Incendiata auto rubata davanti la casa famiglia del "Capitano Ultimo"

Incendiata auto rubata davanti la casa famiglia del "Capitano Ultimo"

L’incendio è divampato in via della Tenuta della Mistica, una stradina isolata della Prenestina, circondata dal nulla all’estrema periferia orientale di Roma. Per l’alto ufficiale dell’ Arma che catturò il boss mafioso Totò Riina: “Si tratta di un segnale di assenza di sicurezza per i cittadini”

ROMA – Intorno alla mezzanotte, in via della Tenuta della Mistica, alla periferia orientale della Capitale un’Audi rubata è stata incendiata proprio di fronte al cancello di ingresso della falconeria, che attualmente conta una decina di rapaci, e a ridosso della casa-famiglia fondata dal capitano Ultimo, dove attualmente si trovano nove minorenni le cui famiglie sono in condizioni di marginalità o in detenzione e il personale che li assiste.La Casa Famiglia , con specifiche aree laboratorio provvede anche all’accoglienza diurna di minori, segnalati dai Servizi Sociali e dal Centro Giustizia Minorile del Lazio, come azione preventiva e di recupero sociale.

Qualcuno l’ha rubata e poi, verso mezzanotte, le ha dato fuoco. Ma non in un posto qualunque: lo ha fatto davanti alla casa famiglia fondata dal colonnello dei Carabinieri Sergio De Caprio, meglio noto come  Capitano Ultimo, cioè colui che arrestò Totò Riina. Dell’automobile,  non c’è rimasto niente. Solo la carcassa carbonizzata.

A dare l’allarme è stato il personale che gestisce la casa famiglia in quanto il Colonnello De Caprio abita altrove.  Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno spento le fiamme, ed i Carabinieri della compagnia di zona Le indagini sono in corso, ma nessuno crede si sia trattato di un fatto accidentale: l’incendio è divampato in una strada che conduce proprio alla casa famiglia gestita dall’Associazione Volontari Capitano Ultimo e all’annessa falconeria.

“Nessuno va li’ per caso”, dice un investigatore. Quindi un avvertimento.  De Caprio, cioè “Ultimo”  da quel 15 gennaio di 25 anni fa, quando mise le manette al “boss dei boss”, è al 1° posto della black-list di Cosa Nostra, è da anni un uomo senza volto, che pochi conoscono. Infatti sono state numerose e ripetute le minacce nei suoi confronti. Nel 1993, pochi mesi dopo l’arresto di Riina, un pentito Salvatore Cangemi ritenuto attendibile. riferì di aver partecipato a un vertice di mafia in occasione del quale Bernardo Provenzano parlò di un progetto per catturare o uccidere De Caprio, mentre il pentito Gioacchino La Barbera  in udienza pubblica nel 2001, disse che il killer Leoluca Bagarella aveva offerto un miliardo di lire a un informatore per sapere dove alloggiava “Ultimo“.

Poi però gli anni sono passati, De Caprio, dopo una carriera trascorsa prevalentemente nel Ros, dopo al Noe e quindi ai Servizi attualmente  è in servizio presso il Comando Carabinieri Forestali, nel Reparto biodiversità e parchi, dopo aver smesso di occuparsi di mafia. A capo del nucleo ecologico  Ultimo aveva coordinato numerosissime indagine: da quella sugli investimenti della Lega Nord in Tanzania a Finmeccanica, dall’arresto di Luigi Bisignani a quella sulla P4 fino all’indagine sulla Cpl Concordia. Inchieste in cui comparivano le intercettazioni tra Matteo Renzi il generale della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi, nella cui telefonata l’allora leader del Pd svelava l’intenzione di spodestare Enrico Letta da Palazzo Chigi.

Nell’agosto del 2015, a seguito di una lettera firmata personalmente dal Comandante Generale in carica, generale Tullio Del Sette (indagato in Consip)   Ultimo era stato sospeso dalle funzioni di polizia giudiziaria: in poche parole non poteva più fare indagini. Il Noe era stato il primo organismo di polizia giudiziaria a indagare sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione su delega della procura di Napoli, da cui è scaturita l’inchiesta sull’imprenditore Alfredo Romeo. L ‘Ucis, l’ufficio centrale interforze che si occupa di assegnare le scorte alle personalità a rischio, ha deciso di revocargli il servizio di tutela (un’auto non blindata e un carabiniere) per “mancanza di segnali di concreto pericolo“. Decisione che è avvenuta proprio il 3 settembre scorso, cioè nel giorno dell’  anniversario dell’uccisione del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che è stato il principale punto di riferimento di Capitan Ultimo.

Non è un mistero che Ultimo non abbia gradito la revoca della sua scorta che era già avvenuta ma per pochi mesi, tra il 2009 e il 2010, e subito dopo gli è stata riassegnata, ed i suoi sostenitori che hanno anche lanciato una campagna di “sensibilizzazione” sul web: migliaia le firme raccolte, ma nonostante l’appello popolare  le cose non sono cambiate. Adesso è probabile che quanto è accaduto la scorsa notte venga valutato con la dovuta massima attenzione  dai responsabili dei servizi di protezione, ma le indagini sono ancora all’inizio e gli indizi attualmente sono pochi.

E così si ripropone la domanda: è stato un avvertimento? Ancora una volta un eroe dello Stato abbandonato al suo destino segnato ?  Il Colonnello De Caprio, preferisce sorvolare sulla circostanza ma lo fa con il suo consueto stile “personale” : “Questo sicuramente lo valuteranno il prefetto di Roma Paola Basilone, e gli esperti dell’Ucis che sanno leggere molto bene i segnali concreti di pericolo. Noi, invece, leggiamo chiaramente in quello che è successo un segnale di assenza di sicurezza per i cittadini“.

#noisiamoconultimo

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