L’ultimo infinito abbraccio di Roma a Gigi Proietti

di ANTONELLO de GENNARO

Nel silenzio commosso di una Roma semivuota a causa dell’emergenza Covid, il feretro di Gigi Proietti è stato avvolto da un lungo applauso avvicinandosi alla chiesa degli Artisti in piazza del Popolo per il funerale. Il virus gli ha negato il bagno di folla, ma l’immagine del grande attore continuerà a campeggiare sui muri di Roma.

I romani si sono affacciati ai balconi, fermandosi per strada, per battere le mani un minuto a Gigi Proietti. Le telecamere della Rai hanno trasmesso questo suo ultimo viaggio in diretta. “Un giorno di grande dolore per la città – dice il vicesindaco De Vito che ha preso il posto della sindaca Virginia Raggi, positiva al Covid che si collegherà via Skype – per il maestro abbiamo cercato di organizzare una cerimonia dovendo tener conto delle norme anti contagio. Ma sentiamo l’abbraccio spontaneo dei romani presenti col cuore». 

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Sarà bello osservare il murale di 11 metri per 15 voluto dalla Regione Lazio insieme ad Ater in collaborazione con la Fondazione Roma Cares della As Roma e che verrà realizzato dall’artista Lucamaleonte sulla facciata del lotto in via Tonale, la casa d’infanzia del Maestro. “È il nostro omaggio a Proietti, che per tutti noi è stato molto più che un grande attore – afferma il governatore Nicola Zingarettisono certo che anche grazie a questa opera il sorriso di Proietti continuerà a portare felicità ai romani . Abbiamo deciso di realizzare un murale al Tufello – aggiunge l’assessore regionale alle Politiche abitative Massimiliano Valerianiper ricordare un attore, un uomo e un tifoso innamorato di Roma, restituendolo anche a quella parte di città che lui ha vissuto e raccontato”.

Dopo un giro intorno alla statua di Marco Aurelio e il saluto militare, scortato dagli agenti, il carro che accompagna l’attore è poi ripartito salutato da un applauso, si è diretto nel suo ultimo viaggio attraverso Roma, al «suo» Globe Theatre a Villa Borghese.

Le braccia spalancate che salutano il suo pubblico, lo sguardo sorridente e luminoso in una delle sue repliche di Cavalli di Battaglia all’ Auditorium Parco della Musica. È la foto scelta dalla Fondazione Musica per Roma per salutare il grande attore nel giorno del lutto cittadino proiettata sulla cupola della Sala Sinopoli. Un omaggio doveroso da parte della Fondazione Musica per Roma ad un’artista che per anni ha calcato i palcoscenici dell’Auditorium divertendo e appassionando oltre 100 mila spettatori

Al Globe Theatre a Villa Borghese, nel suo teatro che sarà intitolato all’attore romano, attori e maestranze, i personaggi della cultura e dello spettacolo hanno ricordato come Gigi Proietti meritava. Alla cerimonia presenti, tra gli altri, Enrico Brignano, Flavio Insinna, Edoardo Leo, Paola Cortellesi, Marisa Laurito e Walter Veltroni. L’ingresso della salma è stato accolto da un infinito commosso applauso durato per diversi minuti, e tutti i presenti avevano occhi gli occhi bagnati dalle lacrime.

L’area di Villa Borghese adiacente al Globe Theatre, e piazza del Popolo sono state “blindate” dalle forze dell’ordine, per evitare assembramenti e curiosi.

Accompagnato dalla moglie Sagitta Alter, dalle due amate figlie Susanna e Carlotta il feretro si è quindi diretto nella chiesa degli Artisti per il funerale in forma strettamente privata. Saranno solo 60 le persone che potranno sedersi nella Chiesa di Piazza del Popolo.

Un ultimo saluto per le vie della città scortato dalle forze dell’ordine, nel giorno in cui è stato proclamato dal sindaco di Roma il lutto cittadino e la sua Roma è scesa in campo con il lutto al braccio.

È difficile trovare la forza per salutare te, che mi hai aperto la porta dei sogni, che sei stato il mio mentore per eccellenza, che in tutti noi allievi hai ispirato desiderio di emulazione ma allo stesso tempo ci hai insegnato a essere noi stessi», ha detto Enrico Brignano. “Eri, sei, un gigante, con te ci siamo dovuti confrontare, ma sei stato anche un riparo…Ti sei lasciato dietro uno scintillio di cui resta un timido bagliore su tutti noi”.

“Tu non morirai mai” ha esordito Marisa Laurito, “perché nessuno ti dimenticherà.  Siamo noi che siamo stati privati della tua ironia, della tua intelligenza, senso sociale, cultura, della tua bellezza, maturità”

Piange anche Paola Cortellesi ricordando Proietti, “Un privilegio l’ho avuto”, ha detto l’attrice sua allieva, “Quello di passare del tempo insieme e godere dei suoi racconti e della sua genialità. Ridere a crepapelle, senza ritegno, con un maestro”. E rivolgendosi alla moglie e alle figlie dell’attore, ha concluso: “Per noi è stato un faro, ci ha mostrato l’arte, il sogno, la strada da percorrere. Oggi, a proteggervi e camminare dietro di voi, c’è un esercito di noi altri, armato di riconoscenza e che non lo dimenticherà mai”.

Lo striscione dei tifosi della AS Roma in piazza del Popolo per i funerali in forma privata di Gigi Proietti presso la chiesa degli Artisti

Gigi Proietti mancherà a tutt’ Italia, non solo a Roma.




ANCRI e Comune di Crispiano ricordano i soldati

di REDAZIONE CULTURA

Ancri ed il Comune di Crispiano con argomenti toccanti e carichi di grandi emozioni hanno ricordato il dramma dei nostri soldati italiani deportati nei Campi nazisti in Germania e quelli internati nel Campo di concentramento allestito dagli inglesi alle porte di Taranto . Al saluto istituzionale del Sindaco di Crispiano Luca Lopomo nella veste di padrone di casa, affiancato dall’assessore alla Cultura Aurora Bagnalasta, ha fatto seguito quello del presidente dell’ANCRI Tommaso Bove il quale ha chiamato accanto a se il Presidente della Sezione territoriale ANCRI di Taranto, il nuovo delegato ai rapporti istituzionali della Sezione e l’ultimo iscritto al sodalizio, il S.Tenente di Vascello a riposo cavaliere Giovanni Greco di Crispiano.

L’Inno Nazionale, intonato in apertura dei lavori dal tenore Francesco Grollo e lo spettacolo in chiusura del prof. Michele D’Andrea hanno svelato il significato autentico del maestoso solenne Canto degli italiani, a rendere unico e memorabile l’evento organizzato dall’ANCRI (Associazione Nazionale Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica ) e dal Comune di Crispiano .

La performance del tenore e l’esibizione a tratti ironica ed esilarante dello storico del risorgimento hanno dato un’impronta unica alla giornata rendendola memorabile. Gli interventi degli storici Pietro Speziale e Vittorio De Marco seguiti da quello del Generale Fulvio Poli, Capo Ufficio Generale Promozione Pubblicistica e Storia dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, sul dramma dei militari italiani deportati nei Campi nazisti in Germania e di quelli internati nel Campo di concentramento Sant’Andrea allestito dagli inglesi alle porte di Taranto hanno toccato profondamente gli animi dei presenti.

Gli interventi sono stati introdotti e moderati dal Prefetto Francesco Tagliente nella veste di Delegato alle relazioni istituzionali dell’ANCRI, il quale ha affrontando il tema del degrado morale che stiamo vivendo, ha toccato il tema delle relative responsabilità portando come esempio il linguaggio violento che va ad incidere negativamente sulla formazione della personalità dei giovani, nella fase della sua evoluzione. Nel corso dell’evento è stato proiettato un frame dello spettacolo teatrale “Tra il filo spinato e l’Eternità” realizzato con 50 attrici protagonisti di Crispiano che parla dell’Olocausto assolvendo al dovere di rinnovare la memoria di una delle pagine più nere della storia d’Europa vissuta dalle donne. Le nuove misure di contenimento per contrastare e contenere il diffondersi di Covid-19 hanno suggerito di rinviare ad altra data la rappresentazione dal vivo.

I registi dello spettacolo presenti in teatro, Luciano de Leonardis, Tina Lacatena e Concetta Vitale, sono stati letteralmente travolti dagli applausi del pubblico commosso. La giornata, caratterizzata da momenti toccanti si è conclusa dal Prefetto di Taranto Demetrio Martino che prendendo la parola è andato oltre i semplici saluti istituzionali manifestando grande una sensibilità istituzionale e sociale.

Oltre al Prefetto di Taranto tra le tantissime autorità presenti il Questore di Taranto Giuseppe Bellassai, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza Colonnello Massimo Dell’Anna, il Comandante del 16° Stormo di Martina Franca Colonnello Antonio Pellegrino, il Cap di Vascello Giovanni Melle del Comando Marittimo Sud Taranto, il vice Questore Pierfranco Amati dirigente commissariato di Martina Franca, il Capitano Saverio Nicola Leone ed il maresciallo Cosimo Vinciguerra dei Carabinieri, il Comandante della Polizia Locale di Crispiano Luciano Console. Presenti anche il Dirigente Scolastico delle scuole Medie Sabrina Leprano gli ex sindaci Egidio Ippolito e Antonio Magazzino.Presenti anche Francesco Caroli e Antonia Bela parenti del deportato Caroli e Anna Mandolla figlia del deportato Mandolla.

Fra i presenti Francesco Todisco e Giovanni Greco in rappresentanza dell’Associazione Nazionale Sottufficiali d’Italia, Gianni Giuliani per l’Associazione Nazionale del Fante e Pasquale Palmisano per l‘Associazione Nazionale Bersaglieri, la cantante Tonia Cifrone ed il soprano Angela Massafra. Per l’ANCRI oltre al Presidente Nazionale, Uff. Tommaso Bove presenti il Vice Presidente Cav. Francesco Avena, i Delegati Regionali di Puglia e Basilicata, i Presidenti delle Sezioni Territoriali della Puglia e di Matera e una cinquantina di Soci.

Il successo dell’evento va ricondotto a tutti i relatori, alle autorità intervenute, al Sindaco ed all’assessore alla cultura ed a tutti i componenti dell’Amministrazione Comunale di Crispiano per il loro supporto, e ai dipendenti della biblioteca comunale che si sono spesi molto per la riuscita della serata.




La nuova veste del Triennale Milano Teatro

di Valentina Rito

Presentata a Milano la nuova veste del Triennale Milano Teatro. Il rinnovamento è stato reso possibile grazie al contributo di Regione Lombardia, UBI Banca, Fondazione UBI Banca Popolare Commercio e Industria, ed il supporto di FederlegnoArredo.

Triennale Milano Teatro, con la direzione artistica di Umberto Angelini, vanta una programmazione internazionale innovativa e multidisciplinare, proponendo progetti nel campo del teatro, della performance, della musica e della danza in dialogo con le arti visive, il design, l’architettura, la fotografia e l’urbanistica. Il Teatro nasce come parte integrante del progetto del Palazzo dell’Arte, realizzato nel 1933 dall’architetto Giovanni Muzio, un edificio multidisciplinare in Triennale Milano in grado di ospitare le attività collaterali alle grandi Esposizioni Internazionali di Triennale. La progettazione dell’edificio riflette una visione moderna che anticipa la tendenza che si affermerà negli anni seguenti in Europa di costruire centri culturali polifunzionali dove trovano spazio le diverse discipline artistiche.

Alla cerimonia hanno partecipato Stefano Boeri, Presidente Triennale Milano, l’  Assessore all’Autonomia e Cultura Regione Lombardia Stefano Bruno Galli,    il Presidente UBI Banca Letizia Moratti, il Presidente Triennale Milano Teatro  Severino Salvemini, il Direttore Artistico Triennale Milano Teatro Umberto Angelini,  il Presidente Fondazione UBI Banca Popolare Commercio & Industria onlus Livio Strazzera,  il  Vice Presidente Vicario FederlegnoArredo , Stefano Bordone ed il Dirigente Settore Foreste Magnifica Comunità di Fiemme  Stefano Cattoi.

I lavori sul Teatro sono nati dall’esigenza di rendere lo spazio non solo sempre più attrattivo, accogliente e confortevole per gli spettatori, ma anche più funzionale e rispondente alle diverse necessità tecniche. La direzione artistica del progetto è stata affidata a Luca Cipelletti con la direzione lavori di Matteo Vercelloni. Lucio Visintini di Concrete Acoustics ha lavorato sull’acustica del teatro apportando interventi correttivi al clima sonoro della sala, per migliorare il rapporto tra performers e audience. Il progetto dell’illuminazione è stato curato e realizzato da Cinzia Ferrara  dello studio Ferrara Palladino lightscape,  rifacendosi al progetto originario di Muzio.

Un importante intervento, che caratterizza il Teatro, ha riguardato le boiserie fornite dalla Magnifica Comunità di Fiemme. Il legno di abete rosso utilizzato è stato recuperato dai boschi colpiti dalla Tempesta Vaia di ottobre 2018. Tale legno, proveniente dalla cosiddetta “foresta dei violini”, è caratterizzato da una particolare capacità di risonanza, che lo rende materia prima ideale per la costruzione delle casse armoniche dei violini. Nel solco della sua tradizione millenaria, il legname proviene da una gestione delle foreste riconosciuta e certificata secondo i più rigidi criteri internazionali di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Ulteriori interventi riguardano le 500 nuove poltrone, realizzate da Poltrona Frau, destinate alla Platea, Galleria e Balconata, e la sostituzione delle balaustre. Dopo questa prima fase, i lavori giungeranno a un totale completamento nell’arco dei prossimi anni. Il progetto si inserisce in una più ampia riflessione sugli spazi del Palazzo dell’Arte con l’intento di valorizzarli ulteriormente e riportare l’impianto architettonico all’idea originaria di Giovanni Muzio, non tanto da un punto di vista strettamente filologico ma recuperandone la filosofia progettuale e le caratteristiche di straordinaria versatilità, flessibilità e modularità dell’edificio.

La vicinanza a progetti culturali e a tutela del patrimonio artistico è parte integrante dell’azione di UBI Banca a favore del Paese e in particolare dei territori di maggiore presenza dell’istituto. A tal fine il Gruppo sostiene con continuità numerose iniziative principalmente attraverso erogazioni liberali e sponsorizzazioni. Si inserisce in tale contesto l’impegno di UBI Banca al fianco di Triennale Milano Teatro, con una partnership che, iniziata in occasione del lavori di rinnovamento della struttura presentati oggi, proseguirà per i prossimi quattro anni. UBI Banca ha scelto Triennale perché, oltre ad essere uno dei simboli di Milano più distintivi e autorevoli, è anche una delle sue istituzioni più riconosciute e apprezzate nel mondo e interpreta al massimo livello lo spirito di questa città.

 




Assegnato a Francesca Franzoso il Premio Giovanni Paisiello 2019

TARANTO – È stato assegnato a Francesca Franzoso il Premio “Giovanni Paisiello Festival”, riconoscimento che dal 2007 viene conferito ad una personalità o ad una istituzione contraddistintasi nella riscoperta e valorizzazione dell’arte del compositore tarantino. La consegna del premio alla consigliera regionale, cui si deve l’inserimento di un articolo nella Finanziaria della Regione Puglia per sovvenzionare con 500mila euro “interventi di messa in sicurezza, recupero e restauro di Casa Paisiello, è avvenuta sul palco del Teatro Fusco di Taranto poco prima della messa in scena dell’opera “La finta amante” con cui venerdì sera, davanti a un pubblico delle grandi occasioni, si è chiusa la XVII edizione del Giovanni Paisiello Festival organizzato dagli Amici della Musica “Arcangelo Speranza” con la direzione artistica di Lorenzo Mattei.

Francesca Franzoso ha ricevuto il riconoscimento dal presidente dello storico sodalizio ionico, Paolo Ruta, che nei giorni scorsi aveva annunciato il contestuale impegno dell’Amministrazione Comunale a coprire con altri 300mila euro la quota mancante per l’avvio del progetto di recupero dell’immobile.

La consigliera regionale tarantina subentra nell’albo d’oro del premio alla casa discografica Bongiovanni, presente anche quest’anno per registrare “La finta amante” di Paisiello e realizzarne un cd di prossima pubblicazione. E, tra l’altro, Francesca Franzoso, non è la prima politica a ritirare il riconoscimento, in passato andato a studiosi, artisti e istituzioni quali Bruno Praticò, Dino Foresio, Pierfranco Moliterni, Roberto De Simone, Dinko Fabris, Festival della Valle d’Itria, Pietro Spada, Alessandro Lattanzi, Giovanni Di Stefano, Domenico Colaianni, Lucio Tufano e Paolo Isotta. Nel 2016 il Premio Giovanni Paisiello Festival venne consegnato al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in qualità di presidente del Teatro San Carlo.

Successo e pubblico delle grandi occasioni per la rappresentazione dell’opera “La finta amante”. Lunghi applausi per il direttore Vsevolod Borzak e l’Orchestra da Camera del Giovanni Paisiello Festival, il soprano Fiammetta Tofoni, il tenore Daniele De Prosperi, il baritono Johnny Bombino e i tre piccoli “scugnizzi” che hanno vivacizzato la divertente messa in scena della regista e scenografa Alessandra Premoli, coadiuvata dalla costumista  Anna Missaglia.




È morto l’attore tarantino Cosimo Cinieri

ROMA – Una lunga malattia ha stroncato l’attore pugliese Cosimo Cinieri nato a Taranto il 20 agosto 1938.  Oggi avrebbe compiuto 81 anni. Era un’artista eclettico, irrequieto, smanioso, vertiginoso,  e creativamente caratteriale, e viveva a Roma . La camera ardente per l’ultimo saluto sarà nella Sala del Carroccio al Campidoglio, domani mercoledì 21 agosto dalle ore 16.

Cinieri è stato popolare scegliendo degli isolamenti acuti, ha lavorato con infinita solerzia per una sua compagnia e con un’artista sua compagna, poi il destino ha voluto che la sua vita teatrale abbia conosciuto il sodalizio verificatosi  per cinque anni, dal 1974 al 1979 con Carmelo Bene . L’ attore tarantino stato unico nell’accostare linguaggi e sentimenti , avventure e solitudini, sperimentazioni poetiche .

Negli anni Sessanta Cinieri seguì il carrozzone laborioso e agitato delle regie di Quartucci con testi di Beckett, di Scabia, di Lerici, finché dal 1968 al 1972 divenne autore e regista, attuando un teatro di strada che lo portò a collaborare con Leo De Berardinis e Perla Peragallo. Poi, la collaborazione teatrale che lo uni a Carmelo Bene, in Sade: libertinaggio e decadenza del complesso bandistico della gendarmeria salentina , ed assieme a Bene dividerà anche il palcoscenico dell’Otello nel 1979.

Cinieri ha formato la sua ditta con Irma Immacolata Palazzo, con la compagnia Cinieri-Palazzo, un marchio che definitivamente, per gli anni a venire, guiderà criteri, drammaturgie, rapsodie, reinvenzioni di classici. Tra versi osceni da Catullo a Henry Miller al Macbeth, da favole africane a un duetto d’amore con Piera Degli Esposti a Rai3, da un canzoniere che andava da Francesco d’Assisi a Pasolini fino a un piano bar con versi di Mario Luzi, e via alternando Dante, Omero, Neruda, Cesare Giulio Viola (di cui era nipote), Pessoa, Adonis, Orazio, Ovidio, Svevo, Gramsci, Socrate, Petrarca, Nietzsche.

Nel 2016 è tornato nella sua Taranto per partecipare al progetto “Past Forward”, finanziato dall’ Apulia Film Commision, con  nove cortometraggi realizzati per il web ambientati in Puglia: in “Iaco” racconta la storia di Erasmo Iacovone, indimenticato ed amato dal pubblico,  calciatore del Taranto morto a soli 25 anni , che ha dato il nome allo stadio della sua città. In tempi più recenti molti lo ricordano nei panni del “signor Balocco” in una serie di spot pubblicitari, soprattutto nel periodo natalizio.

Va ricordata la sua rassegna Atti unici in repertorio variabile, del 1989,  con Harold Pinter che stava accanto a Vittorio Metz, con Mirbeau che accompagnava Dario Fo, con Schnitzler vicino a Peppino De Filippo e a Garcia Lorca, con Ionesco a far da prologo a FeydeauCinieri sosteneva che la rapidità è sintesi, è minimalismo, è contemporaneità. Perciò accoglieva testi brevi assemblandoli per tema: il delitto, il furto, il tradimento, la discordia. E scopriva punti di contatto. Combatteva il ‘teatrese’, con geniale fermezza, con quei suoi toni foschi. Toni che risuonarono nel 2015 all’Argentina in Pier Paolo poeta delle ceneri.




Festival della Valle d’Itria: quattro spettacoli nel segno di Paolo Grassi e della sua eredità

ROMA – Entrano nel vivo le celebrazioni per il centenario della nascita di Paolo Grassi, a cui  è interamente dedicato il 45° Festival della Valle d’Itria , con gli spettacoli ispirati al “martinese di Milano”, per ringraziare l’uomo che ha “inventato” il teatro come istituzione culturale, servizio pubblico e impegno civile che non si misura dal successo dello spettacolo, ma dal numero di spettatori ai quali è riuscito a insegnare qualcosa.

Paolo Grassi al telefono nel suo ufficio di Via Rovello

I quattro spettacoli rientrano all’interno del progetto 1919-2019 Paolo Grassi 100 a Martina Franca, realizzato dalla Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca da maggio a ottobre 2019, con il supporto di Giovanni Soresi. Il progetto vuole essere innanzitutto una testimonianza delle idee di Grassi e del suo modo di fare: dalla necessità del teatro come funzione civile e come servizio pubblico, portata avanti con Giorgio Strehler e Nina Vinchi al Piccolo Teatro (1947-1972), alla difesa di una musica alta e partecipata negli anni trascorsi come sovrintendente del Teatro alla Scala (1972-1977), al ruolo formativo e informativo della produzione culturale rivendicato negli anni della Presidenza Rai (1977-1980), al sostegno intelligente e creativo al Festival della Valle d’Itria nella sua Martina Franca (dal 1975 alla morte avvenuta a Londra il 13 marzo 1981)

Davide Gasparro

Primo appuntamento lunedì 22 luglio alle 23.30 al Chiostro di San Domenico di Martina Franca (ingresso gratuito) con “Paolo”, spettacolo della compagnia BezoarT realizzato in collaborazione con la Fondazione Paolo Grassi ,  “La voce della cultura di Milano”, con Davide Gasparro che firma da quest’anno anche la regia delle Opere in Masseria, incentrato sulla natura più intima del personaggio pubblico, sull’aspetto dell’uomo dietro al mito, raccontando attraverso la forma del monologo l’attualità del messaggio di Grassi. Firma la drammaturgia Paola Ornati, le scene sono di Flavio Pezzotti, i costumi di Eleonora Rossi, mentre le luci e il suono sono curati rispettivamente da Mattia De Pace ed Elena Rivoltini.

 “La storia di Paolo Grassi – racconta Davide Gasparroè fondamentalmente la storia di una incrollabile certezza: quella che l’arte in generale e il teatro il particolare possano cambiare il mondo e della necessità di dover creare le condizioni ideali perché questo avvenga. Raccontiamo quindi la storia di una passione tenace, di una strenua volontà, che ha saputo rendere concreti i sogni e i desideri di una generazione, quella uscita dalla seconda guerra mondiale. Raccontiamo di un ragazzo che ha respirato aria di teatro fin da piccolo e che, fatalmente, nel teatro doveva spendere tutte le sue energie, sacrificando tutto il resto, vita privata compresa“.

il circo contemporaneo dei QuattroX4

Le celebrazioni continueranno conLa rana e le nuvole” in scena all’Ateneo Bruni il 24 e il 26 luglio alle 21. “La favola in musica“, con la regia di Libero Stelluti, le scene di Benito Leonori ed i costumi di Giuseppe Avallone, riporta la danza al Festival della Valle d’Itria contaminandola con il circo contemporaneo dei QuattroX4 guidati da Filippo Malerba. La compagnia di danza del Festival della Valle d’Itria si esibirà sulle musiche tratte da “La strada” di Nino Rota e da “Pulcinella” di Stravinskij con le coreografie ideate da Nicola Simonetti che accompagneranno la narrazione di una fiaba liberamente ispirata alla vita di Paolo Grassi e alla sua poetica. Nel ruolo del Sognatore ci sarà Luigi La Monica, attore e doppiatore che ha prestato la voce a star di Hollywood come Richard Gere, Harrison Ford e Jack Nicholson.

Si torna nello spazio nel Chiostro di San Domenico Con “Per tutti! Il sogno di Paolo, Nina e Giorgio”  il 27 luglio alle 21 con replica il 28 luglio all’Ex Ospedale San Rocco di Matera, Capitale Europea della Cultura 2019. Il testo Per tutti! è una fiaba in musica liberamente ispirata all’avventura che vede tre giovani – Paolo Grassi, Giorgio Strehler e Nina Vinchi – creare il Piccolo Teatro di Milano, primo teatro pubblico in Italia. Le musiche di Chiara Mallozzi e di Bernando Maria Sannino saranno eseguite dall’Ensemble dell’Orchestra ICO della Magna Grecia, diretto dallo stesso Sannino.

Bertolt Brecht e Paolo Grassi salutano il pubblico

L’ultimo degli spettacoli dedicati a Grassi sarà in scena Il 29 luglio alle 23.30, al Chiostro di San Domenico: “Galileo sotto le stelle, notturno di musica e parole”: lo spettacolo con il testo e la regia di Michele Balistreri, con Flavio Albanese nel ruolo di Galileo, muove i passi dalla celebre opera teatrale di Bertolt Brecht, “Vita di Galileo,” per indagare il possibile parallelo fra la ricerca scientifica e la ricerca teatrale per ricercare la verità e stimolare il libero pensiero al di fuori degli schemi imposti.

I biglietti sono  disponibili in vendita presso il box office del Festival di Piazza Roma a Martina Franca e online nel circuito VivaTicket.




Teatro Petruzzelli apre con Simon Boccanegra

BARI – La stagione lirica 2019 del Petruzzelli di Bari si apre domenica 27 gennaio parte con il “Simon Boccanegra” di Verdi . Dirigerà l’Orchestra e il Coro del Teatro Jordi Bernàcer, mentre Arnaud Bernard curerà la regia dell’opera, che è una nuova produzione e nuovo allestimento del Teatro Petruzzelli in coproduzione con Opéra de Lausanne, e con il teatro Maribor.

 

Tra gli interpreti, Luca Salsi, baritono di primo piano nel panorama internazionale e voce verdiana per eccellenza al suo debutto in questo ruolo (Simone) Liana Aleksanyan (Amelia), Giuseppe Gipali (Gabriele Adorno).

Le scene sono di Arnaud Bernard, i costumi Marianna Stránská. Maestro del Coro della Fondazione Petruzzelli Fabrizio Cassi. Come di consueto, in preparazione della rappresentazione, il 19 gennaio nel foyer del Teatro avrà luogo la “Conversazione sull’Opera” dedicata a Simon Boccanegra a cura del critico musicale Giovanni Gavazzeni. Si replica mercoledì 30 e giovedì 31 gennaio, sabato 2, domenica 3 e mercoledì 6 febbraio.




Riapre il Teatro Piccinni di Bari

di Federica Gagliardi

fotoreportage a cura di Donatella Lopez

BARI – A restauro quasi ultimato, dopo quasi otto anni dalla chiusura, con i suoi velluti, gli stucchi dorati e il fastoso palco reale, il Teatro Piccinni di Bari ha riaperto oggi le sue porte nel week end della Befana per una visita guidata che consentirà ad oltre 5.000 persone che si sono prenotate di vedere l’avanzamento dei lavori. La sua chiusura era avvenuta nell’autunno del 2011.

Il restauro, suddiviso in tre lotti  finanziato nel corso degli anni con fondi europei, regionali e del ministero,  sarà concluso in un paio di mesi prima della riapertura prevista per la prossima primavera.

Mentre il Teatro Petruzzelli è notoriamente un punto di riferimento della musica internazionale, organizzando una stagione lirica e sinfonica che in Italia ha pochi competitori. L’ Auditorium Nino Rota è stato ormai restituito sia al conservatorio sia alla città. Il Teatro Margherita è tornato a splendere anche per la sua location fronte mare e diventerà un luogo importante dell’arte visiva e non solo.

All’ appello mancava  il Teatro Piccinni, ed il Comune di Bari ha rispettato le promesse con la sua importante ristrutturazione.

Per far fronte all’enorme richiesta registrata alle 10 di questa mattina le prenotazioni sul sito Eventbrite il numero  raggiunto erano 3600 , diventati nel frattempo circa 5mila,  si quindi è deciso di portare a 120 il numero dei visitatori ammessi per ogni turno.

Il Teatro Piccinni è stato aperto al pubblico sabato 5 gennaio, dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle ore 15.30 alle 18.30, e sarà visitabile anche domenica 6 gennaio dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle ore 15.30 alle 18.30. L’ingresso avviene per gruppi di ottanta persone, in diversi turni, ogni 20 minuti.

Il teatro avrebbe dovuto essere dedicato a Maria Teresa d’Asburgo-Teschen moglie di Ferdinando II, Re delle due Sicilie, ma all’ultimo la sovrana non volle che il suo nome fosse associato ad “un logo mondano“. Così il primo teatro di Bari, inaugurato il 4 ottobre del 1854, fu dedicato dalla città al suo più illustre musicista, Niccolò Piccinni, uno dei maestri dell’opera buffa napoletana.

Il sipario si aprì per la prima volta  sulle note del Poliuto di Gaetano Donizetti. “Quella sera il teatro dava un così soave bagliore in tutta la sala gremita di spettatori sfoggiatamente vestiti – scriveva il contemporaneo Giulio Petroni –  che ti pareva un luogo incantato, un palazzo di fate. Qui veramente non sai qual cosa debba innanzi ammirare, se la bella curva della sala, o l’ampiezza o l’eleganza, o la ricchezza“.

Il Teatro Piccinni  grazie ai recenti lavori di ristrutturazione disporrà anche di un sottotetto calpestabile  realizzato grazie ad una serie di eccellenti  soluzioni ingegneristiche, che potrà essere utilizzabile come sala prove o come luogo alternativo per spettacoli. Il loggione è stato riaperto, i drappeggi del palco reale emanano una nuova lucentezza. Il palcoscenico è stato dotato di due livelli sottostanti, utili per gli allestimenti. I camerini, veramente molto belli, adesso si trovano sul lato destro del palcoscenico guardandolo dalla platea

i camerini del corpo di ballo del Teatro Piccinni

I camerini del corpo di ballo sono stati realizzati nella parte più bassa del teatro, recuperata nella zona dove una volta si trovavano le cisterne dell’ acqua antincendio del teatro, location scoperta in corso d’opera e ristutturata architettonicamente con grande gusto ed attenzione nei particolari

La sala del teatro è a ferro di cavallo, ed ha una capienza di 775 posti con quattro file di palchi, il palco reale e il loggione . Per la sua iniziale realizzazione furono vennero esperti pittori ed artigiani napoletani. Il velario in cui è raffigurato l’Olimpo con Apollo sul cavallo di Pegaso e le Muse venne dipinto dal pittore napoletano Luigi De Luise.

Nel 1878 il Re Umberto I e la Regina Margherita assistettero dal palco reale alla Traviata di Verdi, mentre nel marzo 1891 venne rappresentata la Cavalleria Rusticana cui assistette il compositore Pietro Mascagni.

In quella occasione vi fu una vera e propria insurrezione popolare per l’insufficiente capienza del teatro e quelle vibranti proteste indussero definitivamente l’amministrazione comunale ad accogliere la proposta di costruzione un nuovo e più grande teatro cittadino, cioè quello che poi sarebbe stato il Teatro Petruzzelli.

Ad accompagnare il pubblico durante la visita una voce narrante registrata che racconterà curiosità e aspetti salienti della storia e dell’architettura del teatro comunale su basi musicali attinenti alla storia musicale del teatro barese. Nella ristrutturazione è stata realizzata e predisposta una zona di accesso agevolato per i disabili con un ascensore riservato alle carrozzelle. A fare gli onori di casa al Piccinni, era presente il sindaco Antonio Decaro.

Un’attenzione questa da parte dell’ Amministrazione Comunale di Bari per le persone più sfortunate, portatori di handicap, che merita sicuramente un plauso a scena aperta.   I teatri, come il rinnovato Piccinni  sono anche dei posti luoghi in cui si sviluppa e si condivide il pensiero culturale, che è il nostro ultimo salvagente di salvezza e di speranza . Ecco perché l’arte, il teatro vanno tutelati a qualsiasi costo.

Bari è una città viva in cui il dibattito culturale è spesso affiancato da un’accesa dialettica, come è naturale e sopratutto e salutare che sia . Se queste dinamiche non esistessero non sarebbe una delle migliori città possibili, ma si limiterebbe a restare un luogo con un basso livello di reattività e vitalità culturale come ad esempio è Taranto, stremata da una becera politica culturale di una classe politica deprimente ed incompetente.

La cultura oltre al fatto che produce un indotto sul piano turistico ed economico  con la cultura si può anche guadagnare tanto, ma la cultura sarebbe fondamentale anche se non producesse un solo euro di utile . Lo è per tutti perché sono enormi le importanti ricadute di una consistente attività culturale  E lo sono per l’intera popolazione.

 

 




Teatro Petruzzelli, nove opere per la stagione 2019

di Valentina Rito

ROMA – La Fondazione Petruzzelli di Bari ha reso note alcune anticipazioni della nuova Stagione d’Opera e di Balletto ed alla Stagione Concertistica, che sarà inaugurata, a gennaio 2019, dall’opera ‘Simon Boccanegra‘ di Verdi, con la regia di Arnaud Bernard, e il debutto nel ruolo principale del baritono di fama mondiale Luca Salsi. Il nuovo allestimento della Fondazione Petruzzelli in coproduzione con Fondation pour l’Art Musical, Lyrique et Chorégraphique-Opéra de Lausanne e Slovensko Narodno Gledalisce Maribor – Slovene National Theatre Maribor.

Il Cartellone 2019 propone ben 9 titoli d’opera, un grande balletto contemporaneo con la compagnia francese Ballet Preljocaj e uno spettacolo di strabiliante clownerie teatrale: Slava’s Snow Show. La Stagione Concertistica prevede prestigiosi direttori d’orchestra e solisti: tra gli altri il pianista Kristian Zimerman, il violinista Maxim Vengerov,  la violinista Isabelle Faust, il violoncellista Sol Gabetta, chiusura affidata alla grande pianista Martha Argerich.




Notte europea dei Musei: “Io, tu e le Muse” alla Galleria Nazionale di Cosenza

di Federica Gagliardi

La Festa europea dei Musei a Cosenza sarà celebrata in sintonia e in sinergia con vari soggetti pubblici e privati al fine di creare quella “rete” necessaria per dare maggiore impulso alle attività culturali del territorio. Oltre alla Galleria Nazionale di Cosenza saranno, infatti, coinvolti il Museo dei Brettii e degli Enotri, il BoCS Museum, il Museo del Fumetto, il Museo Diocesano, il Museo Multimediale e Consentia itinera.

La Galleria Nazionale di Cosenzadiretta da Domenico Belcastro, è afferente al Polo Museale della Calabria guidato da Angela Acordon in collaborazione con il Conservatorio di Musica “Stanislao Giacomantonio” presenterà l’iniziativa “Io, tu e le Muse”, che si svolgerà sabato 19 maggio 2018, dalle ore 21.00 alle ore 24.00. Una lunga serata di suoni e di arte, percussioni, canto, arpe celtiche, chitarre, violini, flauti, clarinetti, pianoforte diffondono note e melodie che spaziano dalla musica classica al jazz in ogni angolo di Palazzo Arnone, l’edificio cinquecentesco che ospita il museo.

Gli studenti in alternanza scuola lavoro illustrano le collezioni e raccontano il museo con le immagini delle clip da loro realizzate. Filastrocche in rima invitano i piccoli visitatori a cercare e riconoscere personaggi e storie raffigurate nei dipinti. Una proposta di grande fascinazione che certamente coinvolgerà sia i bambini che il mondo degli adulti.

La Galleria Nazionale di Cosenza ha aderito , altresì,  all’invito di ICOM (International Council of Museum) per celebrare la Giornata Internazionale dei Musei che ha come tema Musei iper connessi: nuovi approcci, nuovi pubblici. Venerdì 18 maggio 208, infatti, proporrà nella propria Sede, dalle ore 10.00 alle ore 18.00, la videoproiezione “Frequenze/sequenze. La GNC nello sguardo degli studenti“.




A Pasqua e Pasquetta le aperture dei principali contenitori culturali di Bari

di Federica Gagliardi

In occasione delle festività pasquali, alcuni dei principali contenitori culturali cittadini resteranno aperti per accogliere il pubblico. Ecco di si seguito l’elenco con i relativi orari di apertura:

Museo civico

strada Sagges 13 – Domenica 1 e lunedì 2 aprile dalle ore 10 alle 14.

Pinacoteca Corrado Giaquinto

via Spalato 19 – Domenica 1 e lunedì 2 aprile dalle ore 9 alle 13.

Spazio Murat  Lo Spazio Murat è uno dei più apprezzati contenitori culturali cittadini, dedicato alla promozione e divulgazione della cultura contemporanea. Insieme all’ex Teatro Margherita e al prospiciente ex Mercato del pesce, costituisce il nascente Polo per l’arte e la cultura contemporanea della Città di Bari. Oltre ad ospitare e gestire il Puglia Design Store, e’ il primo spazio ad accogliere le attività del Polo con un ricco programma di attività caratterizzato da mostre, incontri, laboratori e iniziative didattiche, con un’attenzione particolare alle arti visive e al design. Lo Spazio Murat costituisce il punto di contatto tra la città vecchia e il borgo moderno. Nato nel 1818 come mercato di generi alimentari, è stato demolito a metà ‘900 e successivamente ricostruito negli anni ’90.-  piazza del Ferrarese – Domenica 1 aprile dalle ore 11 alle 13 e dalle ore 16 alle 20.

Castello Svevo Il Castello di Bari, storicamente attribuito a Ruggero II il Normanno, sorge nel 1131 su preesistenti strutture abitative bizantine. Tra il 1233 e il 1240, Federico II di Svevia recupera all’uso l’impianto normanno danneggiato dal duro intervento di Guglielmo il Malo che, nel 1156, si era imposto con la forza alla popolazione barese, restia ad accogliere il nuovo dominatore. Il nucleo normanno-svevo è a pianta trapezoidale, con una corte centrale e quattro alte torri angolari fortemente bugnate. Superando la torre S-O, detta dei Minorenni per averne ospitato la sezione carceraria nel XIX secolo, si incontra l’ingresso originale, il portale federiciano. Con la sua doppia ghiera a sesto acuto, con conci popolati da personaggi della mitologia classica e nordica, il portale federiciano è il manifesto del potere imperiale: nel concio in chiave, un leoncino fra gli artigli di un’aquila, simbolo ricorrente nell’architettura federiciana. via Pier l’Eremita 25/b, – Domenica 1 dalle ore 8.30 alle 19 e lunedì 2 aprile dalle ore 13 alle 19.30

Teatro Petruzzelli Il Teatro Petruzzelli,  è il maggiore teatro della città di Bari e il quarto più grande teatro d’ Italia.  Nel 1954 fu dichiarato “Monumento di interesse storico e artistico” e sottoposto alla legge di tutela. Nel 1973 in riconoscimento dell’alta qualità dell’attività fino ad allora svolta fu dichiarato “Teatro di tradizione” e sottoposto alla legge n. 800. Ubicato nel pieno centro della città, si affaccia su corso Cavour 12

Domenica 1 e lunedì 2 aprile in programma visite guidate alle ore 11 e alle 18. Il botteghino aprirà 30 minuti prima dell’inizio della visita, che avrà un costo di 5€ per gli adulti, 1€ per gli studenti, i bambini e le persone con disabilità, mentre sarà gratuito per gli accompagnatori di queste ultime.

Domenica 1 aprile, dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 16 alle 19, e lunedì 2 aprile, dalle ore 11 alle 19, inoltre, tutti i cittadini, grazie al simulatore “Concerto”, potranno vestire per pochi minuti i panni del direttore d’orchestra e condurre gli orchestrali del Teatro Petruzzelli in alcune delle più note ed affascinanti partiture del repertorio classico internazionale.




AMAR … NOTTE Dialoghi tra la notte e il giorno

ROMA – Successo di critica e pubblico per lo spettacolo “Amar Notte, dialoghi tra la notte e il giorno” svoltosi nei giorni scorsi al Teatro TaTà Taranto. Fra gli interpreti lettori i membri dell’Ass. culturale “CI PROVI….AMO”,  Salvatore Camminiti, Cosima Ferraro, Ciro Fornari, Nando Lo Pio, Michele Lo Noce, Sonia Mariella con l’impegno musicale di Gianluca Mortato al violino, Luca Basile al violoncello Giuseppe Giannotta al pianoforte Antonio Doro alle percussioni e dell’Europa Chorus.

Dilemma di questa piéce a metà tra opera musicale e teatrale che due strani personaggi tentano scherzosamente di dirimere a colpi di sentenze, brani di film e colonne sonore . I dialoghi incalzanti e la leggerezza della tematica, unita alla coralità dei canti, conferiscono un sapore accattivante a questo lavoro, che si lascia ascoltare piacevolmente.

Fra i  brani che suonati, temi musicali di famosi film, che comprendevano “8,1/2”, “Amacord“, “La Dolce Vita“, “Il Postino“, “Nuovo Cinema Paradiso“, “Gabriel’s Oboe“, “Moonlight Serenaed” e “Beautiful” de La Vita è Bella.




Totò: ironia ed eleganza nella sua vita, a 50 anni dalla morte

di Pierfranco Bruni

A Cinquant’anni dalla morte di Totò il profilo dell’ironia nella letteratura cinematografica e teatrale ha lasciato segni tangibili nel contesto contemporaneo. La sua ironia pulita e intelligente non è comparabile ad alcuna comicità grezza e linguisticamente non apprezzabile dei nostri giorni. L’unico erede può considerarsi certamente Massimo Troisi: unico erede di una napoletanità dentro i Mediterranei possibili.

Ci sono linee marcanti tratteggiate dalla malinconia che nasce da Pirandello e si innesta nei De Filippo. La malinconia della recita è la ricerca di trasformare l’inquietudine in tentazione di armonia. Il sorriso a volte diventa un riso. Pirandello diventa l’interprete del riso in malinconia. Totò trasforma la malinconia in riso. La vita è un definire il legame tra tristezza e nostalgia diventando personaggi, attori e maschere. Totò e Pirandello sono altro rispetto allo sguardo di Wilde nello specchio.

Totò: “Perdere chi non conosce rispetto è un grandissimo guadagno”.

Bruni: “… è sempre doloroso perdere chi pensa di volerti bene ed è triste perdere chi pensa di rispettarti. Ma si tratta soltanto di un pensiero…”.

Totò: “L’ignorante parla a vanvera. /L’intelligente parla poco. /’O fesso parla sempre”.

A Pirandello, Totò deve “L’uomo, la bestia e la virtù del 1953 sceneggiato da Steno (che curò la regia) e da Vitaliano Brancati e che andò in onda su Rai Tre addirittura nel 1993 e “La patente”, del 1954 per la regia di Luigi Zampa, un episodio all’interno della novella di Pirandello “Questa è la vita”. Mario Gromo, molto attento, ebbe a dire: “La patente trasforma in commediola , e talvolta in farsa, una stridente situazione drammatica … e Totò è qua e là efficace …”. Due pellicole che non ebbero (molto) successo. Ci furono problemi vari. Ma la questione più vera fu che Totò si senti molto ‘imprigionato’ nelle parti dei personaggi che recitava. In altri termini un Totò che non fu lasciato libero di Totò.  Dovette seguire rigidamente il copione. Questo non lo rese realmente autentico.

Totò a  50 anni dalla scomparsa, ovvero Antonio de Curtis nel personaggio esemplare di Totò. Ironia e umorismo. Maschera e comicità. L’uomo che è oltre l’improvvisazione. La maschera e l’ironia di Totò: “Era un uomo così antipatico che dopo la sua morte i parenti chiesero il bis».

Totò ha segnato un tempo che lega Pirandello e Eduardo De Filippo. L’ironia che si fa riso/sorriso. Un concetto profondamente pirandelliano: “Di notte, quando sono a letto, nel buio della mia camera, sento d«La mia faccia non mi è nuova, ce l’ho da quando sono nato“.

Totò e Pirandello hanno creato maschere. Eduardo De Filippo ha messo sulla scena la sua maschera. Pirandello ha creato personaggi. Scarpetta ha vissuto il personaggio e la maschera. Totò ha realizzato la teatralità e il cinema come maschera e come personaggio: “Vi sono momenti minuscoli di felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte. La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza“.

L’ironia e la poesia sono un colloquiare  tra le linee del sorriso/consapevolezza del sogno  tragico. Un personaggio complesso. Un attore mai attore sul senso tout court del termine, ma personaggio che recita la vita. O meglio che lascia che la vita si rappresenti nella sua sfaccettatura con le maschere e con gli specchi. Non c’è l’umorismo filosofico pirandelliano nel suo dire e nel suo essere come umorismo di sorrisi vani. L’umorismo nella ironia tragica del quotidiano, (cfr. anche Petrolini), vivere è già oltre il riso/sorriso, ma è anche consapevolezza del senso inquieto del vivere.

Intorno alla figura di Totò, al personaggio Totò, ci sono dimensioni teatrali, letterarie e chiaramente cinematografiche. Ma Totò nasce nella letteratura: il Totò poeta e drammaturgo. Ovvero, nei linguaggi e nella gestualità di un pirandelliano modello in cui sembra incrociare Ionesco e Kafka, o meglio: l’assurdo e l’enigma. È un dato letterario di non poca rilevanza sino a toccare uno scrittore italiano che è sulla linea del ‘gioco’ fittizio e reale della vita/letteratura: Tommaso Landolfi, Landolfi e il gioco.

Corrado Alvaro  scrive riferendosi a “Guardie e ladridel 1952 del regista Mario Monicelli:  “Verso la fine del film, Totò e Fabrizi, uno da ladro e l’altro da poliziotto, inseguito e inseguitore, devono dirsi alcune parole sulla loro condizione, giustificandosi e quasi scusandosi reciprocamente sulla ineluttabilità del loro mestiere..[..] Dietro al ladro e al poliziotto c’è una società che si difende dai ladri per mezzo dei poliziotti; ma gli uni e gli altri, almeno in questo film, senza una vera vocazione per il loro mestiere…[..] Totò e Fabrizi qui sono, nella loro parte, in vena come in pochi altri lavori…” (“Mondo”, gennaio 1952).

È chiaro che Totò incarna la napoletanità nella gestualità e nel linguaggio poetico di Eduardo Scarpetta. Ma Napoli è il centro della recita trecentesca e barocca e rivoluzionaria. La napoletanità è la bufera della metafora nerudiana della maschera di Troisi, ma è anche l’eccezionale messa in scena del salotto Serao e delle gesta di Eduardo Scarfoglio, inquieto esploratore dei mondi sommersi e viaggiatore elettrizzante/estetizzante con D’Annunzio, che intreccia la scena, la ribalta e il retroscena.

Totò, comunque, conosce l’incastro sottile e letterario che si vive tra il Pirandello delle maschere muse nude ed Eduardo De Filippo nel suo equilibrio di un riso terribilmente ironico inquieto. Come Pirandello, non è essenzialmente teatro dell’umorismo, ma dell’ironia tragico, Totò rappresenta il sorridere nella consapevolezza della tragico nella solitudine delle vite. E non è solo cinema. Credo che bisogna partire da un ritaglio di fondo che è quello letterario.

Non c’è uno spartiacque definito tra Pirandello De Filippo Totò e Eduardo Scarpetta. È la recita propriamente mediterranea sicula/ campana alla quale aveva dato un forte contributo Giovanni Boccaccio nel suo abitare luoghi e personaggi napoletani con una Fiammetta popolano. Totò in fondo conosce molto bene questi ruoli e queste appartenenze e rende il tutto in una intelaiatura in cui il linguaggio e la fisicità dei gesti restano fondamentali. Sempre Totò: “A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame”.

Totò crea un linguaggio rompendo tutti gli schemi semantici. La sua è propriamente una lingua non solo popolare, ma ironico/aristocratica. Può sembrare strano ciò, ma il popolare e il nobiliare sono parte integrante di quella livella che è la filosofia del quotidiano. Per questo credo che non si possa prescindere da una visione letteraria in cui la lingua e il linguaggio dei gesti e delle forme sono rappresentazione di una estetica dei personaggi, del personaggio Totò e dell’uomo Antonio de Curtis.

Certo, ritornerò a scrivere e a parlare in più occasioni su Totò, Antonio de Curtis (per abbreviazione perché i titoli e i nomi sono molti), e su questi percorsi. Totò era nato a Napoli il 15 febbraio 1898 ed è morto a Roma il 15 aprile del 1967. Un personaggio oltre la maschera stessa. Sempre nostro ironico e italico contemporaneo. L’ironia tra umorismo e tragedia di Pirandello è dolorosa consapevolezza in De Filippo. Resta sempre maschera in Scarpetta e in Totò è il sorriso del senso tragico.

Totò? Non una maschera ma un personaggio! Un personaggio che ironicamente sa di saggezza: “Vi sono momenti minuscoli di felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte. La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza“. Mi sembra che il tutto possa corrispondere ad una bella osservazione di Alberto Bevilacqua che tanto amava Totò: “Devo per forza costruire sempre un’altra realtà nella realtà perché, di quello che è, io non riesco mai ad accontentarmi”.

Totò, un maestro di stile in una contemporaneità in bianco e neroUn Totò  che ha vissuto nella malinconia uno stile ed una eleganza … “Vi sono momenti minuscoli di felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte. La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza” .. che si intrecciano con il Troisi di … “L’amore è tutto quello che sta prima e quello e che sta dopo. Magari bisognerebbe tenere più in considerazione il durante”.




” L’alba di un nuovo giorno” un trionfo di emozioni sul palcoscenico e dentro il cuore del pubblico

La Fondazione Italiana del Rene, l’Associazione ‘lo Sportello di Mattia, il Centro Nazionale Trapianti , la Società Italiana di Nefrologia, in collaborazione con il Rotary Club Altamura Gravina, il Lions Club Altamura Jesce Murex e con l’ Associazione ‘Una Tante squadre per la vita’, hanno presentato presso il Teatro Mercadante di Altamura, un emozionante spettacolo teatrale-musicale dal titolo “L’ALBA DI UN NUOVO GIORNO” .

I promotori dell’evento sono stati Mina Carbotti e Michele Tagliente , i genitori di Mattia, un giovane universitario  di giurisprudenza di Martina Franca scomparso il 16 maggio 2013 in un terribile incidente avvenuto nei pressi di Ostuni , il quale a seguito dell’atroce scomparsa del proprio figlio hanno reso possibile la donazione dei suoi organi e ben 7 persone in attesa di un trapianto d’ organo sono tornate a vivere una nuova vita.

I genitori di Mattia hanno costituito l’ associazione di volontariato che ha preso il nome di “lo Sportello di Mattia,  come gli fu suggerito dalla loro cara amica Anna Maria Barbera (più nota come Sconsi o Sconsolata del noto programma televisivo di Canale5  “Zelig“) “, con la quale sono stati creati due centri gratuiti di ascolto in Puglia, uno a Martina Franca in provincia di Taranto e l’altro ad Ostuni  in provincia di Brindisi, che fondano le loro attività sulle tecniche della consulenza filosofica e che hanno come obiettivo primario la prevenzione delle fragilità psicologiche. L’ associazione sinora ha dato sostegno ad una trentina di persone, in netta prevalenza ragazzi raggiungendo risultati molto soddisfacenti.

La parola chiave dello spettacolo teatrale andato in scena ieri sera al Teatro Mercadante di Altamura, è stata “donare“. Il lavoro riempie la nostra giornata ma aiutare il prossimo riempie la nostra vita. I genitori di Mattia hanno spiegato che è stata costituita l’Associazione di volontariato “Lo sportello di Mattia” che è diventata punto di ascolto e di sostegno per tanti giovani, oltre a svolgere attività di promozione di iniziative a sostegno della donazione e trapianto di organi.

“L’alba di un nuovo giorno”  è una piece da un testo teatrale di Carlo Dilonardo con la collaborazione di Valentina Colucci, e Roberta Romito, che porta in scena una festa organizzata in onore di Samantha, una giovane studentessa in procinto di partire per uno stage Erasmus. Nel corso di questo party a casa di Maria, le amiche e gli amici si avvicendano, ciascuno con il proprio carattere, con le proprie follie, con i propri sogni. Tutti sono presenti tranne Samantha che tarderà ad arrivare…e proprio Samantha darà inizio alla nuova alba, al nuovo giorno.

Lo spettacolo è stato diretto con la regia di Carlo Dilonardo, ricco di momenti esilaranti e paradossali fino ad arrivare all’epilogo colmo di momenti intensi e di forte riflessione, vuole essere uno strumento per comunicare a tutti, quanto possa essere significativo compiere un gesto di grande coraggio ed altruismo quale è quello della donazione, “mission” alla base del quotidiano lavoro svolto dall’Associazione “Lo Sportello di Mattia” una realtà importante, promossa dalla famiglia TaglienteCarbotti di Martina Franca che continua a trasmettere con grande forza ed entusiasmo messaggi di speranza puntando sull’energia di una nuova vita che viene data a chi ha come unica possibilità di salvezza la generosità altrui, proprio come quella di Mattia.

Il forte messaggio trasmesso è l’amore per la vita: una vita che si dona e che genera altra vita. Gli attori sul palcoscenico sono un gruppo di amici, la maggior parte dei quali martinesi, fra i quali anche Marco, il fratello di Mattia, tutti legati non soltanto dalla passione per il teatro, ma anche e soprattutto dalla grande vicinanza all’amico scomparso prematuramente e alla sua famiglia, nonchè al tema della donazione, che con la loro spontaneità, passione ed umanità dimostrata sul palcoscenico hanno letteralmente rapito  ed emozionato il pubblico in teatro con la loro semplicità e naturalezza.

Al termine dello spettacolo, ripreso dalle telecamere di “Palcoscenico” (Canale 2TV – DGT)  accant0 ai genitori di Mattia, Michele e Mina , è salito sul palco il professor Loreto Gesualdo, presidente della Società Italiana Nefrologica e coordinatore regionale dei trapianti, il quale visibilmente emozionato ha spiegato la situazione della donazione in Puglia. “In Puglia la situazione è in miglioramento – dice il professor Gesualdo – per aumento di donazioni, ma sono ancora troppe le opposizioni dovute alla mancanza di informazioni, remore morali o resistenze emotive

“Questo spettacolo è stato di grande aiuto – c ha aggiunto il professor Gesualdo –  per far capire l’ importanza del dono è stato un ulteriore opera di informazione e sensibilizzazione” . E gli occhi lucidi di tutto il pubblico ne è stata la conferma.