Terrorismo, 10 arresti in Abruzzo. Operazione congiunta del Ros e Gico

Terrorismo, 10 arresti in Abruzzo. Operazione congiunta del Ros e Gico

Con i soldi dell’evasione, finanziavano organizzazioni radicali in Siria. Nel blitz preso anche un imam del teramano e una commercialista italiana. L’operazione condotta da Carabinieri e Guardia di Finanza. Le persone coinvolte sono tunisine e italiane. Nelle intercettazioni: «Con loro che uccidono i nostri figli, noi uccidiamo i loro figli»

ROMA – I  Carabinieri del Ros e il Gico della Guardia di Finanza di L’Aquila che nel mese di marzo u.s. avevano già dato esecuzione a un decreto di perquisizione nei confronti di oltre 20 obiettivi,dislocati tra l’Abruzzo, il Piemonte, la Lombardia e le Marche hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare disposta dal GIP di L’Aquila, Dott. Giuseppe Romano Gargarella nei confronti di 10 persone. Le attività di polizia giudiziaria eseguite sono state svolte con il supporto dei Comandi Provinciali Carabinieri e della Guardia di Finanza di Teramo, Ascoli Piceno, Torino e Lodi e con l’attività di coordinamento assicurata dal Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri e dal Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza.

Tra questi – 8 di origine tunisina e 2 italiana – anche l’imam della moschea Dar Assalam di Martinsicuro (Teramo) e una commercialista italiana. In totale sono 17 le persone indagate. Il successivo esame del materiale acquisito, che ha permesso di rinvenire copiosa documentazione contabile e materiale ideologico riconducibile ad attività connesse con il finanziamento al terrorismo, oltre a corroborare ulteriormente le ipotesi investigative, ha fatto emergere la sussistenza dei presupposti per l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare

Tutti sono indagati per reati tributari e di autoriciclaggio, con finalità di terrorismo. I flussi di finanziamento al terrorismo attraverso tutta una serie di passaggi intermedi – in Germania, Belgio e Inghilterra – arrivavano sino in Siria. Tramite alcune società, distraevano ingenti somme di denaro, in parte frutto di evasione fiscale, da destinare anche al finanziamento di attività riconducibili all’organizzazione radicale islamica “Al-Nusra“, nonché in favore di Imam dimoranti in Italia, uno dei quali già condannato in via definitiva per associazione con finalità di terrorismo internazionale. In corso anche il sequestro di somme ed immobili per oltre un milione di euro.

L’indagine è stata coordinata e diretta dal pm David Mancini, della Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo di L’Aquila,  nasce nel 2015 ed ha origine dalla posizione dell’Imam di Martinsicuro (Teramo) che aveva espresso posizioni anti-occidentali basate sull’incitamento al terrorismo. Da lì sono cominciate le indagini dei Carabinieri, sviluppate a livello nazionale e internazionale che poi hanno portato alla scoperta della rete terroristica sgominata. L’indagine ha portato al controllo di 55 persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di 17 persone.

 

“Che botta però a Parigi, eh… mi tengo la mia opinione per me e me la tengo nel cuore”. E’ quanto si sente in un’intercettazione relativa ad una conversazione tra due degli indagati in Abruzzo per attività di finanziamento al terrorismo in cui emerge il radicalismo religioso degli indagati, che commentano gli attentati del 13 novembre:. “Non è la questione credere o non credere – dice uno – se ti è piaciuta o non ti è piaciuta. Con loro che uccidono i nostri figli noi uccidiamo i loro figli, con loro che uccidono le nostre donne noi uccidiamo le loro donne” sono alcune delle frasi agghiaccianti intercettate.

“In Siria ci sono vari gruppi e non bisogna unirsi al gruppo sbagliato”. E’ quanto raccomandano due degli indagati nell’ambito dell’operazione antiterrorismo ‘Zir’ che ha portato a 10 arresti in Abruzzo.  Parlando poi delle affiliazioni, uno degli indagati raccomanda: “In Siria ci sono vari gruppi e non bisogna unirsi al gruppo sbagliato“. Uno dice: “I migliori sono Al Nusra e Fateh Al Islam –  –  che sono appoggiati da Stati come Qatar e Arabia Saudita. Ci sono altri gruppi che non si sanno comportare, Al Nusra invece è l’esercito dell’Islam, è un’organizzazione buona”.

C’è anche una commercialista torinese tra le dieci persone arrestate nell’inchiesta sul finanziamento al terrorismo della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di L’Aquila. La professionista è accusata di tenere la contabilità del gruppo, mascherando gli illeciti tributari che servivano a finanziare il terrorismo in Siria, tra i quali l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti – molte delle quali `autoprodotte´ – per oltre 2 milioni di euro. Documentazione contabile è stata rinvenuta nel corso delle perquisizioni effettuate anche in Piemonte, oltre che in Abruzzo.

“Abbiamo ragionevole certezza che il sodalizio creava fondi neri che venivano trasferiti in Turchia, luogo dal quale venivano utilizzati per finanziare il trasferimento in Siria dei militanti terroristi”, ha spiegato il procuratore distrettuale antimafia dell’Aquila, Michele Renzo questa mattina in conferenza stampa . In riferimento alla pericolosità dell’organizzazione, il procuratore ha sottolineato che questa cellula terroristica è un punto di passaggio e una centrale operativa nello stesso tempo “perché la struttura e qualsiasi punto nevralgico sono punti di arrivo e di partenza di focolai di radicalismo”.

 

Il principale indagato nell’inchiesta è un cittadino tunisino, finito in carcere, che commerciava in tappeti e ristrutturazioni edili. L’uomo risiedeva a Torino ma aveva la dimora ad Alba Adriatica (Teramo). Secondo tanto ricostruito dagli inquirenti, organizzava il trasferimento di denaro in Siria e Turchia anche per “favorire il passaggio di aspiranti terroristi” in quei Paesi. Il comandante regionale abruzzese della Guardia di Finanza, Generale Gianluigi D’Alfonso, ha spiegato  che “Il denaro veniva trasferito con operazioni illegali tra cui fatturazioni false, con trasferimenti con corrieri e anche con il pagamento di somme superiori ai dipendenti che poi portavano indietro la parte eccedente”.  Già dalle prime indagini è emerso l’ingiustificato flusso di danaro che transitava anche in Germania e Svezia.

Il troncone d’indagine affidato ai Gico della Guardia di Finanza ha confermato che lo schema adottato dagli indagati è quello classico, semplice e collaudato: una serie di società, diversi prestanome, artifizi vari per la creazione di fondi neri e infine il trasferimento illegale del denaro all’estero. Per la creazione dei fondi neri si passa dall’evasione fiscale all’emissione di fatture fittizie, fino alla restituzione sottobanco di quote degli stipendi da parte dei dipendenti. I Gico attraverso controlli bancari e rogatorie internazionali con Inghilterra e Germania hanno ricostruito tutti i flussi di denaro e accertato che il capo indiscusso del gruppo criminale è l’imprenditore K.J.: nato in Tunisia, residente a Torino, ma di fatto domiciliato in Alba Adriatica.

Tramite alcune società operanti nel settore edilizio formalmente intestate a dei “prestanome” e grazie anche al prezioso ausilio della commercialista torinese e a numerosi artifizi contabili e reinvestimenti, K.J. avrebbe creato cospicui fondi neri poi trasferiti all’estero: destinataria finale di parte dei fondi neri una ditta individuale che commercia in tappeti. La sede di quest’ultima ditta è a Ganziatep città turca ai confini con la Siria.

E qui, per gli inquirenti, si rafforzano i sospetti sul sostegno al terrorirismo internazionale e l’indagine è passata nelle mani dei Ros dei Carabinieri. Dalle indagini dei Ros risulterebbe da parte dell’imprenditore tunisino una condivisione ideologica e compiacimento nella riuscita degli attentati in Europa; un riconoscimento del gruppo combattente jihadista «Al Nusra»; una condivisione ideologica verso la politica della Turchia.

Gazantiep è ritenuta una delle città di transito prima di attraversare il confine con la Siria per i volontari foreign terrorist fighters provenienti da Paesi europei. In questa località i volontari venivano presi in carico da affiliati all’Isis che li agevolavano nell’attraversamento. Nel corso dell’inchiesta sono emersi contatti continui dell’imprenditore tunisino con diversi imam radicali, di cui tre con precedenti specifici, di alcune moschee italiane: Martinsicuro (TE), Aversa (condannato per terrorismo internazionale), Latina, Milano (espulso per terrorismo), Bari (indagato per terrorismo). Inoltre, dai controlli dei Gico sono emersi flussi di denaro, in entrata e in uscita, tra l’imprenditore tunisino e diversi imam.

 

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