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16 Agosto 2022 02:56
16 Agosto 2022 02:56

Cucchi, sentenza Cassazione: condanna a 12 anni per due carabinieri

Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro condannati per omicidio preterintenzionale, andranno in carcere. Ilaria Cucchi: "Messa la parola fine, Stefano è stato ucciso di botte"

Caso Cucchi, la Cassazione ha condannato a 12 anni, un anno in meno rispetto alla sentenza di appello, i due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, accusati di omicidio preterintenzionale in relazione al pestaggio e alla morte di Stefano Cucchi. Lo hanno deciso i giudici della Quinta sezione penale della Suprema Corte dopo una camera di consiglio durata 5 ore. Per i due Carabinieri condannati si apriranno le porte del carcere.

Per Di Bernardo e D’Alessandro i supremi giudici hanno riconosciuto valida la sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Roma che li aveva condannati a 12 anni. Ci sarà un processo di appello bis per il reato di falso nei confronti dei Carabinieri Roberto Mandolini e per Francesco Tedesco, in relazione al pestaggio subito da Stefano Cucchi la sera del 15 ottobre 2009 nella caserma della compagnia Casilina, condannati in appello a 4 e a 2 anni e mezzo. Lo ha deciso la Cassazione, per questo reato però il rischio di prescrizione è imminente, a maggio.

Disposto il processo d’appello bis per il maresciallo Roberto Mandolini – comandante della stazione Appia dove venne portato Cucchi dopo il pestaggio – per la compilazione del falso verbale di arresto, e per il carabiniere Francesco Tedesco, anch’egli accusato di falso. Per questo reato, però, sarebbe prossima – a maggio 2022 – la prescrizione.

“I giudici si sono resi conto che l’impostazione della Procura recepita dalle due sentenze di merito si scontrava con un dato di fatto insuperabile: Mandolini avrebbe commesso il falso la notte del fermo di Cucchi ma in quel momento non c’era nulla che faceva pensare che le condizioni di salute sì sarebbero aggravate fino alla morte. Che motivo aveva quella notte di coprire i due carabinieri? Tanto che aveva dato atto della presenza dei due nel verbale di perquisizione a casa di Cucchi. Non ha senso pensare che quella sera volesse coprire i due Carabinieri”, afferma  l’avvocato Giosuè Bruno Naso, difensore di Mandolini all’ Adnkronos. Sul rischio prescrizione che incombe sul reato di falso, Naso spiega: “Stiamo pensando se rinunciare alla prescrizione ma prima leggeremo le motivazioni”.

“E’ una sentenza che consentirà di poter allineare il dato processuale a quello reale e che permetterà di dare completa giustizia a Tedesco. Aspettiamo ora di leggere le motivazioni”. Così l’avvocato Eugenio Pini, difensore del carabiniere Tedesco che è il militare che con le sue dichiarazioni ha fatto luce sul pestaggio. Tedesco, fa sapere il suo difensore, “era lieto di apprendere la notizia”.

A questo punto possiamo mettere la parola fine su questa prima parte del processo sull’omicidio di Stefano. Possiamo dire che è stato ucciso di botte, che giustizia è stata fatta nei confronti di coloro che ce l’hanno portato via. Devo ringraziare tante persone, il mio pensiero in questo momento va ai miei genitori che di tutto questo si sono ammalati e non possono essere con noi, va ai miei avvocati Fabio Anselmo e Stefano Maccioni e un grande grazie al dottor Giovanni Musarò che ci ha portato fin qui, ha detto Ilaria Cucchi dopo la sentenza. “Finalmente è arrivata giustizia dopo tanti anni almeno nei confronti di chi ha picchiato Stefano causandone la morte“. Queste le parole di Rita Calore, madre di Stefano Cucchi, riportate dal suo legale Stefano Maccioni.

“Questi occhi hanno visto finalmente Giustizia. Stefano Cucchi è stato ucciso dai due carabinieri che lo arrestarono la notte tra il 15 e 16 ottobre 2009. Questa sentenza la dedichiamo ai medici legali Arbarello e Cattaneo che parlarono di caduta probabilmente accidentale e di lesioni lievi. Ora i responsabili dell’omicidio di Stefano saranno incarcerati”. Così in un post su Facebook l’avvocato Fabio Anselmo, legale di Ilaria Cucchi, dopo la sentenza.

Il Comando Generale Carabinieri in viale Romania a Roma

Con un comunicato ufficiale il Comando Generale dell’ Arma dei Carabinieri ha commentato la sentenza emessa oggi dalla Corte di Cassazione che sancisce le responsabilità di due dei quattro
carabinieri coinvolti, a diverso titolo, nella vicenda della drammatica morte di Stefano Cucchi. “Una
sentenza che ci addolora, perché i comportamenti accertati contraddicono i valori e i principi ai
quali chi veste la nostra uniforme deve, sempre e comunque, ispirare il proprio agire. Siamo vicini alla famiglia Cucchi, cui condividiamo il dolore e ai quali chiediamo di accogliere la nostra profonda sofferenza e il nostro rammarico. Ora che la giustizia ha definitamente terminato il suo corso, saranno sollecitamente conclusi, con il massimo rigore, i coerenti procedimenti disciplinari e amministrativi a carico dei militari condannati. Lo dobbiamo alla famiglia Cucchi e a tutti i Carabinieri che giornalmente svolgono la loro missione di vicinanza e sostegno ai cittadini
.”

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