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8 Settembre 2026 20:55

Giacovazzo (RAI): l’uccisione del giornalista americano è stato un messaggio alla stampa

La vita a Kiev, da dove mandava i suoi servizi il giornalista del TG2, è drammatica. Bombardano ovunque, e ora c’è un’escalaltion sulla capitale. E’ bruttissima la situazione anche sul mare, di fronte alla Crimea dove stanno spingendo. Oggi nella capitale si sono svegliati con le bombe nei palazzi, la situazione è tragica. Vince la guerra, è questa la cosa che per noi è difficile da digerire

“Quello che è successo al collega del New York Times non è casuale. Non è stato colpito per caso, ne hanno ucciso uno per educarne cento. E’ un messaggio intimidatorio a tutta la stampa, perché loro sanno benissimo che stiamo raccontando le mostruosità che loro stanno commettendo”. A pensarlo è Piergiorgio Giacovazzo, inviato RAI del TG2 a Kiev in Ucraina per raccontare il conflitto con la Russia, il quale appena atterrato a Fiumicino direttamente da Kiev, ha così commentato l’uccisione del collega statunitense Brent Renaud.

“Un giornalista gira sempre con la scritta press, che è molto evidente -spiega GiacovazzoNon escluderei che sapessero che si trattava di un americano. Non credo alle coincidenze, non può essere che un cecchino colpisca per sbaglio. Chi spara ha dodici decimi, sono cecchini, è gente allenata. Questo è stato un omicidio volontario”. A Irpin, il luogo dove è stato colpito il giornalista, ex inviato del New York Times, racconta l’ inviato del TG2ci siamo stati diverse volte, è un sobborgo di 40mila persone pesantemente bombardato, e ci siamo stati sempre con la paura di essere anche noi in qualche modo colpiti”.

La vita a Kiev, da dove mandava i suoi servizi il giornalista del TG2,è drammatica. Bombardano ovunque, e ora c’è un’escalaltion sulla capitale. E’ bruttissima la situazione anche sul mare, di fronte alla Crimea dove stanno spingendo. Oggi nella capitale si sono svegliati con le bombe nei palazzi, la situazione è tragica. Vince la guerra, è questa la cosa che per noi è difficile da digerire”. Analizzando la situazione attuale del conflitto, Giacovazzo spiega che il problema delle milizie russe ora è che “hanno sbagliato i conti, e si sono trovati senza cibo e rifornimenti nei boschi per giorni. Impossibile fare previsioni, ma il tempo fa la differenza. Il tempo sul campo è fondamentale: se i militari russi restano altri 15 giorni nella situazione attuale, per la Russia si mette male. Hanno delle perdite sul campo notevoli, anche se questo è da parte di entrambi gli schieramenti”.

“Se tra 15 giorni soprattutto sul fronte di Nikolaev, che è importante – continua Piergiorgio Giacovazzoperché è l’accesso all’Ovest del paese, non riescono ad avanzare da lì, e rimangono contenuti sul fronte Kiev, i russi devono andare alle trattative con meno pretese”. Il giornalista ha ancora negli occhi alcune immagini del conflitto: “Una è una donna ad Irpin. Noi eravamo lì a fare un reportage sui rifugiati che stavano lasciando la città in un momento in cui si poteva uscire. Ad un certo punto inizia un bombardamento fortissimo, tante esplosioni concentrate in pochi minuti. E lì c’era una signora che stava dando da bere ai profughi nel primo punto di accoglienza. Appena cominciato il bombardamento ha lasciato tutto, si è messa a pregare ad occhi chiusi sa pregare per tutto il tempo, fino alla cessazione delle bombe”.

Un’altra immagine rimasta fissa nella memoria di Giacovazzoè quella di un uomo che avrà avuto una quarantina d’anni con una bambina in braccio di circa nove mesi, alla stazione di Kiev. Lui la cullava, e piangeva. Doveva lasciarla con la mamma, metterle entrambe su un treno per la Polonia e tornare in città a combattere. La cullava con la paura di non rivederla più, e piangeva. Muoveva le mani come a darsi dei pugni sulle gambe, alla fine, io e il mio collega l’abbiamo abbracciato e gli abbiamo fatto coraggio, senza intervistarlo. Questa è una guerra che spezza le famiglie, ed è questa la sua infamità”.

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