freddo”. Il governo ha stanziato ulteriori 100 milioni all’ex Ilva in amministrazione straordinaria “per completare il percorso di cessione delle attività” come ribadito dal ministro dell’Economia Giorgetti, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.

Il sindaco di Taranto: lo stabilimento ILVA non più gestibile
Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano ha dichiarato: “Prendiamo atto della decisione della Corte d’Appello di Milano relativa allo stabilimento ex Ilva. La città ha sempre saputo quali fossero le condizioni della fabbrica e quanto le criticità ambientali, sanitarie e produttive fossero ormai diventate non più gestibili” ed aggiunto “Nel pieno rispetto delle decisioni della magistratura ritengo che oggi si apra una fase nuova che impone a tutti, governo, istituzioni, azienda, parti sociali e territorio, di ragionare con serietà e responsabilità. È il momento di aprire un confronto concreto e fattivo, perché la città non può più vivere in una condizione di incertezza permanente. Servono scelte chiare, definitive e l’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti“.





