L’assemblea elettiva della Figc sceglie oggi il presidente che guiderà la Federcalcio per il prossimo quadriennio. Attesi in i 273 delegati delle sei componenti federali, pronti a definire il futuro dal calcio italiano, con un voto che arriva al termine della gestione di Gabriele Gravina, otto anni conclusisi con le dimissioni dopo la mancata terza qualificazione della Nazionale ai mondiali durante il suo mandato. La nomina del nuovo presidente arriva in un momento delicato per il movimento, chiamato a rilanciare la competitività del calcio italiano e al contempo a rafforzare la sostenibilità economica del sistema, affrontando il tema delle riforme del calcio italiano.
Due i candidati alla presidenza federale: Giovanni Malagò, storico presidente del Coni e presidente della “Fondazione Milano Cortina 2026”, sostenuto dalla società di Serie A e dalla B e da buona parte del calcio professionistico, con una candidatura che punta a coniugare esperienza istituzionale e rinnovamento, e l’obiettivo di restituire il giusto peso e la necessaria credibilità al calcio italiano anche nei rapporti con le istituzioni. Avversario Giancarlo Abete, ed ex presidente della Figc dal 2007 al 2014 ed attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti con una proposta più teorica che pratica, che vuole posizionare il calcio di base al centro della sua proposta, il rafforzamento delle società dilettantistiche e un rapporto sempre più stretto con il Governo per affrontare le principali criticità del sistema.
Giovanni Malagò arriva al voto con una maggioranza granitica, costruita negli ultimi due mesi e mezzo attraverso le dichiarazioni di appoggio delle varie componenti: secondo i numeri della vigilia conta su oltre il 56% dei consensi. Una base forte e solida che potrebbe crescere ancora, anche per effetto degli ultimi sviluppi: a partire dalla conferma della sua eleggibilità da parte dell’ANAC, l’ Autorità Anticorruzione, ed al provvedimento del governo sulla mutualità, che ha pesato soprattutto sul calcio di base. Per questo motivo Giovanni Malagò potrebbe ricevere nuove preferenze anche tra le società di Serie C e Lega Dilettanti, in quanto la candidatura di Giancarlo Abete non sembra contare su un sostegno consolidato, oltre ad essere considerata la sua, un’operazione di riciclaggio nel tentativo di riprendersi la poltrona di vertice della Federcalcio.

Le proposte dei due candidati condividono alcuni obiettivi, dalla valorizzazione dei vivai e dei giovani calciatori italiani. Malagò ed Abete vogliono dare degli incentivi alle società che puntano sui giovani , anche in forma di “tax credit“, riformando il lavoro sportivo con una revisione dell’abolizione del vincolo. Malagò nel suo programma vuole anche intervenire sulle operazioni tra club italiani, per fare in modo che non “costino” più (considerando l’Iva) di quelle con società straniere. I due candidati indicano inoltre entrambi come priorità il rilancio delle infrastrutture, con misure per favorire la costruzione e la riqualificazione degli stadi. Le note abilità politiche dell’ex presidente del Coni, potrebbero anche erodere quel terzo di voti a disposizione dell’avversario dando un clamoroso segnale, utile pure ad azzerare gli ultimi tentativi di invasione e gli “appetititi” immancabili della politica più becera.
Sul fronte sostenibilità, i due candidati sono d’accordo sul fatto che 100 club professionistici siano troppi, ma mentre Abete spinge per una riforma (numerica) dei campionati, Malagò vorrebbe che ogni squadra concluda la stagione calcistica senza intoppi attraverso criteri più stringenti per le licenze nazionali, tesi questa portata avanti con convinzione anche dall’Aic. Per l’ex presidente del Coni la locomotiva del calcio tornerebbe ad essere la Serie A, mentre per il numero uno dei Dilettanti resterebbe il calcio di base. Contrastanti anche le rispettive posizioni nei rapporti con il Governo: Malagò rivendica la necessità di mantenere un dialogo costante senza rinunciare all’autonomia della federazione, Abete considera una piena sintonia con le istituzioni un passaggio fondamentale per affrontare le sfide del calcio italiano.
Sono i 273 delegati dell’assemblea federale, espressione delle sei componenti della Figc chiamati eleggere il nuovo presidente . Ogni componente dispone di un diverso peso elettorale, stabilito dallo statuto federale (Serie A 18%, Serie B 6%, Lega Pro 12%, Lega Nazionale Dilettanti 34%, Associazione Italiana Calciatori 20% e Associazione Italiana Allenatori 10%). Il candidato presidente per essere eletto, deve superare la soglia della metà più uno dei voti totali. I delegati sono chiamati alle urne in una valutazione ponderata senza vincoli di mandato rispetto alle scelte dalle componenti cui appartengono. Il regolamento prevede un massimo di 3 scrutini successivi per eleggere il nuovo presidente. Presidente dell’assemblea elettiva è Mario Luigi Torsello . Sono stati 245, su 273, i delegati accreditati che sono chiamati a esprimere 460,038 (invece di 516) voti complessivi in ossequio alla ponderabilità. La prima votazione per il nuovo presidente della Figc dovrebbe essere poco dopo le ore 14.

Il sistema di voto per il presidente FIGC e le percentuali
Sono 516 voti complessivi con una ripartizione precisa, questi i numeri esatti:
Serie A – 20 delegati (il voto di ciascuno ne vale 4,644 per una somma complessiva di 92,88: 18%;
Serie B – 20 delegati (1,548 per una somma totale di 30,96): 6%;
Lega Pro – 57 delegati (1,086 per una somma totale di 61,902): 12%;
LND – 99 delegati (1,772 per una somma totale di 175,428): 34%;
Calciatori – 52 delegati (1,984 per una somma totale di 103,168): 20%;
Allenatori – 26 delegati (1,984 per una somma totale di 51,584): 10%.
Riconfermato il consiglio federale uscente
Eletto il nuovo consiglio federale: Stefano Campoccia (vicepresidente dell’Udinese), Giorgio Chiellini (Director of Football Strategy della Juventus) e Giuseppe Marotta (presidente dell’Inter) per la Serie A; Antonio Gozzi (presidente dell’Entella )per la Serie B; Giulio Gallazzi per la Lega Pro; Ilaria Bazzerla, Giacomo Fantazzini, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini, Giuliana Tambaro per la Lega Nazionale Dilettanti. In rappresentanza degli atleti Valerio Bernardi, Davide Biondini, Umberto Calcagno e Sara Gama, mentre per gli allenatori eletti Giancarlo Camolese e Silvia Citta. Si è formato quindi lo stesso identico consiglio che ha lavorato con Gabriele Gravina nell’ultimo anno e mezzo.

Duka: “Risultati dell’Italia negli anni non casuali”
All’Assemblea è intervenuto Armand Duka Vicepresidente Uefa che ha confermato “vicinanza e pieno sostegno alla Figc. La mancata qualificazione ai Mondiali ha colpito anche tutti noi che amiamo il calcio e sappiamo che l’Italia appartiene all’élite del calcio”. Il trionfo azzurro a Euro 2020 e le vittorie delle nazionali giovanili sono “risultati non casuali che dimostrano come Italia continui a produrre talento e faccia lavoro eccellente nel settore giovanile quindi il futuro ha basi solide. L’Uefa continuerà a lavorare al fianco della Figc chiunque venga eletto. Una Figc forte significa un calcio europeo più forte”. E sul futuro: “Muovo un appello alla federazione e a tutti per cogliere l’occasione di Euro 2032 per investire in impianti sportivi, stadi e infrastrutture per lasciare eredità duratura alle future generazioni e organizzare un campionato europeo memorabile”.

Il discorso del dimissionario Gabriele Gravina
Prima del voto per eleggere il nuovo presidente ha preso la parola Gabriele Gravina che, oltre a tracciare un bilancio di quanto fatto nei suoi quasi otto anni e sottolineare i problemi ha detto “Seppure avessimo avuto un nostro Yamal, non avrebbe potuto giocare con la nostra Nazionale prima dei 18 anni, troppo tardi nel calcio di oggi”, con attacchi rivolti al ministro per lo Sport Andrea Abodi (suo precedente avverasrio in occasione delle precedenti elezioni, anche per il recente provvedimento che colpisce i settori giovanili Figc, raccogliendo sonori applausi) e le possibili soluzioni ai problemi del sistema calcistico, e senza giri di parole ha spiegato i motivi delle proprie dimissioni: “La scelta delle dimissioni è stata convinta, meditata e, non di meno, molto sofferta. Una scelta di dignità personale e di responsabilità istituzionale. Sono sempre stato un orgoglioso combattente ed un fiero oppositore di chi ha cercato la strada dell’emotività popolare per forzare cambi di persone, evidentemente non allineate e poco gradite, senza un supporto di tangibili motivazioni rinvenibili nel nostro sistema. Questa volta, ho deciso di restituirvi il mandato perché il livello di personalizzazione aveva attinto sempre più da vicino il nostro sistema e ho sentito forte il dovere di impedire che la Federazione fosse trascinata in un vortice che l’avrebbe fortemente provata e divisa. Il mio passo indietro serve oggi a stimolare riflessioni, rivedere posizioni, rapporti e a rinforzare il nostro percorso di rigenerazione”.
E proseguendo, parlando sul piano personale ha evidenziato il “peso di quegli attacchi personali e. strumentali, addirittura i più infimi dossieraggi, tanto che oggi mi trovo ad essere parte offesa di questo progetto di dossieraggio e tutti conosciamo i nomi dei progettisti. Ho sempre operato con un unico faro: la tutela del calcio italiano, dalla base della Piramide al vertice della Nazionale, provando a governare una complessità e difendendo l’autonomia di questo mondo da una bramosia di ‘occupazione’ che ha provato a trasformare la nostra grande famiglia in un’azienda o addirittura in un ministero. Ma noi siamo diversi e migliori di come alcuni ci descrivono, siatene sempre orgogliosi”. Concluso il suo intervento Gravina con gli occhi lucidi, ha ricevuto la standing ovation dall’assemblea.
Le votazioni per il nuovo numero uno della Federazione Italiana Gioco Calcio saranno visibili in diretta dalle ore 12 su vivoazzurro.tv, sito ufficiale della FIGC.
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