Mondo di Mezzo, la Corte d’Appello conferma: 6 anni ad Alemanno per corruzione

Mondo di Mezzo, la Corte d’Appello conferma: 6 anni ad Alemanno per corruzione

Le decisioni della Corte di Appello di Roma sono andate ben oltre la richiesta del procuratore generale Pietro Catalani, che aveva invece richiesto una riduzione di pena a 3 anni e 6 mesi, chiedendo di applicare il solo reato di “corruzione”.

di REDAZIONE CRONACHE

Anche per la Corte d’appello l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno avrebbe ottenuto soldi e vantaggi per la sua carriera politica dall’associazione a delinquere gestita da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. Pena confermata: sei anni.

La vicenda giudiziaria dell’ ex-sindaco di Roma, Gianni Alemanno prende avvio nei primi giorni di dicembre del 2014, quando gli uomini del Ros dei Carabinieri si presentano alla porta della sua abitazione per una perquisizione domiciliare.

È l’inchiesta “Mondo di mezzo” inizialmente denominata “Roma Capitale che fa tremare tutta Roma. Massimo Carminati detto “Il Nero” viene ritenuto a capo di un’associazione mafiosa (circostanza che sarà esclusa definitivamente dalla Corte di Cassazione) mentre Gianni Alemanno viene accusato di concorso esterno all’organizzazione criminale. La richiesta di archiviazione, da parte della stessa procura, per questa gravissima accusa, arriverà solo nel 2017.

Ma l’ex sindaco di Roma rimane indagato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti, e la sua posizione viene stralciata rispetto dal filone principale dell’inchiesta. Secondo la Procura di Roma Alemanno avrebbe ricevuto tra il 2012 e il 2014, oltre 223 mila euro per compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio.

Massimo Carminati e Salvatore Buzzi

Sulla base all’impianto accusatorio i soldi sarebbero arrivati con il benestare di Massimo Carminati dai conti bancari di Salvatore Buzzi, e sarebbero stati versati alla Fondazione Nuova Italia, presieduta dallo stesso ex sindaco. A proposito della fondazione, nelle motivazioni della sentenza di primo grado, i giudici affermavano che “ha rappresentato per l’imputato un portamonete, necessario per finanziare la propria attività politica e un salvagente per assicurarsi un sostentamento economico personale una volta terminato il periodo della sua sindacatura“.

Le decisioni della Corte di Appello di Roma sono andate ben oltre la richiesta del procuratore generale Pietro Catalani, che aveva invece richiesto una riduzione di pena a 3 anni e 6 mesi, chiedendo di applicare il solo reato di “corruzione“.

L’impianto accusatorio della Procura di Roma, che contestava all’ex primo cittadino, oltre alla corruzione, anche il finanziamento illecito ai partiti, ha retto. “Sono sconcertato – ha commentato Gianni Alemanno perché questa sentenza smentisce una decisione della Cassazione, secondo cui i miei coimputati sono colpevoli di traffico di influenze. A questo punto io sono un corrotto senza corruttore, evidentemente mi sono corrotto da solo. Proclamo la mia innocenza come ho fatto sin dal primo giorno. Ricorrerò in Cassazione», ha aggiunto l’ex sindaco di Roma Capitale.

I giudici della Corte di Appello di Roma hanno confermato anche le disposizioni civili e la confisca di oltre 298 mila euro, somma ritenuta il frutto della corruzione. Ribadita la provvisionale di 50 mila euro in favore di Roma Capitale e altrettanti per Ama, l’azienda municipalizzata capitolina dei rifiuti. 

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