Semaforo verde del ministero promuove i piani ambientali delle due cordate per l’ ILVA Taranto

Semaforo verde del ministero promuove i piani ambientali delle due cordate per l’ ILVA Taranto

Quello che trapela da Palazzo Chigi e dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’ Ambiente, è che nella decisione finale (come facilmente prevedibile) non avrà alcun peso “politico” il progetto di decarbonizzazione sostenuto negli ultimi mesi dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano scopertosi “novello” ambientalista

di Marco Ginanneschi
Nelle scorse ore sono state consegnate dai tre esperti nominati dal Governo, le valutazioni  sulle proposte ambientali effettuate dalle due cordate che vogliono rilevare ed acquisire  lo stabilimento  siderurgico tarantino, che è il più grande d’ Europa. La cordata composta dal Gruppo Arcelor Mittal con Marcegaglia,  e quella contrapposta guidata dal gruppo Arvedi con Cassa Depositi e Prestiti, Jindal, azienda siderurgica indiana, la società finanziaria di partecipazioni ed investimenti  Delfin controllata da  Leonardo Del Vecchio (proprietario del gruppo Luxottica) . Si sblocca quindi la gara per rilevare lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto attraverso la trasmissione del ministro Gian Luca Galletti  effettuata dal  dr. Giuseppe Lo Presti direttore generale del ministero dell’Ambiente,  ai  commissari dell’Ilva,  Corrado Carrubba, Enrico Laghi e Piero Gnudi. Entrambe le offerte sono accettabili ma saranno necessarie  due ulteriori settimane per rispondere ad alcune modifiche. Da Palazzo Chigi  affermano “siamo sulla strada giusta“.
Entrambe le offerte contengono allo stato attuale le garanzie che il Governo richiedere nel bando di gara. Il ministero dell’ Ambiente ha chiesto loro di apportare alcune modifiche e miglioramenti, motivo per cui sono stati concessi ulteriori 15 giorni di tempo alle due cordate per modificare e  consegnare la loro migliore offerta economica vincolante. La valutazione e decisione del Governo significa che no avverrà soltanto su fattori economici industriali ma sulla base di una decisione politica.  Al momento secondo fonti confidenziali  di Palazzo Chigi  la cordata guidata dal Gruppo Arvedi affiancata dallo Stato con la presenza della  Cassa depositi e prestiti, sembra fortemente avvantaggiate.  Per la decisione finale quindi  bisognerà attendere circa un mese, in quanto la cessione prevista per gennaio è slittata a seguito delle dimissioni del governo Renzi .
Quello che trapela da Palazzo Chigi e dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’ Ambiente, è che nella decisione finale non avrà (come facilmente prevedibile)  alcun peso “politico” il progetto di decarbonizzazione  sostenuto negli ultimi mesi dal presidente della Regione Puglia  Michele Emiliano  scopertosi “novello” ambientalista.  Sono fondamentalmente due le priorità per la decision sull’acquirente finale : il vincitore dovrà attenersi rigorosamente all’ Aia e a tutte le indicazioni contenute e previste dal piano ambientale, che attualmente non sono state ancora finalizzate ed attuate dai commissari, oltre a dover garantire ed assicurare sotto gli aspetti economici, una continuità occupazionale.
Tutto ciò infatti non dovrebbe essere impossibile in quanto gli ultimi dati economico-gestionali dell’  ILVA forniscono dati ottimistici pessimi: nel 2016 il siderurgico di Taranto ha prodotto circa 6 milioni di tonnellate di acciaio, con una produzione (e vendita) in crescita rispetto ai 4,7  milioni del precedente esercizio 2015.
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