La Procura di Taranto, i “portavoce”, i Carabinieri e l’ ILVA

La Procura di Taranto, i “portavoce”, i Carabinieri e l’ ILVA

di Antonello de Gennaro

In passato ci siamo già occupati di una coppia di giornalisti e cioè Francesco Casula e Mimmo Mazza  che a Taranto tutti chiamano “Cicì e “Cocòper la loro vicinanza. In realtà il giornalista è uno solo, cioè Mazza, in quanto abbiamo scoperto che il Casula non risulta iscritto all’ Ordine dei Giornalisti di Puglia, e tantomeno compare negli elenchi dell’ Ordine Nazionale dei Giornalisti (vedi QUI)  quindi  esercitando di fatto illegalmente (???) la professione giornalistica, che costituisce il suo secondo lavoro,  viene retribuito secondo le nostre fonti presso la Gazzetta del Mezzogiorno a Bari, per la modica cifra di circa 5 euro ad articolo !

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ricerca effettuata dall’elenco “Professionisti” dell’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. E Francesco Casula non esiste !

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ricerca effettuata dall’ elenco “Pubblicisti” dell’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. L’unico Francesco Casula iscritto ha 70 anni ….!

I due in realtà, più che per i lettori, scrivono e vivono per apparire, convinti di essere il Travaglio e Peter Gomez di Taranto, come ci ha raccontato  divertito un nostro caro amico e noto collega, da sempre molto vicino a Michele Santoro ed a Marco Travaglio. Mazza si spaccia per “ambientalista” di sinistra, ma invece come racconta pubblicamente in giro un suo parente, in realtà avrebbe simpatie per la destra. L’altro, cioè Casula è spudoratamente (e legittimamente) di sinistra come si evince dalla semplice visualizzazione del suo diario sulla sua pagina Internet.

Teoricamente i due farebbero i cronisti di nera e giudiziaria, ma in realtà tutti nel Palazzo di Giustizia di Taranto ben sanno che i due vivono di fotocopie ricevute sottobanco dai magistrati desiderosi di vedere il proprio nome apparire sui giornali, o da quegli avvocati i quali poverini….pensano che facendo uscire il proprio nome sulla stampa arrivano i clienti ! A memoria d’uomo nessuno ricorda un’inchiesta giornalistica firmata da uno dei due, ma solo tanti  “dettati” (sotto forma di “articoletti”),  con tanti nomi dei soliti giudici o avvocati e le loro fotografie in primo piano !

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Come abbiamo già scritto e rivelato in passato, i due di giurisprudenza e del codice di procedura penale sanno poco e nulla, come dimostrano i loro articoli in cui in uno hanno confuso il reato di calunnia con quello di diffamazione. O forse quell’errore venne fatto volontariamente per accontentare il socio di una famiglia di gestori di supermercati della provincia imparentati con Mazza ?

Incredibilmente, Cocò-Mazza (il più anziano dei due) più che fare il giornalista passa il suo tempo ad occuparsi di sindacato, lavorando alla Gazzetta del Mezzogiorno  che da oltre un anno gli passa lo stipendio grazie ai contratti di solidarietà applicati dalla società editrice da cui dipende, salvo poi auspicare in suo “articoletto” la chiusura dell’ ILVA, senza chiedersi che fine farebbero i 18mila dipendenti dell’ ILVA compresi gli appalti,  se qualche suo “amichetto/a” della Procura della Repubblica di Taranto dovesse  (ipotesi del 3° tipo, cioè dell’ “irrealtà“) riuscire a chiudere lo stabilimento siderurgico a colpi di sequestri, puntualmente annullati, per volere della Cassazione o del Governo.

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Il novello “giornalista-ambientalista-sindacalista” Cocò-Mazza, ipotizza (ma in realtà lo sostiene !) che lo stabilimento siderurgico sia pericoloso per chi vi lavora,  e che tutti gli altri impianti dell’area a caldo siano nocivi per operai e cittadini. Non contento, dall’alto della sua superbia, che in realtà è inconsistente, scrive e pone delle domande “alle quali non si risponde né per decreto, né per ordinanza, ma mettendo a disposizione, ora e subito, tutti i soldi necessari a salvare quella che anche nei fatti deve essere ritenuta una azienda strategica. Altrimenti è meglio spegnere tutto, senza bisogno di ricorrere ai codici”.

Quello che Mazza non capisce è che in questo momento il Governo Renzi sta facendo tutto il possibile per salvare l’azienda, risanarla ambientalmente e venderla nel giro di 2-3 anni al migliore offerente sul mercato internazionale. Operazione questa, seguita dal consulente economico di Palazzo Chigi, Andrea Guerra, che di management ed industria ci capisce leggermente….molto di più del Mazza, il quale in vita sua ha gestito solo e soltanto, e forse…, lo stipendio che porta a casa !

Qualcuno dovrebbe spiegare a Coco‘  (o a Cicì ? ) che ad agosto l’ ILVA in amministrazione straordinaria,  riaccenderà l’ altoforno AFO 1 ristrutturato e risanato con i soldi del Governo, in attesa che arrivino i soldi sequestrati e confiscati ai Riva dalla Procura della Repubblica di Milano, e non dalla Procura di Taranto, che come confermano i fatti, in realtà  non è stata mai capace di sottrarre un solo euro al Gruppo Riva.

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Nel gennaio 2014, infatti  gli “ermellini” , cioè i giudici della Suprema Corte di Cassazione, nelle nove pagine delle motivazioni  sulla decisione presa di annullare senza rinvio l’estensione del maxi sequestro da 8,1 miliardi di euro firmato due anni fa (17 luglio 2013) dal gip tarantino  Patrizia Todisco , hanno sostenuto e “cassato”  che non è possibile, “sulla base di una relazione di controllo o di collegamento societario solo genericamente prospettato, e nell’assenza di un preciso coinvolgimento delle società partecipate nella consumazione dei reati-presupposto, o, quanto meno, nelle condotte che hanno determinato l’acquisizione di un illecito profitto, ricavare l’esistenza di alcun nesso logico-giuridico tra quest’ultimo ed il conseguimento di eventuali illeciti benefici da parte delle controllate”.

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Il provvedimento con cui il gip di Taranto, Patrizia Todisco, aveva sequestrato, nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento dell’ Ilva, a partire da maggio 2013 e messo sotto sequestro  8,1 miliardi di euro, in beni e conti (ma solo sulla carta!) del gruppo Riva  partendo da Riva Fire ed estendendosi alle società collegate tra cui Riva Energia, Riva Acciaio e Muzzana Trasporti secondo la Cassazione presenta “aspetti di abnormità strutturale che lo pongono fuori dall’ordinamento con l’esigenza della sua conseguente rimozione“.

La Suprema Corte  mise in luce a suo tempo, come il provvedimento del gip Patrizia Todisco sia stato emesso senza la necessaria richiesta del pm, ma esclusivamente sulla base della relazione formulata dal custode giudiziario Mario Tagarelli. “Spetta, dunque, al pubblico ministero – scriveva non caso la Cassazione nell’ordinanza – il potere esclusivo di promuovere, attraverso la richiesta, il procedimento applicativo delle misure” aggiungendo che nel fatto in questione “è pacifico che il provvedimento impugnato è stato emesso dal gip non in relazione ad una richiesta cautelare proveniente dal pm, ma ad una richiesta di precisazione della portata applicativa di un precedente provvedimento” presentata dal custode giudiziario.

Quindi, il provvedimento della Todisco, firmato dietro richiesta del custode giudiziario, ha “autorizzato, in difetto, di una correlativa richiesta da parte del pubblico ministero, una estensione del sequestra preventivo in relazione ad oggetti (azioni, quote sociali, cespiti aziendali, ecc.) e a destinatari (le società ricorrenti, neanche sottoposte ad indagine riguardo ai fatti di reato oggetto di contestazione) del tutto diversi rispetto a quelli indicati nell’originario decreto”.

Secondo la Cassazione, il provvedimento a carico  delle società Riva Acciaio e Riva Energianon espone le ragioni giustificative delle precisazioni fornite alle richieste in tal senso avanzate dal custode richieste il cui contenuto”venne  completamente  condiviso dal gip Todisco , senza che la stessa legittimasse i motivi dell’estensione del sequestro. Per i giudici della Suprema Corte  “Non vengono illustrate, infatti, le ragioni per cui i beni costituenti oggetto del sequestro debbano considerarsi profitto del reato, e dunque aggredibili con una misura cautelare reale”.

Ma tutto questo, Cicì e Cocò lo hanno dimenticato. I magistrati di Taranto, no. Ed ecco spiegata la guerra allo “Stato”-gestore dell’ ILVA in amministrazione straordinaria !

Schermata 2015-07-19 alle 05.19.52Quello che non si spiega, che è incredibile è come sia possibile che il Comando Provinciale dei Carabinieri di Taranto alle 22 di sera, si metta a distribuire via mail un comunicato stampa scritto su carta bianca, privo di firma, in nome e per conto della Procura della Repubblica di Taranto. Credetemi, cari lettori,  in 30 anni di giornalismo professionistico svolto in tutt’ Italia, non avevo mai visto nulla di simile !

Ma per l’ “amico” Sebastio (procuratore capo di Taranto n.d.a.)  il colonnello Sirimarco (comandante provinciale CC Taranto)  fa questo ed altro… Peccato o per fortuna, a secondo dei punti di vista,  soltanto sino al 1 settembre !

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