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4 Ottobre 2022 05:36
4 Ottobre 2022 05:36

Il referendum farà perdere molte poltrone al M5S

La campagna anti-casta sarà un vero "suicidio" politico per i 5 Stelle che potrebbero perdere alle prossime elezioni politiche il 65% dei parlamentari. Quasi tutte le forze politiche ad eccezione di FRATELLI D'ITALIA non riuscirebbero a riportare in Parlamento l'attuale gruppo di deputati e senatori. Una motivazione che lascia prefigurare che nei prossimi giorni all'interno del "palazzo" possa aumentare sensibilmente il fronte del "NO".

di REDAZIONE POLITICA

Ancora una volta il Movimento 5 Stelle dimostra la propria pochezza politica, senza accorgersene che l’intento di ridurre il numero dei parlamentari, finirebbe per decimare il proprio peso in Parlamento. Incredibilmente qualora dovesse vincere il “SI” i grillini rischierebbero seriamente di perdere alle prossime elezioni Politiche circa il 65% dei seggi nei due rami del Parlamento .

I pentastellati rischiano quindi un clamoroso autogol: con una legge proporzionale e una soglia molto bassa nel nuovo parlamento ridotto, nelle condizioni attuali perderebbero quasi due terzi dei propri eletti. Il Partito Democratico tra il 15 e il 20% dei suoi attuali rappresentanti, mentre Forza Italia quasi la metà degli attuali gruppi parlamentari. Si metterebbe male anche per la Lega di Matteo Salvini che attualmente può contare su 190 seggi nei due rami del Parlamento, ma in caso di riduzione potrebbe perdere dai 25 ai 50 rappresentanti.

Nel caso in cui domenica 20 e lunedì 21 settembre gli italiani con il loro voto referendario dovessero dare semaforo verde alla riforma costituzionale che diminuisce gli eletti da 945 a 600, sarà soltanto un “leader” politico a festeggiare: Giorgia Meloni.

 Fratelli d’Italia se dovesse passare il referendum voluto dal M5S sarebbe in grado di raddoppiare la propria rappresentanza parlamentare. e costituirebbe un risultato importantissimo per la destra italiana che, sulla base delle percentuali assegnate dai recenti sondaggi di opinione, potrebbe aumentare rispetto a oggi la propria presenza in Parlamento.

Le altre forze politiche invece non riuscirebbero a riportare in Parlamento l’attuale gruppo di deputati e senatori. Una motivazione che lascia prefigurare che nei prossimi giorni all’interno del “palazzo” possa aumentare sensibilmente il fronte del “No“.

Anche se i calcoli precisi potranno essere effettuati solamente dopo l’approvazione della nuova legge elettorale, i partiti dovranno rinunciare alla presenza di più di qualche deputato e senatore che attualmente siedono nei banchi sia della Camera e del Senato. Secondo il quotidiano economico  Italia Oggi, l’intenzione è quella di dare vita a un modello sostanzialmente  proporzionale, corretto a seconda della soglia di sbarramento che verrebbe adottata.

Gli ultimi sondaggi danno il “SI” nettamente vincente, con percentuali che variano tra i 2/3 e i 3/4 degli elettori. Ma l’esito del referendum al momento non è affatto scontato in quanto ogni giorno cresce sempre di più la pattuglia del “NO“. Il forzista Renato Brunetta è assolutamente convinto che la vittoria del “NO” al referendum sul taglio dei parlamentari sarebbe un pesantissimo colpo sulla credibilità del Movimento 5 Stelle e favorirebbe il centrodestra: “Converrebbe innanzitutto al centrodestra, ma ovviamente a tutti coloro che ancora credono nella  democrazia parlamentare e soprattutto a coloro la cui vista non è annebbiata dai fumi dell’antipolitica“.

Ma occorre prestare attenzione agli strappi interni alla maggioranza di governo. Il senatore  Francesco Verducci, PD (area Orfini) ha sollecitato i vertici del Nazareno ad assumere una posizione netta sulla consultazione: “Io sento fortissima tra i militanti la crescita delle adesioni al NO ma anche lo sconcerto per un Pd che non prende posizione, che si defila, che fa finta che questo referendum non ci sia. E mentre non si discute, stanno crescendo spontaneamente le adesioni dei nostri ai vari comitati del NO“. Con Romano Prodi in prima fila.

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