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10 Marzo 2026 17:03

Ennesimo “flop” della procura di Taranto ( Carbone procuratore f.f.) per il fantomatico revenge porn mai subito da Gugliotti

Resta da chiedersi a questo punto chi risarcirà i danni morali ed economici (spese legali, indagini difensive ecc.) degli indagati, ricoperti di fango da un esperto calunniatore e diffamatore come Giovanni Gugliotti, recentemente condannato con sentenza di patteggiamento (cioè ammissione delle colpe) ad 1 anno e 6 mesi di detenzione

Ancora una volta i soldi del contribuente andati in fumo, senza che nessuno ne risponda. Archiviata definitivamente dal Tribunale di Taranto la denuncia per “revenge porn” costruita a tavolino e presentata da Giovanni Gugliotti, all’epoca dei fatti sindaco del Comune di Castellaneta e presidente della Provincia di Taranto. L’ archiviazione definitiva firmata dal Gip dr. Giovanni Caroli afferma infatti che “non risultano elementi sufficienti per ritenere integrate le ipotesi di reato“.

A nulla sono valse le numerose immediate perquisizioni e sequestri disposti dal procuratore Maurizio Carbone, facente funzione all’epoca dei fatti, noto esponente della corrente sinistrorsa di Area (approdato al Csm, nonostante la bocciatura elettorale) coaudiuvato dai pm Marco Colascilla Narducci ed Antonio Natale, che vennero eseguite dalla Squadra Mobile di Taranto, perquisizioni effettuate persino in due Caserme dei Carabinieri (Forestali a Laterza, e Compagnia a Castellaneta ) che non hanno portato a nulla, se non ad uno spreco di risorse economiche ed energie lavorative degli investigatori. L’assurdo è che tutto ciò si basava su documenti e registrazioni prodotte dal Gugliotti (ormai noto come “Pippi il Malandrino” che notoriamente circola con penne, portachiavi che occultano al proprio interno microcamere e registratori.

Resta da chiedersi a questo punto chi risarcirà i danni morali ed economici (spese legali, indagini difensive ecc.) degli indagati, ricoperti di fango da un esperto calunniatore e diffamatore come Giovanni Gugliotti, recentemente condannato con sentenza di patteggiamento (cioè ammissione delle colpe) ad 1 anno e 6 mesi di detenzione, ed incredibilmente ancora oggi seduto sulla poltrona di Presidente dell’ Autorità Portuale di Taranto, senza alcuna competenza e contrariamente a quanto prevede la Legge. Ci sorprende anche il comportamento contrario alle norme deontologiche di molti giornalisti pugliesi che dettero ampio risalto alla vicenda, e che oggi tacciono. Paura forse delle azioni di rivalsa in sede civile, che da nostre informazioni sono in procinto di partire ?

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