“La strategia normativa si è basata su tre pilastri: ordinanze del ministro della Salute, i decreti legge e poi i Dpcm”, ha ricordato l’ex premier leader M5S in audizione in commissione Covid, rivendicando la scelta dell’allora esecutivo di procedere prevalentemente con i Dpcm, ricordando che “i decreti legge hanno fornito la cornice di legittimità delle singole misure inserite nei Dpcm”, uno strumento che “offre più ampio ed efficace spazio di tutela dei cittadini che possono impugnarli davanti al TAR e così è successo, invece il decreto non può essere impugnato dai cittadini, quindi il vaglio da parte dei singoli è molto mediato. Il decreto legge è adottato dal CDM, l’iter procedimentale dei Dpcm invece è molto più articolato” con il coinvolgimento di Regioni, Comuni “e le misure venivano costantemente illustrate al Parlamento, io spessissimo le ho illustrate in Parlamento e se non io il ministro Speranza“.
Conte ha sottolineato che a suo parere “i Dpcm hanno consentito all’esecutivo di esercitare poteri di intervento in corrispondenza dell’andamento della curva epidemiologica senza poteri extra ordinem e senza alterare i corretti equilibri tra potere esecutivo e legislativo, ha permesso al nostro sistema democratico di reggere di fronte a una dura prova”. L’ ex premier in audizione in commissione Covid ha detto che “Sullo stato d’emergenza ci fu uno scontro in Parlamento, perché la volontà di prorogare lo stato d’emergenza venne presentata come una dittatura, ma non è stata una misura liberticida. Non c’era una norma costituzionale, Sabino Cassese evocò una svolta autoritaria come in Ungheria, ma lo stato d’emergenza era legittimo perché un’emergenza c’era“.
“La dichiarazione di stato di emergenza era assolutamente necessaria per attivare tutte le procedure per continuare a gestire l’emergenza altrimenti sarebbe crollato tutto, sarebbero cadute tutte le misure”, ha sottolineato Conte. “Avevamo di fronte la legislazione concorrente e la facoltà di attivare i poteri sostitutivi dello Stato: mai presa in considerazione la facoltà di adottare il potere sostitutivo, è stata una scelta politica, abbiamo preferito coltivare un costante dialogo con le autorità territoriali, ci sono stati momenti critici, delle difficoltà, certo tante. Ma siamo stati sempre convinti che la leale collaborazione ci avrebbe garantito una maggiore coesione nazionale e la tenuta delle comunità. C’è stata qualche polemica ma immaginate se fossimo andati a uno scontro” con i territori “che cosa sarebbe successo”, ha aggiunto Conte in audizione sul Covid.
Le critiche alla Commissione e la difesa della sua gestione
“Questa commissione è stata concepita come un plotone d’esecuzione nei miei confronti e come gabbia a protezione degli amministratori locali di certi partiti”. Ha proseguito il leader del M5S. “La commissione avrebbe potuto lavorare in un clima ben diverso. Potete scavare quanto volete, ma non troverete mai qualcosa di illecito per quel che mi riguarda perché comportamenti illeciti che mi coinvolgono non ci sono semplicemente mai stati”. ha detto Conte con la sua solita spocchia, durante l’audizione in commissione Covid “Si è detto che avessi paura di parlare davanti a questa commissione. Chi lo ha detto, non mi conosce”
Durante la crisi pandemica, ha aggiunto, “ho svolto il mio compito come la Costituzione impone, con disciplina e per onore. Non permetto a nessuno di gettare ombre sulla gestione della pandemia. Le ombre che voi gettate per mera speculazione politica finiscono per estendersi inevitabilmente anche sugli uomini e sulle donne dello Stato che si sono battuti per salvaguardare la comunità nazionale, sulle famiglie delle vittime e sui cittadini che hanno fatto enormi sacrifici per tutelare l’incolumità di tutti, a partire dai più fragili”, ha proseguito.
“Giuro sull’onore, sì, l’onore che qualcuno qui ha perso, permettetemi di dirlo, già durante la pandemia, quando anziché essere in prima fila a combattere con noi in trincea, si è rifugiato nelle polemiche sterili e nelle strumentalizzazioni più futili. L’onore che quel qualcuno non ha poi riguadagnato in occasione di questa commissione che è stata concepita, ormai è chiaro, come un plotone di esecuzione nei miei confronti e al contempo anche come una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei propri partiti”, ha affermato rivendicando le scelte e gli atti compiuti. “Ogni Dpcm le ambasciate lo traducevano e diffondevano e si diffondeva in tutte le cancellerie. Quando io incontravo i miei colleghi, me lo dicevano espressamente alcuni. Quindi siamo stati realmente un modello nei fatti in Italia e a livello internazionale“.

L’attacco alla premier Meloni: “E’ lei la regista di tutto questo”
Nel centrodestra “vorrebbero farsi domande e darsi anche le risposte. Oggi questo non è stato possibile. Ma non dovete comunque chiedere a me se è andata bene oggi questa audizione, dovete chiederlo a Giorgia Meloni se è soddisfatta, perché lei è la regista di tutto questo“. “Lei è la regista anche di questi attacchi, di questo plotone di esecuzione che viene portato e realizzato in commissione qui Covid, e ovviamente tutto quel circuito mediatico grazie a stampa e TV amiche che gettano fango da tempo per colpirmi politicamente”.
“E allora le mando un messaggio: visto che questi mezzucci hanno un corto respiro, perché poi arriva il momento in cui io ci sono, sto qui a parlare, a chiarire tante ore, addirittura neppure la maggioranza ha il coraggio di farmi le domande su quelle stupidaggini: mascherine, Di Donna… Ma chiariremo comunque tutto, ci ritorneremo anche a settembre. Allora dico, Giorgia Meloni, non è meglio che mi affronti politicamente? Su, via, in trasparenza. Io sono qui, confrontiamoci politicamente da esponenti politici seri, responsabili, e cerchiamo di evitare questi trucchetti, questi mezzucci, perché non portano da nessuna parte”.
“Vorrei chiarire il punto del giuramento che mi sembra preliminare. Vorrei chiarire che io mi assumo con queste mie dichiarazioni la piena responsabilità giuridica di quello che dirò. Quindi non ho difficoltà a giurare”, ha detto Conte in apertura dell’audizione. “È una formula che mi consente di dire che mi espongo a tutte le conseguenze anche quelle pleno iure, direbbero i giuristi, per quanto riguarda gli elementi di cui sono a conoscenza e quindi oggi vengo qui consapevole di dover riferire in scienza e coscienza di tutti i fatti da me conosciuti. E aggiungo anche mi assumerò tutta, e mi sono sempre assunto, la responsabilità anche politica ovviamente delle mie condotte oltre che delle mie dichiarazioni”.

“Io giuro di dire la verità sul mio onore. Potete scavare quanto volete: non troverete mai qualcosa di illecito per quel che mi riguarda, – ha ribadito Conte – perché comportamenti illeciti non ci sono semplicemente mai stati che mi coinvolgono. Io ho svolto il mio compito, come la Costituzione impone, con disciplina, con onore e non permetto a nessuno di gettare ombre sulla gestione della pandemia, perché queste ombre che voi gettate finiscono per estendersi inevitabilmente anche sugli uomini e sulle donne dello Stato che si sono battuti per salvaguardare la comunità nazionale. Per non parlare poi delle famiglie, delle vittime, dei cittadini che hanno fatto enormi sacrifici per tutelare l’incolumità di tutti, a partire dai più fragili”, prosegue in un altro passaggio.
“Traggo da questa esperienza l’orgoglio di aver rappresentato una grande comunità nazionale che ha saputo riconoscersi in un comune destino, dimostrando un fortissimo senso di coesione ma anche di responsabilità. Non l’abbiamo scritto, ma fateci caso: la popolazione ha condiviso un patto, la popolazione ha condiviso un patto proposto dal Governo accettando di assoggettarsi alle restrizioni necessarie a realizzare l’obiettivo comune di combattere il virus e conquistare la salvezza”. “E la mia comunicazione – ha aggiunto l’ex premier – ogni volta ha cercato di rinnovare questo patto, di mantenerlo vivo. Qualcuno ha detto che facevo troppe conferenze stampa, troppi comunicati, qualcuno forse ha detto che ne dovevo fare ancora di più. Ma quella comunicazione è stata fondamentale per mantenere vivo il patto coi cittadini. Perché nel momento stesso in cui fosse calato il grado di fiducia da parte dei cittadini, sarebbero aumentate ovviamente le violazioni delle regole“.
“Non è vero che quando siamo andati via la campagna vaccinale si era avviata con risultati modesti. Falso, detto, ripetuto, perché bisognava preparare il Governo dei migliori” aggiunge Conte. “Delle volte in Italia ci buttiamo giù e quando c’è qualche gratificazione da prendere non ce la prendiamo… I protocolli, firmati con le imprese, e le nostre misure economiche sono state copiate da Spagna, Francia, Grecia, recepite dall’Ue, e anche dall’Oms, adottati come strumenti di mitigazione del rischio. Ogni volta che adottavamo un Dpcm, le ambasciate lo traducevano e si diffondevano in tutte le cancellerie. Quindi, siamo stati realmente un modello, nei fatti, in Italia e a livello internazionale”. L’audizione si è conclusa in serata e la prossima è stata fissata per il 14 settembre.
La premier Meloni replica alle accuse del leader M5S
“Quello che dovrebbe interessare tutti, e che interessa soprattutto agli italiani, è una cosa molto semplice: conoscere tutta la verità su ciò che è accaduto durante la pandemia” La premier non ha usato giri di parole per rispondere a Giuseppe Conte che ha definito la Commissione Covid un “plotone di esecuzione” orchestrato contro di lui. “A differenza sua, non mi interessa gettare fango su nessuno, né trasformare una tragedia che ha segnato milioni di italiani in un terreno di scontro personale. Questo, semmai, è stato troppo spesso il metodo del Movimento 5 Stelle: sostituire la ricerca della verità con il sospetto e l’insinuazione”, ha scritto la Presidente del Consiglio su Instagram.
“Colpisce che, pur di sostenere questa tesi, si arrivi perfino a delegittimare il lavoro della Commissione e di quei giornalisti che, in questi anni, hanno cercato di ricostruire fatti, decisioni e responsabilità, liquidandoli come parte di un presunto disegno contro di lui. Quello che dovrebbe interessare tutti, e che interessa soprattutto agli italiani, è una cosa molto più semplice: conoscere tutta la verità su ciò che è accaduto durante la pandemia, fare piena luce sulle decisioni assunte, sulla gestione dell’emergenza, sull’utilizzo delle ingenti risorse pubbliche impiegate e accertare eventuali responsabilità, ovunque esse siano. Non è un processo a una persona, tutt’altro. E francamente non capisco perché l’ex Premier Giuseppe Conte non si sia unito fin dall’inizio al coro di chi chiedeva risposte alle troppe domande rimaste senza risposta e abbia invece scelto di mettersi sulla difensiva o, come nelle sue ultime dichiarazioni, di “buttarla in politica”.
E così conclude: “Non è un processo verso una persona, ma un dovere verso una Nazione che ha pagato un prezzo altissimo. La verità sulla pandemia non è un attacco politico. È un diritto degli italiani”.





