La massaggiatrice uruguaiana Graciela Mabel De Los Santos in una dichiarazione giurata in Uruguay resa nella seconda metà di maggio a un notaio, che è pervenuta a Milano soltanto adesso, quindi ormai adottata dai magistrati della Procura Generale a decisione ormai già presa il 3 giugno sulla conferma dei presupposti della grazia del Quirinale a Nicole Minetti, che confermava il cambio di vita dell’ex consigliera regionale lombarda Pdl condannata a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby-Berlusconi e peculato sui rimborsi in Regione. L’atto notarile, redatto il 29 maggio scorso e composto da quattro pagine, è stato consegnato all’Interpol e alle autorità diplomatiche italiane.
Nel testo, della dichiarazione giurata strutturato in capitoli, la donna dichiara chiaramente: “Nel periodo in cui ho lavorato nella residenza ‘Gin Tonic’ non ho mai visto che la signora Minetti fosse coinvolta in una presunta operazione destinata a reperire, attirare, assoldare o indurre a coinvolgere prostitute all’interno della residenza”. Nel documento viene poi confermato il mutamento dello stile di vita dell’ex consigliera regionale lombarda, che rappresenta uno dei fondamenti su cui si è basato il decreto di clemenza firmato a febbraio 2026 dal Presidente della Repubblica.
Queste nuove parole delle massaggiatrice uruguaiana Graciela sostengono il contrario di quanto avrebbe dichiarato in precedenza al Fatto Quotidiano, aggiungendo anche altro a quanto aveva già ridimensionare il 14 maggio in una intervista rilasciata alla tv online «Sin Piedad».a cui aveva dichiarato “Siccome tutto è stato distorto, ormai ho molta paura di parlare…Sì, ci sono state feste, però su altre cose preferisco non parlare finché non mi convocherà la giustizia”. Riguardo ai colloqui precedentemente avuti con gli organi di informazione, e quindi con il Fatto Quotidiano la massaggiatrice ha messo a verbale di non aver mai autorizzato la pubblicazione della propria identità e ha sostenuto che il senso delle sue risposte “sia stato distorto”.

L’ex massaggiatrice era diventata l’argomento dello scontro dal 3 giugno fra il Fatto e la Procura: dal momento quando i magistrati della Procura Generale di Milano Nanni-Tontodonati-Brusa, nella propria relazione inviata al Ministero di Giutizia e da questi al Quirinale hanno attestato che “i fatti riportati nelle notizie di stampa non corrispondono al vero“, spiegando di non aver potuto interrogare la massaggiatrice perché con l’Uruguay le rogatorie sono possibili solo in ambito penale, e tuttavia di ritenerne le “dichiarazioni al Fatto, dapprima con modalità anonime ed in seguito con indicazione del proprio nominativo, smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive” dai legali di Minetti-Cipriani nella loro cerchia, e peraltro le dichiarazioni al Fatto Quotidiano erano state smentite e contraddette dalla stessa ex dipendente di Cipriani nella successiva intervista data in Uruguay alla tv online «Sin Piedad».

Il copo di scena è che all’insaputa della Procura e del Fatto Quotidiano la massaggiatrice Graciela aveva in realtà già da alcuni giorni fatto chiareaa leghalmente sulla vicenda. Infatti accompagnata da un suo avvocato nella seconda metà di maggio in Uruguay si é recata da un notaio, dinnanzi al quale al quale ha fatto registrare un atto notarile con una sua dichiarazione giurata, che l’avvocato ha successivamente consegnato all’ambasciata italiana. La notizia di questo atto notarile è così pervenuta a Milano soltanto il 3 giugno, cioè successivamente a quando ormai la Procura Generale già aveva concluso la propria istruttoria e divulgato gli esiti con il comunicato con il quale smentiva l’inchiesta del Fatto Quotidiano, per le sue”notizie di stampa non rispondenti al vero“.
Tra venerdì pomeriggio e ssbato mattina le dichiarazioni giurate di Graciela sono arrivate dall’Uruguay a Milano, e quindi tramite il Ministero della Giustizia sono state subito trasmesse al Quirinale, senza necessità di eventuali ulteriori accertamenti. La ragione sta nella secchezza con la quale nella dichiarazione giurata Graciela ha spiegato di volere fare chiarezza escludendo di sapere alcunché sul ruolo della Minetti in giri organizzati di prostituzione nel ranch di Cipriani, per il resto dilungandosi poi in recriminazioni sulle dinamiche delle proprie interlocuzioni con il Fatto Quotidiano.
La documentazione formale è giunta alla Procura Generale di Milano dopo che l’istruttoria integrativa si era già conclusa lo scorso 3 giugno con l’invio della relazione a Roma. I magistrati milanesi guidati da Francesca Nanni, preso atto della smentita firmata dalla testimone, hanno provveduto a trasmettere immediatamente le carte al ministero della Giustizia come “seguito atti”, per la successiva consegna al Quirinale. Sulla base di questi ultimi sviluppi, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha dichiarato che la questione può considerarsi “sostanzialmente risolta”, ipotizzando “al massimo lievi passaggi integrativi” e leggendo la polemica mediatica delle ultime settimane come “un’azione politica indirizzata non verso il suo dicastero, bensì direttamente verso il Capo dello Stato“.

Una verità quella della massaggiatrice uruguaiana Graciela Mabel De Los Santos, evidentemente travisata prima dagli interlocutori; una eventuale iniziale verità in seguito ritrattata per paura o interesse; oppure un tentativo di limitare le non preventivate conseguenze di una qualche partita personale azzardata all’inizio ma sfuggitale di mano. Sono tre interpretazioni tutte compatibili ad esempio con un messaggio che lo scorso 6 maggio, traducendolo con Google, Graciela inviò all’inviato del Corriere della Sera in Uruguay: “Se mi chiamano a difendere l’unica persona che si è presa cura di me, Thomas (nome del giornalista intervistatore del Fatto Quotidiano, ndr) andrò a testimoniare a sostegno della sua inchiesta. Ecco perché chiedo di non essere menzionata qui, dove Giuseppe (Cipriani, ndr) ha molta influenza”.Ma nel prosieguo del testo, parlava non della prostituzione e della Minetti, ma bensì della salute o meno del bambino adottato dalla coppia.
Gli avvocati di Cipriani e della Minetti sono al lavoro nella stesura degli atti giudiziari contro quella che viene definita “una campagna diffamatoria e denigratoria”. L’azione sul piano civile, secondo quanto riferito, riguarda per il momento il Fatto Quotidiano (al quale il gruppo Cipriani Usa chiede 250 milioni di euro,ndr), oltre alla Rai ed Rti-Mediaset per le trasmissioni televisive “Report” (RAITRE) e “Cartabianca “(RETEQUATTRO) . La procedura civile italiana prevede il tentativo obbligatorio di mediazione, che è condizione di procedibilità per la citazione in giudizio, nella quale eventualmente verrà quantificata l’entità del danno secondo le valutazioni dei legali della coppia Minetti-Cipriani. “È presto per parlare di cifre, ma certo saranno consistenti, da valutare su vari fattori, penso al clamore mediatico della vicenda, e soprattutto al fatto che c’è di mezzo un minore, il suo status, le sue condizioni di salute. L’atto all’organismo per la mediazione di Roma è già depositato e se ne riparlerà a fine mese”. Sul fronte della giustizia penale, la stesura delle querele è al momento in fase “di studio ed analisi”.
Sulla richiesta di risarcimento da 250 milioni di euro avanzata dai legali di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani nei confronti del Fatto Quotidiano. Marco Travaglio intervistato da La7 , alla domanda della giornalista-conduttrice Lilli Gruber se fosse preoccupato dalle possibili conseguenze economiche della vicenda, con la sua solita spocchia, ha risposto affermando di non essere particolarmente allarmato dalla richiesta ed annunciato l’intenzione di procedere a sua volta per vie legali contro chi ritiene ( cioè i magistrati della Procura Generale di Milano ndr) abbia diffamato il giornale da lui diretto .
Adesso resta da farsi qualche domanda : Marco Travaglio e Peter Gomez avranno il coraggio di querelare i magistrati della Procura generale di Milano ? Oppure la dignità ed umiltà, oltre alla correttezza deontologia ed onestà intellettuale di ammettere di avere preso una cantonata e farne pubblica ammenda ?






