I dubbi delle imprese sui tempi lunghi e burocrazia per ottenere i prestiti garantiti dallo Stato

I dubbi delle imprese sui tempi lunghi e burocrazia per ottenere i prestiti garantiti dallo Stato

Le piccole e medie imprese fanno osservare anche che “nel decreto approvato dal governo c’è troppa burocrazia, i prestiti dovrebbero essere in parte a fondo perduto, perché collegati al mantenimento occupazionale, con la restituzione a 10-15 anni anziché sei”. Un’esigenza che si basa anche nella circostanza fondata che i prestiti andranno a sopperire i mancati ricavi conseguenti al blocco governativo delle attività produttive

ROMA –  Il bazooka che  vale 400 miliardi esaltato del premier Giuseppe Conte, al momento è un bazooka ad acqua che convince solo a metà la platea degli imprenditori. Mentre il decreto liquidità per sostenere il sistema produttivo cercando di accelerare l’erogazione dei prestiti delle banche alle imprese, al momento sembra non offrire le garanzie sui millantati rapidi tempi di erogazione del credito. In concreto si profilano in salita i tempi necessari per le richieste creditizie sopra i 25 mila euro per i quali è prevista infatti la valutazione da parte delle banche dei bilanci delle aziende che, legittima e doverosa, conseguenzialmente rallenterà la corsa alla liquidità garantita parzialmente dallo Stato. Non a caso  i commercialisti sollevano molti  dubbi anche sui termini per la restituzione dei prestiti. Nel frattempo l’Abi l’associazione delle banche italiane insieme alla Sace, società pubblica controllata da Invitalia, con il proprio “ombrello” finanziario di 200 miliardi  hanno avviato un gruppo di lavoro per rendere al più presto operative le nuove disposizioni,  occupandosi di assicurare le necessarie garanzie sui prestiti alle imprese medio grandi .

Resta il fatto che le imprese che avranno necessità di richiedere linee di credito bancario per a importi superiori a 25 mila euro dovranno affrontare in banca i consueti esami di sostenibilità economico-finanziaria per fronteggiare il prestito, per il quale concretamente lo Stato è semplicemente fidejussore. E considerati i lunghi tempi che normalmente sono necessari per queste analisi esami, è da valutare attendibile il rischio che il prestito arrivi quando di fatto per l’azienda richiedente potrebbe essere troppo tardi. Un problema che rende necessario che le procedure interne agli istituti, relativamente alle richieste legate al decreto Liquidità, vengano in qualche modo evase velocemente attraverso canali privilegiati

 

Le piccole e medie imprese fanno osservare anche chenel decreto approvato dal governo c’è troppa burocrazia, i prestiti dovrebbero essere in parte a fondo perduto, perché collegati al mantenimento occupazionale, con la restituzione a 10-15 anni anziché sei“. Un’esigenza che si basa anche nella circostanza fondata che i prestiti andranno a sopperire i mancati ricavi conseguenti al blocco governativo delle attività produttive: ne consegue che una restituzione in tempi così brevi rischia di diventare  insostenibile per molte piccole e medie aziende. Motivo per cui è molto probabile e prevedibile che il decreto venga emendato in sede di conversione in legge.

In relazione alle procedure di assegnazione per i prestiti fino a 25 mila euro non è prevista alcuna istruttoria: basta una dichiarazione alla banca per ottenerlo. Per quelli compresi tra 25 e 800 mila euro, garantiti dallo Stato e controgarantiti dai Confidi regionali, sarà necessaria una valutazione di merito del credito. Per quelli che superano la soglia degli 800 mila euro la garanzia statale si riduce al 90% e scende sempre di più via via che l’ammontare del prestito cresce. Da evidenziare che, onde evitare che del prestito si avvalgono società che si trovavano già in perdita prima del blocco provocato dal virus, vi potranno ricorrere solo le attività che al 31 dicembre dello scorso anno non avevano procedure di concordato in corso o che comunque si autofinanziavano.

Quindi alla luce delle restrizioni cautelari inserite dal Governo, è molto probabile che il flusso  di liquidità annunciato da dal premier, atteso dalle imprese,  non arriverò tanto velocemente dai forzieri bancari. Ne sono molto convinti i tributaristi, secondo i quali “allarmano le tempistiche con cui le imprese riusciranno a entrare in possesso dei prestiti” che inoltre contestano che le imposte di aprile e maggio per quanto rinviate a fine giugno, vanno infatti saldate entro novanta giorni da oggi. “I 400 miliardi messi in campo sono sicuramente una cifra molto importante, uno sforzo sul fronte della liquidità che non può che essere apprezzato. Ora bisognerà però vedere se e quando le risorse arriveranno davvero alle aziende. Purtroppo da questo punto di vista l’esperienza fatta con l’erogazione dei fondi stanziati con il decreto Cura Italia non è stata positiva!” sostiene Massimo Miani presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti che aggiunge “Anche i termini per la restituzione non ci convincono: due anni per il preammortamento e sei anni per la restituzione ci appaiono insufficienti”. 

Nel frattempo il Governo e le opposizioni parlamentari del centrodestra divergono sempre di più  sul decreto Cura Italia  di marzo, che per passare in Parlamento ha indotto il Governo ancora una volta, l’ennesima, a porre la fiducia. Giorgia Meloni attacca sostenendo che “è stata smascherata la farsa”. ricordando che Fratelli d’Italia aveva presentato un pacchetto di emendamenti che andavano dalla sospensione del decreto Dignità, fino a un bonus da 1.000 euro alle famiglie con disabili a carico, passando per la restituzione delle rette scolastiche per nidi e scuole dell’infanzia. Ma il Governo le ha disattese, ignorando le condivisibili proposte in favore delle fasce più deboli del Paese.

Dalla Lega mettono in evidenza in poche parole una volta ottenuto un prestito lo Stato diventa creditore delle imprese, e per le tasse che altrimenti non si riuscirebbero a pagare, si fa da “garante” con un prestito che in realtà eroga  la banca, finalizzato a non farti fallire per poter continuare a pagare i debiti e le tasse. Piccolo particolare, il debitore rimane sempre e comunque l’impresa, società.  Quindi, se alla fine si pagherò coi soldi propri il rientro dal prestito, e quindi non si deve dire grazie a nessuno (anche perché le banche non regaleranno niente e chiederanno pure un tasso d’interesse tra 0,2 e 0,5% !

Infine qualora le società e le imprese non dovessero riuscire a rientrare del prestito, lo Stato avendo fatto da “garante”pagherà il debito alla banca, e si surrogherà nel credito vantato.  Non occorre necessario ricordare i canali privilegiati di cui gode lo Stato nella riscossione dei crediti, compresa l’applicazione di incredibili sanzioni ed interessi di mora in caso di inadempienza, o potendo mettere direttamente le mani nel tuo conto corrente o ignorando quote, immobili, automezzi.  In realtà altro che “bazooka” del Governo Conte in quanto lo Stato sta “consentendo” di indebitarsi senza troppi ostacoli e vincoli. È una sorta di vampiro che non può ucciderti e ti imbocca anche se sei moribondo per poter continuare a dissanguarti, perché col tuo sangue lui sopravvive.
Tu ti indebiti ancora e sempre più, in un contesto di gravissima crisi e recessione, mentre lo Stato continuerà a spendere e spandere come niente fosse, regalando soldi a pioggia a sfaticati, privilegiati e maneggioni.
Questa la mia personale sintesi.
Questa sarebbe la “potenza di fuoco 🔥 come non si era mai vista?” …ma fatemi il piacere!!!

E sul premier Conte aleggia sempre di più l’ombra di un Governo “tecnico” a guida Mario Draghi che traghetti il Paese lontano possibile dal rischio di default, grazie alle proprie capacità finanziarie ed all’autorevolezza di cui gode l’ex governatore della BCE, la Banca Centrale Europea, il quale a differenza di Conte non ha certamente bisogno della “consulenza” di uno come Rocco Casalino proveniente dal “Grande Fratello” o di farsi intervistare da Barbara D’ Urso e Mara Venier !

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