Delitto di Avetrana: decisione della Corte Cassazione a febbraio per Sabrina Misseri e sua madre Cosima

Delitto di Avetrana: decisione della Corte Cassazione a febbraio per Sabrina Misseri e sua madre Cosima

La zia e la cugina e di Sarah Scazzi sono in carcere scontando la pena dell’ergastolo ricevuta per l’omicidio avvenuto nell’agosto del 2010

E’ arrivata 48ore fa  la comunicazione della data agli avvocati Franco Coppi che insieme a Nicola Marseglia, difendono  di Sabrina i quali si augurano e confidano che finalmente “adesso possa essere fatta giustizia” dopo una carcerazione preventiva che dura ormai da più di sei anni. “E’ un caso che mi tormenta – ha spiegato più volte il prof. Coppi in questi anni – perché ho la certezza che una ragazza innocente sia in galera“.

Il professor Coppi rileva nel suo ricorso alla Suprema Corte di Cassazione  come la sentenza di appello “abbia proceduto a ricostruzioni dei fatti attraverso esasperate analisi di tempi e di orari ottenuti attraverso palesi forzature di dati probatori acquisiti al processo (possiamo fin da ora ricordare le acrobazie della sentenza intorno all’orario di uscita di casa di Sarah Scazzi il 26 agosto 2010 e quelle, correlative, in merito agli avvistamenti della giovane da parte di questo o quel testimone”. Ed anche che “nel contrasto di due possibili letture dei fatti, abbia sempre privilegiato quella contraria a Sabrina Misseri, nonostante la Corte di Cassazione, nella sentenza 17 maggio 2011, avendo già rilevato l’adozione di siffatto criterio nei provvedimenti cautelari, avesse avvertito che avrebbe dovuto essere seguito il criterio opposto“.

“Un ricorso che analizza una condanna basata essenzialmente sul racconto di un sogno” dove il sognatore – come scrive la collega Maria Corbi sul quotidiano LA STAMPA – non è stato ascoltato in aula. Il fioraio di Avetrana, Giovanni Buccolieri, raccontò alla commessa del suo negozio di avere sognato Cosima e Sabrina che rapivano Sarah trascinandola in auto dopo averla inseguita. La commessa lo ha raccontato alla mamma, Anna Pisanò, che a sua volta lo ha riferito ad un carabiniere. Così Buccolieri ha dovuto spiegarsi in caserma. «Il sogno devo raccontare?» , «Si». Ma nel verbale quel sogno diventa realtà e quando lui chiede che sia specificato che di sogno si trattava scatta l’imputazione per false dichiarazioni al Pm.

Un processo quello di Avetrana, tormentato da colpi di scena, testimoni sospettati di false dichiarazioni, giudici popolari ricusati, sognatori, terminato nei due primi gradi di giudizi con condanne pesantissime per le due donne: fine pena mai. E 1630 pagine di motivi in primo grado. “Troppe“, sostiene Franco Coppi, “il giudice che è convinto della colpevolezza dell’imputato e di dover infliggere l’ergastolo dovrebbe avere delle idee così chiare e avere in mente dei punti di riferimento così solidi e così lucidi da non avere bisogno di un’enciclopedia per rappresentare le ragioni del suo convincimento”. Coppi prende spunto dal caso Misseri per far notare che oggi in Italia il principio del dubbio pro reo “purtroppo non passa nel cuore di chi lo dovrebbe applicare. E a volte viene il sospetto che nel dubbio si preferisca condannare piuttosto che assolvere”.

Buccolieri nonostante gli bastasse semplicemente cambiare versione ed affermare che il sogno era realtà una scusa per cavarsi di impaccio, non lo ha mai fatto ed invece ha sempre dichiarato “Non voglio andare all’ inferno per aver fatto condannare due innocenti“. Incredibilmente è  proprio che si è potuto sfilare dal processo. Un processo in cui il sogno assume le vesti del protagonista, ma manca il sognatore ! Vi sono stati suoi amici e parenti accusati di false dichiarazioni quando hanno ripetuto che loro hanno sempre saputo che si trattava di un sogno e non di realtà. Nel processo di appello Prudenzano e Colazzo, rispettivamente suocera e cognato del fioraio,sono stati assolti, dopo essere stati condannati in precedenza in quello primo grado per favoreggiamento, .

Quindi giustamente scrive la collega Corbi,il sogno era tale?” Per logica conseguentemente dovrebbe  cadere e venire meno anche la colpevolezza di Sabrina e Cosima, almeno nella parte del rapimento di Sarah Scazzi. E anche se i giudici pensano che i due possono essere stati ingannati dal fioraio, legittimo e doveroso chiedersi: come mai allora non si è sentita la necessità di ascoltare il sognatore visto che in ballo ci sono due ergastoli ? Che sono due sentenze di morte civile? Ma come ben noto,  in questa triste vicenda giudiziaria,  sono tante le cose che non quadrano.

Non avendo seguito nelle varie fasi il processo (questo giornale non usciva) abbiamo quindi ritenuto di affidarci alle corrette cronache di  Maria Corbi una collega e cara amica che conosciamo e stimiamo da tanti anni, preferendo evitare di ascoltare i giornalisti tarantini, che in realtà nel corso di questa lunga vicenda giudiziaria, altro non desideravano che farsi intervistare ingiacchettati dalle telecamere delle tv nazionali, o pagarsi il viaggio a Roma, pur di essere presenti in trasmissione, chiaramente postando sui socialnetwork il ridicolo annuncio “Oggi sarò in tv a….“. Protagonismo (in) degno.

5 persone vengono coinvolte in un delitto senza che nessuno abbia la minima esitazione. Nei tabulati telefonici c’è, secondo la difesa, la prova dell’innocenza di Sabrina ma per i giudici lo scambio di sms tra Sabrina e Sarah nei momenti appena precedenti al delitto sono un depistaggio. Quindi Sabrina, che aveva appena ucciso la cuginetta avrebbe provato a farsi un alibi scrivendosi sms dal cellulare di Sarah. Comportamento assurdo, secondo la difesa, per una ragazza che fino a quel giorno non aveva fatto del male a nessuno. Il medico legale che visitò Michele Misseri in carcere parlò di unghiature sulle braccia di Misseri come se avesse avuto avuto una colluttazione con Sarah. Poi quando l’uomo ritratta e accusa la figlia quelle unghiature diventano “sfregi provocati dal lavoro nei campi“.

E poi c’è lui, Michele Misseri, che anche ieri ha continuato a ripetere di essere lui è solo lui il colpevole. “Non avrei mai difeso Sabrina se fosse stata lei. Le sarei rimasto vicino ma non mi sarei mai preso la colpa“. Quando Michele Misseri trova il cellulare di Sarah chiama le figlie, che erano a casa, ad Avetrana. E dalla descrizione del telefonino è Sabrina a riconoscerlo, a dire che è di Sarah e a chiamare subito i Carabinieri in modo che potessero prenderlo in custodia e analizzarlo. Perché avrebbe dovuto farlo sapendo che sarebbe stato usato contro di lei? Una riflessione giusta che qualche magistrato fa fatica, o meglio, non vuole ascoltare.

Il professor Coppi nel ricorso rileva anche come la sentenza contestata “non abbia approfondito, ripetendo l’errore della sentenza di primo grado, temi indicati dalle sentenze pronunziate dalla Corte di Cassazione in sede cautelare (per ben due volte la Corte di Cassazione aveva annullato i provvedimenti cautelari emessi nei confronti di Sabrina Misseri per mancanza di sufficienti indizi di colpevolezza) senza offrire motivazione alcuna sulle ragioni di tali omissioni”.

E adesso l’ultima parola sul delitto di Avetrana la diranno proprio i giudici della prima sezione della Cassazione. Che sicuramente non cercano le riprese ed inquadrature delle telecamere televisive, ed i cui giudici non indossano il vestito della domenica….

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