COSA SUCCEDE DOPO IL VOTO ?

COSA SUCCEDE DOPO IL VOTO ?

La linea del Governo Draghi non cambia nonostante i prossimi giorni potrebbero essere abbastanza agitati. Per essere in corsa per la Presidenza della Repubblica , il premier Draghi sa molto bene che deve necessariamente arrivare a gennaio 2022 senza subire scossoni. Uno strappo della Lega farebbe perdere all’esecutivo Draghi quella che è la sua principale peculiarità cioè quella di essere un governo quasi di unità nazionale, circostanza che contrariamente renderebbe ancora più difficile la partita del Quirinale.

di ANTONELLO de GENNARO

Il premier Mario Draghi si guarda bene , come dopo il primo turno, dal commentare il risultato dei ballottaggi che ieri hanno certificato il crollo dei partiti del centrodestra che si sono divisi invece di restare uniti. Quelli che sono in maggioranza, come la Lega e Forza Italia. E quelli restati all’opposizione, come Fratelli d’Italia. L’ex governatore della Banca Centrale Europeo ha adottato e confermato il proprio comportamento adottato quindici giorni fa, quando preferì rispondere alle tensioni post voto del primo turno, dando una decisa accellerata all’agenda di governo.

Draghi due settimane fa anticipò il Consiglio dei ministri sulla delega fiscale mentre da Palazzo Chigi si prevedeva l’idea di avviare un programma di lavoro con due Cdm ed una cabina di regia alla settimana, in maniera tale di poter arrivare alla fine dell’ anno incardinando tutte le riforme in cantiere. Ed anche ieri nulla è cambiato, con il premier Mario Draghi al lavoro insieme al ministro dell’Economia Daniele Franco per convocare già in serata la cabina di regia su fisco e legge di bilancio. Cabina di regia che si svolgerà invece questa mattina, ma è chiara e lampante la volontà di Draghi di muoversi come se le tensioni all’interno della maggioranza non esistessero.

Oggi pomeriggio nel Consiglio dei ministri dovrebbe essere discusso il Documento programmatico di bilancio atteso da Bruxelles dal 15 ottobre. Più di qualcuno prevede già per venerdì pomeriggio il semaforo verde alla legge finanziaria, anche è più probabile che slitti alla prossima settimana, perché gli argomenti da discutere sono tanti e molto divisivi: a partire dal reddito di cittadinanza (cavallo di battaglia del M5S) a Quota 100 (pilastro di Matteo Salvini).

La linea del Governo Draghi quindi non cambia nonostante i prossimi giorni potrebbero essere abbastanza agitati. Dal voto delle amministrative sono uscite vincitrici i partiti che sostengono con più determinazione e lealtà l’azione di Draghi, dal Pd a Forza Italia, che ha portato a casa le uniche vittorie del centrodestra con Roberto Occhiuto in Calabria e Roberto Dipiazza a Trieste, ma tutto ciò probabilmente il premier lo aveva già messo in conto. Al punto tale che nelle ultime ore aveva avuto occasione di ragionare sullo scollamento tra un Paese che viaggia verso il 90% di vaccinati e il grande risalto dato alle piazze no vax e no pass con poche migliaia di partecipanti.

A Palazzo Chigi sanno molto bene che a questo punto Matteo Salvini può diventare un’incognita. È sin troppo evidente davanti agli occhi di tutti, che la Lega sta pagando elettoralmente la propria permanenza nel governo Draghi, caratterizzata da delle posizioni spesso contraddittorie ed incoerenti come ad esempio, sul green pass. E’ ipotizzabile quindi che il confronto nel Consiglio dei Ministri sul redditto di cittadinanza o su Quota 100 potrebbe conseguentemente diventare più difficoltoso del previsto, al punto tale che il premier Draghi per andare incontro a Salvini, starebbe lavorando a “Quota 102” con due anni di transizione.

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni nonostante la sconfitta elettorale non si è sottratta ieri sera a differenza di altri leader, sia vincenti che perdenti, alle domande dei giornalisti, sollecitando Salvini in questo senso, evidenziando come le difficoltà del centrodestra siano legate anche al fatto che “ha tre posizioni diverse“, confermando l’intenzione di andare avanti con la raccolta di firme per la mozione di sfiducia al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, che se davvero arrivasse al voto dell’Aula metterebbe Salvini e la compagine leghista al governo in una difficoltà non indifferente.

A questo punto il premier Draghi si affiderà al suo consueto stile pragmatico, evitando di farsi assorbire nello scontro politico. Enrico Letta è tornato ieri a polemizzare con Salvini , ma il premier non vuole fibrillazioni pericolose per la vita del suo Governo e farà tutto il possibile per tenere insieme la compagine governativa. In particolar modo adesso che la partita per l’elezioni del nuovo Capo dello Stato si avvicina di giorno in giorno, dopo che gli uffici della presidenza della Camera hanno già previsto la data per la convocazione del Parlamento in seduta comune.

Il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico come vuole l’articolo 85 della Costituzione, la renderà nota il 3 gennaio, con il primo voto per eleggere il nuovo capo dello Stato o il 14 o il 17 del mese. Una partita questa a cui Draghi non ha escluso di voler partecipare, nonostante resti la enorme complicazione delle probabili elezioni anticipate conseguenti ad un suo eventuale trasloco al Quirinale. Ma poichè almeno i due terzi degli attuali deputati non conquisteranno più il proprio seggio parlamentare nella prossima legislatura è difficile immaginare che si accollino un’ipotesi simile, tenendo ben presente che il diritto alla pensione per loro scatterà soltanto ad ottobre 2022. Per essere in corsa per la Presidenza della Repubblica, il premier Draghi sa molto bene che deve necessariamente arrivare a gennaio 2022 senza subire scossoni. Uno strappo della Lega farebbe perdere all’esecutivo Draghi quella che è la sua principale peculiarità cioè quella di essere un governo quasi di unità nazionale, circostanza che contrariamente renderebbe ancora più difficile la partita del Quirinale.

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