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16 Aprile 2024 18:43
16 Aprile 2024 18:43

Le mani della malavita sulle elezioni comunali 2019 a Bari: 110 arresti, 130 indagati fra mafiosi e “colletti bianchi”

Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti cautelari personali, sono statio eseguiti sequestri patrimoniali d’urgenza, disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Bari, di beni e patrimoni per circa 20milioni di euro. AGGIORNAMENTI ALL'INTERNO

La mafia barese ha condizionato le ultime elezioni amministrative del 2019 a Bari. E’ quanto è stato accertato grazie ad un’indagine della squadra mobile della Polizia di Stato guidata dal dirigente dr. Filippo Portoghese coordinata dai pm Marco D’Agostino, Fabio Buquicchio e Federico Perrone Capano dalla DDA della procura barese.

L’ indagine che ha coinvolto ben 130 indagati ha portato all’ arresto di 110 persone (32 dei quali era già in carcere e 25 ai domiciliari) mentre altre due sono state raggiunte da misure interdittive, su disposizione del giudice delle indagini preliminari Alfredo Ferraro il quale riconosciuto ancora una volta l’esistenza del “clan” Parisi-Palermiti, guidato dai boss Savinuccio Parisi in carcere da anni, ed Eugenio Palermiti il quale si trova in carcere da circa un mese. Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, di estorsioni, porto e detenzioni di armi da sparo, illecita commercializzazione di sostanze stupefacenti, turbata libertà degli incanti, frode in competizioni sportive, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Per gli arresti sono stati impegnati circa mille poliziotti in servizio nell’intera Area metropolitana di Bari

Ad alcuni indagati è stato contestato anche il reato di cui all’art. 416 ter del Codice penale per lo scambio elettorale politico-mafioso in relazione all’ingerenza elettorale politico-mafiosa, operato da associazioni criminali ritenute di stampo mafioso, avvenuto in occasione delle consultazioni amministrative per le elezione comunali di Bari per il voto del 26 maggio 2019. Gli arresti vengono eseguiti da circa mille poliziotti nell’intera Area metropolitana di Bari.

Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti cautelari personali, sono statio eseguiti sequestri patrimoniali d’urgenza, disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Bari, di beni e patrimoni riconducibili alle attività delittuose in contestazione o costituenti patrimoni di ingiustificata provenienza, sproporzionati rispetto alle reali capacità reddituali, nei confronti di 16 persone indagate, alcune delle quali erano già colpite di misure cautelari personali, per un ammontare approssimativo di circa 20milioni di euro, e comprendenti diversi immobili, tra appartamenti e capannoni industriali, autovetture e beni di lusso, quote di società commerciali, industriali e di servizi, conti correnti bancari e postali .

I nomi degli arrestati: imprenditori, membri dei clan e politici

Tra i destinatari della misura cautelare compaiono l’avvocato Giacomo Olivieri ex consigliere regionale (tradotto in carcere) e sua moglie Maria Carmen Lorusso attuale consigliera del Comune di Bari, esponente di maggioranza del sindaco di Bari Antonio Decaro (estraneo alle indagini) e l’oncologo Vito Lorusso padre di quest’ultima , che era  stato posto agli arresti domiciliari lo scorso luglio 2023 in relazione ad un’inchiesta per concussione. Padre e figlia sono stati arrestai e posti ai domiciliari.

La consigliera comunale Maria Carmen Lorusso era stata eletta nel 2019 in Comune a Bari, nella lista “Di Rella Sindaco”, che sosteneva la candidatura di centrodestra Pasquale Di Rella, e suucessivamente era passata nel movimento politico “Sud al centro” ( che faceva riferimento a Sandro Cataldo, marito dell’attuale assessore regionale ai Trasporti Anita Maurodinoia) che sostiene la maggioranza in Comune del sindaco di Bari Antonio Decaro.

Suo padre Vito Lorusso, all’epoca dei fatti primario presso l’istituto oncologico “Giovanni Paolo II” di Bari, avrebbe ottenuto il sostegno elettorale da Massimo Parisi, “nella consapevolezza che si trattasse del fratello del capoclan Savino”, garabtendo il proprio interessamento per le cure a cui si stava sottoponendo un suo parente malato di cancro e successivamente deceduto.

Maria Carmen Lorusso e Giacomo Olivieri

Giacomo Olivieri ad avrebbe promesso alcune assunzioni – secondo quanto contenuto nell’ordinanza cautelare del Gip Ferraro – avrebbe fatto avere un ciclomotore ad una donna , ed  avrebbe assicurato la regolarizzazione dell’occupazione abusiva della casa popolare alla vedova del pregiudicato Francesco Strisciuglio. Il ruolo dell’ex consigliere regionale Olivieri, è stato tratteggiato senza essere però essere nominato durante la in conferenza stampa dal sostituto procuratore della Dda Marco D’Agostino, che si è riferito a lui semplicemente come “un soggetto dalle particolari capacità”. Dalle indagini, ha detto il pm, è emersa la sua capacità di “condizionamento delle elezioni amministrative del 2019″ e di “contattare esponenti apicali di quasi tutto il panorama criminale barese” (Parisi-Palermiti, Strisciuglio, Montani n.d.r.) per “orientare il voto in favore di una candidata poi effettivamente eletta“, la moglie Maria Carmen Lorusso (ai domiciliari).

Ma nelle indagini è anche emerso il ruolo che avrebbe avuto in una estorsione nei confronti di Cerved spa, società di recupero crediti, che a Olivieri chiedeva di estinguere un debito da 1,1 milioni ceduto dalla Banca Popolare di Bari nei confronti della Fondazione Maria Rossi . Olivieri, ha aggiunto il pm, “aveva minacciato di scatenare uno scandalo mediatico contro la banca, attraverso una testata online da lui controllata ( IlQuotidianodiBari n.d.r.) e anche altre testate giornalistiche”, se la società “avesse insistito” nella richiesta di estinzione del debito. “Un tentativo che ha sortito effetto – ha continuato il pm – perché risulta che successivamente la banca, che si trovava in un periodo di rinnovo del cda, abbia chiesto la retrocessione del credito alla società di recupero, dicendo che fosse stato azionato per errore“.

Considerando che le minacce del’Olivieri hanno avuto come risultato quello di impedire tanto alla Cerved quanto alla Banca Popolare di agire per ottenere la riscossione del credito vantato nei suoi confronti – scrive il gip Ferraro nella sua ordinanza-, non vi sono dubbi, perlomeno a livello di gravità indiziaria, sull’idoneità delle minacce medesime al raggiungimento del fine perseguito dall’indagato“. La situazione si è poi evoluta, nel senso che la Banca Popolare dopo il fallimento ha ceduto i crediti (tra cui quello nei confronti della Fondazione) all’Amco che ha che ha poi avviato una procedura di esecuzione immobiliare sulla masseria di Polignano a Mari posseduta dalla stessa Fondazione.

Il gip Ferraro nell’ordinanza cautelare spiega che le pressioni di Oliveri avrebbero avuto successo almeno sul momento. “Risulta che in data 22.07.2019 la BPB inviava alla Cerved un’email con cui manifestava l’intenzione di riacquistare il credito ceduto, riferendo al contempo che la precedente cessione era stata dovuta a un “disguido”“. L’intercettazione avvenuta in data 19 luglio 2019 coinvolge oltre Olivieri anche un suo collega avvocato che difendeva la Popolare: di Bari: “Cioè, hai capito? Poi non lo dicessero che loro non centrano niente con la Popolare di Bari’ e non gliene fotte un c…, perché gli faccio uscire su un articolo, sul giornale, tutti i collegamenti… cioè non dicessero questa p…! Perché gli vado a vedere posizione per posizione, collegamento per collegamento, azione per azioni… c’ho tutto il dossier!“. Dossier che secondo l’accusa sarebbe stato recapitato dall’ Olivieri anche ad un altro quotidiano barese. Quest’ultima sembrerebbe in realtà una millanteria di Olivieri, che in una conversazione con un uomo non identificato ipotizzava di mettere in piedi una campagna mediatica negativa nei confronti della Popolare.

In una delle relazioni informative della Polizia di Stato sono riportate altre operazioni che Olivieri avrebbe condotto utilizzando il sito de Il Quotidiano Italiano, anche in relazione alle primarie con cui nel 2019 venne individuato Pasquale Di Rella come candidato sindaco per il centrodestra a Bari. Una sfida politica in cui Olivieri, secondo le indagini, ebbe un ruolo coinvolgendo i clan baresi per ottenere voti a favore di Di Rella il quale era “inconsapevole” di queste manovre. Durante le primarie, secondo la Dda di Bari, venne usato anche il sito web. “Dal servizio tecnico telematico sullo smartphone di Olivieri – è detto nell’informativa – è emerso che sia Olivieri che Di Rella commissionano e dettano articoli al Loconte che è indubitabilmente persona a loro vicina, piegata ai desiderata di Olivieri“.

Misure cautelari sono state disposte anche per il  cantante neomelodico Tommy Parisi, figlio del boss di Savinuccio; per i capoclan Savino Parisi ed Eugenio Palermiti, suo figlio Giovanni, il nipote Antonino  ed il genero Filippo Mineccia.

Nell’inchiesta sono coinvolti anche gli imprenditori Francesco Frezza (ex presidente di Confindustria Giovani a Bari) e Massimo Bellizzi, arrestati e posti entrambi ai domiciliari, per i quali in realtà la Procura aveva richiesto il carcere . “Il capannone chi se lo compra se lo compra, a lui gli vanno i soldi” attraverso questo meccanismo degli esponenti del “clan Parisi“. Per portare a termine l’operazione avrebbero convinto Frezza ex presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Bari a ritirare la propria offerta, e tramite il suocero Alberto Bellizzi lo avrebbero rassicurato sul fatto che avrebbe ottenuto la restituzione di credito di 300mila euro vantato con la ditta e persino anche qualcosa per il disturbo.

Frezza infatti aveva presentato la propria domanda per partecipare all’asta offrendo 420mila euro per l’acquisto, ma poi sarebbe stato convinto a ritirarsi.grazie alle pressioni di Lovreglio esercitato sul suocero Alberto Bellizzi  titolare dell’ autofficina Bellizzi srl,, del quale i pm rilevano “una particolare e significativa vicinanza a esponenti dei clan baresi”. Il Gip scrive che Frezza invece “è tutt’altro che vittima”, essendo sceso a patti con Lovreglio, accettando di ritirare la propria offerta.

il boss barese Savinuccio Parisi

A garantire l’operazione era stato  Tommaso Lovreglio, nipote del “boss” Savinuccio Parisi che agiva liberamente su Altamura , in quanto il clan malavitoso locale era legato a filo doppio a quello barese di Japigia che fa capo appunto ai Parisi. Arresti domiciliari anche per Roberto Paolicelli, Massimo Patella, , Giuseppe Petronella,   Giuseppe Sette, e l’avvocato Giandomenico Tafuni, tutti coinvolti nella vicenda dell’asta giudiziaria truccata e per questo accusati di “turbativa d’asta”. Patella, Petronella e Sette sono gli effettivi aggiudicatari della gara, “illecitamente vinta” grazie all’intercessione di LovreglioGiovanni Sforza Giuseppangelo Barracchia.

Sulla base degli accordi presi, aI referenti del “clan Parisi” avrebbe dovuto essere corrisposta la somma di 130mila euro per il proprio operato, suddivisi in 30mila come sponsorizzazione in favore della squadra di calcio Ads Altamura (riconducibile al Barrecchia) e gli altri 100mila euro in contanti. In base agli accertamenti svolti dalla Squadra Mobile della Questura di Bari, Paolicelli sarebbe stato messo in contatto dall’avvocato Tafuni con membri del clan Parisi ma poi non sarebbe riuscito ad aggiudicarsi la gara, aggiudicata invece a Patella, Petronella e Sette.

In carcere è stato associato anche il barese Michele Nacci, 34enne, che in occasione delle elezioni del 2019 era candidato nella stessa lista di Maria Carmen Lorusso, risultando il primo dei non eletti. Nacci avrebbe promesso di far avere alla propria compagine elettorale dei voti “reperiti nell’area di influenza del clan Montani” in quanto genero di Bruna Montani, cugina del capoclan Andrea detto “Malagnac”, e con iugata ad un pregiudicato .

Il Gruppo Maldarizzi sotto amministrazione giudiziaria

“Io là entro ed esco tipo padrone”: così diceva Tommaso Lovreglio (nipote del boss di Japigia Savinuccio Parisi), riferendosi alla concessionaria Maldarizzi, società fondata da Francesco Maldarizzi (non indagato), di cui era dipendente, a cui poi era subentrata sua moglie. In realtà secondo la Dda di Bari i rapporti con l’esponente del clan Parisi continuavano ad essere ancora. In serata con un comunicato stgampa l’azienda ha tenuto a precisare che il “provvedimento mira alla tutela della società Maldarizzi Automotive spa e della sua Governance, le quali non risultano essere indagate”. Affermazione che però trascura che è stata posta sotto amministrazione giudiziaria.

La nota della Maldarizzi termina con un riferimento all’inchiesta: In merito ai fatti ricostruiti nel provvedimento applicativo della misura, l’Azienda – fermo il totale supporto all’azione dell’Autorità Giudiziaria – sta costantemente interloquendo a supporto dell’amministrazione giudiziaria per chiarire e risolvere le cricità improvvisamente emerse, laddove effevamente accertate, in ogni caso dissociandosi da condotte, se del caso, esclusivamente riferibili a taluni ex dipendenti o dipendenti rispetto ai quali saranno adottate tutte le iniziave di legge a tutela della società e dei canoni di legalità dell’impresa”. Resta da vedere se realmente la Maldarizzi agirà legalmente contro il “clan Parisi”.

La società infatti è stata posta in amministrazione giudiziaria dal Tribunale di prevenzione a seguito della decisione del collegio presieduto dalla giudice Annachiara Mastrorilli, relatrice Alessandra Susca, a latere Marika Schilardi. La richiesta di applicazione della misura di prevenzione è stata formulata dalla Dda della Procura di Bari, a seguito delle indagini condotte dalla Squadra Mobile guidata da Filippo Portoghese che hanno evidenziato lo stabile inserimento di Lovreglio nelle attività commerciali della concessionaria. Il nipote del boss Savinuccio Parisi ha lavorato fino al 2019 per la concessionaria che all’epoca si chiamava “Millennia” e successivamente al suo posto è subentrata sua moglie Maria Fanelli. Secondo gli inquirenti la collaborazione della moglie con la concessionaria d’auto sarebbe stata solo formale sostenendo che “Lovreglio intrattenga tuttora rapporti di collaborazione attivi con la Maldarizzi”.

Lovreglio avrebbe messo su un’attività di rivendita di auto usate, provenienti in parte dal parco delle autovetture dell’ usato della Maldarizzi, e per svolgere tale attività, avrebbe stipulato un accordo societario con Giuseppe Mazzelli un giovane imprenditore di Gioia del Colle . I ricavi di tutte le attività di Lovreglio sarebbero stati uitilizzati per garantire l’esistenza dell’intero “clan”,del quale era considerato uno degli esponente più autorevoli. Il Tribunale di sorveglianza scrive infatti che “la presenza di Lovreglio all’interno della Millennia (società del Gruppo Maldarizzi n.d.r.), condiziona pesantemente il libero esercizio delle attività commerciali”.

Infiltrazioni e protezioni mafiose anche nell’AMTAB, L’ azienda per i trasporti pubblici del Comune di Bari, che da oggi è sottoposta a un provvedimento di amministrazione giudiziaria. Per le estorsioni nei confronti dell’Amtab sono indagati, in particolare Massimo Parisi, Tommaso Lovreglio e Michele De Tullio, che – come si legge nell’ordinanza del gip Alfredo Ferraro – avrebbero imposto all’allora responsabile dell’area sosta dell’azienda “l’assunzione di persone vicine o comunque imparentate con il clan Parisi“, “facendo riferimento alla necessità di rispettare una gerarchia di fatto all’interno dell’azienda” imposta “dal clan Parisi piuttosto che derivante da effettive cariche sociali, con la minaccia di subire gravi conseguenze derivanti da un eventuale rifiuto“.

“Il presidente non è padrone qui nessuno è padrone, c’è solo rispetto reciproco e basta” avrebbero detto gli indagati come risulta dagli atti dell’inchiesta. I fatti risalgono al 2018 . Ma le minacce avrebbero riguardato anche la non assicurazione della “protezione mafiosa sul territorio” al presidente dell’ Ambtab. “Chi deve coprire in mezzo alla strada? A parole?“, si legge ancora negli atti, “comportamenti fatti per mantenere uno status quo favorevole all’organizzazione“.

Antonio Decaro, sindaco uscente del Comune di Bari

Da quando sono stato eletto sindaco ho fatto del contrasto alla mafia barese una battaglia quotidiana – commenta il sindaco Decaro -. Ho sempre sfidato a viso aperto e denunciato i clan. Ma è evidente che questo non è e non potrà mai essere sufficiente. Il lavoro, purtroppo, è ancora lungo e faticoso, e l’aiuto delle Forze dell’ordine e della Magistratura è determinante. Ora il consiglio di amministrazione di Amtab, affiancato dall’amministratore giudiziario con i suoi poteri straordinari, potrà fare definitivamente luce su tutte le opacità che riguardano l’azienda, facendo compiere alla città un altro passo verso la liberazione dal cancro della criminalità organizzata”.

Francesco Giannella procuratore aggiunto di Bari e coordinatore della Dda di Bari

“Questa operazione” ha commentato Francesco Giannella procuratore aggiunto di Bari e coordinatore della Dda di Bari, “rappresenta ciò che è la mafia moderna, in un territorio nel quale agisce non soltanto in modo militare“, evidenziando la “penetrazione dei clan nel tessuto sociale e le capacità di condizionamento politico”. Le assunzioni imposte in Amtab sarebbero la dimostrazione del “modello quasi di welfare” portato avanti dal clan Parisiper assicurarsi la riconoscenza della popolazione”.
Questa mattina è stato reso noto al Comune di Bari un analogo provvedimento di amministrazione giudiziaria notificato all’Amtab spa, il cui consiglio di amministrazione da oggi sarà affiancato da un amministratore giudiziario.

Tutti i nomi degli indagati

Operazione “Mafia e Appalti”

IN CARCERE: BARRACCHIA Giuseppangelo (cl. 1979), BELLONE DE GRECIS Giuseppe (cl. 1964), DAMMACCO Mario (cl. 1965), DE TULLIO Donato (cl. 1992), DE TULLIO Michele (cl. 1964), LOVREGLIO Tommaso (cl. 1984), MARINO Gennaro (cl. 1986), MASSARI Mirko (cl. 1984), MASTRORILLI Giovanni (cl. 1976), MEZZINA Sergio (cl. 1973), MINCUZZI Maurizio (cl. 1980), MONTANI Bruna (cl. 1968), MONTANI Bruno (cl. 1980), MONTANI Leonardo (cl. 1975), NACCI Michele (cl. 1987), OLIVIERI Giacomo (cl. 1961), PARISI Massimo (cl. 1973), PARISI Savino (cl. 1960), PETRONE Christopher Luigi (cl. 1984), PETRONI Antonio (cl. 1987), PISCITELLI Michele (cl. 1980), RUGGIERI Sebastiano (cl. 1984), SFORZA Giovanni (cl. 1962), STRISCIUGLIO Gaetano (cl. 1990), TISTI Pasquale (cl. 1978).

AI DOMICILIARI: AZZARITI Vincenzo (cl. 1990), CALZOLAIO Michele (cl. 1963), BELLIZZI Alberto, (cl. 1959), FREZZA Francesco (cl. 1974), LOIODICE Leonarda (cl. 1991), MALDERA Giuseppe (cl. 1982), MAZZELLI Giuseppe (cl. 1982), PAOLICELLI Roberto (cl. 1976), PARISI Radames (cl. 1984), PARISI Tommaso (cl. 1983), PATELLA Massimo (cl. 1975), PETRONELLA Giuseppe (cl. 1981), SETTE Giuseppe (cl. 1972), TAFUNI Giandomenico (cl. 1990), BENEDETTO Saverio (cl. 1962), GRAVINA Maria (cl. 1963), LOPORCHIO Dario (cl. 1974), LORUSSO Maria Carmen (cl. 1986), LORUSSO Vito (cl. 1954), MONTANI Maria (cl. 1972).

INTERDIZIONE:  TAGLIAFERRO Francesco (cl. 1971), TAGLIAFERRO Raffaele (cl. 1996).

Opoerazione “Mafia e Droga”

IN CARCERE: ABBRESCIA Francesco (cl. 6.11.1991), ADDANTE Raffaele (cl. 1975), ANACLERIO Alessandro (cl. 1984), BARONE Marco (c. 1988), BARTOLI Cataldo (cl. 1979), BERNAUS Luigi (cl. 1975), BOCCASILE Roberto (cl. 1986), BOTTALICO Massimiliano (cl. 1994), BRUNO Nicola (cl. 1989), CAIZZI Attilio (cl. 1992), CAIZZI Edoardo (cl. 1974), CAIZZI Giovanni (cl. 1972), CALABRESE Ignazio (cl. 1983), CALZOLAIO Michele (cl. 1963), CAMPANALE Riccardo (cl. 1994) Capo 1; CAPRIATI Giovanni (cl. 1979), CARDINALE Antonio (cl. 1967) CARRASSI Antonio (cl. 1977), CASCELLA Francesco (cl. 1986) CASTORO Raffaele (cl. 1972), CHIUMARULO Vincenzo (cl. 1984): CIRULLI Michele (cl. 1980), CROCCHIANTI Pietro (cl, 1975), DE FANO Antonio (cl. 1989), DE GENNARO Giacomo (cl, 1979), DE MARCO Davide (cl. 1990), DE SALVATORE Michele (cl. 1968), DI COSIMO Giovanni (cl. 1978), DI LAURO Bruno (cl. 1986), FERRANTE Carlo (cl. 1971), FIORE Fabio (cl. 1982), FORTUNATO Cosimo (cl 1962), FROIO Ignazio (cl. 1964),GHARBI Ali (cl. 1980), GIANNINI Angelo (cl. 1971), GIANNINI Domenico (cl. 1985), GRASSO Antonino (cl. 1987), IGNOMERIELLO Luciano (cl. 1981), LAFIRENZE Umberto (cl. 1990), LAMPUGNANI Vito (cl. 1985), LARIZZI Maurizio (cl. 1983), LEPORE Cosma Damiano (cl. 1980), LOGLISCI Giuseppe (cl. 1989), LORUSSO Nicola (cl. 1986), MAFFEI Mario (cl. 1966), MANZARI Michele (cl. 1986), MARINO Gennaro (cl. 1986), MARTIRADONNA Angelo (cl. 1995), MARTIRADONNA Michele (cl. 1992), MASELLI Michelangelo (cl. 1993), MASTRORILLI Giovanni, MENDOLA Luigi (cl. 1976), MEZZINA Sergio (cl, 1973), MINCUZZI Maurizio (el, 1980), MINECCIA Filippo (c. 1984), MISCEO Beniamino (c. 1982), MORETTI Antonio (cl. 1982), MORETTI Emilio (c), 1988), NATANGELI Otello (cl. 1968), PALERMITI Antonino (cl. 1988), PALERMITI Eugenio (cl. 1954), PALERMITI Giovanni (cl. 1976), PALERMO Nicola (cl. 1994), PARISI Michele (cl. 1967), PARISI Nicola (cl. 1972), PARISI Radames (cl. 1984), PARISI Tommaso (cl. 1983), PIRELLI Franco (cl. 1979), PRIMAVERA Aldo (cl. 1975), RINALDI Vito (cl. 1991), RIPOLI Antonio (cl. 1986). RISOLI Romeo (cl. 1967), RUGGIERI Michele (cl. 1986): RUGGIERI Sebastiano (cl. 1984), SCIANCALEPORE Giuseppe (cl. 1955), SCOLLETTA Gaetano (cl. 1992), SCORCIA Vito (cl. 1989), SEBASTIANO Vito (el. 1981), SIDELLA Silvio (cl. 1968), SILECCHIA Domenico (cl. 1985), STRAMAGLIA Nicola (cl. 1979), TAGARELLI Giuseppe (cl. 1987), TRIGGIANI Francesco (cl. 1976), VESSIO Francesco (cl. 1976), ZANGHI Nereo (cl. 1978).

AI DOMICILIARI: CAMPANALE Danilo (cl. 1992), D’AMATO Paolo (cl. 1990), GUGLIELMI Vito (cl. 1995), MAUROGIOVANNI Donato (cl. 1986), SCHINGARO Bernardo (cl. 1985).

© CDG1947MEDIAGROUP – RIPRODUZIONE RISERVATA |

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