In corso l’incontro fra il Governo e Mittal. Ma nel frattempo escono tante sorprese…

In corso l’incontro fra il Governo e Mittal. Ma nel frattempo escono tante sorprese…

ESCLUSIVA:L’ATTO INTEGRALE DELLA PROCURA DI MILANO. Il premier Giuseppe Conte a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola superiore di Polizia “Non possiamo accettare un disimpegno dagli impegni contrattuali. Ci venga detto chiaramente qual è la posizione di Mittal e da lì partiremo. Se ci viene garantita la possibilità di rispettare gli impegni, ricordo che non abbiamo proposto noi la battaglia giudiziaria, che è stata promossa da Mittal”

Il ministro dell’ Ambiente, Sergio Costa

ROMAArcelor Mittal rispetta il piano ambientale. Questo va detto. Tanto è vero che lo scudo non ha nessun senso per il semplice motivo che sta rispettando quello che doveva fare. Quindi dal punto di vista ambientale lo sta rispettando. Poi è chiaro che noi chiediamo di più“. Queste le dichiarazioni ad “Agorà” su Rai3 pronunciate dal ministro dell’Ambiente di Sergio Costa,  sulla questione dello scudo penale per gli attuali “gestori” del gruppo siderurgico ex-ILVA.  i commissari dell’ILVA in amministrazione straordinaria. Le verifiche hanno riguardato la situazione generale della fabbrica, le attività di manutenzione finora eseguite e la sicurezza sul lavoro e le operazioni di bonifica nello stabilimento. Accertamenti ed indagini a cui collaborano anche i tecnici Ispra.

Le attenzioni dei Carabinieri di Roma e Taranto si  è concentrata su “un attento controllo dell’area a caldo“.  L’indagine affidata ai militari dell’ Arma mira ad appurare se vi sia stato stato un depauperamento delle materie prime, se sono state eseguite manutenzioni o se gli impianti rappresentano un pericolo per i lavoratori, poi una verifica complessiva di parchi minerali, nastri trasportatori, cokerie, agglomerato, altiforni e acciaierie in generale.

il Tribunale di Milano

La Procura di Milano a sua volta ha depositato oggi l’atto di intervento nella causa civile fra il gruppo franco-indiano e i commissari di  ILVA in A.S. inerenti al procedimento con cui i commissari chiedono di evitare la cessazione delle attività.  nell’ambito dell’indagine per aggiotaggio informatico e reati fallimentari. Negli uffici della procura milanese sono stati ascoltati come “testimoni” Giuseppe Frustaci, direttore Finishing degli impianti di Genova e Novi Ligure, Sergio Palmisano, direttore Salute e Sicurezza, e Salvatore De Felice. Alcuni passaggi dei loro verbali sostanziano con la viva voce di uomini dell’azienda le accuse avanzate dai commissari straordinari Franco Ardito, Alessandro Danovi ed Antonio Lupo nell’esposto alla Procura di Taranto e nel ricorso al Tribunale civile di Milano.

I manager esteri sostenevano che per l’attuale ‘marcia’ degli impianti (cioè la produzione di 6 mln di tonnellate di acciaio n.d.r.), la qualità delle materie prime fosse troppo alta e che occorresse utilizzarne di qualità inferiore per abbattere i costi“. E’ quanto emerge da un passaggio della deposizione resa ai Pm di Milano , da Giuseppe Frustaci, dirigente di ArcelorMittal Italia . Il verbale contenente questa dichiarazioni sono allegati all’atto di intervento della Procura nel contenzioso civile tra la multinazionale franco-indiana e l’ex ILVA.  L’ad di Arcelor Mittal Lucia Morselliha dichiarato ufficialmente in un incontro ai primi di novembre con i dirigenti e i quadri” e che “erano stati fermatigli ordini, cessando di vendere ai clienti”.

In un altro passaggio di un verbale si legge: “In più riunioni tenute da settembre ad oggi sia il precedente amministratore delegato Mathieu Jehl, sia il nuovo amministratore delegato Lucia Morselli, hanno dichiarato che la società aveva esaurito la finanza dedicata all’operazione”  dichiarazioni queste messe a verbale lo scorso 18 novembre da un dirigente della stessa ILVA  che è stato ascoltato come “testimone” dai pm di Milano .

“C’è massima collaborazione fra la Procura di Milano e quella di Taranto ha detto il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli che con i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici coordina l’inchiesta con al centro la richiesta di recesso del contratto di affitto dell’ex ILVA da parte di ArcelorMittal, su cui è aperto, sotto profili diversi, un fascicolo anche dalla magistratura tarantina. Insomma nessuno scontro, ma una cooperazione totale con anche scambi di informazioni.

il Tribunale di Taranto

Infatti  vi è stato uno scambio di atti istruttori  tra le Procure di Taranto e Milano che hanno avviato indagini parallele sul caso ArcelorMittal, come riferiscono fonti di giustizia,  aggiungendo che “c’è pieno coordinamento e piena sintonia tra le due Procure nell’ambito dei rispettivi filoni investigativi. Non c’è alcun conflitto“. L’indagine milanese ipotizza i reati di “distrazione di beni dal fallimento” e di “aggiotaggio informativo“, oltre ad un fascicolo autonomo per “omessa dichiarazione dei redditi” di una società lussemburghese di ArcelorMittal. I magistrati tarantini a loro volta indagano per i reati di “distruzione di mezzi di produzione” ed  “appropriazione indebita”.   

INTERVENTO PM_reduce
l’atto della Procura di Milano a sostegno del ricorso d’urgenza di ILVA in A.S.

 

Sempre nell’atto di intervento della Procura di Milano nella causa civile tra ArcelorMittal e l’ILVA in A.S. si legge: “Evidentemente lo stato di crisi di ArcelorMittal Italia, essendovi pericolo di diminuzione delle garanzie patrimoniali per il risarcimento di eventuali danni, rende ancor più necessaria ed urgente una pronuncia giudiziale che imponga alle affittuarie di astenersi dalla fermata degli impianti e di adempiere fedelmente e in buona fede alle obbligazioni assunte”.  Secondo la Procura di Milano “la vera causa della disdetta” del contratto d’affitto dell’ex ILVA da parte di ArcelorMittal è “riconducibile alla crisi di impresa” della multinazionale franco-indiana ed alla conseguente volontà di disimpegno dell’imprenditore estero e non è invece il “venir meno del così detto scudo ambientale abrogato” che è stato utilizzato come motivo “pretestuosamente“.

In altre parole  come dichiarato da alcuni testimoni e come riportano i pm nell’atto di accusa, “la vera causa della disdetta, pretestuosamente ricondotta al venir meno dello scudo ambientale è eziologicamente riconducibile alla crisi di impresa e alla conseguente volontà di disimpegno dell’imprenditore estero”. A confermare la grave crisi del colosso sono state le parole  di Claudio Sforza direttore generale della ex ILVA ascoltato anch’egli come “teste” dai pm di Milano. “A questi incontri — ha riferito Sforzaera presente anche Samuele Pasi e i tre attuali commissari“, precisando che l’ultimo incontro si è tenuto il 17 ottobre nello studio milanese del commissario Alessandro Danovi. Aggiunge il testimone Sforzanon solo l’affermazione di aver esaurito la finanza non è usuale in incontro tra rappresentanti di due società, ma circostanza analoga è stata pure ufficialmente pubblicamente esposta il 15 novembre in sede di incontro sindacale tenuto alla presenza del ministro Patuanelli al Mise. Preciso che in questa occasione l’ad Morselli non ha parlato di crisi di finanza ma di disastrosa crisi economica“.

Sempre dalle carte della Procura emerge anche un altro inquietante aspetto: quello sull’affitto non pagato Arcelor Mittal . “Il canone di affitto di ramo  d’azienda è trimestrale anticipato per ratei di 45 milioni di euro. L’ultima scadenza del 5 novembre non è stata onorata e stiamo quindi iniziando il processo di escussione della garanzia”. ha spiegato ai pm di Milano un dirigente dell’ILVA in amministrazione straordinaria ascoltato nell’ambito dell’inchiesta con al centro i comportamenti del gruppo franco-indiano.

Così continuano le dichiarazioni verbalizzate:. “Nella prima riunione di febbraio del 2019, i manager esteri sostenevano che per l’attuale ‘marcia degli impianti‘ (vale a dire la produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio), la qualità delle materie prime fosse troppo alta e occorresse utilizzarne di qualità inferiore per abbatterne i costi”. Il testimone racconta: “i manager stranieri ricordo che furono molto critici sulla gestione, in quanto ritenevano che i costi industriali fissi (manodopera, manutenzione) e variabili (materie prime) fossero molto alti. Le critiche erano indirizzate soprattutto all’ad Jehl ed alla direzione dello stabilimento di Taranto (retto da Van Campe), entrambi uomini Arcelor Mittal“.

L’ad di Arcelor Mittal Lucia Morselli in un incontro “ai primi di novembre con “i dirigenti e i quadri”  di Taranto, ha dichiarato ufficialmente “che erano stati fermati gli ordini, cessando di vendere ai clienti“. si legge

Salvatore De Felice nel suo interrogatorio ha spiegato ai pm Civardi e Clerici lo scorso 19 novembre , che l’amministratore delegato Lucia Morselli “ha dichiarato ufficialmente  in un incontro ai primi di novembre con i dirigenti e i quadri che erano stati fermati “gli ordini, cessando di vendere ai clienti”. De Felice in un altro passaggio del suo verbale , riportato nell’ atto di costituzione della Procura di Milano con cui aderiscono alla richiesta dei commissari nel contenzioso civile tra l’ex ILVA e il gruppo franco indiano,  ha anche aggiunto che ogni fermata di un altoforno “non è mai senza danni” spiegando che le cokerie sono “ancora più complicate e delicate perché eventuali danni hanno immediatamente un risvolto ambientale” in quanto le polveri del fossile finiscono nei “fumi di combustione con le relative emissioni”. Sempre De Felice ha raccontato che ArcelorMittal ha cancellato” l’approvvigionamento delle materie prime necessarie per alimentare l’acciaieria.

Inoltre ha spiegato De Felice chenonostante la sospensione del cronoprogramma di spegnimento, l’azienda  non ha tutto quello che serve per proseguire l’attività”. Il piano, che è stato arrestato da Arcelor Mittal su invito del Tribunale di Milano, “prevedeva di lasciare unascorta minima di materie prime solo per un altoforno per un mese”. Le dichiarazioni del dirigente di ArcelorMittal hanno confermato di fatto le denunce dei sindacati e l’allarme dei commissari straordinari dopo l’ispezione nell’acciaieria tarantina effettuata nei giorni scorsi. Infatti, all’uscita dall’impianto Ardito, Danovi e Lupo avevano riferito che le riserve di materie prime sono “al minimo” e che la fabbrica con quello stock a disposizione al momento può andare avanti soltanto per “un raggio di azione molto ridotto“.

Sulla base di questi verbali e della previsione di circa 700 milioni di perdita nel 2019 verbalizata dal direttore finance Steve Wampach i magistrati della Procura di Milano sostengono che di fatto esista un serio “pericolo di diminuzione delle garanzie patrimoniali per il  risarcimento di eventuali danni” e quindi si “rende ancor più necessaria e urgente una pronuncia del giudice che imponga ad ArcelorMittal di astenersi dalla fermata degli impianti e di adempiere fedelmente al contratto firmato”.

Non possiamo accettare un disimpegno dagli impegni contrattuali – ha detto il premier Giuseppe Conte a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola superiore di Polizia. a chi gli chiede dell’incontro, (attualmente in corso)  con i vertici di Arcelormittal   “Ci venga detto chiaramente qual è la posizione di Mittal e da lì partiremo. Se ci viene garantita la possibilità di rispettare gli impegni, ricordo che non abbiamo proposto noi la battaglia giudiziaria, che è stata promossa da Mittal”. “Se invece prosegue la battaglia – ha aggiunto il premier “noi reagiamo adeguatamente“.

 

 

 

 

 

 

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