Il “verginello” Travaglio guru pluricondannato vuole aiutare Emiliano e diffama Fitto. Poverino…

Il “verginello” Travaglio guru pluricondannato vuole aiutare Emiliano e diffama Fitto. Poverino…

Non è con i consigli di Travaglio che Michele Emiliano riuscirà a far dimenticare i suoi 5 anni disastrosi anni di presidenza della Regione Puglia ed i 10 anni del suo predecessore Nichi Vendola !

di ANTONELLO de GENNARO

C’era una volta un giornalista piemontese tale Marco Travaglio cresciuto alla “corte” di Furio Colombo ed Antonio Padellaro, che deve il suo successo esclusivamente alla sua partecipazione ed ai programmi televisivi di Michele Santoro in onda su RAIDUE all’epoca dei fatti diretta dal leghista “maroniano” Antonio Marano.

Leggere oggi questo arrogante e presuntuoso giornalista mentre pretende di influenzare gli elettori sul referendum, criticare uno dei “leader” del M5S Alessandro Di Battista, per essersi permesso di “arringare bla folla pentestellata di Bari contro il mio consiglio agli elettori di ‘turarsi il naso e votare disgiunto’ mette tristezza“, induce le persone intelligenti a fare esattamente il contrario. Non è con i “consigli” di Travaglio che Michele Emiliano riuscirà a far dimenticare i suoi 5 anni disastrosi anni di presidenza della Regione Puglia ed i 10 anni del suo predecessore Nichi Vendola ( imputato a Taranto nel processo “Ambiente Svenduto” !)

Michele Emiliano ( a sx) e Raffaele Fitto ( a dx)

Perchè chi mette tanta tristezza, in realtà è proprio il travagliato direttore del Fatto Quotidiano, giornale in crisi indebitato e con oltre un milione e mezzo di perdite nell’ultimo bilancio “salvato” da un finanziamento di Unicredit Banca garantito dallo Stato (fidejussione del Medio Credito Centrale, grazie all’emergenza Covid19), che si affanna a fare il ventriloquo di Rocco Casalino e “Giuseppi” Conte, il premier non eletto dagli italiani !

Travaglio scrive il falso, attaccando Di Battista perchè”per Di Battista Emiliano e Fitto pari sono. Anche se uno faceva il magistrato, e l’altro l’imputato“. Ancora una volta il giornalista “travagliato” dimostra di essere poco informato sulle vicende pugliesi. Infatti mentre l’imputato in realtà è Michele Emiliano, e non Raffaele Fitto assolto dalla Suprema Corte di Cassazione !

Il “manettaro-gistizialista” Travaglio dimentica la sua lunga serie di condanne subite che potete trovare e leggere grazie a questo link (vedi QUI) . Per vostra comodità ve le riassumiamo noi qui di seguito:

  • Nel 2000 Travaglio è stato condannato in sede civile, dopo essere stato citato in giudizio da Cesare Previti a causa di un articolo in cui Travaglio aveva definito Previti «futuro cliente di procure e tribunali» su L’Indipendente, Previti era effettivamente indagato. Il giornalista fu obbligato al risarcimento del danno quantificato in 79 milioni di lire.
  • Il 4 giugno 2004 Travaglio è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile a un totale di 85.000 euro (più 31.000 euro di spese processuali) per quanto contenuto nel libro “La Repubblica delle banane” scritto assieme a Peter Gomez e pubblicato nel 2001; in esso, a pagina 537, si attribuiva erroneamente all’allora neo-parlamentare di Forza ItaliaGiuseppe Fallica, una condanna per false fatture che aveva invece colpito un omonimo funzionario di Publitalia. L’errore era poi stato ripubblicato anche su L’Espressoil Venerdì di Repubblica e La Rinascita della Sinistra, per cui la condanna in solido, oltreché alla Editori Riuniti, è stata estesa anche al gruppo Editoriale L’Espresso. Nel 2009, dopo il ricorso in appello, la pena è stata ridotta a 15 000 euro.
  • Il 5 aprile 2005 Travaglio è stato condannato in sede civile dal Tribunale di Roma , assieme all’allora direttore dell’UnitàFurio Colombo, al pagamento di 12.000 euro più 4.000 di spese processuali a Fedele Confalonieri (Mediaset) dopo averne associato il nome ad alcune indagini per ricettazione e riciclaggio, reati per i quali, invece, non era risultato inquisito. Travaglio in un articolo per giustificarsi…. dichiarerà che aveva scritto che “era coimputato con Berlusconi, ma usando un’espressione giudicata insufficiente a far capire che lo era per un reato diverso da quello contestato al Cavaliere“.
  • Il 20 febbraio 2008 questa volta è stato il Tribunale di Torino in sede civile a condannare Travaglio a risarcire Fedele Confalonieri e Mediaset con 26 000 euro, a causa di una critica ritenuta «eccessiva» nell’articolo Piazzale Loreto? Magari pubblicato nella rubrica Uliwood Party su l’Unità il 16 luglio 2006[senza fonte][94]
  • Il 21 ottobre 2009 Travaglio viene condannato in Cassazione (Terza sezione civile, sentenza 22190) al risarcimento di 5.000 euro nei confronti del giudice Filippo Verde che era stato da lui definito «più volte inquisito e condannato» nel suo libro Il manuale del perfetto inquisito, affermazioni giudicate diffamatorie dalla Corte in quanto riferite «in maniera incompleta e sostanzialmente alterata» visto il «mancato riferimento alla sentenza di prescrizione o, comunque, la mancata puntualizzazione del carattere non definitivo della sentenza di condanna, suscitando nel lettore l’idea che la condanna fosse definitiva (se non addirittura l’idea di una pluralità di condanne)».
  • Il 18 giugno 2010 è stato condannato dal Tribunale di Torino – VII sezione civile – a risarcire 16.000 euro al Presidente del Senato Renato Schifani per diffamazione avendo evocato la metafora del lombrico e della muffa a “Che tempo che fa” il 10 maggio 2008.
  • L’11 ottobre 2010 Travaglio è stato condannato in sede civile per diffamazione dal Tribunale di Marsala, per aver dato del “figlioccio di un boss” all’assessore regionale siciliano David Costa, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e poi assolto in appello. Travaglio è stato condannato a pagare 15 000 euro. 
  • Il 23 gennaio 2018 è stato condannato per diffamazione dal Tribunale di Roma in merito ad un editoriale su Il Fatto Quotidiano contro tre magistrati siciliani, riguardo alla latitanza di Bernardo Provenzano; la provvisionale disposta ammonta a 150.000 euro. Il 15 ottobre 2013 in un articolo intitolato “La cluster-sentenza”, Travaglio scrisse: “…nelle prime 845 (pagine) non parlano del reato contestato ai loro imputati: cioè la mancata cattura di Provenzano” e aggiunge: “Si avventurano invece nella storia delle stragi e delle trattative del 1992-’93, oggetto degli altri due processi”.
  • Travaglio è stato recentemente citato in giudizio per diffamazione nei confronti di Tiziano Renzi (il padre di Matteo Renzi), per due editoriali su Il Fatto Quotidiano riguardanti un processo penale per bancarotta che ha visto lo stesso imputato assolto con formula piena.Nel primo articolo, parlando dell’indagine in corso a Genova sulla azienda Chil Post controllata dalla famiglia di Tiziano Renzi , Travaglio aveva usato il termine “fa bancarotta“; nel secondo articolo Tiziano Renzi era stato accostato per “affarucci” a Valentino Mureddu, iscritto, secondo le cronache, alla P3. Il 22 ottobre 2018, il tribunale civile di Firenze lo ha condannato in solido con la giornalista Gaia Scacciavillani e con la Società Editoriale Il Fatto), al pagamento di una somma di 95.000 euro a titolo di risarcimento per diffamazione.
  • Travaglio è stato condannato dal Tribunale di Firenze il 16 novembre 2018, in un procedimento (relativo alle parole pronunciate nel corso di un’ospitata nella trasmissione “Otto e mezzo“), al pagamento di 50.000 euro per diffamazione nei confronti di Tiziano Renzi. Travaglio disse che “Il padre del capo del governo si mette in affari o s’interessa di affari che riguardano aziende controllate dal governo” .Travaglio scrisse nel suo editoriale su Il Fatto Quotidiano del 17 novembre 2018 che “Tiziano Renzi era ed è indagato dalla Procura di Roma per traffico d’influenze illecite con la Consip, società controllata dal governo, ai tempi in cui il premier era il figlio Matteo” e che “Tiziano Renzi si era messo in affari con un’altra società partecipata dal governo, Poste Italiane, ottenendo per la sua “Eventi 6” un lucroso appalto per distribuire le Pagine Gialle nel 2016“.


Ma cosa aspettarsi da un giornalista
passato dalla redazione torinese del quotidiano LA REPUBBLICA, al quotidiano comunista L’UNITA’, per finire al FATTO QUOTIDIANO dove i giornalisti veri , quelli che hanno fondato il giornale) rimpiangono ancora il giornalismo serio equilibrato e non fazioso dell’ ex direttore Antonio Padellaro ?

Ma esiste ancora qualcuno che vuole dare credibilità giornalistica e politica a questo signore ? Pensate cari lettori, che per colpa sua oggi mi tocca persino difendere il “grillino” Di Battista… !

Quindi cari lettori votate secondo coscienza e sopratutto coerenza. E senza tapparvi il naso.

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