I rettori pugliesi: “No all’Università di Taranto”

ROMA – Nella riunione del Curc il Comitato universitario regionale di coordinamento presieduto dal rettore dell’UniSalento, Fabio Pollice, che si è svolto nei giorni scorsi, per la prima volta, a Taranto, a cui hanno partecipato i rettori dei cinque atenei pugliesi e la Regione Puglia, che lo compongono, hanno dato parere favorevole all’istituzione di un corso di laurea autonomo in Medicina e Chirurgia a Taranto, emanazione del Dipartimento di Medicina dell’ateneo barese.

Ma più di un rettore parlando sulla stampa si è dichiarato contrario all’istituzione di una Università autonoma a Taranto così come, invece, sarebbe ventilato nel decreto per il “Cantiere Taranto” in corso di definizione. Al momento non è ancora chiaro che cosa verrà inserito questo decreto-Taranto, coordinato dal senatore tarantino Mario Turco attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ma corre voce che uno dei “punti” forti su cui si vorrebbe puntare per la riconversione del capoluogo jonico, sarebbe proprio quello del polo universitario.

E’ importante chiarire un equivoco, sopratutto per non alimentare false aspettative : e cioè se invece si pensa ad una nuova autonoma Università di Taranto o se si tratta di avviare nuovi corsi di laurea ed implementare quelli già esistenti di discipline rientranti nei Dipartimenti di altre Università, come Bari e Lecce .

“Ritengo che non ci sia spazio per nuove università”, ha spiegato chiaramente Fabio Pollice rettore dell’UniSalento , lo scorso 22 gennaio intervistato da un quotidiano pugliese , “ma di università di eccellenza, che non raggiunge livelli elevati rischia di essere controproducente per il territorio … Meglio allora unirci, creare prospettive concrete e confidare che, se facciamo della Puglia una regione universitaria a livello euro-mediterraneo, allora la prospettiva cambia”.

Il rettore Pollice ha chiarito che è meglioattivare sistemi territoriali permeati dall’azione universitaria indipendentemente dalla sede. Per questo noi stessi abbiamo voluto cambiare denominazione e diventare ateneo del Salento” aggiungendo ” qualcuno forse aveva dimenticato Taranto . Io non farò questo errore. Poi, la comunità tarantina è libera di fare le sue scelte e noi saremo al suo fianco indipendentemente. Noi, intanto, come Università del Salento, ci siamo“.

Il rettore dell’Università di Bari, Stefano Bronzini, è stato ancora più esplicito, sempre sulla stampa, che rispondendo sulla previsione dell’autonomia universitaria tarantina nel “Cantiere Taranto” ha detto : “Non so se convenga una università autonoma, anche perché di fatto si scontra con un altro decreto che stabilisce che non si possono fare nuove università. Credo piuttosto che Taranto debba tifare, e noi tifiamo insieme a Taranto, perché il sistema universitario porti non soltanto didattica, ma professionalità, temi e ambiti di ricerca. Credo che questo possa essere innovativo per il sistema pugliese più che avere sedi amministrative autonome. Sarei favorevole ad un impegno di tutto il sistema universitario pugliese per lo sviluppo dell’area jonica”.

Allineato sulle stesse posizioni dei due colleghi Pollice e Bronzini  anche il rettore del Politecnico di Bari, Francesco Cupertino, che parlando sull’ipotesi di un’ università autonoma a Taranto, si è chiesto se “radicare sul territorio passa sempre attraverso l’istituzione di una università? In genere ci sono difficoltà per tali percorsi” aggiungendo “un passo importante sarebbe radicare i Dipartimenti sulla città. E, in questo momento, il Politecnico di Bari non ha un Dipartimento su Taranto. Occorrerebbe forse meglio cominciare con piccoli passi e poi valutare se ci sarà la possibilità di trasformare questi dipartimenti in un nuovo ateneo“.

Il silenzio più imbarazzante è stato quello della “politica” tarantina. Per loro va sempre tutto bene. E’ più facile accettare le decisioni altrui, piuttosto che lottare per imporre le proprie idee.  Ma questo comportamento non è una novità….




Il Direttore della Dia agli studenti dell’ Università di Bari: ” La mafia ha paura della cultura”

il Generale di brigata Giuseppe Governale

BARI – Il  direttore della Direzione Investigativa Antimafia, il generale di divisione dei Carabinieri, Giuseppe Governale, incontrando gli studenti del dipartimento di Scienze politiche e Giurisprudenza dell’Università di Bari in occasione dell’evento dal titolo ‘La mafia teme più la scuola che la giustizia?’, ha detto loro:  “Da sempre un’organizzazione mafiosa ha terrore della cultura, del senso di cittadinanza, spera che la società viva nell’ignoranza” ed è “difficilmente contrastabile se non aumentiamo appunto le armi della cultura, del progresso, del senso di cittadinanza“.

“Gesualdo Bufalino, uno scrittore siciliano – ha aggiunto Governalediceva che la mafia sarà vinta da un esercito di maestri elementari. Ciò significa che non bastano le operazioni di Polizia”. “Dalla fine degli anni Ottanta molto è stato fatto ma non è sufficiente. Le organizzazioni criminali hanno un brodo di coltura dove poter far crescere i propri leader che non vincono concorsi ma lo diventano sul campo, cioè sfruttano il senso di appartenenza, la grande coesione, la capacità di reggere sfide“.

Per il direttore della DIA, la ricetta per combattere questo sistema di illegalità è “studiare“.

Il valore della legalità rientra a pieno tra le funzioni dell’istituzione universitaria“, ha aggiunto  il rettore dell’Università di Bari, Antonio Uricchio, introducendo i lavori dell’incontro. “Abbiamo accolto con particolare entusiasmo questa iniziativa – ha concluso – perché il messaggio che porta il generale Governale è particolarmente positivo, e cioè che la mafia si combatte con la cultura




A Taranto continua il “far west” notturno della criminalità

ROMA – Intorno alle quattro della notte appena trascorsa  ignoti hanno esploso nel centro di Taranto  numerosi colpi di pistola contro la porta d’ingresso di uno studio professionale di consulenza  tributaria e del lavoro del dr. Mario Turco, noto professionista, in via Duca degli Abruzzi 10 quasi all’ angolo con Corso Umberto.  Quattro colpi hanno colpito e danneggiato il portone, mentre altri due si sono conficcati sulla parete.

Dopo i primi accertamenti effettuati  gli investigatori ipotizzano che a sparare siano state delle pistole a tamburo, in quanto non è stato ritrovato alcun bossolo per terra. Sul posto sono intervenuti gli agenti della squadra volante della Polizia di Stato che segue le indagini.

Il dr. Mario Turco in collaborazione con l’ Università di Bari sta per pubblicare a breve un libro-studio  sul dissesto del Comune di Taranto, da cui emergerebbe una realtà sotto gli occhi di chi conosce le carte e le leggi: il Comune rischia un nuovo dissesto, o meglio, non è mai uscito dal precedente dissesto, in quanto nonostante le “fanfare” suonate dai “politicanti” del Comune di Taranto, ad oggi il bilancio comunale versa in condizioni disastrose. Ed il nuovo futuro Sindaco di Taranto , rischia di durare pochi mesi…

Ancora una volta nella città jonica si spara impunemente, a conferma di una carente opera di prevenzione e controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine,  a cui non rimane altro che affidare le proprie indagini alle immagini riprese dalla telecamere, senza che nessuno abbia mai pensato di procedere al censimento e monitoraggio delle telecamere esistenti nella città.

Ecco perchè a Taranto occorre una svolta sopratutto ai vertici della Questura, dove “qualcuno” pensa di più ad apparire e farsi intervistare sui giornali e tv locali piuttosto che garantire la sicurezza ai cittadini di Taranto, che versa in un degrado senza paragoni in tutta la Puglia. E non è un caso che le zone in cui si spara di notte siano di competenza territoriale della Polizia di Stato. Ci auguriamo che il nuovo Prefetto sull’onda di quanti gravi episodi di criminalità rimasti privi di responsabili, segnali al Ministero dell’ Interno quanto avviene. Anche se a Roma lo sanno molto bene…leggendoci.




Hevolus: da Molfetta alla conquista del mondo dell’innovazione

ROMA – Antonella La Notte, è a capo di Hevolus una piccola impresa pugliese di serramenta tecnica specializzatasi nel settore del mobile, che grazie alla sua intuizione, è diventata un vero e proprio  laboratorio avveniristico di tecnologie riuscendo a conquistare in poco tempo i grandi nomi dell’ industria italiana ed estera dell’arredamento. A 25 chilometri da Bari nella campagna pugliese di Molfetta, sono stati creati avatar, ologrammi, dimensioni virtuali al servizio di chi progetta, produce e vende sistemi di arredo per la casa, alberghi e navi da crociera.

“Benvenuti in un mondo diverso, tutto questo prima non c’era”.  La Notte, 45 anni, dopo essersi diplomata in ragioneria e frequentato alcuni master,  coordina attualmente un gruppo di esperti di informatica e di marketing, architetti multimediali, che insieme ad alcuni “cervelli” dell’Università di Bari, ogni giorno studiano e realizzano le soluzioni digitali più innovative per il settore dell’arredamento .

Antonella La Notte ha iniziato a lavorare ad appena 19 anni.Ho fatto solo ragioneria e master un po’ dovunque. Ora mi occupo di finanza e amministrazione, sono una sorta di factotum“.  L’amministrazione della società è nelle mani di quattro donne, sua sorella Paola responsabile della logistica e la socia Maria Picca, e due nella segreteria .Si lavora in gruppo con l’idea che siamo bravi insieme e, dando il meglio, tutti quanti siamo vincenti e generatori di profitto“.

A capo del reparto innovazione è Antonio Squieo il “numero uno” del team . E’ sua l’invenzione da cui  è nato tutto: la sala cinebox, uno schermo che riproduce lo show room dove l’industria o un falegname con i loro clienti possono definire fin nei minimi particolari l’ambiente che si vuole realizzare. Squieo , tramite il dipartimento di Informatica di Bari, si avvale della collaborazione di Danilo Caivano e Antonello D’Uva. Gli architetti multimediali sono Ignazio del Pinto e Valeria Loliva, che è anche l’ art director .

“Siamo nati per servire chi fabbricava cucine, fornivamo guide, sponde, cerniere – racconta Antonellail nostro intento è quello di aiutare le aziende a poter vendere di più, presentandosi meglio ai loro clienti. Io dicevo sempre alla nostra rete commerciale: chiediamo quali sono i bisogni e cerchiamo di risolvere i problemi, anche quelli che loro nemmeno sanno di avere. Oggi siamo in grado di dare tutto ciò che serve su misura, qui è come stare in sartoria“. Nella sala cinebox sono presenti in ogni materiale possibile che si possono vedere e toccare con mano oltre  tremila campioni . “Vogliamo coinvolgere, emozionare  il consumatore. Abbiamo trasformato un modello di business. Potrei sembrare presuntuoso ma non abbiamo concorrenti, né in Italia né all’estero. E forse qualcuno sta già copiando il nostro business“.

“Il mio hobby è viaggiare, dappertutto  – dice Antonella La Notte – ho girato e visitato buona parte del mondo. Staccare dal lavoro ogni tanto è necessario e fa bene. Ma nel weekend sono sempre in Puglia, faccio nuoto libero, cardio fitness e lunghe passeggiate“. Si auotodefinisce “un’allenatrice di cavalli di razza“, e spiega che “è l’unico merito che riesco a riconoscermi , in passato ero molto riservata, quasi chiusa, negli anni però è cresciuto l’entusiasmo. Le responsabilità sono tante, ma vengono ricambiate. Continuo sempre ad investire sulla formazione, non bisogna mai smettere di studiare“. Nell’azienda che guida ha coinvolto  persone dal talento innegabile che ricoprono ognuno dei ruoli ben definiti, che spaziano dall’ideazione alla gestione strategica e finanziaria.

E’ stata Würth Italia, il colosso tedesco che fattura 12 miliardi di euro, che ha 70 mila dipendenti, 18 mila falegnami e un campionario di 40mila articoli, dalla colla alla vite, per tutti i settori dell’artigianato, delle medie e piccole imprese, con sede  nel nostro Paese in provincia di Bolzano ad Egna,  a “scoprire” le potenzialità di questo laboratorio di innovazione tecnologica, grazie ad un incontro  avvenuto con Ivo Thaler, responsabile della divisione legno di Würth Italia a Pordenone nel 2011 presso la Sicam , la fiera nazionale numero uno del settore.
“Per noi è stato il trampolino di lancio” racconta la manager pugliese.  Nicola Piazza amministratore delegato di Würth Italiaè sceso con il suo staff a Molfetta, ed ha proposto alla Hevolus di diventare loro partner. “Quando sono arrivati qui con il loro aereo privato hanno detto: non riusciamo a credere che un’azienda nell’Italia del Sud, possa fare tutto questo“. Nel dicembre del 2015 la sala cinebox è stata ceduta ai tedeschi come ramo d’azienda e da lì è cominciata la crescita aziendale. “Un partner industriale, quello che ci voleva per noi. Come succede per le multinazionali – spiega Antonella La Notteloro hanno una forza finanziaria incredibile ma sono pesanti, quindi hanno bisogno di una gazzella. E noi abbiamo fatto passi avanti incredibili. Inventiamo i progetti e loro li acquistano. Chiedono sempre novità. Ne abbiamo pronte sette”.

Hevolus ha aperto una sede a Pesaro, spostando lì  che è il fulcro per l’industria del mobile, un distretto particolarmente ricco con i clienti più importanti,  il magazzino del semilavorato  . I semilavorati sono tutti di aziende del pesarese con cui ci sono contratti in esclusiva. “Würth è passata a vendere anche la serramenta speciale, porte scorrevoli, tavole allungabili, letti ribaltabili. Facciamo lavoro di groupage e la spediamo. Il cliente non deve fare che la cucitura finale. Siamo protagonisti di tutti i suoi acquisti, fornitore primario o unico talvolta“.

La società di Molfetta è andata in controtendenza rispetto alla crisi dell’industria del mobile: “Abbiamo fatto investimenti significativi, prima ancora che Würth comprasse – spiega la ceo La Notte -. Le banche con cui lavoriamo ci hanno aiutato in tutti i modi”. La società si è attrezzata anche per usufruire dei fondi europei per la tecnologia. Di recente a fronte a un milione e 800 mila euro di investimento ha ottenuto un altro prestito agevolato con il Pia, Pon europeo per l’innovazione, di un milione e 200 mila euro . “Ci stiamo attivando per avere dei magazzini verticali. Abbiamo comprato un capannone nella zona industriale, spazi enormi che stanno diventando stretti”.

 

 

Oggi l’azienda di Molfetta è arrivata alla mixed reality. Elementi virtuali da aggiungere alla dimensione reale, con proiettori che creano figure in 4d sulla lente. Compagnie marittime come Costa e Carribean, attraverso la rete Würth, utilizzano questi software per fare la manutenzione a distanza delle navi da crociera anche se si trovano ai Caraibi. Dimezzando in questa maniera costi e tempi. Anche Ikea utilizza la realtà virtuale, “ma per noi è già superata – aggiunge Antonella La Nottenoi siamo più avanti”.

L’azienda di Molfetta ha messo a punto anche una app facilitatore di ordini brevettato come il Woe, che sta per Wudesto order easy, un portale web dedicato ai produttori di mobili e ai progettisti, che permette loro di configurare e ordinare la serramenta tecnica in tutte le forme, anche di sabato e domenica, anche  comodamente seduti dal proprio divano di  casa.

Attraverso la rete di vendite del colosso tedesco,  oggi la Hevolus di Molfetta lavora con i “big” dell’arredamento come Balthaup, Berloni, Natuzzi, Scavolini, Schiffini e si stanno aprendo anche le porte dell’estero: l’aziendaè pronta per entrare nel mercato in Spagna ed Austria. “Con loro tutto viaggia in automatico, stiamo finendo i software e poi si va. A Londra abbiamo un nostro responsabile, Paolo Cormio, che sta guidando un progetto. Stiamo chiudendo da soli un contratto importante con Cina e con India. Insomma tante e bellissime opportunità“.

Antonella La Notte parla dirisultati impensabili. Abbiamo in cantiere cose straordinarie. I dati registrano un costante incremento. Il 2016 si è chiuso con un fatturato di 4 milioni di euro, ma nei prossimi tre anni col nostro business plan puntiamo a raggiungere quota 60. Mister Würth ha chiesto di replicare quello che abbiamo fatto in Italia in tutto il mondo. Ad ognuno dei 18 mila falegnami in Italia stanno installando il Woe, ci sono 400 cinebox nell’intera Penisola. La rete vendita di Hevolus è diventata formatore della rete vendita di Würth. Con il kit Magellano, il virtual show room arriva direttamente a casa del cliente con il proiettore in una valigetta, ovunque nel mondo”

Dopo lo show room, è venuta un’altra idea, gli occhiali Wr :”Abbiamo creato un palcoscenico dove il cliente si immerge in un mondo immaginario, isolandosi da tutto ciò che lo circonda, e vede la propria cucina, per esempio, in 3d e con realtà aumentata. Calligaris, big internazionale del mobile, specialista nelle sedie, ha acquistato la nostra piattaforma sostituendola con la tradizionale esposizione di migliaia di metri. Il nostro sistema ha sbancato, Calligaris ha detto: elimino lo show room e faccio vedere tutto il catalogo“.

Antonella La Notte ama citare Thomas Jefferson: “Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non ha mai fatto“. Ed il lavoro alla Hevolus di Molfetta continua.  Altrimenti che innovazione sarebbe?

 




G7: Corbelli: “a Taranto non ci sono solo mostri industriali”

ROMA –A Taranto non ci sono solo mostri industriali, ma anche incuria ed abuso del territorio che negli anni hanno contribuito a creare il problema e di questo la società sta prendendo consapevolezza”  ha detto Vera Corbelli commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto,  intervenendo nell’ambito dei convegni organizzati dall’Università di Bari in occasione del G7 finanze appena conclusosi nel capoluogo pugliese da oggi e sino a sabato prossimo.

“Stiamo dando risposte a problematiche complesse”, ha sottolineato il commissario, che ha iniziato ad operare dal settembre 2014 con un finanziamento complessivo a disposizione di 158 milioni di euro. “Per sensibilizzare la popolazione ed aggiornarla costantemente sullo stato dell’ambiente e sugli impatti che producono opere ed infrastrutture – ha spiegato la  Corbelliabbiamo messo in campo il progetto Afored. L’obiettivo più ambizioso – ha proseguito – è trasformare Taranto in un laboratorio a scala reale perché dobbiamo muoverci con azioni dirette di mitigazione del rischio ambientale ed anche con attività di partecipazione affinché il percorso di rigenerazione riguardi appieno anche la società“.

“Abbiamo voluto approfondire alcune tematiche che sono nell’agenda del G7 con un confronto – ha spiegato il rettore dell’Università di Bari, Antonio Uricchio – s˝ul tema della sostenibilità dello sviluppo nella prospettiva della green economy. Condividiamo il messaggio che Papa Francesco ci ha affidato attraverso l’enciclica Laudato si’, di porre nell’agenda le priorità ambientali e di non perdere di vista il tema dei fenomeni migratori, delle diseguaglianze e dell’equità anche nei modelli di sviluppo“.

“Sviluppo che secondo noi deve essere sostenibile e quindi rispettoso dell’uomo, della natura e dell’ambiente. E questo è un po’ il modello a cui, anche attraverso questo confronto, vorremmo ispirarci. Noi siamo convinti – ha concluso Uricchio – che l’economia possa essere concepita nel rispetto dei valori”.




Bari. Professoressa università nascondeva consulenze, sequestrati 350mila euro

Su richiesta della Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari  diretta dalla Dott.ssa Carmela de Gennaro – la Sezione Giurisdizionale per la Puglia ha disposto il sequestro conservativo “ante causam” di 6 conti bancari, nonché di tutte le somme a credito spettanti dall’INPS/INPDAP e dall’Azienda Ospedaliera Policlinico di Bari, nei confronti della prof.ssa Marina Musti , dipendente pubblica con qualifica di docente universitario.

Il sequestro per un valore complessivo pari ad oltre 353.000 Euro – è stato eseguito dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria Bari, in collaborazione con ufficiali giudiziari del Tribunale di Bari. La docente universitaria in questione,  prof.ssa Musti  – medico del lavoro e titolare della “Cattedra di Medicina Preventiva dei Lavoratori e Psicotecnica” presso l’Università di Bari, nonché direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina del Lavoro presso il Policlinico di Bari ,  già indagata dalla Procura della Repubblica di Bari per i reati di “truffa aggravata” e “falso” a seguito della quale aveva già ricevuto una misura interdittiva della professione nel dicembre 2015.  La misura cautelare reale disposta ora dalla Corte dei Conti, rappresenta l’esito sotto il profilo anche della responsabilità erariale, di una complessa indagine degli specialisti in materia di spesa pubblica del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari, in ordine a gravi condotte fraudolente perpetrate, in danno dello Stato.

Dalle attività investigative era emerso che la prof.ssa Marina Musti , omettendo di comunicare all’amministrazione pubblica di appartenenza l’esercizio di attività professionale privata (quale medico del lavoro) presso importanti gruppi bancari, assicurativi e commerciali, induceva in errore la propria Amministrazione (Università e Policlinico di Bari tra loro convenzionati), ottenendo  nonostante il contestuale esercizio privato della professione sanitaria non autorizzata – l’indebita corresponsione degli emolumenti stipendiali aggiuntivi previsti per i docenti che optavano per il rapporto lavorativo “a tempo pieno” ed in regime di attività professionale intramoenia.

L’attività veniva svolta per il tramite di una società di famiglia, con sede in Bari di cui la docente è risultata essere socia detenendo il 50 delle quote, che utilizzata come “schermo” per la conclusione e sottoscrizione delle convenzioni con le aziende private. La frode, in sostanza, inducendo in errore il Policlinico di Bari e l’Università per diversi anni (dal 2009 al 2014), permetteva al docente di percepire emolumenti indebiti per oltre 353.000 euro – in palese violazione dell’obbligo di esclusività del rapporto professionale, derivante direttamente dallo status di professore universitario a tempo pieno e di direttore di struttura ospedaliera in regime di intramoenia.

Informata della vicenda, la Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari ha istruito un fascicolo, affidato al Vice Procuratore Generale dott. Pierpaolo Grasso il quale ha delegato, al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari, ulteriori indagini, anche economico-patrimoniali e bancarie, al fine di valutare la ricorrenza, nella condotta della citata dipendente pubblica, dell’eventuale danno all’Erario. All’esito delle indagini, la stessa Autorità Giudiziaria contabile, in relazione al danno erariale accertato (al momento, solo quello cagionato nei confronti del Policlinico), ha quindi richiesto ed ottenuto l’odierno sequestro di beni (quale garanzia patrimoniale nei confronti dell’Erario), in relazione al pericolo che nelle more della definizione del giudizio, la responsabile del danno potesse disfarsene. In particolare, il decreto di sequestro conservativo ante causam fino alla concorrenza di Euro 353.056,95 è stato emesso dal Presidente della Sezione Giurisdizionale per la Puglia della Corte dei Conti.

La docente universitaria, a cui è stata notificata una diffida al pagamento, in solido, della somma in questione oltre agli interessi ed alla rivalutazione monetaria, è stata citato in giudizio per il prossimo 15 marzo.

 

 




Condannati giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno: diffamarono magistrato in servizio a Taranto e la moglie

di Antonello de Gennaro

Nei giorni scorsi abbiamo assistito al solito “piagnisteo” mediatico-sindacale dell’ Assostampa di Puglia sull’avvenuta condanna dei giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno. Secondo il sindacato dei giornalisti pugliesi, il cui presidente Bepi Martellotta lavora guarda caso proprio alla Gazzetta  “il trasferimento dell’inchiesta ad un Tribunale diverso da quello di Taranto, dove esercitava il magistrato in questione e dove era avvenuto il concorso oggetto dell’indagine, dovrebbe far riflettere sull’interesse pubblico che tale vicenda riveste in virtù delle relazioni familiari ad essa sottese e sul diritto di cronaca esercitato dai colleghi a tutela della più completa informazione dei cittadini pugliesi su questioni che attengono la magistratura come qualsiasi altra istituzione dello Stato“.

La difesa corporativa che, invece, emerge da tale sentenza – scrive l’Assostampa sul suo sito – “non può passare sotto silenzio e, siamo sicuri, troverà spazio per chiarimenti nell’inevitabile processo d’appello, giacché nessuno tanto meno i magistrati – possono o debbono sentirsi immuni dal diritto di cronaca e dal diritto di verifica di quanto fanno“.

Diritto di verifica ? Ed in quale norma della Costituzione, della Legge sulla Stampa e della nostra Legge professionale esiste questo immaginario “diritto di verifica” ?

Saranno ancora i postumi dello spumante o di qualche brindisi pre-natalizio ad aver confuso la mente dell’ anonimo estensore della nota pubblicata sul sito del sindacato pugliese ?

A proposito come mai l’ Assostampa si guarda bene dal fare i nomi e cognomi dei giornalisti condannati  ? Eppure una sentenza è “pubblica !

Non vogliamo fare gli sciacalli, o festeggiare per la condanna dei giornalisti della Gazzetta, ma ricordiamo un ben altro “garantismo”…dell’ Assostampa, quando il loro rappresentante tarantino, tale Cosimo (Mimmo) Mazza mi ricoprì di denunce sostenendo che avevo attaccato giornalisticamente alcune istituzioni di Taranto, compreso la Procura della Repubblica, e persino gli stessi suoi articoli, ipotizzando delle mie presunte fantomatiche “estorsioni giornalistiche”, accuse che la Procura di Taranto ha stralciato archiviandole, e per le quali  Mazza presto risponderà in sede civile, penale e deontologica.

Parlo di quello stesso Mazza che il prossimo 27 febbraio dovrà presentarsi insieme al suo direttore Giuseppe De Tommaso dinnanzi al giudice per le udienze preliminari del Foro di Bari  per aver offeso la reputazione dell’Avv. Emilia Velletri del Foro di Taranto.


Mazza peraltro  risulta attualmente iscritto nel registro degli indagati
della Procura di Taranto e di quella di Roma a seguito delle sue strumentali e false denunce presentate contro il sottoscritto ed anche nella nostra vicenda la parola spetterà alle Magistrature competenti essendosi rifiutata la Gazzetta persino di rispettare la Legge sulla Stampa ed omesso di pubblicare la mia richiesta di rettifica,  prevista dalla Legge sulla Stampa.

Le sentenze di condanna sono due

Il giudice del Tribunale Civile di Potenza, dr.ssa Gerardina Romaniello ha condannato alla vigilia di Natale, la società  EDISUD spa editrice de La Gazzetta del Mezzogiorno, il direttore responsabile Giuseppe De Tommaso e due giornalisti , Massimiliano Scagliarini e Luca Natile per aver diffamato il magistrato Ciro Fiore (già Gip a Taranto, poi in servizio al Tribunale Penale e, attualmente alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni sempre a Taranto ).

Secondo le motivazioni della sentenza di condanna, i due giornalisti avrebbero sbagliato a citare il magistrato in quanto la vicenda che riguardava sua moglie  in realtà di fatto “non aveva interesse pubblico”.

Negli articoli diffamatori della Gazzetta del Mezzogiorno il dr. Fiore  ( a lato in fotografia) veniva a accusato di aver esercitato pressioni nell’ambito delle vicende personali della moglie, Monica Bruno, dottoressa commercialista, accuse che si sono rivelate nel corso del procedimento, come riportato in sentenza, infondate.


Il Gup del Tribunale di Bari dr.ssa Alessandra Pilego, ha assolto
perchè il fatto non sussiste” la dr.ssa Bruno, assegnista di ricerca, dalle accuse  del pm dr. Francesco Bretone della della Procura barese di aver truffato l’ Università di Bari svolgendo incarichi professionali per conto del Tribunale di Taranto, senza avere l’autorizzazione del Rettore.

La Bruno assistita e difesa dall’ avv. Michele Laforgia del Foro di Bari, ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato, nella cui udienza il pubblico ministero aveva chiesto la condanna della Bruno al minimo della pena.  Ma il Tribunale Penale di Bari ha dato ragione alla dr.sa Monica Bruno assolvendola.

Ma questa non è la prima sentenza di condanna nei confronti del giornale “siculo-barese”.  Infatti nello scorso febbraio 2016 vi era stata una precedente sentenza del Tribunale Civile di Taranto (rito monocratico) , per un’altra diffamazione a mezzo stampa,

Anche in quell’occasione ad essere condannati per diffamazione a mezzo stampa nei confronti della dottoressa Monica Bruno, furono la società editrice EDISUD spa  proprietaria de La Gazzetta del Mezzogiorno,   il direttore De Tommaso, ed il giornalista Scagliarini . Il Tribunale oltre al  risarcimento del danno ed al pagamento spese processuali, dispose la pubblicazione della sentenza per estratto sulla Gazzetta del Mezzogiorno (  quest’ultimo provvedimento, incredibilmente non risulta ancora essere stato ottemperato).

Negli articoli della Gazzetta del Mezzogiorno si accusava la commercialista dr.ssa Bruno, di aver utilizzato nell’ambito del concorso  universitario per un posto di ricercatore, un falso titolo preferenziale. Accusa anche questa che si è rivelata infondata, come peraltro dimostrato dalla recente sentenza emessa dal Tribunale di Bari favorevole alla Bruno .

Il tutto si inserirebbe in una campagna “persecutoria” intrapresa dalla   Gazzetta del Mezzogiorno nei confronti della dottoressa Bruno, che iniziò ad occuparsi continuamente delle vicende professionali e universitarie della stessa, con articoli che hanno finito per coinvolgere nomi “eccellenti” del mondo universitario e delle professioni di Bari. In alcune circostante, addirittura, la Bruno apprese incredibilmente proprio dalla Gazzetta a 24 ore dal deposito degli atti,  delle notizie relative alle sue vicende che diventarono di dominio pubblico.

 Per entrambe queste vicende arrivate a sentenza in sede civile, pendono anche delle denunce e procedimenti penali intrapresi dal dr. Fiore e dalla dr.ssa Bruno. La legge è uguale per tutti.



Non solo parole sul Porto. A Taranto lo Ionian Shipping Consortium cerca di far parlare i fatti

 di Valentina Taranto

Shipping, sicurezza nella navigazione commerciale, nuovi mercati e prospettive di sviluppo commerciale per Taranto. sono stati gli argomenti principali trattati nel corso delle giornate dello Ionian shipping days“, organizzati presso il Castello Aragonese di Taranto.

schermata-2016-09-17-alle-09-49-37Ad organizzare la manifestazione lo Ionian Shipping Consortium,  consorzio, costituito nel marzo del 2015 grazie alla coesione di intenti e vedute da parte di nove agenzie marittime, che riunitisi avevano presentato manifestazioni di interesse per la società Ilva Servizi Marittimi, e componente del consorzio Ulisse, unico gruppo in campo nell’ambito del bando per il terminal container per la concessione di parte della banchina del molo polisettoriale del Porto di Taranto .

Tra i relatori erano presenti Alessandro Oriolo, presidente di Saga Italia spa, società del Gruppo Bolloré, leader mondiale nel campo dei trasporti internazionali e della logistica integrata, Sergio Polito, presidente di Assomineraria e Vincenzo Cesareo presidente di Confindustria Taranto.

Bisogna essere innovativi e non pensare che in situazioni di crisi, come quella che vive Taranto – ha detto Rinaldo Melucci  presidente dello Ionian Shipping Consortium –  si può fare a meno della cultura e dell’internazionalizzazione . Questa due giorni serve a far luce su questi aspetti, a cominciare dal porto, uno degli assi principali di questa cittá”.

nella foto Rinaldo Melucci

Melucci si è soffermato sul recupero del senso e del valore della cultura del mare.”La cultura si fa approfondendo la realtà intorno a noi poiché le persone non sono isole ma interagiscono tra di loro e con il mercato.Il mercato è un fatto influenzato dalla geopolitica e dai fatti umani. Obbiettivo principale di queste due giornate – ha aggiunto Melucci – è quello di fare cultura del mare con l’ aiuto di esperti del settore. Taranto è un ‘ alternativa seria e sicura per i traffici nel Mediterraneo considerando le stragi e l ‘instabilità della Turchia e dell’ Algeria. Il legame storico e indissolubile tra la Marina Militare e la città che garantisce questa sicurezza attraverso infrastrutture già esistenti e personale preparato è di grande importanza

La riuscita manifestazione patrocinata dalla Marina Militare, Università di Bari, Autorità portuale di Taranto, Comune di Taranto, Camera di Commercio, Confindustria, fondazione Michelagnoli e «Propeller Club of Taras» ha visto  riuniti gli operatori economici dello shipping, provenienti da numerosi Paesi europei, oltre ai rappresentanti delle varie associazioni di categoria.  Unica nota stonata, la solita assenza del Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno.

Per andare oltre gli slogan – ha aggiunto Meluccibisogna  veramente pensare a fare cultura del mare, a ragionare sulla blu economy, che non significa soltanto aspettare che arrivino commesse e lavoro dai grandi player locali che operano nel porto di Taranto , come Ilva, Eni o Cementir. Bisogna iniziare a progettare il futuro del porto creando rete tra le imprese e facendo formazione per  elevare le professionalità presenti nel settore a Taranto“.

CdG Vincenzo CesareoVincenzo Cesareo,  presidente di CONFINDUSTRIA Taranto, nel suo intervento si è detto “molto fiducioso nel progetto che vede impegnate le migliori aziende del territorio riunitesi nel Consorzio con un unico obiettivo quello di innovarsi e superarsi, nonostante i problemi del dissesto e degli ultimi dati dell’ economia locale. Attraverso la bonifica del territorio e quindi con un industria ecosostenibile,l’  alleanza tra il consorzio e la Marina Militare, le imprese e le loro competenze possono ancora permettersi di sognare e quindi Taranto diventare da una città sul mare una città di mare“.  “Il Governo quindi – ha concluso Cesareodeve creare le condizioni e i nuovi strumenti introduttivi per agire e catturare i flussi provenienti da altre città influenti come Matera e Lecce e farli propri“.

CdG borse di studio consozio

Le due interessanti giornate si sono concluse con il conferimento di borse di studio agli studenti del dipartimento ionico in “Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo”, tra quelli che si sono particolarmente distinti nella redazione di tesi sull’economia portuale e la materia doganale alla presenza del Maginifico Rettore dell’ Università di Bari prof. Antonio Felice Auricchio, a cui ha fatto seguito  il convegno su “Oli e gas. Prospettive di sviluppo sostenibile per Taranto“.

Abbiamo voluto dedicare – spiega Rinaldo Melucciquesto dibattito e confronto di idee su uno dei progetti che in qualche maniera sta prendendo vita all’interno del porto e del molo polisettoriale che sarà e cioè la possibilità di creare un distretto di logistica del settore energetico Oil e gas. Non abbiamo voluto parlare di trivelle, e delle problematiche dal punto di vista della sostenibilità, ma bensì abbiamo voluto parlare di segmenti, un po’ come è stato  in passato per questa città per la Belleli, che richiedono molta manodopera qualificata. Noi crediamo che questa possa costituire un’importante alternativa “.




Guglielmo Minervini non c’è più. Disse: ‘Ho il cancro ma non mollo’

Schermata 2016-08-02 alle 11.35.42E’ morto questa mattina,all’età di 55 anni dopo una lunga malattia, Guglielmo Minervini, capogruppo di Noi a sinistra alla Regione Puglia ed assessore nella precedente giunta regionale pugliese guidata da Nichi Vendola dal 2005 al 2015. Minervini era malato di tumore. Annunciando la sua battaglia, dichiarò pubblicamente “Ho il cancro e non mi tiro indietro. Nel suo ultimo post su Facebook, di soli 2 giorni fa, scriveva: “Ancora una volta la vita ti afferra in un’altra prova imprevista, dura ed esigente. L’affrontiamo col piglio di sempre” e con “la voglia di farcela senza mai perdere il senso anche dentro il mistero della malattia“.

Il professor Francesco Bellino, docente di Bioetica e Filosofia morale all’Università di Bari così a suo tempo commentò la scelta dell’assessore Minervini di rendere pubblica la sua malattia: “Una decisione lodevole, dimostra che la politica ha assunto una fisionomia più umana, capace di disvelare la fragilità degli uomini“.

Schermata 2016-08-02 alle 11.53.00Ci risentiamo tra un po’. Sicuro“, concludeva il suo messaggio. Minervini ha iniziato a fare politica quando era ancora molto giovane, impegnandosi nel mondo del volontariato, e ispirandosi alla figura di Don Tonino Bello. Classe 1961, fu docente e direttore editoriale della casa editrice La Meridiana, dove ha iniziato la sua attività pubblica con l’impegno nel mondo del volontariato, fondando la Casa per la pace di Molfetta e diventando consigliere nazionale di Pax Cristi, associazione animata dall’indimenticabile Don Tonino.

Dal 1994 al 2000 era stato sindaco di Molfetta. Fu eletto alla Regione dapprima nella lista della Margherita con 7556 voti, risultando il più suffragato della provincia di Bari e poi nel Pd, e viene nominato assessore del Governo Vendola, incarico ricoperto sino al 2015 occupandosi di politiche giovanili, sport, trasparenza, legalità, gestione delle risorse umane, trasparenza, protezione civile e trasporti  Era docente di informatica negli istituti superiori.

Nel 2012 aveva fondato ‘Open‘, un laboratorio politico composto e condiviso come diceva Minervini da “una rete di persone e progetti che vogliono assumersi la responsabilità politica e sociale di rappresentare la continuità nel cambiamento”.

CdG Guglielmo Minervini

nella foto Guglielmo Minervini

Minervini è stato uno degli esponenti politici più brillanti e intelligenti di una intera generazione – ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschininel suo lavoro politico e amministrativo ha sempre messo passione e grande competenza. Abbiamo vissuto insieme e con amicizia vera tante battaglie comuni in questi anni di continui cambiamenti. Ci mancherà”.

CdG cons regione pugliaLa notizia della scomparsa di Guglielmo Minervini mi rattrista molto. – ha detto Michele Emiliano governatore della Regione PugliaEsprimo alla famiglia di Guglielmo il mio sincero cordoglio, a nome della Regione Puglia. Guglielmo Minervini era un uomo come ce ne sono pochi“. Il presidente del consiglio regionale della Puglia, Mario Loizzo,  in una nota il capogruppo di Noi a sinistra “ricorda con sincera commozione il politico lungimirante, il compagno di partito, l’amico indimenticabile, esprimendo a titolo sentitamente personale e a nome dell’intera assemblea, partecipazione e vicinanza alla famiglia”  “Condivido – aggiunge Loizzo con quanti hanno conosciuto Guglielmo un senso di vuoto e di che non sarà facile colmare. Abbiamo perduto tutti una presenza amica, un contributo politico ogni volta chiaro e puntuale, spesso determinante. Era un uomo sereno, discreto, dal sorriso aperto, un compagno di partito e un amico indimenticabile. La sua capacità di guardare lontano, i progetti che ha realizzato e fatto realizzare, il futuro che ha contribuito ad offrire a tanti giovani resteranno a ricordarlo per sempre“.

CdG borracino_minerviniMessaggi di cordoglio sono arrivati dal Gruppo M5S: “I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, appresa la tragica notizia, si stringono con cordoglio sincero intorno ai familiari del collega Guglielmo Minervini” – Il consigliere regionale Cosimo Borracino, Presidente della II Commissione ( Affari generali e Personale ) lo ricorda così:  “Perdo un amico sincero, compagno di tante battaglie. Nessuno come lui ha incarnato il vento del “cambiamento pugliese” dell’ultimo decennio, è stato il volto della rivoluzione gentile vendoliana, inventore di Bollenti Spiriti, sempre a stretto contatto con il mondo giovanile che era naturalmente attratto dalla sua innata forza spirituale.  La sua frequentazione con Don Tonino Bello ha lasciato in lui un marchio indelebile che quotidianamente leggevi nel suo agire. In questo ultimo anno spesso attingevo da lui pillole di saggezza e suggerimenti politici. Oggi la Puglia piange per la scomparsa di un uomo mite e dotato di straordinaria capacità politica.  Mancherai a tutti, ciao Guglielmo.

L’amico e collega Guido Ruotolo, inviato speciale del quotidiano La Stampa, lo ricorda così su Facebook : “Ho conosciuto Guglielmo Minervini ai tempi di don Tonino Bello. Molfetta era un punto di riferimento della solidarietà e della pace. Mi spiace che se ne siano andati tutti e due

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Su Twitter Nichi Vendola rende omaggio a Minervini: “Minervini è stato un uomo del futuro, un politico generoso e visionario, un costruttore di pace e di giustizia sociale. Per me è stato un amico, un compagno, un fratello. Lo porterò sempre nel mio cuore”.

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Istituiti “premi di laurea/master IONIAN SHIPPING CONSORTIUM” dall’ Università a Taranto

Sul sito ufficiale dell’ Università di Bari è specificatamente dedicato agli studenti del polo ionico, sono indicati  tre premi di Laurea-Master recentemente istituiti e destinati ai laureati nei corsi di studio afferenti al Dipartimento jonico in “Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture” e titolari del master in “Diritto e tecnica doganale del commercio internazionale” dell’Università di Bari. Il Bando di concorso prevede tre premi di laurea/master . A finanziare l’ìniziativa lo  Ionian Shipping Consortium di Taranto.

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I destinatari che potranno partecipare al bando sono laureati nei corsi di studio afferenti al Dipartimento jonico in “Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture” e titolari del master in “Diritto e tecnica doganale del commercio internazionale” dell’Università di Bari (periodo di riferimento: anni accademici 2013/14 e 2014/15) . Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il giorno 7 luglio 2016.

 In questo senso i numerosi contatti con i responsabili dell’Università sono stati effettuati per dare un risultato tangibile ad uno dei compiti collaterali che si è dato il  Consorzio ISC, infatti, già dall’inizio della propria attività ha posto al centro la necessità della crescita di una coscienza “marinara” soprattutto da parte delle giovani generazioni tarantine che devono poter contare anche su uno stimolo reale alla qualificazione professionale.




Il porto di Taranto e la sua vasta retro-portualità.


Superata la fase dell’annuncio sul traffico crocieristico annunciato per la primavera 2017, che ha destato un legittimo clamore nell’intero territorio, nonché l’auspicato entusiasmo dei rappresentanti istituzionali del nostro porto e della  città di Taranto , presumibilmente si svolgerà una opportuna conferenza di servizi patrocinata dal Sindaco di Taranto, lo Ionian Shipping Consortium (ISC) con una sua nota, sente di “dover condividere” con tutti gli stakeholders, pubblici e privati, “delle riflessioni franche e dal taglio più pragmatico“.

Oggi ISC si compone di undici società di capitali – dice Rinaldo Melucci, presidente del Consorzio – che impiegano regolarmente circa sessanta professionisti dei rami marittimo, doganale e peritale, rappresentando dunque non solo il più grande contenitore imprenditoriale nei servizi del nostro porto, ma insieme alle associazioni di categoria una parte fondante del cosiddetto cluster marittimo-portuale ionico, cioè quel portatore di interessi diffusi e cultura della blue economy, della quale ultima la comunità tarantina tanto difetta ancora, diremmo in maniera anacronistica rispetto al valore che da più parti si intende ormai assegnare alle maestranze ed ai progetti del porto“.

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Se gli operatori, dopo quasi un ventennio di desertificazione imprenditoriale e mediocri pratiche commerciali, finalmente riescono a fare vero sistema, ad essere performanti e competitivi anche su mercati di una certa rilevanza e non limitati ai flussi locali, attraverso nuovi imponenti strumenti formativi dei propri addetti e presto dei giovani delle strutture scolastiche ed universitarie tarantine, se riescono ad investire ingenti risorse nella promozione delle attività portuali, in sinergia con la Authority, e persino sono in grado di chiudere partnership, tutt’altro che agevoli dal punto di vista dell’esposizione organizzativa ed economica, con player del calibro di Thomson Cruises controllata  dal colosso Tui), tutto questo lo si deve alle opportunità di lavoro che i grandi committenti del nostro porto, Ilva ed Eni in testa, stanno da un anno a questa parte assegnando agli operatori realmente locali, che dimostrino naturalmente di operare con competenza e nella legalità.

CdG rinaldo Melucci

Rinaldo Melucci

Il vero volano della nostra economia – aggiunge Melucci –  specie in questa delicata congiuntura, non è di per sé l’avere un porto tra le mani, pure il terzo del Paese per movimento merci assoluto, di sicuro quello di più ampia prospettiva, bensì risieda in questo rinnovato e costruttivo rapporto tra la grande industria e le imprese locali, fisiologicamente portate a reinvestire i proventi in porto, a tutto vantaggio dell’occupazione e della crescita economica, di nuovo, dell’intero territorio”.

Ora, questo dialogo non è mai scontato, mai acquisito una volta per tutte, mai privo di sacrifici e rischi. Per non smarrire il valore di queste conquiste e l’effetto moltiplicativo che possono avere sul porto e la città nei prossimi anni, lo Ionian Shipping Consortium (ISC)  “si rivolge a quegli stessi soggetti istituzionali, oggi giustamente soddisfatti per il risultato inerente le crociere a Taranto, chiedendo di sostenere con convinzione questo modello virtuoso che il consorzio costituisce, non soltanto nei momenti di festa, ma soprattutto in quelli di difficoltà che inevitabilmente si incontrano lungo il percorso“.
 

nella foto il prof. Federico Pirro

nella foto il prof. Federico Pirro

Lo Ionian Shipping Consortium manifesta sintonia con il prof. Federico Pirro dell’ Università di Bari, che di recente sulla stampa ha auspicato una partecipazione più attiva di tutta la classe dirigente ed imprenditoriale locale al dibattito, costellato di pericoli, sulle attività ed il futuro dei grandi asset industriali italiani sul nostro territorio. “In molti – continua la nota del Consorzio – ne avranno preso consapevolezza ormai, l’epoca delle sterili lagnanze e delle soluzioni preconfezionate dall’alto è tramontata definitivamente, nessun ente o rappresentante politico o manager forestiero potrà surrogare, nel futuro alle porte, gli operatori ed i lavoratori tarantini, in ciò che di buono e giusto si potrà compiere nel porto di Taranto, in aderenza alle necessità (anche ambientali) e all’anima di questa città”

L’  ISC  è l’ unico gruppo locale che partecipa al bando pubblico indetto per il Gruppo Ilva, così come pure in cordata con imprese di livello multinazionale partecipa alla gara per la gestione del Molo Polisettoriale del Porto di Taranto. “Le nostre sfide commerciali sono prima di tutto sfide morali – conclude Meluccie di riscatto di un’ intera comunità portuale, non si tratta di mero profitto” ed aggiunge A proposito del Molo Polisettoriale, per fare solo un esempio, a seconda delle condizioni che ci verranno proposte nella fase del cosiddetto dialogo competitivo, il progetto originario potrebbe assumersi come una semplice previsione di partenza, arrivando a contenere l’opzione allargata ad altre aree ovvero traffici, con risvolti notevolissimi per le sorti del porto tutto, per molti anni a venire”.



Test truccati alla facoltà di Medicina dell’ Università di Bari. 10 condanne, anche per docenti

nella foto Roberto Grassi

nella foto il prof. Felice Roberto Grassi

La seconda sezione penale del Tribunale di Bari ha condannato 10 imputati a pene comprese fra quattro anni e tre mesi e due mesi di reclusione al termine del processo di primo grado sui test truccati per l’ingresso alle facoltà di medicina e odontoiatria dell’università degli studi di Bari negli anni 2007 e 2009. In particolare i giudici hanno condannato il prof. Felice Roberto Grassi, all’epoca direttore del Dipartimento di Odontostomatologia dell’ateneo barese, alla pena di 4 anni 3 mesi di reclusione per i reati di associazione per delinquere e violazione della legge del 1925 sulla falsa attribuzione di lavori altrui.

Per gli stessi reati il Tribunale ha condannato Andrea Ballini, tecnico informatico dell’ Università di Bari, alla pena di tre anni e tre mesi; Francesco Miglionico, un odontotecnico di Altamura (Bari), all’epoca dei fatti assessore comunale alle Attività produttive e laureando in odontoiatria, alla pena di due anni e tre mesi di reclusione. I tre furono arrestati nel luglio 2012. Nelle scorse settimane il Tribunale aveva già dichiarato la prescrizione della presunta truffa risalente al 2007, prosciogliendo da ogni accusa altri sei imputati, studenti e genitori. Ulteriori otto posizioni, tutti studenti accusati di truffa, sono state tempo fa stralciate e trasmesse per competenza alle Procure di Napoli, Foggia e Verona.

Schermata 2016-04-27 alle 11.49.32Sulla base delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza, si è accertato che le aspiranti matricole avrebbero dovuto versare 30mila euro per superare i test, usufruendo di un’apposita sala operativa allestita ad Altamura presso l’abitazione  Miglionico,  attrezzata di pc, palmari e accessi  alle rete internet per distribuire agli studenti le risposte giuste durante le prove. Il pm Angela Maria Morea aveva chiesto nei confronti di  questi tre imputati  la condanna a cinque anni di reclusione, attenuata dalla decisione del Tribunale che ha condannato a tre mesi di reclusione i docenti universitari Roberto Cortallazzi e Fiorenzo Faccioni, il medico Saverio Capodiferro ed altre tre persone Filippo Capurso, Filomena Fiorella De Gioia, e Maria Carretta i quali avrebbero contribuito ad alterare le prove fornendo il proprio aiuto alla centrale operativa .

Condanna a due mesi di reclusione per lo studente Francesco Bozza. Grassi e Capodiferro sono stati condannati anche a risarcire l’Ordine dei medici di Bari, costituitosi parte civile nel processo tramite l’avvocato Roberto Tartato. Grassi, dovrà risarcire in solido con Ballini e Bozza, anche l’Università di Bari, costituita in giudizio assistita dall’avvocato Simona Sardone, che ha quantificato il danno in 500mila euro. Grassi e Ballini sono stati interdetti dai pubblici uffici per cinque anni.

Pena sospesa soltanto per Bozza, Capodiferro, Capurso, Carretta e De Gioia. E’ stata disposta la trasmissione degli atti alle Università di Bari e Verona per eventuali procedimenti disciplinari a carico dei professori Grassi, Cortellazzi e Faccioni e del dottor Ballini.




Professore di giurisprudenza a Bari condannata. E tira in ballo l’ex presidente dell’ Ordine Avvocati di Taranto




“Quale cultura, quale formazione per il BES (Benessere Equo e Sostenibile)”

 

 Sabato 27 febbraio 2016 dalle ore 10.00, nell’Agorà della Cittadella delle Imprese di Taranto, relatori d’eccezione avvieranno un percorso di impegno istituzionale per la diffusione di una nuova cultura della sostenibilità. La presentazione del Rapporto BES 2015, curata da Linda Laura Sabbadini Direttore del Dipartimento ISTAT per le Statistiche Sociali ed Ambientali, rappresenterà lo spunto per un approfondito dibattitto sul BES quale strumento per misurare l’impatto delle politiche pubbliche sul benessere delle persone, ma anche un momento di incontro fra le Istituzioni per rendere operativa un’esperienza di formazione permanente e  curriculare per la creazione delle competenze necessarie a modificare il paradigma di sviluppo del nostro territorio.

nella foto il Cav. Luigi Sportelli

nella foto il Presidente CCIAA Taranto,  Luigi Sportelli

Il convegno di sabato è l’ottimo risultato di circa un anno di lavoro e discussione sul tema del benessere equo e sostenibile. Con la sollecitazione ed il fortissimo impegno del Centro di cultura G.Lazzati, la Camera di commercio di Taranto, con il suo Comitato per l’imprenditorialità sociale e la sua Azienda speciale Subfor che cura le attività dell’ufficio provinciale di statistica, ha colto subito il senso e l’utilità di questo tema – commenta il Presidente dell’Ente camerale, Luigi Sportelli. La partecipazione attiva dell’Università degli Studi di Bari e del Politecnico aggiunge il valore necessario affinché si avvii da subito un percorso formativo efficace e il BES diventi un indicatore indispensabile, direi obbligatorio, per valutare l’effetto reale delle strategie di programmazione mentre esse si formano e nella loro applicazione.”

 Con il Presidente Sportelli, apriranno i lavori i Magnifici Rettori Eugenio Di Sciascio per il Politecnico e Felice Uricchio per l’Università di Bari. Il talk sarà animato dagli interventi di Giampaolo Nuvolati, Direttore del Dipartimento di Sociologia dell’Università Bicocca di Milano; Vito Albino Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Bari; Massimo Bilancia, Dipartimento jonico materie giuridiche ed economiche; Francesco De Giorgio, Segretario Generale della Camera di Commercio. Conclusioni e prospettive saranno curate dall ‘ On.Prof. Domenico Maria Amalfitano Presidente del Centro di Cultura “Lazzati




A processo il pm barese Di Bari. Fece “pressioni” per favorire il figlio

Schermata 2015-09-29 alle 14.37.01I fatti risalirebbero al 2011 e l’inchiesta è stata coordinata dal pm Carmen Ruggiero della Procura della repubblica di LecceUn magistrato di Bari sarà processato dai giudici del Tribunale di Bari per una presunta raccomandazione a favore del figlio affinché vincesse un dottorato di ricerca. Si tratta del pm Gaetano Di Bari in attività presso la Procura della repubblica di Bari, che è stato rinviato a giudizio dal gup di Lecce. L’accusa è stata derubricata in tentata induzione indebita a dare o promettere utilità. Secondo l’accusa della procura leccese, il pm Di Bari avrebbero abusato dei suoi poteri per costringere il prof.  Antonio Dell’Atti, preside della facoltà di Economia dell’ Università di Bari, per favorire la carriera di suo figlio Carlo, dottore di ricerca in diritto commerciale. Obiettivo: farlo farlo diventare ricercatore. Il pm Gaetano De Bari chiaramente ha sempre negato qualsiasi tipo di pressione, ma non ha convinto i giudici leccesi competenti sull’operato dei colleghi baresi.

Una cosa è certa se a Taranto si indagasse a fondo sulle “pressioni” che partono dalla Procura per sistemare amici, figli, mariti e mogli, negli enti e società pubbliche, incassando decine e decine di migliaia di euro, allora ci sarebbe da ridere….o meglio da piangere per molti di loro. Chissà che qualcuno del Consiglio Superiore della Magistratura prima o poi si svegli ed aprano gli occhi anche su Taranto. Se non ora, quando ?




Stati Generali della Cultura e del Turismo. Liviano : “Costruiamo un piano strategico”

Comunità, felicita, lavoro. Sono le tre parole chiave ed insieme gli obiettivi della nuova strategia di azione per la cultura ed il turismo in Puglia che l’Assessore all’Industria del Turismo e della Cultura, Gianni Liviano intende mettere in campo. Una strategia che non piove dall’alto ma verrà costruita insieme agli operatori turistici, alle associazioni e alle imprese del territorio.

Ieri mattina alla Fiera del Levante, l’ assesore  Liviano ha presentato gli Stati Generali della Cultura e del Turismo, otto appuntamenti che a partire dal 28 settembre con prima tappa Taranto, si dipaneranno in giro per la Puglia fino al 23 novembre quando all’ Università di Bari sarà presentato un “libro bianco” sul Turismo e Cultura che raccoglierà le proposte e le aspettative dei territori. A Lecce, Brindisi, Foggia, Bari, Martina Franca e Andria/ Castel del Monte gli altri appuntamenti. Gli Stati Generali sono nella intenzione dell’Assessore Liviano una grande occasione di partecipazione per dare un contributo alle linee strategiche nel campo del Turismo, Cultura e della promozione del territorio in tutte le sue eccellenze.

Proviamo ad iniziare questa esperienza degli Stati Generali per diventare compagni di un percorso strategico condiviso nel quale tutti noi siamo costruttori di comunità – ha detto Liviano l’idea è quella di camminare insieme e, pur rispettando le diverse idee, esigenze e interessi specifici di cui i vari territori della Puglia sono portatori, realizzare un impegno comune per costruire una comunità bella e felice. Felicità, altra parola importante. Per costruire una comunità bella e felice è importante che fra gli obiettivi vi sia quello della occupazione e dello sviluppo delle imprese nel settore. Il percorso della cultura e turismo che faremo insieme dovrà servire a creare imprese, a creare economia, a creare occupazione. Per fare questo occorre un piano strategico e non finanziamenti a pioggia per i singoli eventi tout court; occorre una comunità che si impegna e non i battitori liberi”.

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Liviano ha avuto modo di apprezzare il lavoro svolto in questi anni dalla Regione per il Turismo e la Cultura che ha dato i suoi frutti. “ Adesso abbiamo complessivamente 545 milioni di euro a disposizione per la Cultura e il Turismo grazie ad alcune misure del Por 2014-2020. Per questo scelte e piani strategici li facciamo insieme e con grande senso di responsabilità così come avvieremo percorsi di monitoraggio della qualità della spesa. Con l’impegno e la passione di tutti potremo spero fra cinque anni raccontare ancora altri successi.

Come si svolgeranno gli incontri degli Stati Generali del Turismo e della Cultura? Con il metodo OST (open space technology): all’inizio degli incontri verrà consegnata ai partecipanti una scheda sui punti di forza e di debolezza dei vari territori e con alcune parole chiave in base alle quali verranno organizzati dei tavoli di lavoro interscambiabili seguiti da un facilitatore. Nel pomeriggio le proposte raccolte dai tavoli e sintetizzate dai facilitatori verranno presentate all’assemblea e poi messe in bella copia per l’epilogo finale all’Università di Bari il 23 novembre. “Da quel momento inizia il mio lavoro” ha concluso l’assessore Liviano.




“Paola è morta per 27 euro al giorno”. Ecco la busta paga della bracciante morta

Schermata 2015-09-04 alle 20.48.01Ventisette euro al giorno che, per i sindacati, «sono circa la metà di quanto dovuto per il lavoro che stava facendo Paola – spiega Giuseppe Deleonardis, segretario Flai Cgil Pugliaperché per il cosiddetto acinino dell’uva la paga è 49 euro”.  Il titolare dell’azienda agricola ‘Perrone‘ di Andria in cui lavorava Paola Clemente, la bracciante tarantina di 49 anni morta nei campi il 13 luglio, è indagato dalla Procura di Trani. Nell’indagine per omicidio colposo e omissione di soccorso era finora indagato Ciro Grassi, autista del gruppo di braccianti di cui faceva parte Paola.

L’avviso di garanzia nei confronti dell’imprenditore è stato notificato dal pm inquirente Alessandro Pesce in vista dell’incarico per l’autopsia che è stato affidato il 21 agosto al medico legale Alessandro Dell’Erba e al tossicologo forense Roberto Gagliano Candela, entrambi dell’ Università di Bari.

Tra i mille interrogativi che mi pongo e ai quali non riesco a dare risposta, ritengo che sia un’assurdità, nel 2015, morire sul posto di lavoro per guadagnare a malapena 27 euro al giorno“. Vuole giustizia su come ciò sia stato possibile è la richiesta che Stefano Arcuri, marito di Paola Clemente, bracciante agricola tarantina 49enne morta il 13 luglio scorso nelle campagne di Andria, pone al procuratore del Tribunale di Trani.

Alla Procura della Repubblica di Trani gli investigatori si stanno interrogando  cercando anche di far luce sulla differenza degli acconti e dei saldi contabilizzati in busta paga, pagati dalle agenzie interinali alle migliaia di braccianti che lavorano in Puglia – e non solo – come la sfortunata donna tarantina un’intera giornata nei campi per portare a casa qualche decina di euro.

Schermata 2015-09-04 alle 20.47.16Come si evince dalla busta paga di Paola Clemente, nello scorso mese di novembre ha ricevuto un saldo netto di soli 257,38 euro. Nella parte alta dello stesso cedolino sono evidenziate trattenute per acconto stipendi pari a 727 euro che portano il totale trattenute a 829 euro e il saldo finale a 257 euro dai 1.489 euro lordi.

La busta paga di dieci mesi fa era a carico dell’agenzia per il lavoro Quanta. “Ma quando la signora Clemente è morta – spiega l’avvocato Vito Miccolis che assiste il marito di Paolalavorava per Inforgroup: abbiamo fiducia che anche in tal caso la procura farà piena luce su eventuali meccanismi di acconti e saldi”.

Su questa vicenda anche i sindacati vogliono vederci chiaro: “Abbiamo sollevato il problema lo scorso 8 luglio – dice Deleonardis della Flai Cgil Puglia  cioè prima ancora della morte di Paola, perché diversi lavoratori, una sessantina, vantano crediti di circa 500 euro che, pur presenti in busta paga, non sono mai stati corrisposti”.  Il primo settembre, la Flai Cgil ha dato l’ultimatum a Quanta: “Premesso che l’aspetto retributivo e relativi conguagli dei lavoratori assunti – si legge nella lettera inviata all’agenzia interinale con sede a Milano – è in capo all’agenzia e non alle aziende utilizzatrici  che, come da voi comunicatoci, si erano assunte l’onere di conguagliare ai lavoratori il dovuto, non avendo i lavoratori a tutt’oggi ricevuto alcun rimborso, se entro 5 giorni non avremo notizie positive in merito, ci vedremo nostro malgrado costretti ad adire le vie legali e a segnalare le inadempienze alla Guardia di Finanza“.

Il “caporalato” moderno sembra così nascondersi fra acconti e saldi, tra le pieghe di una somministrazione del lavoro apparentemente regolare  oneri in capo alle agenzie interinali o alle aziende utilizzatrici ” Non solo apparentemente – spiega Vincenzo Mattina  vice presidente di Quanta  – ma anche nella realtà. Se dobbiamo dare qualcosa ai lavoratori, la daremo, chiariremo tutto. Come abbiamo già fatto nel 2014 dopo le segnalazioni dell’ispettorato del lavoro: abbiamo chiesto all’Inps di normalizzare tutte le posizioni non regolari, in gran parte sottoinquadramenti dei lavoratori. Il ravvedimento, per la sola Puglia, ci è già costato 120 mila euro per la prima tranche e complessivamente ce ne costerà 400 mila”.

Una dimostrazione questa che  nelle campagne pugliesi , qualcosa non funziona bene. “Ne avemmo la percezione nel 2013, due anni dopo la nostra decisione di entrare nel settore agricolo, prevalentemente in Puglia ma anche in Sicilia e Lazio – aggiunge ancora Mattina Inviammo subito tre persone da Milano a Rutigliano e alla fine del nostro screening , due dipendenti, denunciati anche per concorrenza sleale perché avevano preso contati con altre agenzie, andarono a casaAbbiamo avuto il dubbioche agissero da caporali in particolare che utilizzassero la cosiddetta “paga di piazza” conclude Mattina .

Il salario contrattuale viene applicato in Puglia solo dal 20% delle aziende, secondo la Flai  mentre la consuetudine che prevede il sottosalario per immigrati e donne, è tanto più basso quanto più a Sud si va. Una desolante risposta ai quesiti del marito della povera bracciante agricola tarantina morta nelle campagne baresi, morta per 27 euro . Questa la triste conclusione.




La Lepore Mare cresce e diventa società per azioni

 

Sessanta milioni di fatturato, 150 dipendenti, cinquemila metri quadri di stabilimenti, una nuova piattaforma a Porto Viro, quindici milioni di kg all’anno di pesce movimentato, due milioni e cinquecento kg di frutti di mare depurati, una flotta di venti pescherecci partner per il pescato fresco, collaborazione diretta con il Senegal con cui si è sviluppata una filiera controllata alla quale hanno aderito numerosi pescatori locali, circa trecento fornitori in tutto il mondo: questa la carta d’identità di un’azienda con più di cinquant’anni di storia alle spalle.

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nella foto Gianni Lepore

nella foto Gianni Lepore

Cambio dell’assetto societario per la Lepore Mare, azienda ittica tra le maggiori del nostro Paese. Con la delibera dell’assemblea dei soci del 29 Giugno, è stata costituita la Lepore S.p.A con sede legale a Fasano (Brindisi) . Maggiore azionista rimane la famiglia Lepore, capitanata dal nuovo amministratore unico Gianni Lepore. Il collegio sindacale, nominato contestualmente alla nascita della S.p.A., è composto dal presidente Lorenzo Di Tano e dai consiglieri Francesco Convertini e Carlo Tarantino. La Società di revisione e’ la KPMG S.p.A.

La nascita della nuova società per azioni coincide con la partenza di un nuovo grande progetto imprenditoriale. Tra pochi giorni, infatti, nello stabilimento di Fasano sarà dato il via alla produzione del fish burger, il nuovo “burger di mare” ad alta valenza salutistica, frutto di quattro anni di studi, con un investimento di circa quattro milioni di euro, portati avanti con la collaborazione delle Università di Bari e Foggia.

Il neo amministratore unico Gianni Lepore, in occasione della nascita della S.p.A., ha ribadito come per l’azienda si tratta di un grande momento storico. “Un risultato che viene da lontano da quando, in tenerissima età, nella pescheria di famiglia di circa cinquanta metri quadri, aiutavo mio padre Giovanni alla vendita del pesce. Un risultato reso possibile grazie alla passione per il nostro lavoro, all’averci sempre creduto ed essenzialmente alla collaborazione di tutte le maestranze e del management che sono la vera forza di questa azienda”.

Nei prossimi giorni saranno presentati alla stampa i nuovi prodotti che fanno parte della linea Dalblu caratterizzata, come da sempre, da qualità, freschezza e attenzione verso la clientela.




Workshop su “Benessere equo e sostenibile” alla Camera di Commercio

Finora l’unico indicatore utilizzato nei documenti ufficiali per misurare la ricchezza di un Paese è il Prodotto interno lordo. Al Pil potrebbe affiancarsi a breve il Benessere equo e sostenibile (Bes). Una proposta di legge in tal senso è stata presentata da un gruppo di deputati di varia estrazione politica. Un’iniziativa bipartisan che punta ad introdurre il Bes nella legge di Bilancio, nei documenti di programmazione economica, negli studi e nelle relazioni tecniche di accompagnamento ai progetti di legge.

Il Bes nasce da un’iniziativa congiunta Cnel – Istat nell’ambito del dibattito internazionale sul superamento del Pil alimentato dalla consapevolezza che i parametri per valutare il progresso di una società non possano essere esclusivamente di carattere economico, ma debbano tenere conto anche delle disuguaglianze, dei processi di sostenibilità, delle dimensioni sociali e ambientali. Il Bes 2014 è la seconda edizione di un lavoro che è in costante aggiornamento. Sono stati esaminati 134 indicatori e 12 domini del benessere che costituiscono altrettante lenti di ingrandimento attraverso le quali viene analizzata la condizione del Paese e dei suoi cittadini.

Con l’Italia anche altre nazioni si stanno dotando di strumenti simili al Bes, mentre in ambito comunitario Eurostat sta portando a termine specifici lavori per la misurazione della Qualità della vita affinché tutti i paesi dell’Ue arrivino a misure condivise. I domini e gli indicatori tengono conto anche dell’area geografica di appartenenza che, ovviamente, incide sul concetto di benessere. A tal scopo è stato redatto anche il rapporto UrBes, che fornisce una prima e ancora parziale descrizione delle tendenze e dei livelli del benessere in alcune città italiane.

Nel workshop che si terrà il prossimo il 14 maggio, alle 17.30, nella Cittadella delle imprese, si parlerà di “Bes: Benessere equo e sostenibile. Il nuovo indicatore per misurare e valutare il progresso di una società e pianificarne il suo futuro”.

nella foto il Cav. Luigi Sportelli

La scelta di Taranto per questo tema non è casuale – afferma il Presidente della Camera di commercio di Taranto, cav. Luigi Sportelli è fortemente significativo, infatti, che si discuta questo argomento nella città in cui negli ultimi anni si è manifestata in maniera evidente la frattura tra produttività e benessere della collettività. Soprattutto a Taranto, quindi, il Bes può diventare non solo strumento di lettura del territorio ma anche prezioso indicatore per accompagnare le scelte future e valutarne gli effetti”.

L’iniziativa è organizzata dalla Camera di commercio di Taranto con il supporto di Azienda Speciale Subfor, in collaborazione con il Centro di cultura Lazzati dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e con l’adesione dell’Università di BariDipartimento Jonico in Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo e dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Taranto.

Interverranno il presidente della Camera di commercio di Taranto Cav. Luigi Sportelli, il presidente del Centro di cultura Lazzati on. Domenico Amalfitano, la direttrice del Dipartimento Istat per le statistiche sociali e ambientali dott.ssa Linda Laura Sabbadini, Gabriele Olini dell’Ufficio studi Cisl e componente della Consulta Cnel-Istat sugli indicatori di progresso e benessere.

Anche l’on. Domenico Amalfitano sottolinea “l’impatto che il Bes può avere sul nostro territorio. Una comunità viene cambiata dagli obiettivi condivisi che si dà e ogni indicatore non può non motivare obiettivi e decisioni politiche. L’Italia comincia ad essere all’avanguardia in questo impegno, con una solidità scientifica non indifferente”. Durante il workshop sarà presentato il rapporto Bes 2014 e sarà avviato il confronto tra amministratori pubblici, imprese, espressioni della cittadinanza attiva, forze politiche.