Versace diventa americana, raggiunto accordo con Michael Kors

di Federica Gagliardi

Accordo raggiunto tra Michael Kors e Versace spa. Il gruppo americano di abbigliamento ha raggiunto un’intesa con la società fondata da Gianni Versace per rilevarne il controllo. Dopo la firma dei documenti è attesa l’ufficializzazione, stasera o domani al più tardi. Nel frattempo Versace “non può confermare nulla“.Dopo aver  recentemente acquistato il marchio di scarpe di lusso Jimmy Choo per 1,2 miliardi di dollari, Michael Kors punta con decisione a diventare un polo internazionale del lusso attirando nella sua orbita uno dei marchi italiani che più hanno rappresentato la moda italiana nel mondo, anche dopo la morte tragica del suo fondatore, ucciso a colpi di pistola a Miami nel 1997.

Stando all’accordo, la famiglia Versace, che attraverso la holding Givi ha l’80% della società, manterrà un ruolo di minoranza in azienda. Esce invece il fondo Blackstone che dal 2014 deteneva il 20% del capitale. Il valore della operazione sarebbe valutato in una cifra prossima ai 2 miliardi di dollari.

La Casa della Medusa è nata ufficialmente nel 1978 dal sodalizio tra Gianni Versace e il fratello Santo. Ma forse era nata ancora prima, durante l’infanzia a Reggio Calabria di Gianni che il mestiere dello stilista l’aveva appreso usando ago e filo nella sartoria della madre. Poi, col trasferimento a Milano, erano arrivati anni di successi.

L’apice negli anni ’90, immortalato dagli scatti dei più grandi fotografi del mondo: Richard Avedon, Helmut Newton e Herbie Ritts. Ma soprattutto portato in passerella dalle modelle, che con Gianni divennero ‘top model’: Cindy Crawford, Carla Bruni, Naomi Campbell, Claudia Schiffer o Helena Christensen.

Nel  luglio del 1997 il dramma: Gianni Versace venne ucciso nella sua villa sul lungomare di Miami Beach da Andrew Cunanan, un “serial killer” responsabile di altri quattro omicidi. Da quel momento la società Versace spa è passata nelle mani dei fratelli: Santo, presidente col 30% della holding di controllo, Donatella che di Versace è stato dopo la morte del fratello la anima creativa, al 20% della holding, e la figlia di Donatella, Allegra Versace Beck che ha eredito dallo zio il 50%.

Negli anni successivi alla morte del fondatore la Versace è andata in sofferenza, ma grazie al piano di rilancio portato avanti dall’allora Ceo Gian Giacomo Ferraris il marchio si è risollevato, ed è arrivato il nuovo socio di minoranza Blackstone. I segni di miglioramento alla fine sono arrivati. Versace l’anno scorso ha registrato ricavi per 668 milioni di euro, ritornando in utile per quasi 15 milioni,  dopo la precedente una perdita di 7,9 milioni nel 2016.




Milano da Oscar, fashion green è glamour

MILANO – Green è glamour al Teatro alla Scala di Milano, dove la settimana della moda si chiude in bellezza con la prima edizione degli Oscar della sostenibilità, il Green Carpet Fashion Award a cui erano presenti  Giorgio Armani e Lauren Hutton, Pierpaolo Piccioli e Gisele Bundchen, Alessandro Michele e Dakota Johnson, Miuccia Prada e Colin Firth, le supertopmodels Naomi Campbell, Amber Valletta e Bianca Balti:

Una cerimonia aperta dai saluti del padrone di casa Alexander Pereira, sovrintendente alla Scala, e anticipata da un green carpet degno della notte degli Oscar. In piazza della Scala trasformata in un giardino sfilano tutti i più bei nomi del made in Italy, rappresentanti delle istituzioni come il sottosegretario Scalfarotto, il sindaco Sala, celebrities internazionali come l’attore Andrew Garfield, protagonista di “Spiderman“.

C’è la supertopmodel brasiliana Gisele Bundchen, premiata per il suo impegno per l’Amazzonia, bellissima in un abito verde di Stella McCartney: “Sono felice di tornare a Milano dove tutto è iniziato, ma – racconta – le passerelle non mi mancano, ora il mio impegno è un altro e sono soddisfatta di questo nuovo capitolo della mia vita“. Più concreta la collega Amber Valletta, anche lei sempre bellissima in Missoni, che ricorda che la moda è la seconda industria al mondo, il green è business”.

Sarà anche un affare, ma bisogna metterci il cuore come fa Livia Firth, promotrice della serata insieme alla Camera Nazionale della Moda Italiana, che spiega saggiamente che “se vuoi andare veloce devi andare solo, se vuoi andare lontano devi andare insieme“. Le dà ragione Pierpaolo Piccioli, che sale a ricevere un premio da Annie Lennox con il camice da sarto e insieme alle petites mains del suo atelier perché “quando parliamo di etica – dice lo stilista della maison Valentino parliamo di persone”. Persone che fanno piccole scelte ogni giorno, come Bianca Balti, questa sera in vintage “perché sono stata educata a riciclare e a non comprare troppo“. E persone che fanno scelte che dettano la linea come Giorgio Armani, che ha fatto sua la causa animalista, abolendo le pellicce dalle sue collezioni.

 “Un tempo ci si chiudeva nel proprio mondo e si ignorava il mondo, ma il mondo oggi è cambiato – spiega Armani, che con Lauren Hutton forma la coppia più fotografata della serata – è diventato piccolo, tutti ci rendiamo conto di ciò che succede e ciò ci mette in condizione di dover fare la nostra parte”. Chi più chi meno, chi è qui stasera ha già iniziato: lo stilista Marco de Vincenzo, accompagnato da Tina Kunakey, felice di esser passato alle pellicce ecologiche, Alberta Ferretti fiera del suo abito sostenibile.

E chi è già un pezzo avanti nel percorso, come Brunello Cucinelli, premiato da Colin Firth, che invita i giovani a sostituire la parola paura con ‘speranza’. Tra i premiati anche Marco Bizzarri di Gucci, che riceve il premio da Arizona Muse, in un abito di Stella McCartney fatto con tessuti riciclati, e Paolo Zegna insignito da Alessandro Roja. A consegnare il premio intitolato a Franca Sozzani arriva Naomi Campbell, che fa emozionare Tiziano Guardini, vincitore di una mentorship che lo porterà a poter sfilare il prossimo  febbraio sulle passerelle di Milano Moda Donna.

Chiusura con tutto il pubblico in piedi per una standing ovation con Colin Firth che premia Miuccia Prada, Giorgio Armani, Alessandro Michele e Pierpaolo Piccioli.

Anche il Comune di Milano ha fatto la sua parte di sostenibilità. Il giardino lussureggiante che è stato allestito davanti al Teatro alla Scala in occasione della serata, come spiegato dall’Assessore Cristina Tajani, oltre a restare fruibile per tutti i cittadini e turisti, alla fine della Settimana della Moda sarà completamente recuperato e riutilizzato nelle aree verdi del Comune.




“Drops of Italian Glamour” in mostra ad AltaRoma

ROMA –Drops of Italian Glamour”. È un meticoloso lavoro di archiviazione quello effettuato da Enrico Quinto e Paolo Tinarelli, i quali, attraverso il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione del Made in Italy, hanno portato alla luce la memoria dello sviluppo economico e storico culturale del paese, volàno per la conoscenza, la promozione e l’innovazione.

Dopo esser stati esposti a Rio de Janeiro, Lima, Hasselt e Londra, nell’ambito della mostra “The Glamour of Italian Fashion (1945-2014)” presso il Victoria & Albert Museum, una selezione di abiti della collezione Quinto Tinarelli approda a Roma per “Drops of Italian Glamour”. In mostra 40 abiti, da giorno e da sera, creati da couturier e stilisti italiani e selezionati dall’archivio Quinto Tinarelli, tra i più grandi in Europa, che conta oltre seimila modelli.

Il percorso espositivo in “Drops of Italian Glamour” vuole raccontare l’essenza dello stile italiano attraverso la moda femminile e il costume del XXI secolo, evidenziandone tutti quegli elementi che hanno creato un’aurea di mito intorno all’Italia e al Made in Italy. Saranno amalgamati tra di loro modelli della fine degli anni ’60 fino al primo decennio del XXI secolo.

Dall’alta moda romana di Valentino, Roberto Capucci, Lancetti, Andrè Laug, Renato Balestra, Rocco Barocco, Sarli, agli esponenti del pret-à-porter come Emilio Pucci, Biagiotti, Armani, Versace, Krizia, Missoni, Gianfranco Ferrè, Gucci, Romeo Gigli, Dolce & Gabbana, Alberta Ferretti, Anna Molinari, Prada e Fendi. Pillole glamour che danno corpo al fascino italiano, sottolineandone, attraverso la creatività storica, l’unicità, la seducente eleganza e il successo che non sarebbe spiegabile se non anche in funzione dello stesso territorio.

Molti dei pezzi in mostra sono stati indossati da celebri mannequin, personaggi del cinema e icone del jet set come, tra le altre, Amber Valletta, Nadja Auermann, Naomi Campbell, Linda Evangelista, Dalma Callado, Liza Minelli, Gisele Bündchen, Kate Moss, Lady Gaga, Brooke Shields, Marpessa. La collezione Quinto Tinarelli è spesso frutto di un caso e casuali sono gli acquisti iniziali, destinati tuttavia a divenire più selettivi mano a mano che la passione e la conoscenza crescono.

Per la collezione Quinto Tinarelli il caso è nato con la creazione di “Garage Sale Rigattieri per Hobby, il mercatino del Borghetto Flaminio a Roma che per primo ha dato la possibilità ai privati, non commercianti professionisti, di disfarsi di quanto fosse superfluo nelle loro case, cantine o armadi. Da lì, dall’usato, è difatti nata la curiosità per la moda. Da una intuizione che segnava il suo tempo e si trasformava in fenomeno di costume, ne nasceva un’altra: collezionare abiti. Collezionare abiti mette in relazione con un oggetto che di per sé può sorprendere per la qualità dell’esecuzione, per i colori, la forma, ma è soprattutto nel suo trascorso che recupera un ulteriore significato.

La Moda è storia degli uomini, storia delle loro scelte ideologiche, della loro evoluzione sociale, dei loro desideri, della loro quotidianità e dei loro sogni. Nell’universo del nostro vivere contemporaneo, le linee disegnate dagli stilisti hanno assunto un ruolo sempre più importante e da protagonista proprio per la loro capacità di significare, di determinare ed interpretare il mutamento dei gusti e delle abitudini. E’ un fenomeno ampio e complesso che tocca rilevanti e molteplici aspetti: da quelli più strettamente legati alla creatività a quelli specificatamente organizzativi e industriali.

Inseguendo questi obiettivi, Quinto Tinarelli ha collezionato abiti ed accessori e il loro archivio è oggi, non solo un punto di riferimento per Musei internazionali, ma una fonte di ispirazione per numerose case di moda che cercano idee da adattare alle nuove collezioni. L’usato, il passato, è vitale e strettamente integrato nel presente e lo dimostrano gli studi sul tema e che contagiano scuole, università e musei.




Moda: il magazine Marie Claire cerca volti nuovi in Puglia

ROMA – Continua la ricerca dei nuovi volti della moda in Italia del magazine Marie Claire, quest’anno in partnership con i grandi magazzini OVS e in collaborazione con l’agenzia milanese Brave Models. La tappa della seconda edizione di Future Visioni Model Search è oggi a Bari presso il negozio Ovs di Via Abate Gimma, dalle 15 alle 20.

Ogni mese Marie Claire è in una città diversa, con l’obiettivo di ricercare aspiranti modelle dai 16 ai 30 anni da introdurre nel mondo della moda per poi promuoverle anche sul palcoscenico internazionale. I casting daranno la possibilità alle partecipanti di essere selezionate per diventare protagoniste del servizio moda Future Visioni pubblicato ogni mese su Marie Claire, realizzato da stylist e fotografi professionisti. Brave Models sceglierà tra tutte le selezionate nei 12 casting del 2017,  i volti più interessanti a cui proporre un contratto da modella professionista.

PARTECIPARE È SEMPLICISSIMO. Presentati direttamente nel negozio OVS il giorno del casting (se minorenne accompagnato) e, se vuoi, anticipaci 2 foto recenti (figura intera e primo piano) all’indirizzo mail modelsearch.casting@hearst.it indicando il numero di telefono e specificando nell’oggetto la città di riferimento. È necessario dichiarare nel testo della mail l’autorizzazione all’uso dei dati forniti alla redazione ai sensi del D.lgs.196/2003. Tutte le fotografie pervenute delle candidate saranno eliminate dagli archivi della redazione non appena la fase di selezione sarà conclusa. Alla fine di ogni casting potrai scaricare la tua foto dalla gallery presente su ovs.it/castingmarieclaire




L’arte e la creatività di Gianfranco Ferré nel racconto dei suoi disegni

 di Valentina Taranto

Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nei disegni” mostra organizzata dalla Fondazione Gianfranco Ferrè è ospitata sino al prossimo 18 giugno dal Centro Culturale Santa Maria della Pietà a  Cremona,  include anche alcuni abiti, che sono autentica trasposizione del progetto e della poesia, espressi nei disegni, nella realtà: volumi e forme, materiali, lavorazioni, pizzi e ricami. Oltre cento bozzetti autografi dello stilista, esposti in gruppi sulla base di affinità tematiche o cromatiche, per comunanza di tratti o di accorgimenti grafici.

Una mostra di abiti e disegni bellissimi che parlano di musica di alto livello che parla il linguaggio della cultura e della bellezza,nell’anno delle Celebrazioni Monteverdiane,  in una   Santa Maria della Pietà ormai diventata in questi ultimi anni spazio di riferimento per fumetto, grafica, incisione e disegno.

La mostra dei disegni di Ferrè vuole quindi ricostruire un percorso intellettuale, l’ evoluzione di un mondo interiore di ricerca, di lettura, di sintesi culturale e stilistica, affinchè resti una testimonianza e spunto di riflessione: il disegno come espressione di libertà e rigore, di creatività e progetto, ma nello stesso tempo uno strumento di lavoro come approccio concreto di esercizio quotidiano. Un habitus mentale.

Cremona, città d’ arte e patria della famiglia di Gianfranco Ferrè, è ancora una volta al centro del mondo nazionale e internazionale, sempre presente nella memoria dello stilista. La Fondazione Ferrè in collaborazione con l’ Amministrazione Comunale  attraverso il percorso espositivo di questi grandi capolavori che comprende disegni ed abiti raccontati come delle opere d’arte che manifestano vitalità e creatività, illustrano  il ritorno alle radici dello stilista, da sempre molto legato a questo angolo di Lombardia.

All’interno di  questo ritorno alle origini è presente la conferenza “Gianfranco Ferrè. Moda un racconto nella musicain calendario per il 18 maggio, un omaggio alla città di Cremona ed alle sue celebrazioni per i 450 anni della nascita di Claudio Monteverdi, padre del melodramma e della canzone, evento dedicato al ruolo delle colonne sonore delle sfilate per spiegare, attraverso l’aiuto di straordinari sound designer, come lo stilista riuscisse a far diventare la musica  parte integrante dell’emozione emanata dagli abiti in passerella.

L’ architetto Gianfranco Ferré era un innovatore con un incredibile “senso”della progettualità nei capi e con una visione sempre molto innovativa e contemporaneamente geniale, che si incontra con Monteverdi, in un mix di magia, eleganza, e creatività da sogno.

Mentre l’auto lo portava da Legnano dove era nato ed abitava, a Milano dove si è svolta la sua vita di lavoro, Gianfranco Ferré creava e disegnava con una tale naturalezza, che gli bastavano pochi schizzi, i suoi appunti, le note di future collezioni, per riuscire ad esaltare ed immaginare la sensualità di una gonna.

 Ferrè non guidava l’ auto e mentre il traffico che scorreva sul suo finestrino , rispettando quegli attimi di solitudine ispirata,  trovava “lo stimolo che mi spinge a disegnare”  come lui stesso raccontava “un’impressione, una suggestione che per qualche inspiegabile motivo rimane impressa nella mente più di altre e dà il via a un’idea, a un sogno. È l’emozione di un attimo che diventa segno su carta…una sfumatura di colore, il contatto tattile con un materiale, il fruscìo di una stoffa, le movenze di una persona che capita di osservare mentre cammina…”.

L’esposizione di oltre 100 schizzi è curata da Rita Airaghi, Direttore della Fondazione e cugina dell’ architetto Ferrè  con cui  ha lavorato al fianco fin dall’inizio della sua carriera stilistica, la cui padronanza degli archivi è magistrale.  “Perché il disegno” spiega Rita Airaghi, “È espressione di libertà e rigore, di creatività e progetto, ma nello stesso tempo esercizio quotidiano, approccio concreto. Soprattutto, metodo di lavoro”.

“Gianfranco Ferré  – spiega Rita Airaghi  trae il suo metodo dalla  sua formazione di architetto, che proprio nel disegno ha il suo fulcro, il suo momento fondante, il suo modo di dare una forma alle idee, concretezza a un’intuizione, di “fermare le impressioni e dar loro un abbozzo di consistenza“: il disegno quindi come  necessità e passione insieme, punto d’arrivo nella dimensione della realtà e insieme punto di partenza per un progetto ».

Dagli appunti di Gianfranco Ferrè :“il disegno per me è anche consapevolezza del corpo,con le sue naturali necessità di movimento, nella convinzione che al presente esso abbia necessità di forme d’abito sempre più immediate ed essenziali.In sintonia pressoché totale e quasi sorprendente con le linee e i tratti dei miei schizzi . Nel mio percorso formativo l ‘ esercizio al disegno è norma e pratica quotidiana. A questo devo la definizione di “architetto della moda“ che, confesso qualche volta mi va un po’ stretta, perché mi insegue dall’ inizio della mia carriera e soprattutto perché sottolinea maggiormente l’ aspetto logico-razionale del mio lavoro, adombrandone invece la componente di passione, di fascinazione e di incanto,indispensabile per completare la determinazione progettuale”.

“Spesso lo stimolo che mi spinge a disegnare è un impressione, una suggestione  – scriveva Ferrè nei suoi appunti – che per qualche inspiegabile ragione rimane impressa nella mente più di altre e dà il via a un’ idea,a un sogno.E l’ emozione di un attimo che diventa segno su carta una sfumatura di colore, il contatto tattile con un materiale,il fruscio di una stoffa,le movenze di una persona che capita di osservare mentre cammina”.




Selfie vip “pubblicita ingannevole” sui social, esposto all’ Antitrust

Stop ai personaggi dello spettacolo che fanno pubblicità ingannevole sui loro blog o sui social network attraverso la pubblicazione di foto e video. L’Unione Nazionale Consumatori ha presentato un esposto all’Autorità Antitrust, chiedendo di accertare “la legittimità di questa sorta di product placement camuffato sui social network“.

A finire nel mirino dell’associazione – spiega una nota – numerosissimi personaggi famosi, tra i quali Belen, Fedez, Anna Tatangelo, Melissa Satta, colpevoli di aver pubblicato, con evidenti finalità promozionali, foto e video su popolari piattaforme dei socialnetwork (Facebook, Instagram, Twitter), promuovendo di fatto marchi e prodotti commerciali noti, senza però dare indicazioni esplicite circa la natura pubblicitaria di questo endorsement e quindi omettendo ogni dicitura idonea a spiegare che si trattava di contenuti sponsorizzati.

Un’abitudine ormai molto diffusa in Italia tra i personaggi più amati dello sport, della moda e dello spettacolo. L’obiettivo dell’associazione di consumatori è quello di ottenere maggiore trasparenza e rispetto delle normative di Legge.




La moda internazionale ricorda a Milano la scomparsa di Franca Sozzani

I  nomi più importanti che hanno scritto la storia della moda italiana ed internazionale hanno reso omaggio a Franca Sozzani, scomparsa lo scorso 22 dicembre. Un mondo di affetti, di amici, di stima, rispetto e business. Di idee e di sfide, estetiche ed editoriali. Di tanti anni di lavoro passati insieme a parlare e “fare” la moda. A celebrare il rito di suffragio Monsignor Gianantonio Buorgonuovo, Arciprete del Duomo, con le voci della Cappella Musicale del Duomo di Milano diretta da Don Claudio Burgio. Nel silenzio rigoroso ed ancora oggi affranto, partecipato,  tutto il mondo della moda internazionale si è stretto intorno alla famiglia ed a sua sorella Carla Sozzani . Una messa classica, senza discorsi dei familiari all’americana, ma con i passi delle scritture letti dal figlio Francesco Carozzini,  e dalla nipote Sara Maino che hanno letto in chiesa le epistole e le lettere scelte dalla famiglia.

 

In prima fila il direttore di VOGUE USA Anna Wintour con la figlia Bee Shaffer che è fidanzata con Francesco Carozzini, il figlio di Franca Sozzani, e con loro il sindaco di Milano Giuseppe Sala e l’ex presidente del consiglio Matteo Renzi,   il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Ivan Scafarotto in rappresentanza del Governo, accompagnato dal consigliere Marco Nardella Romagnoli, il CEO di Condè Nast International  Jonathan Newhouse , il CEO del Gruppo LVMH  Bernard Arnault,  il presidente della Camera della Moda Italiana Carlo Capasa .

da destra Anna Wintour e la figlia, Carla Sozzani e Francesco Carrozzini figlio di Franca Sozzani

 

Nella cattedrale del Duomo di Milano, c’erano davvero quasi tutti gli stilisti, i giornalisti di settore, le modelle e i fotografi con i quali Franca Sozzani ha costruito e fatto crescere per anni e anni la grandezza  made in Italy. Da Giorgio Armani a  Donatella Versace arrivata con Naomi Campbell e suo fratello Santo Versace, la stilista Maria Grazia Chiuri  nuovo direttore creativo di Christian Dior arrivata da Parigi con Sidney Toledano, amministratore delegato e presidente della maison di moda francese, Silvia Venturini Fendi presidente di AltaRoma , Miuccia Prada ed il marito Patrizio Bertelli, Fulvia Visconti Ferragamo, i fratelli Diego e Andrea Della Valle di Tod’s , Ermanno Scervino, Valentino e Giancarlo Giammetti, Beppe Modenese, Mario Boselli presidente onorario della Camera Nazionale della Moda Italiana , lo stilista  Azzedine Alaia,  Alberta Ferretti, Anna Molinari, Agostino Poletto, Massimiliano Bizzi, Sarah Burton direttore creativo di Alexander McQueen, Stefano Pilati, Rosita e Angela Missoni, Victoria Beckham,  Paolo Zegna. Non sono mancate le top model, da  Naomi Campbell a  Carla Bruni, Kate Moss,  Eva Herzigova,  Mariacarla Boscono,  Nadège, i fotografi Giovanni Gastel e Bruce Weber ed il regista di sfilate Sergio Salerni, le attrici Valeria Golino e Isabella Ferrari,

 

 

La messa in suffragio della giornalista Franca Sozzani

La cerimonia di suffragio per Franca Sozzani

La cerimonia di suffragio per Franca Sozzani

Il Duomo di Milano

Il Duomo di Milano

Anna Wintour, Carla Sozzani e Francesco Carrozzini, il figlio di Franca Sozzani

Anna Wintour, Carla Sozzani e Francesco Carrozzini, il figlio di Franca Sozzani

Victoria Beckham

Victoria Beckham

Giorgio Armani

Giorgio Armani

Naomi Campbell e Valentino Garavani

Naomi Campbell e Valentino Garavani

Anna Wintour

Anna Wintour

Carla Bruni

Carla Bruni

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Miuccia Prada e Patrizio Bertelli

Miuccia Prada e Patrizio Bertelli

Lapo Elkann e Francesco Carrozzini

Lapo Elkann e Francesco Carrozzini

Matteo Renzi e Giuseppe Sala

Matteo Renzi e Giuseppe Sala

Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto

Diego Della Valle

Diego Della Valle

Valeria Golino ed Isabella Ferrari

Valeria Golino ed Isabella Ferrari

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Lapo Elkann

Lapo Elkann

Matteo Marzotto

Matteo Marzotto

Naomi Campbell

Naomi Campbell

Santo Versace

Santo Versace

Stefano Boeri

Stefano Boeri

Donatella Versace, Valentino e Naomi Campbell

Donatella Versace, Valentino e Naomi Campbell

Paolo Veronesi, figlio di Umberto Veronesi

Paolo Veronesi, figlio di Umberto Veronesi

Donatella Versace e Matteo Renzi

Donatella Versace e Matteo Renzi

Eva Herzigova

Eva Herzigova

Il principe Haakon Magnus di Norvegia e la moglie Mette-Marit

Il principe Haakon Magnus di Norvegia e la moglie Mette-Marit

Bianca Brandolini D’Adda

Bianca Brandolini D’Adda

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Pitti Immagine conferisce a Ciro Paone (Kiton) il “Premio alla Carriera”


Pitti Immagine Uomo
ha dedicato un tributo speciale a un protagonista d’eccezione della storia della moda italiana: Ciro Paone, fondatore di Kiton. “Due o tre cose che so di Ciro” è il titolo dell’evento e del progetto espositivo curato dal giornalista Angelo Flaccavento,  allestita a palazzo Gerini a Firenze in occasione di Pitti Uomo 91. È un percorso multi sensoriale, attraverso sei stanze dedicate ad altrettanti temi, divenuti pietre miliari nella vita di Paone.

I caratteri che definiscono la forte personalità dell’uomo e imprenditore sono insieme palpabili e inafferrabili e li si avverte in tutto e per tutto , dalla perfezione dei dettagli sartoriali all’accuratezza del mondo Kiton anche fuori dalla sartoria. Il ritratto, allora, è fatto di sensazioni ed emozioni. Si vuol ritrarre la testa e il cuore dietro il prodotto eccellente, non il prodotto stesso. Tra tradizione e contemporaneità, sacro e profano, per sottolineare quanto Paone sia stato ed è maestro di eccellenza, nella più semplice quotidianità

Famiglia, Più Uno, Napoli, Sartoria, Indossaggio, Qualità, questi i nomi di ogni ambiente, che accoglie il visitatore in un iter volto a raccontare Paone attraverso installazioni, citazioni, suggestioni e ironici giochi di opposti, tra tradizione e contemporaneità, sacro e profano, per sottolineare come l’imprenditore sia un maestro d’eccellenza. La mostra è un percorso tra i valori e le motivazioni senza tempo che muovono il marchio, guardando ai caratteri che definiscono la forte personalità di Ciro Paone, uomo e imprenditore. E’ in sostanza un viaggio dentro il gusto e la personalità di un uomo, usando l’abito sartoriale come cornice.

Un’immersione nel gusto e nella passione per il bello che hanno sempre caratterizzato la vita e la carriera di Ciro Paone. “Per noi di Pitti Immagine, Ciro Paone è sempre stato un riferimento di simpatia, eleganza, visione e coraggio e il suo lavoro un esempio di ricerca e al tempo stesso di salvaguardia della tradizione”, ha dichiarato Raffaello Napoleone, Amministratore Delegato di Pitti Immagine. “Questo evento vuole essere un ringraziamento dovuto a lui e alle persone che con lui condividono questa storia aziendale, per quanto hanno fatto e faranno in futuro.

Tra un anno festeggerà il cinquantesimo anniversario di Kiton uno dei simboli più evocativi dell’anima profonda di Napoli, la sua città – ma siamo sicuri che per Ciro Paone quell’appuntamento non sarà un traguardo, per quanto prestigioso”, si legge in una nota di Pitti Immagine. “Sarà piuttosto un appunto sul calendario senza tempo del suo lavoro di tutti i giorni, un motivo per andare in azienda con la voglia di fare qualcosa di più e di meglio, di trasmettere la sua inesauribile vitalità alla famiglia, ai collaboratori più stretti, alle mani che tagliano, cuciono e confezionano nel grande spazio laboratorio di Arzano”. “Nella vita e nella professione di Ciro Paone un piccolo e speriamo utile posto lo ha avuto anche Pitti Uomo – continua la nota di Pitti Immagine e l’appuntamento a Firenze è uno di quelli che lui mai ha voluto mancare. Per questo, ma soprattutto per ciò che ha dato e continua a dare alla moda italiana, Pitti Immagine conferisce a Ciro Paone il Premio alla Carriera”.

A Ciro Paone, alla sua famiglia ed a tutto il management ed i dipendenti della Kiton emblema dell’eleganza dell’imprenditorialità del Mezzogiorno e del made in Italy rappresentando ai più alti livelli in tutto il mondo, gli auguri ed i complimenti dalla Direzione, Redazione e collaboratori del Corriere del Giorno.




È morta Franca Sozzani, la vera “signora” della moda italiana.

di Antonello de Gennaro

Franca Sozzani la direttrice dell’edizione italiana diVogue era senza alcun dubbio la persona più importante nella moda italiana ed una delle persone più influenti nel settore al mondo, è morta ieri a Milano all’eta di 66 anni splendidamente portati.Avrebbe compiuto 67 anni il 20 prossimo  gennaio.

La Sozzani era malata da tempo di cancro. Direttore di Vogue Italia dal 1988, aveva reso il suo magazine uno dei più influenti al mondo subito dopo l’ edizione americana diretta dalla sua amica Anna Wintour. Ma Franca Sozzani rappresentava tutto per la casa editrice  Condè Nast Italia, e non a caso era diventata responsabile di tutte le riviste che ruotano attorno a Vogue, finendo per influenzare con grande polso ma signorilità e raffinatezza il mondo della moda, valorizzando e facendo diventare delle vere e proprie stars internazionali non pochi importanti stilisti e creatori italiani, a partire da Gianni Versace a Giorgio Armani, di cui era stata anche molto amica, e lanciato topmodelle e nuovi stilisti emergenti.

Franca Sozzani “era” Vogue Italia e cioè la moda italiana da 28 anni, esattamente come Anna Wintour è Vogue America, anche se vedendole sedute vicine, l’ultima volta in occasione del pranzo di inaugurazione delle sfilate milanesi alla presenza del premier Matteo Renzi, capivi immediatamente quanto fossero diverse. Entrambe uniche.  Gli occhi azzurrissimi di Franca Sozzani emanavano sempre solarità, e contrastavano con il caschetto scolpito della Wintour il cui sguardo si nasconde da sempre dietro i suoi occhiali neri. Lavorava nella moda ma ne aveva un’opinione così alta dicendo che “la moda non è soltanto cultura, ma sopratutto un business” e sosteneva che tanta visibilità dovesse essere messa al servizio di qualcosa di importante. Come la lotta all’Aids, che lei ha sempre sostenuto affiancando l’Anlaids nella raccolta fondi della manifestazione “Convivio” organizzata dopo la tragica morte dell’ideatore Gianni Versace. Ma anche la lotta al cancro, per cui aveva accettato dal 2013 la carica di presidente della Fondazione Ieo, la Fondazione Istituto Europeo di Oncologia e Centro Cardiologico Monzino che ha reso noto la notizia della scomparsa della giornalista. Quel male maledetto contro cui ha lottato in silenzio, con grande dignità e che alla fine l’ha portata via in silenzio. In punta di piedi. Pochissimi infatti erano a conoscenza del suo male, in molti mormoravano con un rigoroso silenzio di rispetto umano. Che la Sozzani non stesse bene, che avesse qualcosa di serio era evidente da tempo.

Lo stile?Oggi non ce n’e’ uno. Secondo me le persone dovrebbero comprare piu’ specchi che abiti per vedersi prima di uscire: per inseguire la moda c’e’ gente disposta a tutto ma io penso che bisogna corrispondere con gli abiti alla propria personalita’, questo e’ lo stile. Se devo diventare la testimonial di firme, una specie di prototipo di qualcun altro, allora che mi paghino”. Questa sua frase ricordata dall’ ANSA, parla molto della personalità di Franca Sozzani.

Prima di scrivere questo ricordo, ho riflettuto a lungo, incredulo, smarrito, confuso, scioccato. Ho fatto dei flash-back nel mio passato milanese, circa 10 anni, in cui mi sono occupato di moda e non c’era occasione in cui non ricordassi il suo sorriso, i suoi occhi azzurri che sprizzavano un energia contagiosa.

Ho conosciuto Franca Sozzani nel 1998. Me la presentò fissandomi un appuntamento con lei, nel suo ufficio di piazza Castello, una comune amica e collega barese Anna Dello Russo che era diventata la sua “pupilla” a cui mi ero rivolto per conoscerla. Volevo parlarle, presentarle un mio progetto editoriale nel settore.

Quando mi trovai al suo cospetto, dopo qualche attimo di normale emozione e tensione, lei mi venne incontro dandomi la mano e dicendomi semplicemente “Ciao, sono Franca Sozzani

Mentre le parlavo di quello che stavo per realizzare e cioè il Fashion Book Italia, la prima ed unica directory della moda italiana, il suo telefono squillava ininterrottamente. La cercavano tutti i grandi del “made in Italy”: Gianfranco Ferrè, Valentino, Giorgio Armani, Gianni Versace e lei scusandosi ogni volta con me con il suo sorriso per quel benedetto telefono che squillava in continuazione, rispondeva affettuosamente a tutti, a partire dalla sua segretaria, con una semplicità disarmante. Fu grazie al suo consenso, al sostegno pubblicitario che dispose immediatamente agli uffici pubblicitari della Condè Nast che il mio progetto decollò. Quando parlavo con gli altri direttori delle più importanti riviste italiane di moda edite dal Gruppo Mondadori, del Gruppo Rizzoli, tutte mi facevano la stessa domanda: “C’è Vogue Italia ? Cè la Sozzani“. Al mio “Si” si accodarono ed aderirono tutti alla mia iniziativa.

Qualche anno dopo  in occasione della presentazione a Roma del suo progetto “Who is on the next” un vero e proprio contest con  scouting di giovani stilisti emergenti, ideato realizzato dalla Sozzani  con Altaroma, ebbi con lei un forte attrito e scontro dialettico, a causa di opinioni diverse sulla deontologia giornalistica, quasi sempre calpestata nei giornali di moda. Incredibilmente la gente mi fermava e diceva “ma come ti sei messo contro la Sozzani ? ” quasi come se fossi un pazzo o un marziano.

Ma lei, Franca, era troppo intelligente, e quando sei mesi dopo, rendendomi conto di aver sbagliato ed esagerato,  mi avvicinai al termine di una sfilata per chiederle pubblicamente scusa, lei mi guardò con i suoi occhi dolci e maliziosi. e mi disse “ma perchè mi chiedi scusa, è forse  successo qualcosa…? “. E ritornammo amici.

Franca Sozzani, ad un certo punto nella sua vita, si innamorò del giornalista-scrittore Alain Elkan imparentato con l’ avvocato Agnelli, ed iniziò a frequentare Roma durante i fine settimana. Un pomeriggio  in primavera la incontrai a piazza San Lorenzo in Lucina, una delle piazze adiacenti al Parlamento. era con il suo fidanzato e con un collega , Roberto Arditti che era diventato proprio in quei giorni direttore del quotidiano romano IL TEMPO. La Sozzani appena mi vide, si alzò, anticipandomi e mi venne a salutare dicendomi “ciao, come stai ? ora ho capito perchè te ne sei venuto a vivere a Roma !“. E li capii la sua educazione, la grandezza della sua ironia, e sopratutto la sua signorilità, la sua semplicità.

“Franca: Chaos and Creation” era il film-testamento che suo figlio Francesco Carrozzini, superstar della fotografia di moda, per cui stravedeva, le aveva dedicato e presentato con successo alla 73ma Mostra Cinematografica Venezia, rivelando molti gli aspetti meno noti di sua madre. La Sozzani già alla Mostra del cinema  era debilitata e sofferente ma aveva fatto giurare a tutte le persone coinvolte per il documentario di non far uscire alcuna notizia del suo malessere in alcun modo. Non voleva danneggiare e far soffrire il figlio

 

 

Non si definiva una donna di potere, anche se in realtà lo era  era: ”Sono una donna che lavora e lavora parecchio e si e’ battuta per cose che ha voluto, anche rischiando, per tre volte mi stavano licenziando, ma se fai un lavoro in cui credi e hai la fortuna che ti riconoscono le cose che hai fatto si forse a quel punto hai potere, che vuol dire che hai vinto tu nell’esporre le tue idee”.

Questo il video del 5 dicembre scorso a Londra durante la premiazione durante i Fashion Awards a Londra dello Swarovski for Positive Change.

 

 

La moda, l’ Italia, con la scomparsa di Franca Sozzani perde una delle sue “icone” più prestigiose. L’informazione perde il vero “leader” nel settore. Ed io non incontrerò più i suoi occhi azzurri ed il suo sorriso dolce-amaro. Le devo molto e non la dimenticherò mai.

Grazie di quello che hai fatto per me, e di avermi insegnato tante cose. Avevi ragione tu. La moda, come l’informazione, non è solo cultura. E’ anche business.

Ciao Franca ti ho voluto bene, a modo mio.

 




Gianfranco Ferré e Michel Comte grandi interpreti tra moda e arte

di Valentina Taranto

La genialità sartoriale di Gianfranco Ferré e l’arte fotografica di Michel Comte per due mostre che si inseriscono nell’ambito delle molteplici iniziative per il bicentenario dell’arrivo di Maria Luigia d’Asburgo-Lorena a Parma, già Imperatrice dei Francesi e Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla.

Ferré e Comte DETTAGLI. Grandi interpreti tra moda e arte”, progetto ideato da Alberto Nodolini e prodotto da Ankamoki, si snoderà nelle sale del primo e secondo piano di Palazzo del Governatore di Parma dal 30 settembre 2016 al 15 gennaio 2017. Al primo piano si svolgerà la mostra “Gianfranco Ferré e Maria Luigia: inattese assonanze”, a cura di Gloria Bianchino e Alberto Nodolini in collaborazione con la Fondazione Gianfranco Ferré, mentre il secondo verrà completamente dedicato alle installazioni di Michel Comte per la mostra “Neoclassic” curata da Jens Remes in collaborazione con Alberto Nodolini e Anna Tavani. La Mostra verrà aperta al pubblico venerdì 30 settembre al Palazzo del Governatore di Parma.

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Fortemente voluta e sostenuta dall’assessorato alla Cultura del Comune di Parma, la doppia mostra Ferré/Comte è anche il chiaro desiderio di offrire, all’interno delle iniziative rivolte a valorizzare il territorio in occasione del 200° anniversario dell’arrivo della Duchessa, un evento che guarda alla contemporaneità all’interno di uno dei palazzi più prestigiosi e antichi della città. Lo conferma Laura Maria Ferraris, Assessore alla Cultura di Parma: “Come Comune di Parma abbiamo voluto lanciare la sfida di uno sguardo che si proietta oltre il tempo che sembra essergli dato. Il progetto di Gloria Bianchino ed Alberto Nodolini restituisce infatti la possibilità inesauribile che nasce dal coraggio di non fermarsi alla superficialità delle cose, ai primi tre risultati su Google, al titolo senza leggere l’articolo. In questo modo forse il più innovatore tra i grandi stilisti della moda italiana e la forte e fragile duchessa “vissuta in un’epoca più grande di lei” possono incontrarsi, restando di fronte. Ai curatori la mia più sincera stima e gratitudine, anche per la capacità di rappresentare quella Parma dall’intelligenza non scontata e dal cuore generoso”.

Gianfranco Ferré e Maria Luigia: inattese assonanze, realizzata grazie al fondamentale contributo della Fondazione Gianfranco Ferré, propone un’ampia selezione di capi delle collezioni Alta Moda e Prêt-à-Porter, frutto di un lavoro di ricerca finalizzato all’individuazione di “inattese assonanze” tra alcune declinazioni dello stile di Ferré e le passioni, il gusto e i tempi della “Buona Duchessa”.

Una mostra giocata tutta sui dettagli della storia del costume reinterpretati in moda dal genio di Ferré. E’ questo che evidenziano i 60 splendidi capi che saranno esposti in mostra, accompagnati dai bozzetti preparatori. La mostra intende creare un percorso emozionale e filologico al contempo. Articolata in ambienti tra loro ben distinti, si dipana una vicenda, non solo e non tanto connotata in termini storico-temporali, quanto concepita ponendo l’accento sui gusti, le passioni, le fascinazioni dell’epoca e dunque della protagonista Maria Luigia.

Da sempre affascinato dalle grandi donne della storia, Gianfranco Ferré nelle sue collezioni vive come costante il richiamo alle mode del passato. In un gioco di assonanze estetiche, gli abiti esposti mostrano chiaramente come Ferré dialoghi con la cultura neoclassica cogliendo l’essenza del vestire, da Giuseppina di Beauharnais, prima moglie di Napoleone, alla “Buona Duchessa” Maria Luigia, consorte in seconde nozze di Napoleone. Nel suo guardare al passato Ferré non lavora sull’insieme, ma sui particolari che, destoricizzati, vengono esaltati e resi contemporanei.

Scrive Alberto Nodolini nel suo testo in catalogo: “Abbiamo proposto un racconto che tiene conto di diversi elementi: dunque ecco in mostra un nucleo di immagini che propone una riflessione sul Direttorio: ecco uno spazio dedicato alle Camicie attraverso le quali Ferré crea volumi importanti e geniali spostamenti e altrettanto geniali tagli; e poi ancora maniche rimborsate, polsi alti, abbottonature militari ridisegnate. E ancora poi le Crinoline esposte in evidenza come strutture portanti del cono delle gonne e ancora le trasparenze, e le brache all’orientale che sono, se si riflette, citazioni ancora una volta della cultura napoleonica, quella moda orientale che l’Imperatore importa in Francia”.

Per Rita Airaghi, Direttore della Fondazione Gianfranco Ferré: “I perché della presenza delle creazioni di Gianfranco Ferré nel contesto della mostra rimandano ai criteri con cui affrontiamo il suo lascito creativo, per noi costante oggetto di ricerca e di studio. Il confronto sistematico con un patrimonio sfaccettato ed eterogeneo ci permette di affrontarlo secondo una logica flessibile, grazie alla quale da ciò che Ferré ha creato non è impossibile ricavare e proporre impressioni sempre nuove, capaci di sorprendere e spesso di stupire. Inattese, dunque, come le assonanze con il gusto e le passioni di Maria Luigia e del suo tempo”.

CdG Michel Comte

nella foto Michele Comte

Nella mostra Michel Comte “Neoclassic”, situata al secondo piano di Palazzo del Governatore, curata da Jens Remes in collaborazione con Alberto Nodolini e Anna Tavani, le emozioni di un antico passato sono reinterpretate con rigorosa poesia da uno fra i più prestigiosi fotografi contemporanei. Per Michel Comte il Neoclassicismo da sempre prima ispira e poi porta alla distruzione. Ma ancora oggi il fascino dell’arte neoclassica rimane immutato nella storia, nella moda e nel design. Comte racconta il suo modo di interpretare la parabola neoclassica attraverso un percorso di sculture, installazioni di luce e immagini fotografiche.

La mostra di Parma è la mia analisi personale dello stile e del tempo neoclassico”: Comte pone una riflessione ideologica attraverso l’espressione artistica consapevole che sì, possono andare in frantumi i simboli e gli uomini, non la bellezza artistica, che rimane al di là di ogni ideologia. Ferré e Comte/Dettagli. Grandi interpreti tra moda e arte, è un progetto promosso dal Comune di Parma in collaborazione con la Fondazione Gianfranco Ferré, realizzato con il sostegno dell’ Istituto per i beni artistici culturali e naturali/ Regione Emilia Romagna, Accademia Nazionale di Belle Arti di Parma, con il contributo di Fiere di Parma, Cosmoproject, e prodotto da Ankamoki.

 




Le immagini del Festival del cinema di Venezia

Quando l’Hollywood Reporter scrive “Venezia conta più degli Oscar (scusa Toronto)” ci sarà un perché. E tutto ciò non è solo per la presenza nutrita di film americani, che comunque assicurano divi e attenzione mediatica. Infatti sono presenti autori per cinefili come l’astro filippino Lav Diaz e il menù della sezione Il Cinema nel Giardino che va da Gabriele Muccino al campione d’incassi animato Pets, da James Franco a Kim Ki-duk. Per gli amanti del genere, la coppia horror Argento-Refn per l’omaggio a Romero e il western de I Magnifici 7 con Denzel Washington. E poi musical e musica, da Jovanotti e Nick Cave. Ecco dieci motivi sulla Mostra aperta senza cene né feste (cancellate le tradizionali cena di gala e il ricevimento sulla spiaggia) , con delle evidenti visibili misure di sicurezza aumentate come i blocchi di cemento anti camion, ed i varchi di controllo.Tutto e all’insegna della giusta sobrietà in un momento doloroso per il nostro Paese.

 

 

Massiccia presenza di stars. Una presenza mai vista negli ultimi anni sul red carpet di Venezia: Emma Stone balla da sola, nel senso che il co-protagonista del musical d’apertura La La Land – Ryan Gosling – è sul set di Blade Runner. Ma ci sono Cate Blanchett, Denzel Washington e Chris Pratt, Michael Fassbender e Alicia Vikander, Jake Gyllenhaal. E poi gli italiani Monica Bellucci, Margherita Buy, Elio Germano, Kim Rossi Stuart. In doppia versione  Amy Adams e Natalie Portman, che  hanno forti chance al momento sulla carta,  di aggiudicarsi la Coppa Volpi. La prima ha due film in concorso, Arrival e Nocturnal Animals, la seconda ha in gara Jackie e fuori gara Planetarium, in cui affianca Lily-Rose Deep, figlia dell’attore Johnny Deep. In versione doppia in quanto gemelle le protagoniste di Indivisibili di Edoardo De Angelis.

Le feste. Inaugurazione giustamente sobria, ma le feste non mancano. Ecco le prime. Si parte con quella dedicata alla coppia Fassbender-Vikander per il cui film The Light Between the Oceans è stato organizzata una cena organizzata dal magazine Vanity Fair nella storica residenza nobiliare di Palazzo Pisani Moretta sul Canal Grande. La Maison Valentino ha organizzato a Palazzo Barbaro un evento in onore di Franca Sozzani, direttore editoriale di Condè Nast Italia, protagonista alla mostra di un documentario. Totale riservatezza per la cena di The Young Pope, con Paolo Sorrentino e Jude Law.




E’ morta Marta Marzotto, indimenticabile regina dei salotti italiani

CdG addio marta marzottodi Valentina Taranto

La regina dei salotti italiani Marta Marzotto,85 anni , ricoverata già da qualche giorno alla clinica La Madonnina di Milano è  morta. A dare notizia della scomparsa è stata sua nipote, la giornalista Beatrice Borromeo, che ha dato la notizia su Twitter, condividendo una foto della nonna accompagnata dall’ultimo saluto “Ciao nonita mia“. Marta Marzotto non godeva più di ottima salute già da qualche tempo, motivo per cui si era defilata dai riflettori per vivere la malattia in modo discreto, circondata solo dall’affetto di amici e parenti.

Poco dopo, il comunicato ufficiale della famiglia: “Se n’è andata stamattina nel sonno dopo una breve malattia. Era serena e circondata dai figli e dai nipoti che negli ultimi mesi sono stati sempre con lei, testimoni dell’allegria, ironia e generosità che l’hanno accompagnata fino all’ultimo momento”.

Marta Marzotto era nata il 24 febbraio del 1931 da un casellante delle ferrovie e una mondina, ed ha vissuto la sua infanzia a Mortara, in Lomellina provincia di Pavia, dove ha iniziato a lavorare da giovanissima prima seguendo le orme della mamma, facendo la mondina, poi come apprendista sarta. Fin dai primi anni dell’adolescenza mostrava una passione innata per la moda, tanto che nei primi anni dei ’50 inizia a fare la modella presso la sartoria delle sorelle Aguzzi a Milano. E’ proprio nel mondo della moda che incontrato e conosciuto il Conte Umberto Marzotto, vicentino di Valdagno, comproprietario dell’omonima industria tessile, l’uomo che le cambiò la vita.

nella foto i flgli di Marta Marzotto in una vecchia foto di famiglia

nella foto i figli di Marta Marzotto in una vecchia foto di famiglia

Dopo due anni di fidanzamento Marta si sposò nel dicembre del 1954 con  il Conte Marzotto , dal matrimonio nascono cinque figli: Paola, madre di Beatrice e Carlo BorromeoAnnalisa, tragicamente affetta e d uccisa dalla fibrosi cistica alla fine degli anni ’80, Vittorio Emanuele, Maria Diamante e Matteo. L’amore tra Marta e il Conte Umberto come tanti altri finì, e i due decisero di separarsi, ma nonostante l’addio dal marito Marta decise di mantenere il cognome da sposata anche dopo il divorzio.

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nella Marta Marzotto e Renato Guttuso

Marta,  musa di Renato Guttuso
Negli anni successivi alla rottura del suo matrimonio,  Marta incontra alle fine degli anni ’60,  conobbe  nel salotto dei Marchi a Milano, innamorandosi e diventando la sua  musa, il pittore ed artista Renato Guttuso,  che l’ha rappresentata in molte delle sue opere. Dopo vent’anni di frequentazione, però, il rapporto tra i due fini con una fine improvvisa.

Stilista, disegnatrice e donna libera
Durante la sua vita Marta Marzotto oltre a lanciare nel “fashion system” stilisti emergenti semi-sconosciuti come ad esempio Roberto Cavalli, si è affermata come stilista e disegnatrice di gioielli, animando i più ambiti salotti italiani fino agli ultimi anni della sua esistenza. Marta si è sempre autodefinita una donna libera e lo ha dimostrato con ogni scelta che ha fatto: è stata mondina, modella, stilista, scrittrice, musa ispiratrice ma anche mamma e moglie, dividendosi tra arte, moda, vita mondana, amori e famiglia. E’ stata una donna così iconica e apprezzata che sono moltissimi i fan che hanno voluto darle un ultimo addio sui social. Marta Marzotto verrà ricordata per la sua esuberanza, per la vita “da fiaba” e per i caftani lunghi e colorati che l’hanno resa una vera e propria icona di stile.

Alla famiglia Marzotto, alla collega Beatrice Borromeo ed all’ amico Matteo Marzotto le più sentite condoglianze dalla direzione del Corriere del Giorno

 




Il fotografo che ama Zanzibar premiato dal National Geographic Italia e da Vogue

Anche la fotografia può diventare un’arte. E l’arte nasce da una passione coltivata o ereditata. Lo sa bene Fedele Forino, che, nato a Mottola nel1981, dell’obiettivo ne ha fatto la sua ragione di vita. Così, quel marchingegno, che si chiama macchina fotografica, è diventato lo strumento del suo lavoro quotidiano, ma, soprattutto, lo strumento con il quale immortalare il meglio delle proprie avventure, in Italia come all’estero, in scatti, che sembrano fermare il tempo e, a volte, il cuore.

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nella foto, Fedele Forino

Le sue mete preferite? L’Africa e Zanzibar. E sono stati proprio questi “paradisi naturali” a diventare il soggetto delle sue foto migliori ovvero delle foto riconosciute tali a livello “Zanzibar. La voglia di giocare“, infatti, è stata giudicata la miglior foto, tra quelle pervenute nel settembre del 2013, al National Geographic Italia, la rivista online per esplorare il mondo e prendersi cura della terra (www.nationalgeographic.it). Semplice, spontanea, eppure suggestiva. Nessun artifizio, nessun trucco. In questa foto di Forino, c’è solo un bambino di colore, che corre in acqua, circondato dalla naturalezza dei colori di un mare cristallino. Una foto “paradisiaca”, scattata durante una delle sue avventure a Zanzibar, il 6 maggio del 2013. In altri termini, “meravigliosa”, così come giudicata anche da molti lettori.

La stessa foto, poi, è stata anche pubblicata tra le migliori raccolte e selezionate dal magazine Vogue, nella sezione “PhotoVogue“, insieme ad altri scatti realizzati da Forino quasi tutti nel maggio del 2013: Stone Town, Alfabetizzazione, Istanbul Navigazione, Venezia Gondole, Venezia Artista di Strada, Egitto, Londra, Africa e, poi, l’immancabile Isola di Zanzibar, colta in altri scorci di rara bellezza naturale.

Ma non è tutto; c’è un’altra foto di Forino, che è stata giudicata la migliore, tra quelle pervenute ad ottobre del 2012, sempre al National Geographic Italia. Si tratta di “Un’avventura fantastica“. Soggetto dello scatto, le scimmie colobo rosse, specie endemica di Zanzibar. Una foto “bellissima, che lascia un senso di rinascimento nell’anima”, così come commentato dal lettore Kılavuz Deniz.

Del resto, così come ci spiega lo stesso fotografo Fedele Forino, “la fotografia è una trasmissione di emozioni, attraverso lo scatto su un momento, un paesaggio, persone o semplici oggetti, che l’occhio del fotografo coglie in un’ottica diversa da quello che è il contesto naturale dell’oggetto immortalato” . Chi è, dunque, il fotografo per Forino? “Colui che riesce a reinventare, in un ottica artistica, cose, oggetti e persone comuni, rendendoli unici“. Una passione per l’obiettivo, la sua, nata sin da quando, per la prima volta, suo padre gli passò la propria macchina fotografica. “Come ogni passione – ci spiega – comporta dei sacrifici e delle rinunce. Ma le privazioni servono anche ad accrescere l’esperienza. Oggi, il mio appagamento nasce dal riscontro positivo, dal consenso dei miei clienti e dalle agenzie fotografiche, che mi ripaga della costanza, della pazienza e dello spirito di avventura, che mi hanno sempre caratterizzato, stimolandomi a fare meglio e sempre di più“.




Scandalo nelle selezioni di Miss Italia in Calabria: foto hard in cambio del successo

Molte, forse troppe ragazze sognano di entrare nel mondo dello spettacolo. Il successo, la fama e la gloria che la televisione, la moda ed il cinema agevolano, sono un richiamo molto pericoloso per tantissime ragazzine che si lanciano nei più svariati concorsi di bellezza e sfilate di moda in lungo e largo di tutta la penisola, nella speranza di poter un giorno entrare in contatto da qualche manager influente. Purtroppo la stragrande maggioranza non lo sono.

Sempre più spesso viene detto alle aspiranti miss, veline, letterine o troniste o quant’altro offre il grande calderone dello showbusiness che la via per il successo passa inevitabilmente dal sesso: foto hard, prestazioni sessuali o video bollenti con imprenditori compiacenti che operano nel settore vengono “spacciati” come merce di scambio e passaggi obbligatori per raggiungere la popolarità ambita. Queste non sono l’allerta delle mamme allarmate o di moralisti benpensanti, ma purtroppo si tratta molto spesso della verità. Dalle pagine del quotidiano calabrese Il Garantista parte lo scandalo che coinvolge lo storico concorso di Miss Italia le cui selezioni si svolgono ogni anno a livello regionale.

In Calabria, leggendo l’inchiesta svolta dal giornale diretto Sansonetti, il comitato regionale del celebre concorso per aspiranti miss ‘incoraggiava’ le fanciulle a spogliarsi per foto bollenti o addirittura a fidanzarsi con il patron di turno in cambio del superamento delle selezioni del concorso. I contatti del mittente, sempre secondo il Garantista, avvenivano su un numero di cellulare utilizzato formalmente ed “ufficialmente” dall’organizzazione di Miss Italia in Calabria.

Quello che aveva sempre contraddistinto il concorso di Miss Italia erano state stata invece la purezza e integrità delle partecipanti. Si ricorderà che solo nel 1994 il concorso venne aperto alle donne sposate e alle mamme, anche in seguito allo strascico di polemiche successive alla vittoria della forlivese Mirca Viola (1987), poi squalificata perché sposata. Anche letà di partecipazione al concorso è stata via via aumentata: se infatti durante gli anni ’70 e ’80 si ebbero diverse miss minorenni (Anna Kanakis e Susanna Huckstep, le più giovani, vinsero il titolo a soli 15 anni), a partire dagli anni ’90 la presenza di ragazze adolescenti produsse diverse proteste da parte di movimenti e esponenti politici, tra cui una forte presa di posizione di alcuni esponenti della Lega Nord nel settembre 1994 che dopo la messa in onda della finale del concorso, proposero un disegno di legge per vietare alle minorenni la partecipazione ai concorsi di bellezza, causando una decisa replica di Mirigliani in difesa della manifestazione. Dall’edizione 2002 il regolamento venne comunque modificato, permettendo l’accesso al concorso solo alle ragazze che sarebbero state maggiorenni per la data della finale.

Ma se il marcio parte dall’interno del comitato di Miss Italia bisogna chiedersi se non bisogna stilare anche un codice di comportamento per aspiranti selezionatori, che dimostrino di possedere integrità e correttezza, e che non abusino del loro ruolo per favori sessuali con ragazzine che potrebbero essere le loro figlie o nipoti. Ma invece molto spesso si pensa soltanto agli aspetti commerciali, cioè a quanti sponsors trovano, a quante serate “piazzano” ed organizzano, a quanti contributi da enti pubblici locali riescono a reperire. Ed ecco spiegato il perchè la RAI dalla scorsa edizione 2013 non trasmette più il concorso. Una ragione c’è sempre a tutto.

Secondo quanto si legge in una notizia riportata anche dal sito del quotidiano online MNews.it, due ragazze di Paola, in provincia di Cosenza, e di Reggio Calabria avrebbero accusato il “patron” delle selezioni regionali Dante Zardi, che, pur dichiarandosi innocente, si è autosospeso.. Il tutto a poche ore dall’elezione di Miss Calabria: una proclamazione che avverrà, con ogni probabilità, in un clima di tensione che non sarà facile da stemperare.




Moda. L’e-commerce vola anche tra i big

 

La crisi ha fatto calare molto le vendite in negozio, ma sembra che gli acquisti online siano aumentati. E i siti più famosi si adeguano al trend

 

CdG Amazon fashion

Nonostante lo shopping in tempi di crisi rallenti. E così della nuova, invitante torta degli acquisti online, tutti vogliono gustare almeno una fetta. Da ultimo anche Amazon ha annunciato l’opening del suo nuovo negozio Abbigliamento. Oltre 170 brand tra cui Diesel, 7 For all Mankind, Ben Sherman, Levi’s, Esprit, Desigual, Tom Tailor e G-Star e oltre 450 mila capi disponibili.

E questo è solo l’inizio“, dice Sergio Bucher, vice presidente di Amazon Fashion Eu. “Il nostro impegno è rivolto a rendere Amazon il miglior negozio online per l’acquisto di capi moda, e continueremo ad ampliare l’offerta a beneficio di tutti i clienti attenti al fashion“. 

Nell’ambizione del big dello shopping – soprattutto di libri online – i clienti potranno trovare facilmente i capi di tendenza della stagione, i pantaloni e i vestiti più alla moda, contemporaneamente potranno navigare nell’ampia selezione di gioielli e borse per completare l’immagine. “La ricerca per marchio, prezzo, colore e stile, darà inoltre la possibilità ai clienti di scegliere il capo migliore per ogni occasione“, aggiunge Martin Angioni, presidente e ceo di Amazon Italia Services Srl. I clienti che acquisteranno i capi nel negozio Abbigliamento potranno accedere così ai vantaggiosi servizi di Amazon.it come la spedizione gratuita per ordini superiori a 19 euro, resi gratuiti e Amazon Prime, il programma in abbonamento che consente, ove previsto, spedizioni illimitate in 2/3 giorni lavorativi a soli 9,99 euro l’anno, disponibile gratuitamente in prova per 30 giorni. 

Se per Amazon l’abbigliamento è una diversificazione interessante, per i signori della moda, le grandi maison del lusso, l’online oltreché il segnale di una visione proiettata verso il futuro è anche una necessità urgente. Spaventate dallo showrooming (l’incremento di clienti che curiosano nei loro flagship store ma poi fanno acquisti sui siti web per spuntare prezzi migliori) hanno deciso che il cannibalismo del canale online verso il canale retail tradizionale in fondo è il prezzo (minore) da pagare, pur di conservare i clienti. Che altrimenti avrebbero finito per fare acquisti su siti di web shopping multimarca. 

Alcuni, come Burberry, hanno giocato senza esitazioni al carta web: permettendo per esempio il ritiro degli acquisti online nei loro store affacciati con le vetrine nel cuore dei distretti-moda deluxe, da Bond Street a Londra a Regent’s Street. La verità è che chi fa shopping anche online, oltreché in negozio, finisce per spendere il doppio di quanto avrebbe speso solo recandosi in boutique, come ha analizzato uno studio di Exane BNP Paribas

Ma anche i moloch della moda low cost vogliono puntare sul web. Zara, il big player del mercato del fashion a prezzo democratico, da mesi – ad ogni scontrino per gli acquisti nei suoi store – allega una card di invito a provare anche con lo shopping online su zara.com. E dopo aver appena varato il nuovo progetto di e-commerce in Grecia e Romania, entro l’anno andrà online anche in Sud Corea e Messico arrivando così a sfiorare quota 30 Paesi serviti dall’e-commerce Zara. Anche se Zara aveva già debuttato online partendo proprio dall’Europa, dal cuore forte dell’impero nato in Spagna e ormai potente anche in Cina e negli Usa. Forte di una convinta campagna sui social network da Facebook a Twitter e delle sue app per smartphone, Zara può ovviamente capitalizzare su un’eccellente rete di distribuzione. Quella che è già la forza della sua tela retail. 

Stessa forza può spendere anche il concorrente, il big svedese H&M. Il web, non a caso, è la grande scommessa del ceo di H&M, Karl-Johan Persson. E anche in questo caso l’Italia torna in primo piano, perché dopo l’estate il moloch svedese conta infatti di varare il nuovo sito di shopping online dedicato al mercato italiano. In parallelo decolleranno anche nuovi siti di e-commerce per Francia, Spagna e Cina. Nei prossimi mesi poi, India e Filippine, diventeranno nuovi sbocchi di mercato per H&M. 

Intanto, eBay tra i primi a proporre fashion online, ha cambiato formula per assecondare le nuove tendenze di mercato e provare a insidiare i big player d’Occidente e Oriente, da Yoox all’Alibaba cinese. Così se ieri erano privati a proporre online i loro capi ora almeno il 90% dei capi che finiscono nella vetrina virtuale di eBay sono nuovi e provengono da negozi, retailer o monomarca. Insomma un vero e proprio canale di vendita professionale che sta rubando margini di mercato ai player tradizionali. 

In mezzo a tanta euforia, da Londra, i mercati finanziari hanno raccolto la notizia di un rallentamento delle prospettive di Asos (quotata all’Aim nella City) che ha avvertito che la profittabilità di quest’anno sarà inferiore a quanto inizialmente indicato a causa di forti attività promozionali e di un incremento delle vendite di prodotti a margini ridotti. Ha inciso la fluttuazione dei valori della sterlina che si è rafforzata, e ha obbligato Asos a una forte attività promozionale sui mercati internazionali. Per Nick Robertson, il ceo e fondatore di Asos che rapidamente è diventato il front runner della corsa all’e-commerce fashion Oltremanica offrendo sul suo sito non solo il brand proprietario ma anche un pool di 850 etichette (da Vivienne Westwood a Karen Millen, da Calvin Klein a Diesel), si tratta di una “perfect storm”, insomma una tempesta perfetta come quelle già vissute negli ultimi anni dalla City di Londra e da Wall Street. 

Inevitabilmente il disincanto di Asos verso il futuro ha contagiato anche gli altri player di moda online. Anche l’italiana Yoox che però conta anche su nuove partnership come quella appena siglata con Kartell per mantenere saldo lo scettro di big player dell’e-commerce fashion. E su una forte progettualità non solo in Italia ma, ormai, nel mondo intero.